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9 Settembre 2026

Start PMI Instant Book Luglio 2021

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Lo staff di tusciafisco.it, in collaborazione con la casa editrice Start Press Nativi Digitali, pubblica la collana gratuita di e-book “Start PMI”.

L’e-book – diffuso in forma gratuita – si avvale del procedimento denominato Project Mirror Intelligence (PMI Method) – elaborato dal gruppo Tusci@network – che ha l’obiettivo di fornire al navigatore una selezione ragionata di informazioni di natura economico–statistica in grado di riflettere la situazione contingente del “Sistema–Italia”.

Tale selezione è stata operata da Francesco Cacchiarelli e Riccardo Cerulli.

L’Instant Book “Start PMI” ha cadenza mensile. I dati contenuti in questo numero sono aggiornati al 29/7/2021 (link alla pagina dell’e-book)

Indice Start PMI Instant book luglio 2021:

  1. Bollettino Economico n. 3/2021 (estratto) – Banca d’Italia – 16 luglio 2021
  2. La finanza per lo sviluppo sostenibile (estratto) – Consob – giugno 2021
  3. La transizione digitale per gli obiettivi di sviluppo sostenibile (estratto) – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – 16 luglio 2021
  4. Guida agli investimento in infrastrutture – Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt – luglio 2021
  5. Connect for Future: Innovability – Deloitte – maggio 2021
  6. 38 milioni di euro per la proprietà industriale: verso la riapertura dei bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ (Comunicato stampa) – Unioncamere – 26 luglio 2021
  7. Esportare la dolce vita (Rapporto 2021, estratto) – Confindustria – 20 luglio 2021

