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9 Settembre 2026

Costi fissi e costi variabili

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Costi fissi e costi variabili differenza

Il costo fisso (CF) appartiene a quella categoria di costi che non subiscono nessuna variazione al variare della produzione. Questo implica che il costo fisso è un prezzo che l’imprenditore deve sostenere anche se il fatturato è pari a zero.
I costi fissi sono anche detti COSTI DI STRUTTURA.

Per costo variabile (CV) si intende l’insieme di tutti quei costi che, nel loro ammontare complessivo, aumentano o diminuiscono in maniera proporzionale al variare della quantità prodotta. I costi variabili variano di conseguenza a seconda della quantità di beni prodotti da un’azienda, quindi se un’impresa produce zero i suoi costi variabili saranno pari a zero

Esistono poi i costi semi-variabili, che hanno una componente fissa e una componente variabile.

I costi totali, sono semplicemente la somma dei costi fissi e dei costi variabili.

Il Margine di contribuzione (MDC) è la differenza tra i Ricavi e i Costi variabili.

 

La comprensione della distinzione tra costi fissi e costi variabili è fondamentale per l’analisi dei costi, la pianificazione finanziaria e la determinazione dei prezzi dei prodotti o dei servizi offerti dall’azienda.

È importante notare che la classificazione di un costo come fisso o variabile dipende poi dal contesto aziendale e può variare da un’azienda all’altra. Alcuni costi potrebbero essere considerati fissi in un’azienda, ma variabili in un’altra, in base alla loro natura e al modo in cui l’azienda li gestisce.

Costi variabili esempio:
Materie prime e merci
Energia elettrica per produzione
Collaboratori di progetto
Commissioni di vendita
Carburante
Imballaggi
Imposte sul reddito
Interessi passivi c.c.
Lavoro interinale
Lavanderia
Manutenzioni e riparazioni
Provvigioni
Trasporto

Costi fissi esempio:
Ammortamento
Affitti e noleggi
Assicurazioni
Commercialista
Leasing e noleggi
Interessi passivi finanziamenti
Costo del Personale ma ..
Quota fissa utenze
Marketing
Pubblicità offline
Spese per energia e telefoniche

Il dilemma del costo del personale
Il costo del personale viene spesso qualificato quale “costo fisso”.
Considerare, però, tutto il personale quale costo fisso è senz’altro un errore.

Si può ritenere, in via del tutto generale, che possano essere qualificati quali:
-costi fissi quelli relativi al personale “funzionale” necessario alla prosecuzione dell’attività (la cui composizione dipende dalla complessità dell’azienda, da scelte del management, dalla quantità di attività da svolgere nelle varie funzioni),
-costi quasi-fissi quelli relativi alla manodopera “indiretta” (quale, ad es., magazzinieri, autisti, ecc., la cui consistenza è influenzata, si, dalla quantità di prodotto lavorato, ma in misura non direttamente proporzionale, la cui quantificazione è solitamente definita in base all’esperienza aziendale ed alle specificità di ciascun reparto)
-costi variabili in misura proporzionale alle quantità di prodotto lavorato quelli relativi alla manodopera “diretta”, cioè quella direttamente implicata nell’attività produttiva. In ogni caso la variabilità è più marcata nel caso di aumenti di produzione che nel caso di diminuzioni di produzione.

Rappresenta invece un costo variabile quello sostenuto per il ricorso a lavoratori somministrati (interinali).

Gli indici che tengono conto dei costi fissi e variabili possono fornire informazioni utili sulla performance finanziaria e operativa di un’azienda. Ecco alcuni degli indici comuni che tengono conto dei costi fissi e variabili:

Margine di contribuzione: Il margine di contribuzione è un indice che mostra la percentuale di copertura dei costi fissi da parte del margine di profitto generato dalle vendite. È calcolato sottraendo i costi variabili totali dalle vendite totali e quindi dividendo il risultato per le vendite totali. Un margine di contribuzione più alto indica che una maggiore percentuale delle vendite è disponibile per coprire i costi fissi e generare un profitto.

Punto di pareggio: Il punto di pareggio rappresenta il livello di vendite in cui l’azienda copre esattamente tutti i suoi costi (fissi e variabili) senza generare un profitto né una perdita. Questo indice indica il volume di vendite necessario per superare il punto di pareggio e iniziare a generare profitti. Il punto di pareggio è influenzato sia dai costi fissi (poiché devono essere coperti) che dai costi variabili (poiché influenzano il margine di contribuzione).

Leva operativa: La leva operativa misura la sensibilità dei profitti dell’azienda alle variazioni delle vendite. Riflette come i costi fissi influenzano la redditività dell’azienda. Un’alta leva operativa indica che una variazione nelle vendite può causare una variazione proporzionalmente maggiore nel reddito operativo. Questo accade perché i costi fissi rimangono costanti mentre le vendite aumentano o diminuiscono.

Margine di profitto: Il margine di profitto è il rapporto tra il profitto netto e le vendite. Rappresenta la percentuale di profitto generato da ogni euro di vendite. Il margine di profitto è influenzato sia dai costi fissi che da quelli variabili. Se i costi fissi sono alti rispetto alle vendite, il margine di profitto potrebbe essere ridotto.

Questi sono solo alcuni esempi di indici che tengono conto dei costi fissi e variabili.

 

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