Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Comunicato Stampa Unioncamere del 30 maggio 2012 (download .pdf), avente ad oggetto «Indagine Mediobanca Unioncamere sulle Medie imprese industriali del Nord-Ovest, edizione 2102»

Sintesi dell’edizione 2012


«Copertura:l’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere del Nord Ovest definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 mln€ di fatturato; con l’ultimo censimento, sono state individuate 1310 società dell’area Nord occidentale che assicurano il 13% della produzione manifatturiera locale a valore, percentuale che sale al 21% considerando l’indotto (stime su dati Istat riferiti al 2009); la maggiore concentrazione di medie imprese si raggiunge in Lombardia che ne ospita il 77% e in Piemonte e Valle d’Aosta che concentra il 20% delle medie imprese (67 aziende a Lecco) .
Tendenze dell’universo: nel periodo 2000-2009 il bilancio aggregato delle 1310 società si è sempre saldato in utile; il risultato del 2009 è il più basso sia in termini assoluti (586 milioni di euro) che relativi (1,1% del fatturato), 1,2 punti in meno rispetto al massimo toccato nel 2007. Si è registrata una diminuzione del 52% rispetto al 2000.
Le esportazioni calcolate su due insiemi chiusi nel periodo 2000-2009 con l’aggiunta della stima relativa all’anno 2010 (base Dati cumulativi), hanno registrato un incremento pari al 56,5% (4,6 m.a.); occorre segnalare che nel biennio 2008-2009 la variazione è stata negativa pari al -19,6%, mentre nel 2010 c’è stato un parziale recupero (+9,9%).
La struttura finanziaria resta molto solida con il patrimonio netto che supera gli impieghi in attivi immobilizzati e contribuisce all’avanzo delle partite correnti. Il 56,7% delle medie imprese del Nord Ovest merita un punteggio a livello di “investment grade” (62,1% per le medie imprese di Lecco). Il ricorso alla Borsa e al private equity resta trascurabile (9 aziende sulle 16 medie aziende italiane presenti nel listino di Piazza Affari).
Dinamiche recenti:Nel 2009, 278 medie imprese sono tornate piccole (non superando i parametri di fatturato e dipendenti), mentre dal lato delle imprese maggiori, a fronte di 10 imprese che hanno varcato la soglia della grande dimensione, 17 hanno percorso la strada inversa ritornando medie. Nel decennio considerato, 237 imprese sono divenute grandi ma ciò ha comportato per le stesse aziende un aumento dei casi di default. Il tasso di fallimento lievita, infatti, per quelle medie imprese che hanno oltrepassato la media dimensione (0,6% contro lo 0,3%).
Lo sviluppo del valore aggiunto nel Nord Ovest è stato inferiore a quello di tutte le medie imprese italiane ragguagliandosi a un +16,1% (+20% il dato nazionale) contro il -1,8% delle grandi imprese (la percentuale pari al 7,5% per le imprese medio-grandi, seconda area del cosiddetto “quarto capitalismo”). Le medie imprese di Lecco hanno realizzato un esiguo incremento pari al 5%.
Per il 2010 si attendono fatturati in crescita (attorno all’8-10%) .
Redditività:il rendimento del capitale (roi) investito nelle medie imprese del Nord Ovest nel 2009 è stato pari al 6,7% contro il 4,5% dei gruppi maggiori italiani. La componente finanziaria consente alle grandi di recuperare lo svantaggio prodotto da minori margini (-9,4% contro il 19,7% delle medie imprese dell’area Nord occidentale) ma non ne risolve l’eccesso di capitale (indice di turnover inferiore di circa 15 punti); la competitività resta dunque sostenuta dalla capacità di mantenere le posizioni sui mercati; per contro, a livello nazionale, la tassazione continua ad essere punitiva, con un’aliquota media nel 2009 valutabile pari al 38% per le medie imprese italiane contro il 31% delle grandi imprese italiane e il 22% delle maggiori multinazionali europee. L’esclusione del costo del lavoro dall’imponibile Irap si stima produca una riduzione del tax rate di circa 5 punti (dal 38% al 33%).
Per il 2012, il 29,7% delle imprese prevede un aumento della redditività rispetto al 2011 (dati indagine Unioncamere)
Distretti:poco meno dei due terzi delle medie imprese del Nord Ovest hanno sede in aree aventi natura distrettuale; il principale aspetto discriminante delle medie imprese distrettuali continua ad essere la maggiore propensione all’export: essa è pari al 48,5% del fatturato nei distretti veri e propri e al 30,7% negli altri SPL, contro il 34,9% delle imprese localizzate in altre aree. Nella provincia di Lecco sono presenti il distretto Lecchese Metalli (prodotti in metallo) e gli SPL Lecchese Tessile (tessile e abbigliamento) ed Est Milanese (apparecchiature elettriche, elettroniche e medicali). Le aree distrettuali nordoccidentali appaiono meno solide di quelle italiane in generale (quota investment grade pari al 57,5% contro il 59,6%) .
Dinamica congiunturale recente: l’indagine su un campione rappresentativo di medie imprese industriali del Nord Ovest mostra che per il 2012 il 38,5% di tali aziende prevede un aumento del fatturato (contro il 54,6% a consuntivo nel 2011) ed il 34,9% un incremento della produzione (è stato invece il 40,9% a registrarlo per lo scorso anno). La propensione all’export delle medie imprese è rimasta molto elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici rimane superiore al 90%, con un’incidenza delle vendite all’estero pari al 48% del totale. Per l’anno in corso si conferma l’apporto determinante che le vendite all’estero potranno fornire ai risultati aziendali (gli ordinativi esteri saranno in crescita per il 37,8% delle imprese), mentre l’andamento del mercato interno sarà più debole (solo il 14,4% si attende un rialzo rispetto al 2011, contro il 35,3% di quelle che ne prevedono una flessione). Nel 2011 gli investimenti delle medie imprese del Nord Ovest si sono concentrati nei macchinari (77,2%), nei software e servizi informatici (70,5%) e nelle apparecchiature informatiche (69,6%); su tali asset le imprese continueranno a puntare prioritariamente anche durante il 2012.
La domanda di credito resta sostenuta nel futuro immediato. Il 47,3% delle medie imprese intende richiedere finanziamenti bancari nel primo semestre di quest’anno, non solo in risposta all’esigenza di gestire le attività ordinarie (nel 37,8% dei casi) ma anche per realizzare nuovi investimenti (40,7%) o implementare quelli già avviati (9,9%). E’, tuttavia, in crescita la percezione di difficoltà nell’accesso al credito, segnalata dal 67% di quanti intendono farvi ricorso, mentre tra quelle imprese che si sono rivolte alle banche nell’ultimo semestre del 2011 criticità erano state rilevate nel 43% dei casi.
Sul fronte occupazionale, un nucleo rilevante di medie imprese (più di un quinto) segnala un ampliamento della forza lavoro tra la fine del 2010 e la fine del 2012; ancora superiore sarà poi quest’anno l’allargamento della base occupazionale all’estero da parte di quelle medie imprese che hanno stabilimenti produttivi al di fuori dei confini nazionali (l’aumento avverrà in 45 casi su 100). Una lieve flessione sembra prospettarsi per il ricorso ad ammortizzatori sociali (nel 2012 verranno usati dal 29% delle imprese, contro il 33% nel 2011). Il 13% circa delle aziende adotterà comunque strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione: contratti di solidarietà, modifiche all’orario di lavoro e riqualificazione del personale».