Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) denominato «Operazioni con soggetti residenti in paesi “black list”: procedura operativa» (dowload .pdf) del marzo 2012.

Nel documento sono commentate le disposizioni contenute nell’articolo 110, commi da 10 a 12-bis, del D.P.R. 917/1986 (TUIR), in tema di deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori extra-comunitari con regime fiscale privilegiato nonché dalle prestazioni di servizi rese dai professionisti domiciliati in detti Stati o territori.

Indice per macroaree:

1.Premessa
2.Lo scopo della procedura
3.L'individuazione dei soggetti obbligati
4.Il fornitore residente o domiciliato in un Paese black list
5.Le spese e gli altri componenti negativi
6.Individuazione dei Paesi black list
7.Le cause esimenti individuate dall'art. 110, comma 11 del TUIR
8.La prima esimente: lo svolgimento di un'effettiva attività commerciale e la concreta esecuzione
9.La seconda esimente: l’effettivo interesse economico e la concreta esecuzione dell’operazione
10.Professionisti black list: le esimenti
11.Sistema sanzionatorio
12.Rapporti tra CFC e deducibilità dei costi black list
13.I rapporti tra la disciplina relativa alla deducibilità dei costi black list e le convenzioni contro le doppie imposizioni
14.Adempimenti dichiarativi
15.Normativa e prassi di riferimento
Codici fiscali o dati equipollenti dei soggetti black list

Domanda
Consapevoli che non sarà possibile ottenere i codici fiscali o equipollenti di tutti i soggetti collocati nei Paesi a fiscalità privilegiata e gli indirizzi delle aziende estere, il contribuente italiano non potendo regolarizzare entro il prossimo 31 gennaio le liste, sarà soggetto a sanzioni?

Risposta
Con circolare n. 54/E del 28 ottobre 2010, è stata riconosciuta, in via generale, l’esistenza di “obiettive condizioni di incertezza” in relazione alle violazioni commesse in sede di prima applicazione delle disposizioni introdotte dall’art. 1 del D.L. n. 40 del 2010. In particolare, in applicazione dell’art. 10, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente) è stata prevista la disapplicazione delle sanzioni in caso di eventuali violazioni rilevate in sede di controllo concernenti la compilazione dei modelli di comunicazione relativi:
- al trimestre luglio/settembre 2010, per i soggetti tenuti a presentare il modello con periodicità trimestrale;
- ai mesi da luglio a novembre 2010, per i soggetti tenuti a presentare il modello con periodicità mensile.
In entrambi i casi l’esimente opera a condizione che i contribuenti provvedano a sanare eventuali violazioni, inviando, entro il 31 gennaio 2011, i modelli di comunicazione integrativa.
Nel caso in cui il soggetto passivo non abbia regolarizzato gli errori o le omissioni commesse entro i citati termini, la valutazione circa la ricorrenza dell’errore scusabile - consistente nell’impossibilità, per il soggetto passivo italiano, di ottenere i codici fiscali o equipollenti o gli altri dati richiesti dei soggetti black list con cui ha intrattenuto rapporti commerciali - rimane di competenza degli organi accertatori, tenuti a verificare, caso per caso, la sussistenza dei requisiti per l’applicazione dell’esimente, conformemente alle regole generali di applicazione delle sanzioni di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997.

 
Errata indicazione di termini nelle istruzioni al modello di comunicazione black list

Domanda
Nelle istruzioni di compilazione della comunicazione “black list” di cui all’art. 1 del D.L. n. 40 del 2010 si legge che l’importo delle operazioni attive va indicato “al netto delle note di variazione ricevute nel periodo”, mentre quello delle operazioni passive va indicato “al netto delle note di variazione emesse nel periodo”. Si chiede di chiarire se, come sembra, i verbi “ricevute” ed “emesse” siano stati erroneamente invertiti nelle due situazioni.

Risposta
Poiché, ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633 del 1972, l’effettuazione delle note di variazione dell'imponibile o dell'imposta competono al cedente del bene o al prestatore del servizio, per le operazioni attive, in caso di variazione dell’imponibile o dell’imposta, la nota di variazione sarà emessa dal soggetto tenuto all’obbligo di comunicazione, mentre per le operazioni passive, sarà dallo stesso ricevuta. Le parole “ricevute” ed “emesse” sono state erroneamente invertite nelle istruzioni allegate al modello di comunicazione.

Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 71/E del 6 luglio 2011

OGGETTO: Interpello ai sensi dell’articolo 11 della legge n. 212 del 2000 - Comunicazione delle operazioni con soggetti stabiliti in paesi black list identificati in Paesi a fiscalità ordinaria - Articolo 1, decreto legge 25 marzo 2010, n. 40

«Quesito
La società istante, che opera nella progettazione e assistenza alla realizzazione di sistemi informatici e telematici, nel corso dei mesi di Dicembre 2010 e Gennaio 2011, ha acquistato dei beni materiali inerenti alla propria attività dalla società limitata di diritto lussemburghese, con sede in Lussemburgo, ALFA Sarl.
Le fatture ricevute non recano il numero di Partita Iva lussemburghese bensì quelle attribuite da altri Stati membri dell’Unione Europea e, in particolare, quella del Regno Unito, della Germania e della Francia.
Ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40 (convertito con legge del 22 maggio 2010) è fatto obbligo ai soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto di comunicare le operazioni effettuate nei confronti di operatori economici compresi nell’elenco di Stati e territori fornito nel DM del 04/05/1999 e del 21/11/2001 (e successive modificazioni) , senza rilievo dei limiti soggettivi e oggettivi ivi previsti.
L’art. 4 del D.M. del 30/3/2010 richiede che nella comunicazione sia indicato il numero del codice fiscale attribuito al soggetto con il quale è intercorsa l’operazione dallo Stato in cui il medesimo è stabilito, residente o domiciliato, ovvero, in mancanza, altro codice identificativo.
Premesso che il modello di comunicazione predisposto dall’Agenzia delle Entrate consente di indicare, nel Quadro A1, sia un "Codice Iva estero" che un "Codice fiscale estero", senza ulteriori istruzioni specifiche, la società chiede un parere sulla correttezza della soluzione prospettata.

Soluzione interpretativa prospettata dall’istante
La società ritiene che, per ciascuna delle diverse partite Iva con le quali la società ALFA Sarl ha emesso fatture, debba essere compilato un Quadro A1. Nel campo "Codice Iva estero" sarà indicata la Partita Iva così come riportata in fattura mentre nel campo "Codice fiscale estero" sarà indicata la Partita Iva lussemburghese, essendo il codice attribuito dallo Stato in cui ALFA Sarl è stabilita.
Al Rigo A19 sarà indicata la somma degli importi dei beni acquistati, così come riportati nelle fatture, mentre al Rigo A20 sarà indicata la somma dell’Iva sui beni acquistati, così come apportata dalla società istante in assolvimento degli obblighi imposti dal regime dell’inversione contabile.

Parere della Direzione
Con riferimento al caso di specie, si osserva preliminarmente che l’Amministrazione finanziaria si è espressa, dapprima con circolare n. 53/E del 21 ottobre 2010 - con cui sono stati forniti i primi chiarimenti in materia di comunicazione delle operazioni intercorse con operatori economici situati in paesi c.d. black list, e sono stati individuati gli operatori esteri in relazione ai quali sorge l’obbligo di comunicazione - e successivamente con circolare n. 2/E del 2011. In particolare, con la circolare n. 53/E è stato chiarito che, pur in mancanza di una specifica disposizione normativa, devono ritenersi soggette all’obbligo di comunicazione in esame "anche le operazioni realizzate da un soggetto passivo IVA nei confronti del rappresentante fiscale di un operatore economico avente sede, residenza o domicilio in un Paese a regime fiscale privilegiato, qualora il rappresentante sia nominato in un Paese non incluso nella black list".
Tale principio appare applicabile anche laddove l’operatore economico situato nel paese black list operi in un paese a fiscalità ordinaria attraverso l’identificazione diretta, anziché attraverso un rappresentante fiscale. Anche in tale caso, infatti, l’operazione posta in essere dal soggetto passivo deve considerarsi effettuata direttamente con l’operatore economico localizzato nel paese black list - quale la società di diritto lussemburghese del caso di specie - sebbene l’operazione sia formalmente riconducibile ad una partita Iva rilasciata da un paese a fiscalità ordinaria e qui territorialmente rilevante. Pertanto, nel presupposto - peraltro condiviso dallo stesso istante - che le diverse operazioni poste in essere devono ritenersi effettuate, ai fini dell’obbligo di comunicazione in esame, nei confronti della società di diritto lussemburghese (a nulla rilevando la circostanza che le fatture ricevute riportino una partita Iva rilasciata da un paese a fiscalità ordinaria), con conseguente obbligo di comunicazione secondo le regole ordinarie, nella compilazione del Quadro A del modello di comunicazione, nello spazio relativo ai dati anagrafici della società estera dovranno essere indicati la sede legale ed il codice fiscale della società localizzata nel paese black list (nel caso in esame lussemburghese), mentre nello spazio relativo al codice Iva dovranno essere indicati i diversi codici Iva rilasciati dai paesi in cui la stessa si è identificata ai fini del compimento dell’operazione economica, compilando un quadro per ciascuno di tali codici».

