Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione dell'Indagine Internazionale ABI - Cipa 2011 (download .pdf) del 26 Febbraio 2013.

Abstract:
«Sintesi dei risultati dell'indagine
L’Indagine sull’utilizzo dell’IT nei gruppi bancari europei con articolazione internazionale riferita al 2011, pur nei limiti incontrati nel raggiungere realtà distanti da quella italiana, mantiene l’obiettivo di offrire spunti di riflessione sul ruolo dell’IT nel sistema bancario europeo, sull’andamento dei costi, sulle strategie organizzative e sulle scelte di innovazione tecnologica.
I gruppi che hanno partecipato all’Indagine Internazionale 2011 sono stati dieci, tre con capogruppo italiana e sette con capogruppo estera. Di questi, nove (sette esteri e due italiani) si collocano tra i primi ventuno gruppi bancari europei per totale attivo, con riferimento all’esercizio 2011.
I gruppi del campione operano in maniera prevalente nei segmenti retail e corporate and investment banking, che costituiscono in media il 74,3% dell’operatività complessiva. Sia per i gruppi esteri sia per quelli italiani l’attività retail è quella mediamente più rilevante, in particolare per i gruppi nazionali (61,5% dell’operatività complessiva, contro il 40,2% degli esteri). Per contro, i gruppi esteri dichiarano una maggiore attività nel comparto corporate and investment banking (29,1%), nel private banking (15,7%) e la presenza significativa di altre attività finanziarie che incidono per un 14,9%.
Nel 2011 i costi IT – con riferimento a un campione costante di sette gruppi, quattro esteri e tre italiani – sono aumentati complessivamente dello 0,3%; la previsione stima per il 2012 una crescita pari al 2,9%. Come negli anni precedenti, il valore medio è il frutto di andamenti divergenti: i gruppi esteri segnano un contenuto aumento dello 0,8%, gli italiani un calo dello 0,9%. La divergenza si ripropone, più evidente, nelle stime per il 2012: a fronte di un incremento del 4,5% dei gruppi esteri, quelli italiani prevedono ancora una flessione, anche se contenuta (-0,7%).
La razionalizzazione nell’uso di prodotti e servizi, l’outsourcing, il consolidamento di sistemi e applicazioni e la rinegoziazione dei contratti continuano a essere le principali iniziative adottate per conseguire il contenimento della spesa.
Benché il campione abbia differente composizione e numerosità rispetto allo scorso anno, la ripartizione dei costi IT per fattori produttivi non presenta significative differenze in termini di valori percentuali. Al primo posto si colloca sempre la spesa per servizi ricevuti dall’esterno del gruppo (mediamente pari al 30,5% del totale), seguita da quella per il personale interno (28,9%) e per il software (18,9%).
Ugualmente, la ripartizione del cash out nelle diverse aree funzionali mantiene andamenti ormai costanti, che vedono la quota maggiore di cash out (51,8%) assorbita dall’area Operations, seguita dalle aree Processi di supporto (20,9%) e Processi di marketing, commerciali e di customer service (17,6%).
La ripartizione tra run the business e change the business, che anche per il 2011 fa riferimento al cash out per includere le componenti di investimento che meglio caratterizzano gli orientamenti di spesa IT delle aziende bancarie, indica che mediamente il 63,8% del cash out è impiegato per il run e il restante 36,2% per il change; il 70,1% di cash out è speso mediamente per le aree di business, il 29,9% per quelle di functions.
L’impegno economico che ogni gruppo dedica all’adeguamento delle proprie procedure alle normative in vigore nei rispettivi paesi varia, da gruppo a gruppo e di anno in anno, in funzione del lasso temporale di attuazione della normativa e delle scelte organizzative, oltre che economiche, delle singole aziende. Per quanto riguarda la quota di cash out assorbita si osserva perciò – come di consueto – una situazione assai diversificata: la percentuale dedicata alla compliance va dall’11,9% all’1,8%. La ripartizione della spesa tra le diverse tipologie di intervento, oltre a confermare quanto già evidenziato lo scorso esercizio circa il rilievo degli adeguamenti alla normativa di Vigilanza (28,0%), mostra un consistente incremento della percentuale di costi per compliance dedicata alla normativa contabile (27,5%).
Complessivamente, nel campione in esame i costi IT incidono mediamente per lo 0,2% sul totale attivo, per il 14,4% sui costi operativi e per il 9,2% sul margine d’intermediazione, con variazioni tra minimo e massimo meno ampie dello scorso anno, in relazione alla ridotta numerosità del campione.
L’attività di integrazione cross-border dei sistemi informatici coinvolge tutti i gruppi esteri, coerentemente con la loro maggiore articolazione geografica, e un gruppo italiano.
Complessivamente, due gruppi hanno già completato tali attività, previste invece entro il 2013 dalla metà del campione.
Per quanto riguarda la spesa per l’innovazione tecnologica, la metà dei gruppi dichiara di prevedere un aumento, il 30% una situazione di stabilità. L’incidenza percentuale di tale spesa sul cash out oscilla tra il 2% e il 15%.