ESTRATTO

2. La finanza per lo sviluppo sostenibile (estratto) – Consob – giugno 2021
1 Introduzione
La comunità internazionale ha da tempo preso atto della necessità di agire per conciliare lo sviluppo economico con la tutela dell’ambiente e il raggiungimento di obiettivi definiti nell’interesse della collettività. Al Rapporto del 1987 della World Commission on Environment and Development (Rapporto Brundtland) sono seguite numerose iniziative, culminate nel 2015 nell’approvazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e dei relativi 17 obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs), articolati in 169 Target da raggiungere entro il 2030. Nel dicembre dello stesso anno, la conferenza sul clima di Parigi (COP21) ha visto 195 paesi aderire al primo accordo universale e giuridicamente vincolante su un piano d’azione globale, con l’obiettivo di prevenire ‘pericolosi cambiamenti climatici’ e contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali.
La COP21 è stato poi seguita da ulteriori accordi globali e regionali. Nel corso del 2020 si sono registrati importanti sviluppi sul fronte delle azioni programmate dai Paesi maggiormente responsabili delle emissioni di anidride carbonica: la Cina ha dichiarato che intende portare la sua economia a zero emissioni entro il 2060 mentre gli Stati Uniti si propongono di raggiungere questo obiettivo entro il 2050.
L’Unione europea ha lanciato nel 2001 la strategia per lo sviluppo sostenibi- le , rivista successivamente in più tappe fino al 2010, quando lo sviluppo sostenibile è stato integrato nella strategia Europa 2020; essa ha inoltre svolto un ruolo determi- nante nella definizione dell’Agenda 2030. Con il Green Deal lanciato nel 2019, l’Unione ha sancito l’impegno ad azzerare le proprie emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050 e a rispettare obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040.
Al fine di raggiungere la neutralità climatica, la Commissione europea si è posta l’obiettivo di mobilitare fino a mille miliardi di euro nei prossimi dieci anni. Il processo di transizione, tuttavia, necessita di un ammontare di investimenti superiore ai fondi del bilancio UE e ai fondi pubblici disponibili in generale: il fabbisogno supplementare, in partico- lare, si stima pari a 180 miliardi di euro l’anno.
Per superare questo funding gap e favorire una transizione ordinata verso un’economia low carbon il sistema finanziario è chiamato a svolgere un ruolo centrale. Affinché tale ruolo possa dispiegarsi appieno è necessario creare un quadro normativo adeguato, attinente anzitutto il cosiddetto ecosistema dell’informazione.
Il Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile, pubblicato dalla Commissione Europea a marzo 2018, delinea gli interventi regolamentari tesi a promuovere gli investimenti in attività sostenibili. Nel 2020, inoltre, la Commissione ha concluso la consultazione pubblica per l’adozione di una nuova strategia sulla finanza sostenibile (Renewed sustainable finance strategy), che fa seguito all’iniziativa del 2018 e definisce azioni e progetti mirati a innalzare gli investimenti privati per il raggiungimento degli obiettivi dello European Green Deal.
Il programma straordinario denominato Next Generation EU (NGEU), adottato dall’Unione europea in risposta allo shock pandemico, riafferma l’obiettivo della transizione verde, stabilendo che almeno il 37% delle risorse debba essere destinato ad azioni per il clima e la sostenibilità ambientale e che i progetti finanziati dal programma non abbiano ripercussioni negative sull’ambiente.
Le iniziative in atto nell’Unione europea si innestano su dinamiche di mercato e su precedenti misure regolamentari frutto di una sensibilità crescente al tema della finanza sostenibile. Negli ultimi anni, infatti, è aumentata la considerazione dei fattori ESG (Environmental, Social, Governance) da parte delle società, degli investitori istituzionali, degli intermediari finanziari e degli intermediari dell’informazione attivi nella valutazione della sostenibilità di imprese e investimenti. Come già detto, tali dinamiche non sono sufficienti a liberare le risorse necessarie a sostenere la transizione ecologica nelle proporzioni e nell’orizzonte temporale concordati, perché sono ancora molti gli ostacoli che le forze di mercato non sono in grado di superare autonomamente.
Il presente Quaderno effettua una rassegna sistematica dell’evoluzione della finanza a sostegno della sostenibilità e del relativo dibattito economico e giuridico, nel tentativo di fornire una mappa concettuale concernente il ruolo dei vari attori del sistema finanziario, le dinamiche di mercato e gli spazi per una regolazione in grado di promuovere la considerazione dei fattori ESG nelle scelte degli attori finanziari.
Partendo dalle nozioni di sviluppo sostenibile, introdotta dal Rapporto Brundtland nel 1987, e di finanza sostenibile, progressivamente intesa come volàno di un nuovo paradigma di produzione e consumo, il lavoro ricostruisce l’evoluzione della corporate social responsibility delle società e l’integrazione dei temi ESG nelle strategie degli investitori istituzionali e nelle scelte degli investitori retail, per poi passare agli intermediari dell’informazione e concludere con il ruolo dei mercati finanziari.
Tale ricostruzione consente di individuare tra le frizioni più rilevanti allo sviluppo della finanza sostenibile l’assenza di un linguaggio comune per l’identificazione e la descrizione di attività, prodotti e servizi finanziari sostenibili nonché l’insufficienza e la non comparabilità delle informazioni disponibili. Da questo fallimento del mercato discende la necessità di un intervento regolamentare, che a livello globale sta trovando il suo sviluppo più significativo nell’Unione europea.
