Comunicato stampa Confcommercio del 20 novembre 2014
 
Indagine Confcommercio-Format Research sulle imprese fino a 49 addetti
Il 20% circa dei lavoratori nelle imprese fino a 49 addetti è intenzionato a chiedere al proprio datore di lavoro il TFR che matureranno nel 2015. L'idea prevale tra i lavoratori di sesso maschile, giovani, single che vivono nella famiglia di origine, con un'età compresa tra i 25 ed i 34 anni, impiegati come operai o comunque con mansioni a carattere esecutivo in imprese del Nord-Ovest, soprattutto quelle che hanno un numero di addetti compreso tra sei e venti.
Il 60% circa dei lavoratori utilizzerà l'anticipo di Tfr per i consumi, o comunque per effettuare quelle spese delle quali hanno necessità, il 40% circa ha affermato che lo ritirerà per risparmiarlo, magari mettendolo in banca.
L'impatto del provvedimento potrebbe impattare su circa 300.000 imprese fino a 49 addetti, che fino ad oggi potevano limitarsi ad accantonare le somme destinate al TFR, e che ora almeno in parte saranno costrette ad erogarle materialmente, con un conseguente aggravio della propria capacità finanziaria.
Le imprese che più probabilmente potrebbero risultare in difficoltà a causa del nuovo provvedimento sono le imprese con un numero di addetti tra 20 e 49 e quelle operative nel settore di attività economica dell'industria nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est.
Tra le imprese dell'industria (manifattura e costruzioni), il 34,3% (circa 170 mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del TFR in busta paga da parte di alcuni dei propri dipendenti. Tale quota si attesta attorno al 10,0% presso le imprese del terziario (commercio, turismo e servizi), pari a circa 110 mila imprese.
Questi i principali risultati dell'indagine realizzata da Confcommercio-Imprese per l'Italia in collaborazione con Format Research sui lavoratori dipendenti a tempo indeterminato nelle imprese fino a 49 addetti dell'industria e del terziario.
 
Il comportamento dei lavoratori dipendenti
Il 91,9% dei lavoratori dipendenti di imprese fino a 49 addetti sono risultati al corrente della disposizione prevista dal Governo di potere avere anticipatamente in busta paga il TFR (trattamento di fine rapporto) che matureranno nel corso del 2015.
Il 20% circa dei dipendenti è intenzionato a chiedere al datore di lavoro il proprio TFR maturando nel 2015. Più nel dettaglio, il 18,1% ha dichiarato di essere intenzionato a chiederlo, il 18,0% al momento non si è dimostrato in grado di affermare se eserciterà o meno tale opportunità, mentre il 63,9% dei lavoratori hanno affermato che non sono intenzionati a chiedere il ritiro anticipato del TFR che matureranno nel 2015.
L'idea di prelevare il proprio TFR maturando nel 2015 prevale presso i lavoratori di sesso maschile, i giovani con un'età compresa tra i 25 ed i 34 anni, coloro che sono dipendenti presso le imprese che operano nelle regioni del Nord-Ovest, con particolare riferimento a quelle che hanno un numero di addetti compreso tra sei e venti, i single e coloro che vivono ancora con la propria famiglia di origine, coloro che sono inquadrati come operai o comunque con mansioni a carattere esecutivo.
Come saranno impiegate le somme che i lavoratori riceveranno ritirando anticipatamente il proprio maturando TFR del 2015? Il 60% circa dei lavoratori lo utilizzerà in consumi, o comunque per effettuare quelle spese delle quali hanno necessità, il 40% circa ha affermato che lo ritirerà per risparmiarlo, magari mettendolo in banca.
 
L'impatto sulle imprese fino a 49 addetti
Le imprese italiane con un numero di addetti compreso tra 2 e 49 sono circa un milione e mezzo. La stima delle imprese di questo genere che probabilmente saranno interessate dalla richiesta da parte dei lavoratori del proprio maturando TFR 2015 è pari a circa 300.000. E' questo dunque il numero di imprese che saranno chiamate a versare ai propri dipendenti che gliene faranno richiesta le somme aggiuntive di loro spettanza, con un indubbio aggravio della loro capacità finanziaria, attualmente già provata da oltre cinque anni di crisi economica e da una domanda interna praticamente ferma in termini di consumi e investimenti.
Le imprese che più probabilmente potrebbero risultare in difficoltà a causa del nuovo provvedimento sono quelle con un numero di addetti compreso tra 20 e 49, ossia quelle più grandi nello strato e quelle operative nel settore di attività economica dell'industria nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est.
Tra le imprese dell'industria (manifattura e costruzioni), il 34,3% (circa 170 mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del TFR in busta paga da parte di alcuni dei propri dipendenti. Tale quota si attesta attorno al 10% presso le imprese del terziario (commercio, turismo e servizi), pari a circa 110 mila imprese.