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9 Settembre 2026

Lo smart working non è il telelavoro

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Telelavoro (remote working) e smart working (lavoro agile) vengono spesso impropriamente considerati sinonimi – visto che usano gli stessi strumenti digitali – ma in realtà questi due termini rappresentano modelli culturali di organizzazione del lavoro molto diversi tra loro.

Per telelavoro si intende solo un lavoro che si svolge a distanza rispetto alla sede centrale.
Il teleworker lavorava per lo più da casa o in un luogo specifico decentrato invece che lavorare negli uffici aziendali. Il lavoratore è comunque legato a tempi, controlli e orari molto rigidi.
Di fatto il telelavoro non è altro che il trasferimento della postazione lavorativa del dipendente al di fuori dei locali dell’azienda.

A differenza del telelavoro, lo Smart Working presuppone invece flessibilità e adattamento delle risorse umane in funzione degli strumenti che si hanno a disposizione e la propensione a lavorare per obiettivi.
Di certo lo smart working non è il lavorare da casa in ciabatte e pigiama utilizzando un portatile e una connessione internet, evitando così gli spostamenti casa-ufficio.

Stando alla definizione legislativa contenuta nella legge n. 81/2017, il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro.

Lo smart working rappresenta quindi una diversa organizzazione del lavoro dove lo smart worker può scegliere in totale libertà, flessibilità e autonomia il modo in cui organizzare la propria giornata lavorativa – senza l’obbligo di recarsi in ufficio – ma con compiti e obiettivi di produttività da eseguire nei tempi concordati con l’azienda.
Per portare al successo questo modello non basta quindi introdurlo in azienda ed acquistare dei PC, ma bisogna agire sulla cultura e sul cambio di mentalità per passare dall’orientamento a “direttive, controllo e presenzialismo” all’orientamento ai risultati.
Perché lo smart working venga introdotto con successo in azienda bisogna ad esempio:
Condividere valori, mission e risultati;
Introdurre il concetto di autonomia e responsabilità;
Spostare il focus da presenzialismo a risultati;
Diffondere la cultura della fiducia;
Definire nuovi KPI per i risultati ottenuti attraverso lo Smart Working;
Avere la capacità di fare attenzione a privacy e sicurezza dei dati;
Avere predisposizione al cambiamento e all’adattamento veloce.

Per organizzare ed eseguire il lavoro nella nuova modalità agile, lo smart worker dovrà :
Organizzare al meglio i propri spazi per evitare di creare una nuova postazione di lavoro inadeguata e non attrezzata. In ufficio il lavoratore ha la sua sedia, la sua scrivania, il suo computer, tutto questo va organizzato al meglio nel nuovo spazio.

Il lavoratore dovrà poi imparare a gestire la convivenza con chi vive in casa o vicino a lui per evitare di perdere il ritmo lavorativo che si avrebbe in ufficio.

Lavorare da casa alla lunga potrebbe far sentire un po’ di solitudine.

Un ultimo aspetto su cui poi porre attenzione è l’attivazione di una serie di protocolli di sicurezza digitale e privacy per evitare il rischio di diffusione di informazioni riservate.

E tu sei pronto per il lavoro agile ?

 

Articolo redatto da Francesco Cacchiarelli 17-10-2017

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