I rapporti patrimoniali della famiglia sono disciplinati in maniera specifica e rigorosa dalla normativa vigente sebbene in materia di contratti, accordi o patti cosiddetti prematrimoniali, occorre distinguere se questi disciplinano il regime patrimoniale durante il matrimonio oppure se hanno ad oggetto la regolamentazione del regime applicabile successivamente alla eventuale separazione o divorzio. Orbene, i primi non possono derogare le norme imperative del codice civile mentre i secondi non sono riconosciuti dal nostro ordinamento giuridico che li considera per lo più in contrasto con il principio di stabilità del vincolo coniugale. Si evidenzia, peraltro, che accordi preventivi inerenti alla separazione personale sono stati a volte dichiarati validi in giurisprudenza, a differenza di quelli sul divorzio.
 
La legge italiana disciplina il matrimonio sia sotto il profilo dei diritti della persona che dei diritti patrimoniali dei coniugi e della famiglia; i diritti e i doveri dei coniugi stabiliti dalle norme imperative in questione non possono essere derogati e qualsiasi patto contrario non ha alcun valore giuridico. Tuttavia, i rapporti tra coniugi aventi diverse cittadinanze sono regolati dalla legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale è prevalentemente localizzata anche se è possibile convenire che i rapporti patrimoniali siano regolati dalla legge dello Stato di cui almeno un coniuge è cittadino o nel quale risiede. Ai sensi della legge di riforma del diritto internazionale privato (L. 218/1995) l’accordo dei coniugi sul diritto applicabile è valido se è considerato tale dalla legge scelta o da quella del luogo in cui l’accordo è stato stipulato.
In particolare, relativamente ai diritti reali sui beni immobili, l’opponibilità è limitata ai casi in cui siano state rispettate le forme di pubblicità prescritte dalla legge dello Stato in cui i beni si trovano.
 
Inoltre, “Gli sposi non possono pattuire in modo generico che i loro rapporti patrimoniali siano in tutto o in parte regolati da leggi alle quali non sono sottoposti o dagli usi, ma devono enunciare in modo concreto il contenuto dei patti con i quali intendono regolare questi loro rapporti” (art. 161 del codice civile).
Il codice civile italiano disciplina diversi istituti riguardanti il regime patrimoniale della famiglia ma non prevede affatto la possibilità di scegliere il regime patrimoniale degli ex coniugi, ovverosia non è ammesso disciplinare con un atto prematrimoniale il regime applicabile in caso di fine (scioglimento o cessazione degli effetti) del matrimonio.
 
Oltre ai più noti regimi della comunione legale e della separazione dei beni, il codice civile italiano prevede la possibilità di stipulare convenzioni matrimoniali quali il fondo patrimoniale, la comunione convenzionale, l’impresa familiare e l’azienda coniugale.
 
In mancanza di diversa convenzione, ai sensi di legge, il regime patrimoniale della famiglia è costituito dalla comunione legale dei beni (istituto ben diverso dalla comunione ordinaria tra privati) ma la scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata nell’atto di celebrazione del matrimonio. 
La scelta tra i regimi disciplinati dal codice civile (separazione dei beni, comunione convenzionale, fondo patrimoniale, impresa familiare e azienda coniugale) può essere compiuta in qualsiasi momento della vita coniugale ma fatta eccezione per la suddetta possibilità di optare per la separazione all’atto di celebrazione del matrimonio, ogni altra convenzione matrimoniale (e successivamente al matrimonio anche la separazione dei beni) deve essere stipulata per atto pubblico notarile. 
 
Infine, si rileva che le convenzioni matrimoniali non possono essere opposte ai terzi se non si effettua l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio, della data del contratto, del notaio rogante e delle generalità dei contraenti.
 
Articolo redatto dall'Avv. Andrea Cruciani il 06.11.2015
 
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