Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria novembre 2016

Abstract:
Lo scenario globale registra progressi nell’economia e ulteriori turbolenze generate dal fronte politico. Sul quale un po’ di nebbia ha iniziato a diradarsi: si sta chiarendo chi governerà paesi chiave. La vera svolta che si sta materializzando è il ritorno a politiche di bilancio espansive. Il quadro è, però, connotato da tinte protezionistiche che sono molto gettonate alle consultazioni elettorali e che, se tradotte in misure, farebbero salire i costi e ridurre le opportunità di investimento, a scapito delle classi sociali che si vuole tutelare. Nelle presidenziali USA ha vinto la promessa di una forte spinta alla domanda interna, da riservare all’offerta domestica via innalzamento di barriere tariffarie; ed è bastata tale vittoria a innescare reazioni festanti dei mercati; il paradosso è che queste hanno nell’immediato segno restrittivo (aumento dei tassi e rivalutazione del cambio). La prossima scadenza foriera di incertezza è il referendum costituzionale italiano. Tutto ciò accade mentre il PIL mondiale ha riaccelerato in estate e gli indicatori qualitativi mostrano un buon avvio d’autunno. A cominciare dalla locomotiva americana, pronta ad acquistare nuovo slancio ora che si è lasciata alle spalle l’incognita elezioni. Nei principali emergenti, Cina in testa, si registrano più alti ritmi di sviluppo (unico neo: il Brasile). Perfino l’Eurozona, grazie soprattutto agli effetti diretti e indiretti dell’azione della BCE, sfoggia un’inattesa vivacità, con la Germania che dà il la. L’Italia rimane fanalino di coda, nonostante l’incremento di attività messo a segno nel terzo trimestre, cui sta seguendo un’altra frenata nel quarto. L’occupazione in rapido aumento e i maggiori salari reali sostengono il reddito delle famiglie italiane, che rimangono prudenti nella spesa. Gli investimenti rispondono in presa diretta agli incentivi fiscali, come suggerisce il balzo in ottobre degli ordini di beni strumentali, e daranno un forte contributo alla crescita nel prossimo biennio. Rimane l’handicap della contrazione del credito alle imprese, tra le quali sale la quota di quelle cui sono negati i prestiti richiesti: la creditless recovery non può che rimanere lenta e affannosa.
 
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