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9 Settembre 2026

La fine del Business Plan “Ad mentula canis”

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Un mio amico imprenditore, che fino a poco tempo fa era convinto di poter fare le cose come sempre, si è ritrovato con una bella sorpresa: la banca gli ha rifiutato un finanziamento. Il motivo? Un business plan superficiale, mal scritto e, diciamolo chiaramente, fatto “ad mentula canis“. La verità è che l’epoca dei business plan buttati giù alla buona è finita. Oggi le banche non si accontentano più di qualche cifra sparsa qua e là o di previsioni campate per aria. Oggi serve molto di più.

Le Banche sono cambiate, e con le nuove Linee Guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA), sono diventate molto più esigenti. Non è più sufficiente presentare un documento tanto per fare: i business plan devono essere veritieri, sostenibili, e soprattutto, ben fatti. Le banche non si limitano a prenderli per buoni, ma vanno a verificare e monitorare i dati che le imprese forniscono. Se trovano delle incongruenze o se qualcosa non torna, è un attimo vedersi chiudere la porta in faccia.

Il nuovo rapporto tra banca e impresa richiede un cambiamento culturale e operativo profondo. Non si tratta solo di rispettare le nuove normative, ma di adottare una visione lungimirante, sviluppando una vera cultura finanziaria aziendale. In passato, la valutazione del merito creditizio si basava principalmente sul bilancio aziendale. Ma oggi, con le nuove direttive, le banche guardano ben oltre. Si concentrano su fattori come i flussi di cassa, la posizione finanziaria netta, i modelli di business, i piani strategici, le proiezioni economico-finanziarie e persino sugli aspetti ESG (Ambientali, Sociali e di Governance).

In altre parole, le banche vogliono essere sicure che un’impresa non solo sia in grado di ripagare il debito oggi, ma anche in futuro. Le garanzie reali, un tempo considerate fondamentali, ora sono solo l’ultima spiaggia. Questo significa che non basta più portare in banca un business plan tanto per fare bella figura: deve essere un documento serio, costruito su dati reali, con previsioni solide e ben giustificate.

È essenziale condividere le informazioni in modo chiaro, trasparente e soprattutto competente. Una buona reputazione creditizia è ormai cruciale per ottenere il supporto finanziario di cui si ha bisogno. E la trasparenza non riguarda solo i numeri, ma anche la strategia aziendale, l’andamento delle operazioni e le prospettive future.

Per gli imprenditori, non c’è più margine per i giochi: presentare dati non veritieri o sottovalutare l’importanza della trasparenza non è solo rischioso, è una operazione suicida. Le banche hanno l’OBBLIGO di monitorare attentamente i documenti contabili e finanziari delle imprese, e non possono più chiudere un occhio. Se scoprono che qualcosa non quadra, non solo verrà negato il credito, ma si rischia di compromettere la stessa sopravvivenza dell’azienda.

Dall’altra parte, le banche devono pretendere dati affidabili, aggiornati e, se possibile, asseverati da terze parti. La superficialità non è più tollerata. È finita l’epoca dei business plan fatti “a cazzo di cane”. È tempo di fare sul serio.

 

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Francesco Cacchiarelli economista di impresa & business partner

Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Viterbo, al numero 084 sezione A, anzianità 1989

Iscritto nel Registro dei Revisori Legali MEF, al numero 103287 sezione A, anzianità 1999

francesco@qaserpmi.it

 

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