Tutti gli ambiti tecnologici sono ormai fortemente presenti o sono in corso di adozione presso i gruppi bancari. Gli investimenti per le applicazioni mobile e la business intelligence si collocano sempre ai primi posti, con riferimento sia alle funzioni interne sia a quelle esterne per la clientela. Considerando le sole funzioni interne, l’area di maggior innovazione è quella dei big data, per la quale il 50% dei gruppi prevede investimenti nel biennio 2013-2014. Sempre entro il 2014, quasi tutti i gruppi del campione prevedono di investire in social networking e cloud computing. Con riferimento alle funzioni esterne, assume invece un notevole rilievo l’investimento in tecnologie contactless, orientate a offrire nuovi servizi alla clientela: il 60% dei gruppi ha già sostenuto investimenti entro il 2012, entro il 2014 questa percentuale salirà al 90%.
Tutti i gruppi, sia italiani sia esteri, ricorrono a soluzioni applicative o infrastrutturali basate sul modello private cloud. Un numero limitato di gruppi utilizza servizi in public cloud. Nessuno dei tre gruppi italiani utilizza soluzioni in hybrid o community cloud, che invece sono presenti, seppure in modo limitato, tra i gruppi esteri.
Otto gruppi su dieci adottano soluzioni open source. Di questi, il 75% non modifica le soluzioni adottate o, comunque, non condivide le modifiche effetuate con la comunità.
Per quanto riguarda la sicurezza IT, il 77,8% dei gruppi ha indicato come elemento rilevante la protezione perimetrale, seguita a pari merito da Identity Management e Data Security (55,6%).
La diffusione dei dispositivi mobili, nata nel mondo consumer, è entrata prepotentemente anche nel mondo del lavoro e ne influenza in modo significativo le modalità di operare.
Tra laptop, tablet e smartphone, il laptop è lo strumento più diffuso; trascurabile o poco significativa è, per ora, la presenza di tablet; molto diversificata tra i gruppi è la diffusione di smartphone. Quattro gruppi su nove (44,4%) prevedono l’uso di dispositivi mobili personali per svolgere attività lavorative, limitatamente a situazioni specifiche; nessun gruppo ne prevede un uso generalizzato. L’aspetto al quale, per la maggior parte dei gruppi, va rivolta particolare attenzione è la sicurezza e l’integrità dei sistemi aziendali, seguita dalla possibile perdita dei dati.
Complessivamente, la distribuzione geografica delle banche è sbilanciata a favore della collocazione europea (64,2% del totale) rispetto a quella extra-europea (35,8% del totale).
I gruppi italiani del campione sono orientati, pressoché esclusivamente, all’area geografica europea, in cui è collocato mediamente il 99,1% delle banche; le banche dei gruppi esteri, pur presenti prevalentemente in Europa, sono distribuite in tutte le aree geografiche considerate. La distribuzione delle strutture IT rispecchia quella delle banche: mediamente, in Europa è presente il 68,1% delle strutture IT, con un forte rilievo dell’Est Europa (27,0%).
Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, nel campione prevale la tendenza a gestire internamente i Sistemi Centrali mentre per le altre “aree tematiche” (Applicazioni, Sistemi Trasmissivi e Sistemi Periferici) la gestione è uniformemente distribuita tra insourcing e outsourcing.
Il modello organizzativo prevalente della “fabbrica IT” è di tipo centralizzato (con o senza centri di competenza) per il 70% dei gruppi. I gruppi italiani adottano esclusivamente il modello di fabbrica IT centralizzato “puro”; sono i gruppi esteri che danno rilievo ai centri di competenza, sia nel modello centralizzato, che è prevalente (57,1%), sia in quello distribuito (42,9%).
Ampia è la diffusione di sistemi formalizzati per la rilevazione della performance IT: al 70,0% di risposte positive, si aggiunge il 10,0% che ne prevede l’adozione nel 2013. Gli elementi più importanti nella valutazione risultano essere i “livelli di servizio” e i “costi”.
Analizzando complessivamente la distribuzione del personale IT per ruolo lavorativo e per fascia di età, si nota che il personale sotto i 35 anni raggiunge una percentuale maggiore nei gruppi esteri (36,1%) rispetto a quelli italiani (33,2%), in particolare nel ruolo di impiegati e nel management intermedio. Nel senior management sono i gruppi italiani quelli che hanno una percentuale più alta di under 35 (circa il 4% in più). Nella ripartizione per ruolo e per genere, la presenza delle donne nel personale IT dei gruppi esteri è maggiore che nei gruppi italiani (mediamente 29,8% contro 23,7%). Nei gruppi italiani la percentuale di donne decresce in modo significativo al progredire del grado (dal 26,5% tra gli impiegati al 9,5% tra i senior manager). Nei gruppi esteri, la percentuale media di donne è sempre più alta di quella dei gruppi italiani e la diminuzione di presenza femminile al salire del grado è meno accentuata.
Scarso, infine, l’utilizzo di standard di riferimento per le competenze e i profili professionali IT, prevalentemente impiegati nella formazione del personale, in particolare, per la certificazione sulle metodologie (es. ITIL) e sui prodotti (es. sistemi operativi, software applicativi, ERP); minore il ricorso agli standard di riferimento per i profili professionali (es. EUCIP, e-CF, AITTS, SFIA, CIGREF)».