L'Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita è un report trimestrale elaborato da Banca d'Italia e IlSole24Ore.
INDAGINE SULLE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE E CRESCITA
1. Introduzione
Dal 31 agosto al 19 settembre 2016 si sono svolte le interviste dell’indagine trimestrale Banca d’Italia – Il Sole 24 Ore sulle aspettative di inflazione e crescita. Hanno partecipato 1037 imprese con almeno 50 addetti, di cui 408 dell’industria in senso stretto, 419 dei servizi e 210 del settore delle costruzioni.
Alle aziende è stato chiesto di formulare previsioni sia su temi macroeconomici, quali l’andamento del tasso di inflazione e la situazione generale del sistema produttivo italiano, sia su aspetti legati alla propria operatività, anche in relazione ai recenti provvedimenti legislativi di incentivo agli investimenti e ai possibili rischi legati agli sviluppi del quadro geopolitico.
I principali risultati sono riassunti di seguito. Le appendici A, B e C riportano rispettivamente la nota metodologica, le tavole statistiche e il questionario utilizzato.

2. I principali risultati per le imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi
Aspettative di inflazione in Italia e variazione dei prezzi di vendita delle imprese
Rispetto alla rilevazione precedente, le attese sull’inflazione al consumo sono state riviste
marginalmente al rialzo sull’orizzonte di 6 mesi (allo 0,1 per cento, da valori nulli), mentre sono rimaste stabili su quello a un anno (allo 0,3 per cento). Per contro, le aspettative sono state corrette lievemente al ribasso sui restanti orizzonti (allo 0,7 per cento dallo 0,8 per il periodo compreso fra tre e cinque anni).
Le imprese segnalano una ulteriore diminuzione dei propri prezzi di vendita rispetto a un anno prima (-0,2 per cento, da -0,1 nella rilevazione di giugno); il risultato è attribuibile soprattutto alle tendenze riscontrate presso le imprese di maggiori dimensioni (almeno 1000 addetti) del comparto industriale.
Nei prossimi dodici mesi le imprese aumenterebbero i propri listini dello 0,6 per cento, 3 decimi in meno rispetto a quanto prefigurato in giugno. La revisione al ribasso ha riguardato soprattutto le imprese dell’industria in senso stretto.
Le politiche di prezzo dei concorrenti si confermano come il principale freno alla crescita attesa dei propri prezzi di vendita. Le variazioni del costo delle materie prime, del lavoro e degli input intermedi continuano invece ad esercitare, pressoché in egual misura, pressioni al rialzo; quelle derivanti dall’andamento della domanda sono invece appena positive.
 
Valutazioni sulla situazione economica generale dell’Italia
I giudizi di stabilità della situazione economica generale sono ancora largamente prevalenti (79,1 per cento delle imprese); tuttavia, il saldo tra valutazioni di miglioramento e di peggioramento è risultato negativo (-5,8 punti percentuali) per la prima volta dall’inizio del 2015, sia nell’industria in senso stretto sia nei servizi. La probabilità media attribuita al miglioramento del quadro economico congiunturale nei prossimi tre mesi continua a ridursi (a 14,2 per cento), confermando una tendenza in atto da dicembre 2015.
Evoluzione della domanda
I giudizi sull’evoluzione della domanda corrente, pur confermandosi complessivamente positivi, mostrano un peggioramento rispetto alla scorsa rilevazione. Anche le prospettive a breve termine si sono indebolite: il saldo tra attese positive e negative sulla domanda si è ridotto di quasi cinque punti percentuali, a 11,8 punti.
Un’evoluzione analoga ha interessato i giudizi sulle condizioni della domanda estera corrente e attesa (rispettivamente), che si confermano favorevoli ma in attenuazione rispetto al trimestre precedente. Quasi due quinti delle imprese esportatrici dichiarano che le proprie attese sulla domanda estera sono influenzate in misura significativa dagli sviluppi geopolitici nei mercati di sbocco); poco meno del 30 per cento delle imprese dichiara che tali fattori sono divenuti più rilevanti rispetto all’inizio del 2015.
 
Valutazioni delle condizioni operative delle imprese
Analogamente ai giudizi sulle condizioni di domanda, le attese a tre mesi sulle condizioni economiche in cui opereranno le imprese risultano prevalentemente orientate alla stabilità (per quasi l’ottanta per cento delle imprese); nel contempo, il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento è rimasto positivo, pur riducendosi (1,7 da 4,9 in giugno). Le condizioni economiche sarebbero sostenute, come nella precedente rilevazione, dalle variazioni della domanda e, in misura più contenuta, dalle condizioni di accesso al credito e dall’evoluzione dei propri prezzi. L’incertezza imputabile a fattori economici e politici resta un freno all’espansione dell’attività, mentre si conferma neutrale l’impatto della dinamica del tasso di cambio euro-dollaro e del prezzo del petrolio. Le aspettative sulle condizioni operative a tre anni restano per contro ampiamente positive.
 
