C’è un’immagine illuminante nel piccolo Trattato dell’efficacia del filosofo François Jullien che fotografa alla perfezione l’errore strutturale di molte direzioni aziendali.
Da un lato c’è la fisica di Aristotele, l’approccio occidentale: un sasso fermo che, per muoversi, ha bisogno di un soggetto che lo “spinga” con la forza della volontà, un atto d’imperio che consuma energia e genera attrito.
Dall’altro c’è l’approccio orientale, codificato nella strategia antica di Sun Tzu: l’efficacia non sta nello sforzo muscolare, ma nel disporre un sasso rotondo sulla cima di un pendio ripido, lasciando che “scivoli” e rotoli da solo, assecondando la forza di gravità e la pendenza naturale.
In Occidente abbiamo mitizzato il “manager-eroe” o il consulente che si esaurisce pur di piegare la realtà a un piano teorico astratto. In Oriente, lo stratega è colui che non forza gli eventi, ma ne cavalca il potenziale.
Questa distinzione non è accademia: è anche una delle chiavi di volta per tradurre l’obbligo normativo degli Adeguati Assetti organizzativi, amministrativi e contabili (Art. 2086 c.c.) da costo burocratico a leva strategica di protezione del valore.
I due modelli a confronto: Pianificazione d’imperio vs. Potenziale della situazione
Il saggio di Jullien analizza come l’Europa e la Cina abbiano sviluppato due modi opposti di raggiungere un obiettivo:
Il Modello Occidentale (Il Piano e la Forza): Costruiamo un modello ideale nella nostra testa (un business plan a 5 anni, una procedura rigida), lo proiettiamo nel futuro e poi usiamo la forza (investimenti massicci, ordini diretti, controllo asfissiante) per costringere l’organizzazione ad adeguarvisi. Se la realtà fa resistenza, “spingiamo” più forte.
Il rischio? Il burnout delle risorse o, peggio, l’applicazione del principio GIGO (Garbage In, Garbage Out): se applichi la forza o la tecnologia a un processo intrinsecamente disordinato, ottieni solo un’inefficienza più veloce.
Il Modello Cinese (Lo Shi o la Propensione): Non si impone un disegno astratto, ma ci si mette in ascolto della situazione. Si individuano le linee di minor resistenza, le crepe, le tendenze già in atto nell’azienda e nel mercato. Il saggio crea le condizioni di contorno affinché il risultato si produca da sé, attraverso una “trasformazione silenziosa” e invisibile.
Applicare Jullien in Azienda: Gli Adeguati Assetti come “Pendenza Naturale”
Quando il legislatore italiano ha riformato l’Articolo 2086 del Codice Civile, imponendo alle imprese l’istituzione di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, molte aziende hanno reagito “all’occidentale” producendo faldoni di procedure sterili di 300 pagine che nessuno leggerà mai, con l’unico scopo di esibire un paracadute formale in caso di crisi.
Questa è la logica del sasso spinto in salita: uno sforzo immane che produce solo burocrazia.
Applicare il Trattato dell’efficacia agli adeguati assetti significa ribaltare l’approccio attraverso quattro pilastri:
- La diagnosi organizzativa prima della Norma
Prima di redigere una sola procedura o implementare un software di controllo di gestione, il consulente-stratega deve mappare la “pendenza” attuale dell’azienda.
Qual è il clima aziendale? Come viaggiano le informazioni? Dove si annidano i veri colli di bottiglia avvertiti dai collaboratori?
Se introduciamo i flussi informativi degli adeguati assetti là dove i dipendenti soffrono di più la disorganizzazione, lo strumento non verrà percepito come un obbligo di legge calato dall’alto, ma come una liberazione.
L’assetto “svicola” e si integra da solo perché trova una pendenza favorevole. - Monitoraggio della cassa: L’efficacia del Flusso continuo
Nella cultura manageriale classica, spesso ci si focalizza sul fatturato e sui margini teorici (la costruzione architettonica dell’utile). Ma come recita la dura legge della trincea aziendale: “Il fatturato è un’opinione, la cassa è un fatto”.
Il pensiero di Jullien è un inno al flusso dinamico. Un adeguato assetto contabile non deve essere un’autopsia trimestrale dei costi, ma un cruscotto predittivo incentrato sulla Centrale Rischi e sui flussi di cassa operativi (DSCR).
Monitorare la cassa significa assecondare l’energia vitale dell’azienda, intercettando i segnali di crisi (le crepe nel terreno) prima che la frana si stacchi. - La trasformazione silenziosa contro l’intervento d’urgenza
L’approccio occidentale celebra il “risanatore d’urgenza”, colui che interviene quando l’azienda è ormai in crisi conclamata, ingaggiando una battaglia eroica e sanguinosa contro il tempo e i creditori.
La morale di Jullien (mutuata da Sun Tzu) ci insegna che “la massima vittoria è sottomettere il nemico senza combattere”. Un adeguato assetto organizzativo è efficace quando agisce in modo preventivo e silenzioso: modifica impercettibilmente i comportamenti quotidiani, allinea le deleghe, automatizza i controlli. La crisi viene disinnescata prima ancora di manifestarsi. Non c’è gloria visibile, ma c’è la continuità aziendale protetta. - Risorse Umane: Valorizzare la propensione, non la job description
Spingere il sasso significa prendere un collaboratore e forzarlo a svolgere mansioni contrarie alle sue attitudini storiche in nome di un organigramma teorico.
L’approccio strategico analizzerà ad esempio il potenziale della risorsa: se un dipendente ha una propensione naturale per l’analisi dettagliata ma detesta il front-office, l’adeguato assetto organizzativo lo posizionerà a presidio dei flussi informativi contabili. L’energia della risorsa lavorerà per l’azienda senza attriti e senza sprechi.
Dallo sforzo al posizionamento
Coniugare il Trattato dell’efficacia con la governance aziendale significa comprendere che la conformità legislativa e la pianificazione strategica non si ottengono con la coercizione o con la complessità burocratica.
L’imprenditore e il consulente lungimiranti non spingono il sasso in salita. Costruiscono un ecosistema aziendale – fatto di procedure snelle, monitoraggio costante della cassa e valorizzazione delle competenze – che crea una pendenza naturale verso la sicurezza, la stabilità e la crescita. Perché la vera efficacia non risiede nel fare la guerra alla realtà, ma nel trasformare la pendenza del mercato nella propria forza motrice.
“Non spingere il sasso controcorrente: inclina il piano aziendale e fallo scivolare verso il risultato”
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