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10 Settembre 2026

Il valore del ceto medio per l’economia e la società

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Censis-Cida
Il valore del ceto medio per l’economia e la società
Rapporto finale

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1. Raccontare il ceto medio pensando al futuro 4
1.1 Le ragioni della ricerca 4
1.2 Perché culture e pratiche del ceto medio sono un bene per l’Italia 5
1.3 I risultati in pillole 7
2. Indicazioni dal passato 10
2.1 Una periodizzazione storica 10
2.2 Cenni sui singoli periodi 11
2.2.1 La prolungata fase aurea 11
2.2.2 La cesura e i suoi effetti 12
2.3 Un fenomeno non solo italiano 14
2.3.1 Processi globali 14
2.3.2 La Ue alle prese con il ceto medio 15
2.3.3 Le dinamiche un po’ più regressive dell’Italia 17
2.3.4 Gli impatti negativi della globalità 18
2.3.5 Lezioni dal caso francese 19
3. Da ora in avanti 22
3.1 Cosa resta del ceto medio 22
3.2 Chi si sente ceto medio 23
3.2.1 Ancora largamente maggioritario 23
3.2.2 Livelli di reddito 23
3.2.3 Territorialità, capitale culturale e generazioni 24
3.2.4 Sentirsi ceto medio anche da pensionati 25
3.2.5 Non solo redditi: i molteplici determinanti della condizione economica delle persone 26
4. Il declassamento in atto e temuto 28
4.1 Il senso della condizione materiale 28
4.1.1 Scivolando in basso 28
4.1.2 Tenore di vita declinante 29
4.2 La società dalla mobilità bloccata (almeno in alto…) 30
4.3 Lo stato d’animo prevalente nella società italiana 32
4.4 Talento e lavoro non sono più premiati come un tempo 32
4.4.1 I rendimenti decrescenti degli investimenti individuali 32
4.4.2 Capovolgere la funzione del fisco: da ostacolo a incentivo 33
4.5 Rilanciare il merito 35
4.5.1 Riconoscimento sociale decisivo 35
4.5.2 La ricchezza socialmente apprezzata 36
4.5.3 Le disparità efficienti 37
5. Il valore della managerialità 39
5.1 Spazio ai buoni manager 39
5.1.1 La persistente rilevanza del fattore umano 39
5.1.2 Opinioni soggettive 40
5.1.3 Promuovere cultura del risultato 40
5.1.4 Attrarre e trattenere lavoratori: l’inedita sfida 41
5.1.5 Merito e managerialità 42
5.1.6 Le nuove complessità 43
6. Esempi Scuola e Sanità 46
6.1 Realtà in atto 46
6.2 Il buon lavoro dei dirigenti scolastici italiani 46
6.2.1 La scuola di ogni giorno 46
6.2.2 Prove quotidiane di managerialità 47
6.3 La situazione nel Servizio sanitario 49
6.3.1 Alte aspettative 49
6.3.2 Medici e cittadini: un legame molto solido 51
6.3.3 Di cosa c’è bisogno 51
6.4 Scelte subito praticabili 54
7. Pensionati nel ceto medio: il vigore di una nuova risorsa 55
7.1 Più vita attiva oltre il lavoro 55
7.1.1 L’incredibile penalizzazione dei pensionati del ceto medio 55
7.1.2 Un tempo nuovo per pensioni e pensionati 56
7.1.3 Più libertà di scelta per i longevi 58
7.1.4 La Silver Economy 58
8. Uscita in avanti 61
8.1 Lo stato della situazione 61
8.2 Un’agenda del fattibile 62
Tabelle 64

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Cuzzilla: “A me preoccupa soprattutto questa assenza di speranza nel futuro, se le aspettative calano, se non si crede più di poter migliorare la propria condizione, se si ritiene che le generazioni future staranno peggio di quelle attuali, sarà il Paese intero a pagare un prezzo altissimo. Solo valorizzando l’impegno nel lavoro, il talento, le conoscenze e le competenze, è possibile riattivare i meccanismi di crescita.”

1. RACCONTARE IL CETO MEDIO PENSANDO AL FUTURO
1.1 Le ragioni della ricerca
Quanti italiani sentono oggi di appartenere al ceto medio? Qual è il loro
profilo sociodemografico, economico e culturale e, soprattutto, la loro
psicologia collettiva e gli stati d’animo prevalenti in un contesto segnato da
processi globali e interni che generano un’eccezionale incertezza?
Di fronte all’erosione del benessere economico e a timori diffusi di
declassamento, il ceto medio è condannato a restare solo oppure ci sono scelte
socio-politiche praticabili potenzialmente in grado di dargli un supporto
sostanziale?
Ecco solo alcuni dei quesiti a cui la presente ricerca offre risposte, che
diventano occasione per una riflessione più ampia su materialità, psicologia
e aspettative di una componente fondamentale della nostra società, quel
corpaccione sociale intermedio in cui si è riconosciuta a lungo la maggioranza
degli italiani, e che ha svolto un ruolo decisivo nella storia economica, sociale
e culturale del nostro Paese.
Infatti, sentirsi di ceto medio per un lungo periodo ha significato condividere
aspirazioni di miglioramento economico e di status sociale, e una potente
volontà soggettiva di investimento nel lavoro, nella professione, nello studio
nella certezza che un’economia e una società in sviluppo avrebbero premiato
talento, impegno e buoni risultati.
In un contesto radicalmente diverso, quindi, è importante chiedersi cosa resta
di appartenenza e sentire comune del ceto medio.
Il presente Rapporto ha finalità conoscitive e di supporto a possibili scelte, in
linea con l’azione di Cida da tempo impegnata a promuovere un pacchetto di
proposte in grado finalmente di potenziare il ceto medio di fronte a molte
delle sue difficoltà.
Troppo a lungo alcuni processi erosivi della condizione del ceto medio nel
nostro Paese sono stati considerati inarrestabili e quasi automatici, e invece i
risultati di questa ricerca mostrano che altre politiche sono possibili, e che un
impegno politico-istituzionale diverso rispetto alle esigenze del ceto medio
non sarebbe una risposta ad una sollecitazione socialmente corporativa, ma
un importante contributo al rilancio del nostro Paese.

 

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