Condizioni per l’investimento
Le valutazioni sulle condizioni per investire restano stabili per circa i quattro quinti delle imprese, mentre il saldo tra i giudizi di miglioramento e peggioramento è tornato negativo (-1,2 punti percentuali), per la prima volta dall’inizio del 2015. Su quest’ultimo risultato pesano i giudizi delle imprese operanti nei servizi e di quelle di minori dimensioni (meno di 200 addetti).
La quota degli operatori che si attende un rialzo della spesa nominale in investimenti nel secondo semestre del 2016 rispetto al primo supera di 8,5 punti percentuali quella delle imprese che ne prefigurano una flessione. Il saldo è particolarmente favorevole per le imprese di grandi dimensioni (almeno 1000 addetti). Per il complesso del 2016 lo scarto percentuale tra le attese di aumento e di riduzione della spesa per investimenti resta su valori riscontrati in media nelle due precedenti rilevazioni condotte dall’inizio dell’anno (18,0 punti percentuali). Per la metà delle aziende la spesa nominale in investimenti nella media del 2016 si manterrebbe invariata rispetto a quella effettuata lo scorso anno.
Con riguardo all’incentivo agli investimenti in beni strumentali previsto nella Legge di Stabilità per il 2016 (c.d. super ammortamento), continua a crescere la percentuale delle imprese che ritiene il provvedimento abbastanza o molto rilevante per i propri piani di spesa (poco meno di un quinto delle aziende), anche se resta prevalente la quota di chi non si attende effetti apprezzabili o ritiene la misura non rilevante (82,3 per cento).
 
Condizioni di liquidità e accesso al credito
La maggioranza delle imprese continua a percepire una stabilità nelle condizioni di accesso al credito ma il saldo percentuale tra le aziende che segnalano un più agevole accesso rispetto al periodo precedente e quelle che rilevano maggiori ostacoli è diminuito a 2,9 punti percentuali (da 5,1), soprattutto per effetto del peggioramento riscontrato presso le imprese dei servizi.
Con riferimento alle attese sulla posizione di liquidità nel prossimo trimestre, circa il 25 per cento delle imprese la reputa largamente adeguata alle proprie esigenz, a fronte di un 14 per cento circa che la ritiene insufficiente.
 
Dinamica dell’occupazione
Le attese sulla dinamica dell’occupazione nel breve termine, dopo il recupero segnalato a giugno, sono peggiorate tornando sui livelli di marzo 2016: il saldo complessivo, moderatamente positivo, riflette dinamiche eterogenee: è appena negativo nell’industria in senso stretto e per quelle operanti al Centro.
 
3. Le imprese di costruzione
In settembre i giudizi di stabilità sulla situazione economica generale rimangono largamente prevalenti anche tra le imprese di costruzione (quasi l’80 per cento degli intervistati): il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento si è ulteriormente deteriorato, tornando negativo (-4,3 punti percentuali) per la prima volta dall’inizio del 2015. La probabilità media di uno scenario più favorevole nel prossimo trimestre resta stabile (11,1 per cento).
I giudizi sulla dinamica della domanda dei propri lavori restano orientati prevalentemente alla stabilità (67,3 per cento), ma il saldo fra risposte in aumento e in diminuzione è tornato negativo (-5,1) dopo la lieve ripresa in giugno. In prospettiva, le attese sulla domanda dei propri lavori nei tre mesi successivi restano improntate all’ottimismo, sia pur in misura minore rispetto alla precedente inchiesta: la quota delle imprese che si attende una maggiore domanda eccede di 7,8 punti percentuali quella di coloro che ne attende un calo (12,1 in giugno).
Il saldo delle attese sul contesto operativo nei prossimi tre mesi resta negativo, il risultato è attribuibile alle valutazioni delle imprese del Nord. L’incertezza imputabile a fattori economici e politici eserciterebbe un freno, mentre impulsi positivi deriverebbero dall’andamento della domanda di lavori, sia nuovi sia già avviati, e, in misura minore, dall’allentamento dei criteri di accesso al credito e dalla dinamica dei propri prezzi.
Come per l’industria, le aspettative a tre anni sulle condizioni economiche in cui operano le imprese restano ampiamente positive.
I giudizi sulle condizioni per investire restano favorevoli, ma in deterioramento rispetto all’inchiesta precedente; il saldo positivo tra valutazioni di miglioramento e peggioramento rispetto al trimestre precedente è diminuito di oltre 4 punti percentuali, portandosi a 1,2. Il calo è stato particolarmente pronunciato per le imprese operanti al Nord, dove il saldo è risultato negativo.
Quasi il 70 per cento delle imprese prefigura una spesa nominale in investimenti fissi nel secondo semestre del 2016 stabile rispetto alla prima metà dell’anno; tuttavia il saldo tra la quota di imprese che ne prevede un aumento e quella che ne prospetta una diminuzione torna negativo per la prima volta dal quarto trimestre 2015. Il risultato è stato più negativo per le imprese più attive nel comparto residenziale. Per il complesso del 2016 il saldo si conferma invece positivo ma in netto calo rispetto all’indagine di giugno (5,8 punti percentuali da 11,3).
Si confermano negativi i giudizi sulle condizioni di accesso al credito: il saldo fra coloro che percepiscono un allentamento e coloro che rilevano un inasprimento resta negativo (-7,5 punti percentuali), sui livelli dello scorso marzo. La quota di imprese che si attende liquidità sufficiente o più che sufficiente nei prossimi tre mesi è pressoché stabile (circa il 70 per cento delle imprese).
Le attese sulla dinamica dell’occupazione nei prossimi mesi risultano caratterizzate da un maggior pessimismo rispetto alla scorsa rilevazione: il divario negativo tra le risposte di aumento e di diminuzione si è ampliato, portandosi a -12,7 punti percentuali (da -7,4 in giugno;).
 
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