Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Comunicato Stampa Unioncamere del 22 maggio 2012 (download .pdf), avente ad oggetto «Indagine Mediobanca Unioncamere sulle Medie imprese industriali del Nord-Est, edizione 2102»

Sintesi dell’edizione 2012


«Copertura: l’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere del Nord Est definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 mln€ di fatturato; con l’ultimo censimento, sono state individuate 1207 società dell’area Nord orientale che assicurano il 15% della produzione manifatturiera locale a valore, percentuale che sale al 26% considerando l’indotto (stime su dati Istat riferiti al 2009); la maggiore concentrazione di medie imprese si raggiunge in Veneto che ne ospita il 48% e in Emilia-Romagna che concentra il 38% delle medie imprese (48 aziende a Parma).
Tendenze dell’universo: nel periodo 2000-2009 il bilancio aggregato delle 1207 società si è sempre saldato in utile; il risultato del 2009 è il più basso sia in termini assoluti (467 milioni di euro) che relativi (0,9% del fatturato), 1,2 punti in meno rispetto al massimo toccato nel 2007. Si è registrata una diminuzione del 54% rispetto al 2000.
Le esportazioni calcolate su due insiemi chiusi nel periodo 2000-2009 con l’aggiunta della stima relativa all’anno 2010 (base Dati cumulativi), hanno registrato un incremento pari al 47,4% (4,0 m.a.); occorre segnalare che nel biennio 2008-2009 la variazione è stata negativa pari al -18,8%, mentre nel 2010 c’è stato un parziale recupero (+9,9%).
La struttura finanziaria resta molto solida con il patrimonio netto che supera gli impieghi in attivi immobilizzati e contribuisce all’avanzo delle partite correnti. Il 64,8% delle medie imprese del Nord Est merita un punteggio a livello di “investment grade” (64,6% per le medie imprese di Parma). Il ricorso alla Borsa e al private equity resta trascurabile (4 aziende sulle 16 medie aziende italiane presenti nel listino di Piazza Affari).
Dinamiche recenti: Nel 2009, 217 medie imprese sono tornate piccole (non superando i parametri di fatturato e dipendenti), mentre dal lato delle imprese maggiori, a fronte di 16 imprese che hanno varcato la soglia della grande dimensione, 15 hanno percorso la strada inversa ritornando medie. Nel decennio considerato, 269 imprese sono divenute grandi ma ciò ha comportato per le stesse aziende un aumento dei casi di default. Il tasso di fallimento lievita, infatti, in maniera significativa per quelle medie imprese che hanno oltrepassato la media dimensione (1% contro lo 0,3%).
Lo sviluppo del valore aggiunto nel Nord Est è stato di poco più alto di quello di tutte le medie imprese italiane ragguagliandosi a un +22,1% (+20% il dato nazionale) contro il -1,8% delle grandi imprese (la percentuale è pari al 7,5% per le imprese medio-grandi, seconda area del cosiddetto “quarto capitalismo”). Le medie imprese di Parma hanno realizzato un incremento pari al 54%.
Per il 2010 si attendono fatturati in crescita (attorno all’8-10%) e risultati ancora in calo.
Redditività: il rendimento del capitale (roi) investito nelle medie imprese del Nord Est nel 2009 è stato pari al 5,8% contro il 4,5% dei gruppi maggiori italiani. La componente finanziaria consente alle grandi di recuperare lo svantaggio prodotto da minori margini (-9,4% contro il 17,7% delle medie imprese dell’area Nord orientale) ma non ne risolve l’eccesso di capitale (indice di turnover inferiore di circa 14 punti); la competitività resta dunque sostenuta dalla capacità di mantenere le posizioni sui mercati; per contro, a livello nazionale, la tassazione continua ad essere punitiva, con un’aliquota media nel 2009 valutabile pari al 38% per le medie imprese italiane (37% Nord Est) contro il 31% delle grandi imprese italiane e il 22% delle maggiori multinazionali europee. L’esclusione del costo del lavoro dall’imponibile Irap si stima produca una riduzione del tax rate di circa 6 punti (dal 37% al 31%).
Per il 2012, il 29,8% delle imprese prevede un aumento della redditività rispetto al 2011 (dati indagine Unioncamere).
Distretti: i tre quarti delle medie imprese del Nord Est hanno sede in aree aventi natura distrettuale; il principale aspetto discriminante delle medie imprese distrettuali continua ad essere la maggiore propensione all’export: essa è pari al 46,6% del fatturato nei distretti veri e propri e al 36,4% negli altri SPL, contro il 31,8% delle imprese localizzate in altre aree. Nella provincia di Parma è presente il distretto di Langhirano (agroalimentare). Le aree distrettuali dell’area Nord orientale appaiono più solide di quelle italiane in generale (quota investment grade pari al 64,5% contro il 59,6%).
Dinamica congiunturale recente: l’indagine su un campione rappresentativo di medie imprese industriali del Nord Est mostra che per il 2012 il 36,6% di tali aziende prevede un aumento del fatturato (contro il 48,2% a consuntivo nel 2011) ed il 30,1% un incremento della produzione (è stato invece il 39% a registrarlo per lo scorso anno). La propensione all’export delle medie imprese del Nord Est è rimasta molto elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici è solo di poco inferiore al 90%, con un’incidenza delle vendite all’estero pari al 44,6% del totale. Per l’anno in corso si conferma l’apporto determinante che le esportazioni potranno fornire ai risultati aziendali (gli ordinativi esteri saranno in crescita per il 41,6% delle imprese), mentre l’andamento del mercato interno sarà più debole (solo il 15,2% si attende un rialzo rispetto al 2011, contro il 35,3% di quelle che ne prevedono una flessione). Nel 2011 gli investimenti delle medie imprese del Nord Est si sono concentrati nelle apparecchiature informatiche (72%), nei macchinari (69,9%), e nei software e servizi informatici (67,1%); su tali asset le imprese continueranno a puntare prioritariamente anche durante il 2012.
La domanda di credito resta sostenuta nel futuro immediato. Il 50% delle medie imprese del Nord Est intende richiedere finanziamenti bancari nel primo semestre di quest’anno, non solo in risposta all’esigenza di gestire le attività ordinarie (nel 43% circa dei casi) ma anche per realizzare nuovi investimenti (32,4%) o implementare quelli già avviati (12,5%). E’, tuttavia, in crescita la percezione di difficoltà nell’accesso al credito, segnalata dall’80% di quante intendono farvi ricorso, mentre tra quelle imprese che si sono rivolte alle banche nell’ultimo semestre del 2011 criticità erano state rilevate nel 50% dei casi.
Sul fronte occupazionale, un nucleo rilevante di medie imprese (oltre un quarto) segnala un ampliamento della forza lavoro tra la fine del 2010 e la fine del 2012. Una lieve riduzione sembra prospettarsi per il ricorso ad ammortizzatori sociali (nel 2012 verranno usati dal 34% delle imprese, contro il 38% nel 2011). Il 20% circa delle aziende adotterà comunque strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione: contratti di solidarietà, modifiche all’orario di lavoro e riqualificazione del personale».