Testata Giornalistica On Line di Informazione Giuridico - Economica
9 Settembre 2026

Credito d’imposta inesistente vs. Credito d’imposta non spettante

Condividi:

Nel contesto fiscale, l’istituto del credito d’imposta svolge un ruolo importante nel fornire agevolazioni fiscali alle imprese e promuovere determinate attività. Tuttavia, è fondamentale comprendere le differenze tra un credito d’imposta inesistente e un credito d’imposta non spettante, nonché le sanzioni che possono essere applicate in caso di utilizzo improprio o non corretto di tali crediti.

Credito d’imposta non spettante:
Il credito d’imposta si considera “non spettante” quando, pur essendo esistente, viene utilizzato in misura superiore a quella prevista dalla normativa o in violazione delle modalità di utilizzo previste. In altre parole, l’azienda può beneficiare di un credito d’imposta valido, ma ne fa un uso non conforme alle disposizioni vigenti. Ad esempio, se una società presenta richieste di credito d’imposta per un importo superiore a quello effettivamente dovuto o lo utilizza per finalità non ammissibili, il credito d’imposta verrà considerato non spettante.

In caso di utilizzo improprio di un credito d’imposta non spettante, l’azienda è soggetta a una sanzione che corrisponde al 30% del credito utilizzato in modo errato. Questa sanzione serve a disincentivare gli abusi e a garantire un uso corretto degli incentivi fiscali.

Credito d’imposta inesistente:
D’altro canto, il credito d’imposta si definisce “inesistente” quando manca completamente o in parte il presupposto costitutivo del credito, e la sua esistenza non può essere riscontrata attraverso controlli automatizzati o documentali. Ciò significa che l’azienda presenta richieste di credito d’imposta per un beneficio che non ha diritto di ricevere, magari basandosi su informazioni false o non verificabili.

L’utilizzo di un credito d’imposta inesistente è un comportamento che viene pesantemente sanzionato. Secondo l’articolo 13, comma 5, del Decreto Legislativo n. 471 del 1997, la sanzione è proporzionale e può variare tra il 100% e il 200% dell’importo del credito stesso. Questa sanzione più severa riflette l’importanza di evitare abusi nel sistema fiscale e di punire coloro che cercano di ottenere vantaggi indebiti attraverso la presentazione di crediti d’imposta falsi o non validi.

Per evitare sanzioni e problemi futuri, è fondamentale per le aziende essere consapevoli delle normative fiscali vigenti e assicurarsi di rispettare i requisiti necessari per beneficiare dei crediti d’imposta. In caso di dubbi o incertezze, è sempre consigliabile consultare un esperto fiscale o un commercialista per una corretta interpretazione delle disposizioni normative.

 

L’art. 10-quater Dlgs 74/2000 “Indebita compensazione” stabilisce che:
1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro.
2. È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro.

 

 

Attento imprenditore

Ricorso abusivo al credito codice della crisi

Audit volontaria fascicolo credito imposta Formazione 4.0

La certificazione contabile obbligatoria per credito Ricerca e Sviluppo

Perché una certificazione degli adeguati assetti aziendali? Tu imprenditore te lo sei mai chiesto?

 

Info@qaserpmi.it

 

COLLABORIAMO
Anche con revisori, banche, avvocati, CFO, consulenti d’azienda, organi di controllo, società di revisione, temporary manager; nel rispetto del requisito dell’indipendenza

 

#adeguatiassetti   #temporaryadeguatiassetti    #metodoEba2086   #qaserpmi   #compliance2086   #specialistiadeguatiassetti

 

 

 

Partner