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12 Ottobre 2026

ISO 9001:2026: tre anni per la transizione. Ma la tua azienda è davvero sotto controllo?

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Dalla qualità agli adeguati assetti: come trasformare la transizione in un’occasione per integrare processi, controllo dei margini e pianificazione della liquidità

Il 16 settembre 2026 è stata pubblicata la nuova ISO 9001:2026, che sostituisce l’edizione del 2015.

Le imprese già certificate avranno tempo fino al 30 settembre 2029 per completare la transizione.

Tre anni possono sembrare tanti. Ma c’è una domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi prima di chiamare il proprio consulente della qualità.

Vuoi semplicemente aggiornare il certificato oppure vuoi cogliere l’occasione per capire se la tua azienda è davvero organizzata per affrontare il futuro?

Perché sono due cose molto diverse.

L’adeguamento degli assetti aziendali da obbligo a opportunità

1. La nuova ISO 9001:2026: cosa cambia per l’imprenditore?

La ISO 9001 è uno standard internazionale volontario per i sistemi di gestione della qualità. Aiuta le imprese a organizzare i processi, definire le responsabilità, monitorare le prestazioni e migliorare la soddisfazione dei clienti.

La nuova edizione mantiene questa impostazione, rafforzando alcuni aspetti:

Leadership e cultura della qualità: maggiore attenzione al coinvolgimento della direzione e ai comportamenti organizzativi.

Comportamento etico: valorizzazione di una cultura aziendale coerente con i principi della qualità.

Direzione strategica: collegamento tra obiettivi della qualità e strategia dell’organizzazione.

Rischi e opportunità: maggiore distinzione tra le rispettive azioni di gestione.

Contesto aziendale: attenzione ai fattori esterni rilevanti, compreso il cambiamento climatico, già richiamato dall’emendamento del 2024.

Non si tratta di ricominciare da zero, ma di far evolvere il sistema esistente.

Il vero vantaggio non è soltanto adeguarsi alla norma. È utilizzare meglio le informazioni che l’azienda già produce.

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2. Processi certificati, ma margini e liquidità sotto controllo?

Immaginiamo un’impresa manifatturiera certificata ISO 9001.

Ha un organigramma, procedure formalizzate, controlli sulla produzione, gestione dei reclami, audit interni e riesami periodici.

Tutto documentato.

Ma poniamo cinque domande all’amministratore:

-Sai quanto margine producono realmente le tue principali commesse?

-Conosci il capitale immobilizzato nel magazzino e nei lavori in corso?

-Sai quanta liquidità servirà nei prossimi tre, sei e dodici mesi?

-Sei in grado di verificare prospetticamente la sostenibilità dei debiti?

-Hai un sistema che segnala tempestivamente gli scostamenti rispetto alle previsioni?

Se l’imprenditore non sa rispondere, non significa necessariamente che il suo sistema qualità sia inadeguato.

Significa però che potrebbero esserci lacune nel sistema complessivo di governo dell’impresa.

Puoi produrre benissimo, consegnare puntualmente e soddisfare tutti i clienti. Ma se non governi margini, capitale circolante e cassa, puoi comunque trovarti in difficoltà.

Queste cinque domande non fanno parte di un esame ISO 9001. Sono domande di governo aziendale.

Ed è qui che qualità dei processi e controllo di gestione possono incontrarsi.

Adeguati assetti le sanzioni indirette del Mercato

3. ISO 9001 e adeguati assetti: due strumenti diversi che possono lavorare insieme

L’art. 2086, comma 2, del Codice Civile impone all’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva di istituire assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche per rilevare tempestivamente la crisi e la perdita della continuità aziendale.

L’art. 3 del Codice della Crisi richiede assetti capaci di rilevare gli squilibri, verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale per almeno i dodici mesi successivi.

Attenzione: la legge non impone uno specifico software, un modello unico di budget o il calcolo generalizzato del DSCR.

Richiede invece informazioni prospettiche affidabili, tempestive e adeguate alle caratteristiche dell’impresa.

La ISO 9001 può contribuire alla componente organizzativa attraverso processi strutturati, responsabilità definite, indicatori e controlli.

Ma la certificazione ISO 9001 non attesta l’adeguatezza degli assetti ex art. 2086 c.c.

La distinzione è essenziale: le due discipline hanno finalità differenti, ma possono essere integrate in un modello di governo aziendale più efficace.

UNI/PdR 167:2025

4. La UNI/PdR 167:2025: un riferimento tecnico per gli adeguati assetti

Dal 17 aprile 2025 è in vigore la UNI/PdR 167:2025, dedicata agli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili delle PMI.

La prassi mette a disposizione requisiti e indirizzi operativi per valutare l’adeguatezza degli assetti, con attenzione alla loro effettiva capacità di supportare la gestione dell’impresa.

Tra gli aspetti esaminati rientrano responsabilità organizzative, flussi informativi, pianificazione economico-finanziaria, liquidità, indebitamento e analisi degli scostamenti.