Il Piano di azione del 2018 e le successive misure attuative sono incentrati sull’innalzamento dell’affidabilità e della comparabilità delle informazioni sulla sostenibilità di attività economiche e prodotti finanziari. L’obiettivo è favorire l’emersione e la misurazione dei rischi ESG, garantire una migliore protezione degli investitori, con particolare riferimento al rischio di green/socialwashing, e creare le condizioni per l’integrazione consapevole della sostenibilità nei processi decisionali degli attori del sistema economico-finanziario, in funzione di una maggiore canalizzazione di risorse finanziarie ad attività sostenibili.
La Commissione è inoltre intervenuta sulle regole di condotta degli intermediari nella prestazione dei servizi di investimento, nella prospettiva di attribuire adeguata consi- derazione ai fattori ESG, nonché su taluni meccanismi di corporate governance, al fine di rafforzare l’engagement degli investitori istituzionali su queste tematiche e di realizzare una concreta integrazione dei rischi ESG nella definizione dei processi di investimento.
Altre iniziative sono ancora in corso come ad esempio quelle relative alla rendicontazione in materia di sostenibilità. Si tratta di un progetto molto ambizioso, per la pluralità dei soggetti coinvolti (dagli Stati membri all’industria agli investitori), l’ampiezza degli ambiti di intervento, l’esigenza di assicurare coerenza tra le misure riguardanti i vari ambiti. In questa prima fase si è data priorità al fattore ambiente, visti i cambiamenti climatici in atto e la portata sempre più vasta, ma anche il fattore social è nell’agenda dei regolatori e le riflessioni sono in corso, sebbene a uno stadio ancora iniziale.
In questo contesto, le Autorità di vigilanza dei mercati finanziari si dovranno misurare con molteplici sfide concernenti tra le altre cose: il rischio di green/socialwashing; le ripercussioni sulla stabilità finanziaria derivanti dall’esposizione ai fattori ESG di operatori e comparti del sistema finanziario; il rischio di disallineamenti delle valutazioni di mercato rispetto al valore fondamentale dei titoli in funzione delle caratteristiche ESG dichiarate e/o di brusche correzioni dei corsi associate all’accelerazione della transizione ecologica impressa dalla rapida evoluzione del quadro normativo; l’innovazione finanziaria che gli emittenti potreb- bero sperimentare per rendere più appetibili agli investitori i propri titoli qualificati come sostenibili.
Per affrontare al meglio la transizione verso il paradigma della finanza sostenibile è sempre più importante che le Autorità di vigilanza adottino un approccio proattivo ed evidence-based, nell’ambito di un dialogo costante con i propri stake- holders, rappresentati anzitutto dai risparmiatori sino alla comunità finanziaria tutta. È altresì importante promuovere le applicazioni della tecnologia alla sostenibilità, al fine di innalzare qualità e comparabilità delle informazioni su caratteristiche e impatto ESG degli investimenti, ridurre i costi di accesso al mercato dei capitali per gli investitori e le imprese (soprattutto quelle medio-piccole) orientati alla sostenibilità e favorire l’efficienza dei processi di vigilanza da parte delle Autorità e dei processi di compliance dei partecipanti al mercato rispetto ai nuovi obblighi normativi.
Come si evince anche dal Piano strategico 2019-2021, la finanza sostenibile è un tema centrale per la CONSOB, il cui obiettivo è sostenere la transizione verso il nuovo quadro di regole che va delineandosi al fine di favorire in tutti gli attori del mercato finanziario (emittenti, investitori, intermediari, mercati) un approccio sempre più aperto alla considerazione dei fattori di sostenibilità. L’Istituto partecipa all’evoluzione della regolazione, agendo nelle sedi istituzionali competenti in ambito sia domestico sia internazionale.
Nelle sue funzioni di vigilanza, l’Autorità fornisce il proprio contributo presidiando la trasparenza, l’affidabilità e la qualità dell’informazione fornita al mercato. Al contempo, in linea con un approccio evidence based, la CONSOB ha intrapreso studi e approfondimenti delle dinamiche di mercato, ha avviato programmi di formazione del personale tesi a stimolare un orientamento proattivo alla vigilanza e ha avviato una transizione tecnologica che, accanto all’impegno nell’ambito della digitalizzazione della finanza, potrà contribuire alla transizione verso la sostenibilità.
Il lavoro è articolato come segue. Dopo la definizione della nozione di sviluppo sostenibile, di cui al paragrafo 2, il paragrafo 3 discute la nozione di finanza sostenibile così come emersa dal dibattito economico e giuridico. Il paragrafo 4 analizza gli elementi che possono ostacolare i progressi verso la finanza sostenibile, dedicando attenzione anche agli sviluppi nel contesto domestico, ed evidenzia i profili che giustificano l’intervento regolamentare. Il paragrafo 5 formula alcune riflessioni sul Piano d’azione e sulle relative misure attuative, quanto a portata e approccio, rimandando all’Appendice per il dettaglio delle iniziative europee. Il paragrafo 6 ricorda le attività intraprese dalla CONSOB, mentre il paragrafo 7 conclude evidenziando le questioni che rimangono aperte e le prospettive di sviluppo della finanza sostenibile anche alla luce dell’impulso che può derivare dall’innovazione tecnologica. La discussione dei paragrafi è integrata, ove ritenuto utile, da Riquadri di approfondimento, basati su indagini della CONSOB ovvero su ricognizioni della letteratura economica e giuridica pertinente.
2 Dallo sviluppo sostenibile alla finanza sostenibile

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