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9 Settembre 2026

Dal 2026 non basta “gestire” l’impresa ma bisogna anche ORGANIZZARLA

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C’è una modifica al codice civile che, secondo me, merita molta più attenzione di quanta forse ne stia ricevendo.

Il nuovo art. 2380-bis c.c. parla espressamente di: “gestione e organizzazione dell’impresa”.

Attenzione però: l’obbligo di dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili esisteva già nell’art. 2086 c.c. – La novità è più sottile, ma anche più importante –

Il legislatore mette oggi gestione e organizzazione sullo stesso piano.

Tradotto per l’imprenditore e per chi siede in un CdA: organizzare l’impresa non è un’attività accessoria alla gestione. È parte della gestione stessa.

E allora la domanda non può essere soltanto “Abbiamo l’organigramma?”

Bisogna chiedersi:

Chi decide davvero?
Chi può spendere?
Chi deve essere informato?
Chi controlla?
Chi deve segnalare un’anomalia?
Entro quanto tempo?
Chi sostituisce una persona chiave?
E soprattutto: quello che abbiamo scritto corrisponde a come l’azienda funziona realmente?

Due diligence preventiva

Perché posso avere un “Responsabile Commerciale” perfettamente indicato nell’organigramma.

Ma se:

non conosce la marginalità,
non può modificare un prezzo,
non può bloccare un cliente rischioso
e deve telefonare all’amministratore per ogni decisione,

quella responsabilità è in gran parte apparente.

Vale anche il contrario.

Se un socio, un familiare, un consulente o un ex amministratore prende abitualmente decisioni, impartisce istruzioni e modifica quelle dei responsabili senza comparire nella struttura formale, abbiamo un’altra criticità:

la governance reale non coincide con quella dichiarata.

L’adeguamento degli assetti aziendali da obbligo a opportunità

Ed è qui che gli adeguati assetti organizzativi diventano molto più interessanti di un semplice adempimento.

Il vero controllo dovrebbe mettere in fila:

STATUTO → DELEGHE → PROCURE → ORGANIGRAMMA → MANSIONARI → PROCESSI → POTERI REALI → FLUSSI INFORMATIVI → DECISIONI

Se questi elementi raccontano aziende diverse, il problema non è documentale.

È organizzativo.

C’è poi un’altra conseguenza pratica.

L’assetto non è qualcosa che si costruisce una volta e si mette nel cassetto.

L’impresa cambia: cresce, acquisisce clienti più grandi, apre una controllata, entra in nuovi mercati, introduce nuove tecnologie, aumenta le commesse.

Ma spesso l’organizzazione resta quella dell’azienda di cinque anni prima.

E allora nasce quello che definirei Organizational Adaptation Lag:

il business è cambiato più velocemente dell’organizzazione.

La domanda che farei oggi a molti amministratori è quindi molto semplice: “Qual è stata l’ultima modifica organizzativa che avete fatto e quale problema aziendale doveva risolvere?”

Se la risposta è: “Abbiamo aggiornato l’organigramma perché ce l’ha chiesto qualcuno”,

siamo ancora nella compliance.

Se invece la risposta è: “Abbiamo separato Engineering e Project Management perché stavamo perdendo settimane tra rilascio disegni, acquisti e fatturazione delle milestone”,

allora l’organizzazione sta diventando strumento di gestione.

Ed è questa, secondo me, la vera lettura degli adeguati assetti organizzativi.

La vendita è saltata anche per mancanza di dati affidabili

Un amministratore non risponde soltanto delle decisioni che prende. Deve preoccuparsi anche che l’impresa sia organizzata per far arrivare alle persone giuste le informazioni necessarie a prendere quelle decisioni, in tempo utile.

L’organigramma è solo la fotografia.

Organizzare significa tenere quella fotografia continuamente allineata con l’impresa reale.

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Scrivi oggi stesso a: info@qaserpmi.it

Francesco Cacchiarelli economista di impresa & business partner dal 1989

Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Viterbo, al numero 084 sezione A, anzianità 1989 

Iscritto nel Registro dei Revisori Legali MEF, al numero 103287 sezione A, anzianità 1999 

Mail francesco@qaserpmi.it

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