La UNI/PdR 167 prevede anche una valutazione di conformità di terza parte secondo uno specifico schema di certificazione.

Non sostituisce le responsabilità degli amministratori e non equivale alla ISO 9001.

Può però costituire un utile riferimento per collegare organizzazione, controllo di gestione e informazioni necessarie al governo dell’impresa.

Non esiste l’impresa senza l’imprenditore

5. Dal sistema qualità al pre-audit gestionale integrato

Perché non utilizzare la transizione alla ISO 9001:2026 per verificare anche ciò che accade sul fronte economico e finanziario?

La proposta è affiancare al percorso di aggiornamento del sistema qualità un pre-audit gestionale sugli adeguati assetti.

Un check-up operativo, proporzionato alle dimensioni dell’impresa, articolato su quattro aree:

Organizzazione: processi, ruoli, deleghe e responsabilità.

Economia: margini, redditività delle commesse, costi e budget.

Finanza: liquidità, capitale circolante, Centrale Rischi e sostenibilità degli impegni finanziari.

Governance: informazioni a disposizione degli amministratori e loro utilizzo nelle decisioni.

Il risultato è una valutazione delle principali criticità e un piano di intervento con priorità, responsabilità e tempi definiti.

Non un ulteriore adempimento, ma uno strumento per comprendere dove intervenire prima che i problemi diventino emergenze.

L’ibridazione della conoscenza

6. Una nuova opportunità: consulenti qualità e professionisti economico-aziendali insieme per l’impresa

La ISO 9001:2026 può favorire nuove collaborazioni tra professionisti con competenze complementari.

Il consulente della qualità conosce processi, procedure, responsabilità operative e metodologie di miglioramento.

Il professionista economico-aziendale interviene su controllo di gestione, pianificazione finanziaria, sostenibilità del debito, continuità aziendale e adeguati assetti.

Due competenze diverse. Un obiettivo comune: aiutare l’imprenditore a governare meglio la propria azienda.

La collaborazione può tradursi in un pre-audit integrato, nel quale ciascun professionista opera nel proprio ambito, con incarichi e responsabilità chiaramente definiti.

Consulenza e certificazione restano attività distinte

L’eventuale certificazione è svolta autonomamente da un organismo di certificazione indipendente, nel rispetto dei requisiti di imparzialità applicabili.

Il pre-audit consulenziale non costituisce certificazione, non sostituisce gli audit dell’organismo competente e non rappresenta una via privilegiata o garantita per ottenere il certificato.

L’obiettivo della collaborazione non è garantire una certificazione, ma aiutare l’impresa a migliorare concretamente il proprio sistema di governo.

Adeguati assetti = Più soldi per la tua azienda

7. Cosa ottiene l’imprenditore?

Il valore del pre-audit non si misura dal numero di documenti prodotti, ma dalla loro utilità.

L’impresa ottiene una fotografia delle principali carenze, l’individuazione degli interventi prioritari e indicazioni per migliorare strumenti di controllo, pianificazione e monitoraggio.

Può così valorizzare quanto già realizzato con il sistema qualità, senza duplicare procedure e attività.

Un’organizzazione più strutturata e informazioni economico-finanziarie più attendibili possono inoltre migliorare il dialogo con banche, investitori e grandi committenti, senza garantire automaticamente migliori condizioni di finanziamento o vantaggi commerciali.

8. Hai tempo fino al 2029. Ma quanto ti costa aspettare?

La scadenza del 30 settembre 2029 riguarda la transizione dalla ISO 9001:2015 alla ISO 9001:2026. L’obbligo di istituire adeguati assetti, invece, esiste già.

Ecco perché il vero tema non è anticipare una scadenza, ma sfruttare un’opportunità.

La revisione del sistema qualità può diventare il momento giusto per chiedersi se l’impresa dispone anche degli strumenti necessari per monitorare margini, liquidità, indebitamento e continuità aziendale.

Un’azienda certificata può essere ben organizzata. Un’azienda ben governata deve anche sapere dove sta andando, quanto guadagna e se avrà le risorse per rispettare i propri impegni.

Non hai tempo di svolgere gli adeguati assetti? Lo facciamo noi per te

Una proposta per imprenditori e consulenti “della qualità”

La transizione alla ISO 9001:2026 può diventare un’occasione per mettere in relazione processi operativi, informazioni economiche e pianificazione finanziaria.

Proponiamo attività di diagnosi preliminare degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili, anche in collaborazione con consulenti qualità, per individuare criticità e definire un piano di miglioramento proporzionato alle caratteristiche dell’impresa.

L’attività è consulenziale e resta distinta dall’eventuale certificazione di terza parte.

Perché la domanda non è soltanto: «La mia azienda supera l’audit?».

È anche: «Dispongo delle informazioni e dell’organizzazione necessarie per decidere in tempo?».

Per approfondimenti e proposte di collaborazione professionale:

info@qaserpmi.it

Francesco Cacchiarelli – Commercialista, Revisore Legale ed Economista d’impresa.

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