Per scaricare la Risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 71/E in formato pdf cliccare qui

Compilazione della comunicazione “black list”

Domanda

Ai fini della comunicazione prevista dall’art. 1 del D.L. n. 40 del 2010, si chiede di sapere se, in caso di importazione di beni da un paese black list, nel modello si debbano indicare i dati contabili della fattura del fornitore estero oppure quelli della bolletta doganale di importazione (tenuto conto che, per vari motivi, i dati potrebbero non coincidere).
Si chiede inoltre se sussista l’obbligo di comunicazione anche nell’ipotesi di reimportazione, a seguito di reso, di beni in precedenza ceduti ad un operatore “black list”. Si chiede di confermare che, in tale caso, non vi è obbligo di comunicazione autonoma ma solamente l’obbligo di rettificare la comunicazione precedentemente inviata
.

Risposta

Si è dell’avviso che nel caso di importazione occorre indicare, nel modello di comunicazione, i dati ricavabili dalla bolletta doganale. Con riferimento al secondo quesito, la reintroduzione di beni nello stato originario, da parte dello stesso soggetto che li aveva esportati, costituisce un’ operazione autonoma rispetto all’originaria cessione all’esportazione e, in particolare, costituisce un’ipotesi di importazione non imponibile ai sensi dell’art. 68 del D.P.R. n. 633 del 1972. Pertanto, tali operazioni, seppure collegate a cessioni all’esportazione precedentemente effettuate, costituiscono oggetto di autonoma comunicazione quando effettuate con un operatore c.d. black list.


Per un approfondimento sul tema delle Operazioni con Paesi Black List cliccare qui

L’art. 1, co. da 1 a 3, del D.L. 25.3.2010, n. 40 (pubblicato in G.U. n. 71 del 26.3.2010), ha introdotto nel sistema legislativo nazionale un nuovo adempimento informativo, finalizzato a contrastare le frodi fiscali internazionali e nazionali, poste in essere con il noto sistema “carosello”, attraverso l’utilizzo di società “cartiere”, ossia società costituite con il solo scopo di creare un'attività d'impresa del tutto apparente e cartolare. Tale obbligo informativo si sostanzia nella necessità, per i soggetti passivi nazionali, di comunicare entro l'ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento, con modalità telematica, all’Agenzia delle Entrate, l’esecuzione di determinate operazioni poste in essere con soggetti ubicati in Paesi a fiscalità privilegiate, c.d. black list

Con la circolare n. 53/E del 21/10/2010, l’Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti operativi, tra i quali si evidenzia l’obbligo di comunicazione per le operazioni effettuate con soggetti localizzati nei Paesi “black list” individuati dalla combinazione delle due specifiche liste, a prescindere dall’attività svolta e dalle condizioni soggettive degli stessi.

Con la circolare n. 54/E del 28/10/2010, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che in sede di prima applicazione della nuova normativa, non saranno applicate sanzioni per le violazioni concernenti la compilazione del modello di comunicazione, qualora il contribuente avesse provveduto a sanare tali irregolarità con una comunicazione integrativa da inviare entro il termine del 31 gennaio 2011.

Con la circolare n. 2/E del 28/01/2011, L'Agenzia delle Entrate ha fornito una serie di risposte a quesiti relativi all’obbligo di comunicazione delle operazioni realizzate da soggetti passivi IVA con operatori economici black list – Art. 1 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito dalla legge 22 maggio 2010, n. 73.


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COMUNICAZIONE DELLE OPERAZIONI CON SOGGETTI AVENTI SEDE, RESIDENZA O DOMICILIO IN PAESI A FISCALITÀ PRIVILEGIATA

QUADRO NORMATIVO
L’art. 1, D.L. 40/2010, convertito dalla Legge 73/2010, ha introdotto l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, poste in essere con operatori economici localizzati in Paesi che, avendo un regime di fiscalità privilegiata, sono inclusi nelle c.d. “black list” di cui ai DDMM 4.5.1999 e 21.11.2001.
Alla norma ha dato attuazione il DM 30 marzo 2010, il quale ha previsto che il nuovo obbligo decorre per le operazioni effettuate dal 1° luglio 2010.
Con Provvedimento 28 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate ha approvato il relativo modello di comunicazione e le istruzioni per la compilazione dello stesso.
Il D.M. 5 agosto 2010 ha disposto la proroga al 2 novembre 2010 delle comunicazioni relative ai mesi di luglio e agosto 2010, recepito l’esclusione dalle “black list”, contenuta nel DM 27 luglio 2010, di Malta, Cipro e Corea del Sud, e disposto l’esclusione/estensione dell’obbligo per talune specifiche operazioni.

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato, in data 21 ottobre 2010, la Circolare n. 53/E, avente ad oggetto la «Comuicazione da parte dei soggetti passivi IVA dei dati relativi alle operazioni effettuate nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in paesi black list - Art. 1 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito dalla legge 22 maggio 2010, n. 73»

Per scaricare la Circolare n. 53 cliccare qui.

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