Il Rapporto annuale BCE 2015 ha posto attenzione al contesto macroeconomico mondiale, sottolineandone la concatenazione a tre principali caratteristiche: la crescente difformità tra gli andamenti economici nei paesi emergenti e in quelli avanzati; il debole sviluppo del commercio mondiale e il calo dell’inflazione complessiva a livello internazionale nel 2015.

Per ciò che riguarda la crescita mondiale, la citata disparità tra economie avanzate ed emergenti sta limitando a risultati modesti lo sviluppo complessivo. Per la prima volta da molti anni, infatti, il rapporto tra le due macroeconomie - appunto quella avanzata occidentale e quella emergente - sembra nel 2015 ribaltarsi, con un’accelerazione marginale dell’attività economica nei Paesi avanzati che fa da contraltare al rallentamento delle emergenti (in Cina nel 2015 il +6,9% di crescita del PIL rappresenta il progresso più basso dal 1990, quando Pechino crebbe solo del 3,8% in seguito alle sanzioni per i fatti di Piazza Tienanmen).
 
E’ fondamentale, però, aggiungere un tassello alla riflessione sulla crescita delle nostre economie avanzate.
Come sottolinea il Rapporto BCE, infatti, ai buoni risultati del mondo occidentale sta fortemente contribuendo una congiunture geo-politica ed economica del tutto favorevole. Il riferimento è ai bassi corsi petroliferi, alle azioni in corso di risanamento dei conti pubblici e alle condizioni di finanziamento a tassi poco superiori allo zero. Per queste ultime, in particolare, la longa manus delle banche centrali sta imponendo una politica monetaria aggressiva, tanto sul fronte dei tassi di interesse mantenuti artificialmente a basse quote, quanto a livello di immissione di nuovo denaro nell’economia (attraverso il c.d. Quantitative Easing). In questo senso si sono mosse e si stanno ancora muovendo il Federal Reserve System statunitense - il quale solo a fine 2015 ha innalzato i tassi di interesse dello 0,25% (arrivando allo 0,5%) dopo che essi non venivano alzati dal 2006 - la Bank of England, la Banca Centrale del Giappone e la Banca Centrale Europea.

La totalità degli interventi appena descritti, però, non è riuscita a mitigare la volatilità dei mercati finanziari internazionali all’indomani della brusca correzione dei corsi azionari sulle borse cinesi avvenuta nel terzo trimestre 2015. L’effetto negativo della volatilità dei mercati della Cina si è quindi andato a sommare agli ostacoli di natura strutturale tipici delle economie emergenti - come ad esempio il mercato del lavoro non concorrenziale o i limiti infrastrutturali - contribuendone quindi alla diminuzione della crescita.
I riflessi sul commercio mondiale, secondo aspetto richiamato in apertura, sono di facile intuizione: la fragile dinamica va ricondotta principalmente ai paesi emergenti. Ciò ha portato ad un aumento del volume delle importazioni globali nel 2015 all’1,7%, contro il 3,5% dell’anno precedente.

 
Non si dimentichi, comunque, che il commercio mondiale è in peggioramento già dal 2008; anno in cui si è verificata un’inversione di tendenza dell’elasticità del commercio internazionale rispetto ai 25 anni precedenti. In altre parole, mentre prima del 2007 la reattività della crescita delle importazioni a quella del PIL su scala mondiale si attestava regolarmente intorno al 200%, dopo tale periodo i tassi di espansione del commercio sono addirittura inferiori a quelli del PIL.
 
Infine, il terzo elemento che caratterizza l’attuale contesto macroeconomico mondiale concerne il rischio di deflazione, alimentato specialmente dalla repentina caduta dei prezzi delle materie prime - in particolare energetiche - nella seconda metà del 2014. L’inflazione di fondo dell’area OCSE (calcolata al netto della componente alimentare ed energetica) ha registrato un calo dello 0,1% tra il 2015 e il 2014, fermandosi all’1,7%.
 
Ad oggi, la frattura tra economie avanzate ed emergenti non sembra potersi risanare in fretta, alla luce delle perplessità sulla tenuta della crescita nei paesi emergenti - spesso caratterizzati da significativi squilibri interni ed esterni - che stanno causando un importante deprezzamento del tasso di cambio e deflussi di capitali.
L’incertezza, in conclusione, appare il sentimento dominante nell’economia mondiale
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Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 11/06/2016