Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Comunicato stampa Unioncamere del 13 aprile 2012 (download .pdf), avente ad oggetto «Indagine Mediobanca-Unioncamere sulle medie imprese italiane» (download documento completo .pdf)

Di seguito il testo integrale:

«Copertura: l’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere italiane definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 mln€ di fatturato; con l’ultimo censimento, sono state individuate 3220 società che assicurano il 15% circa della produzione manifatturiera italiana a valore, percentuale che sale al 21% considerando l’indotto (stime su dati Istat riferiti al 2009); la maggiore concentrazione di imprese è nelle aree del Nord Est Centro e in Lombardia.
Tendenze dell’universo: nel periodo 2000-2009 il bilancio aggregato delle 3220 società si è sempre saldato in utile; il risultato del 2009 è il più basso sia in termini assoluti (1.219 migliaia) che relativi (0,9% del fatturato), 1,1 punti in meno rispetto al massimo toccato nel 2007. Le esportazioni calcolate su due insiemi chiusi nel periodo 2000-2009 con l’aggiunta della stima relativa all’anno 2010 (base Dati cumulativi), hanno registrato un incremento pari al 55% (4,5 m.a.); occorre segnalare che nel biennio 2008-2009 la variazione è stata negativa pari al -18,6%, mentre nel 2010 c’è stato un parziale recupero (+9,9%). La struttura finanziaria resta solida con il patrimonio netto che supera gli impieghi in attivi immobilizzati e contribuisce all’avanzo delle partite correnti. Il 58,4% delle medie imprese merita un punteggio a livello di “investment grade”, ma il ricorso alla borsa e al private equity resta trascurabile. Le medie imprese quotate sono lo 0,5% del totale.
Dinamiche recenti: Nel 2009, 628 medie imprese sono tornate piccole (non superando i parametri di fatturato e dipendenti), mentre dal lato delle imprese maggiori, a fronte di 32 imprese che hanno varcato la soglia della grande dimensione, 39 hanno percorso la strada inversa ritornando medie. Nel decennio considerato, 620 imprese sono divenute grandi, ma ciò ha comportato per le stesse aziende un aumento dei casi di default. Il tasso di fallimento lievita, infatti, in maniera significativa per quelle medie imprese che hanno oltrepassato la media dimensione (0,8% contro lo 0,3% dell’universo delle medie). Nel periodo 2000-2009 le medie imprese hanno mantenuto il primato della crescita seppur riducendo in maniera significativa gli indici di sviluppo visti nelle precedenti edizioni, con un incremento del valore aggiunto del 20% contro il -1,8% delle grandi imprese (la percentuale sale al 7,5% per le imprese medio-grandi, seconda area del cosiddetto “quarto capitalismo”). Le medie aziende hanno aumentato progressivamente il loro peso nella manifattura nazionale: sulla base dei dati Istat più recenti disponibili (dati 2009), esse sono giunte a rappresentare il 14,4% del totale degli investimenti fissi annui e il 16% delle esportazioni. Nel 2010 si stima un aumento delle vendite attorno al 10% sul 2009 con incidenza dei margini industriali sul fatturato in lieve flessione. Sia il fatturato che i margini industriali permangono al di sotto dei livelli segnati nel 2007 prima della crisi (rispettivamente -7% e -38%).
Redditività: il rendimento del capitale (roi) investito nelle medie imprese nel 2009 è stato pari al 6,1% contro il 4,5% dei gruppi maggiori italiani. La componente finanziaria consente alle grandi di recuperare lo svantaggio prodotto da minori margini (-9,4% contro il 18,6% delle medie imprese), ma non ne risolve l’eccesso di capitale il cui turnover è inferiore di circa 13,5 punti rispetto alle medie aziende; la tassazione continua ad essere punitiva. L’esclusione del costo del lavoro dall’imponibile Irap si stima produca una riduzione del tax rate di circa 6 punti (da 38% a 32%). Per il 2012, il 29% delle imprese prevede un aumento della redditività rispetto al 2011 (dati indagine Unioncamere).
Distretti: i due terzi delle medie imprese hanno sede in aree aventi natura distrettuale; il principale aspetto discriminante di queste medie imprese continua ad essere la maggiore propensione all’export: essa è pari al 45,7% del fatturato per l’ubicazione nei distretti veri e propri e al 31,9% negli altri SPL, contro il 31,5% delle imprese localizzate in altre aree. E’ anche confermata la maggiore solidità finanziaria: il livello investment grade viene raggiunto dal 59,6% delle medie imprese con sede nelle province distrettuali contro il 53,9% di quelle con sede nelle province di grande impresa.
Congiuntura recente: l’indagine su un campione rappresentativo di medie imprese industriali italiane mostra che nel 2012 il 38% di tali aziende prevede un aumento del fatturato (contro il 50,2% a consuntivo nel 2011) ed il 32,6% un incremento della produzione (è stato invece il 39,7% a registrarlo per lo scorso anno). La propensione all’export delle medie imprese è rimasta molto elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici rimane superiore al 90%, con un’incidenza delle vendite all’estero pari al 44% del totale. Per l’anno in corso si conferma l’apporto determinante che le vendite all’estero potranno fornire ai risultati aziendali (gli ordinativi esteri saranno in crescita per il 39,8% delle imprese), mentre l’andamento del mercato interno sarà più debole (solo il 15,9% si attende un rialzo rispetto al 2011, contro il 32% di quelle che ne prevedono una flessione). Nel 2011 gli investimenti delle medie imprese si sono concentrati nei macchinari (72,7%), nelle apparecchiature informatiche (69,2%) e nei software e servizi informatici (68,4%); su tali asset le imprese continueranno a puntare prioritariamente anche durante il 2012.
La domanda di credito resta sostenuta nel futuro immediato. Il 51% delle medie imprese intende richiedere finanziamenti bancari nel primo semestre di quest’anno, non solo in risposta all’esigenza di gestire le attività ordinarie (nel 43% circa dei casi) ma anche per realizzare nuovi investimenti (34,2%) o implementare quelli già avviati (11,2%). E’, tuttavia, in crescita la percezione di difficoltà nell’accesso al credito: la segnala il 72% di quanti intendono farvi ricorso, contro il 45% di tutte quelle che nell’ultimo semestre del 2011 si sono rivolte alle banche.
Sul fronte occupazionale, un nucleo rilevante di medie imprese (circa un quarto) segnala un ampliamento della forza lavoro tra la fine del 2010 e la fine del 2012; ancora superiore sarà poi quest’anno l’allargamento della base occupazionale all’estero da parte di quelle medie imprese che hanno stabilimenti produttivi al di fuori dei confini nazionali (l’aumento avverrà in 38 casi su 100). Non subisce modifiche sostanziali il ricorso ad ammortizzatori sociali (nel 2012 verranno usati dal 35% delle imprese, contro il 37% nel 2011). Il 17% circa delle aziende adotterà comunque strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione: contratti di solidarietà, modifiche all’orario di lavoro e riqualificazione del personale.

TAB. 5 - INDICI DI SVILUPPO NEL PERIODO 2000-2009 (vedi file allegato)».