Il comma 642 – introdotto dalla Camera – autorizza la spesa di 1 milione di euro, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 per l’attuazione del Piano d’azione in ottemperanza della risoluzione n. 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su Donne, pace e sicurezza, nonché per la formazione nel settore della mediazione e della prevenzione dei conflitti. Il comma 642 reca l’autorizzazione di spesa pari a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 per l’attuazione del nuovo Piano d’azione italiano su Donne, Pace e Sicurezza 2020-2024, il quarto in ordine di tempo. Il 30 novembre 2020 il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) ha approvato il IV Piano d’Azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza, 2020 – 2024, alla luce del venticinquesimo anniversario della IV Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino (1995) e nel quadro del ventesimo anniversario della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1325(2000). Successivamente, il Piano d’Azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza è stato diffuso il 10 dicembre 2020, con l’intento di celebrare, altresì, la Giornata Internazionale dei Diritti Umani. Il nuovo Piano persegue 4 Obiettivi volti a promuovere e rafforzare: 1) il ruolo delle donne nei processi di pace ed in tutti i processi decisionali; 2) la prospettiva di genere nelle operazioni di pace; 3) l’empowerment delle donne, la parità di genere e la protezione dei diritti umani di donne e bambine/i in aree di conflitto e post-conflitto; 4) attività di comunicazione, advocacy e formazione, a tutti i livelli, sull’Agenda Donne, Pace e Sicurezza e le questioni connesse, accrescendo al contempo le sinergie con la società civile per implementare efficacemente la Risoluzione 1325(2000) e l’Agenda Donne, Pace e Sicurezza. In Italia sono stati finora adottati quattro Piani di Azione Nazionale: nel dicembre 2010 il primo, per il periodo 2010-2013; nel novembre 2014, il secondo, per il periodo 2014-2016; nel dicembre 2016 il terzo, per il periodo 2017-2019; nel novembre 2020 il piano in commento. In precedenza, i finanziamenti per l’attuazione del Terzo Piano di azione nazionale erano recati dalla legge di bilancio per il 2017. In particolare, l’articolo 1, comma 350, della legge n. 232/2016 autorizzava la spesa di 1 milione di euro per l’anno 2017 e di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 finalizzata alla predisposizione del terzo Piano di azione nazionale su “Donne pace e sicurezza”, nonché alle azioni di promozione, valutazione e monitoraggio del Piano medesimo. Successivamente, lo stanziamento integrativo disposto dalla legge di bilancio per il 2018 incrementava le risorse di 500.000 euro per ciascuna annualità 2018 e 2019 e vi aggiungeva 1 milione di euro per il 2020 (con ciò determinando uno stanziamento annuo di 1 milione di euro per ciascuna annualità del triennio 2018-2020). Il 31 ottobre 2000 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità la Risoluzione 1325, il primo documento del Consiglio di sicurezza che menziona esplicitamente l’impatto dei conflitti armati sulle donne e sottolinea il contributo femminile alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione di una pace durevole, è stata adottata il 31 ottobre del 2000 ed ha stabilito l’agenda per le donne, la pace e la sicurezza (WPS). Da allora, le Nazioni Unite hanno adottato altre nove Risoluzioni che hanno ampliato il quadro giuridico e politico e delineato un sistema ampio di obiettivi a garanzia della prevenzione, della partecipazione e protezione delle donne (paradigma delle 3”P”) nei contesti di conflitto, focalizzando tre elementi: 1. le donne ed i fanciulli rappresentano i gruppi più colpiti dai conflitti armati; 2. le donne svolgono un ruolo imprescindibile sia nella prevenzione e risoluzione dei conflitti, sia nelle attività di ricostruzione della pace; 3. gli Stati membri dell’ONU sono invitati ad assicurare una più ampia partecipazione delle donne a tutti i livelli decisionali, con particolare riferimento ai meccanismi di prevenzione, gestione e risoluzione del conflitto. L’Agenda Donne, pace e sicurezza del Consiglio di Sicurezza, riprendendo lo schema delineato nella Risoluzione 1325, definisce azioni rivolte a: •aumentare la rappresentanza femminile nelle istituzioni a qualsiasi livello; •aumentare il sostegno finanziario, tecnico e logistico alle strutture dell’ONU impegnate nella formazione della cultura di genere; •coinvolgere le donne nei negoziati per gli accordi di pace e nei processi decisionali contestuali alla risoluzione dei conflitti e alla ricostruzione post conflitto; •fornire un’adeguata preparazione al personale civile e militare dispiegato in operazioni decise dal Consiglio di Sicurezza; •adottare misure speciali di protezione delle donne rispetto alla violenza di genere; •considerare le esigenze delle donne nella pianificazione post conflitto dei programmi di disarmo, smobilitazione e reintegro. Nelle Risoluzioni adottate negli anni successivi il punto focale delle azioni si sposta dalla questione della violenza contro le donne all’interno dei conflitti armati verso l’evidenziazione della partecipazione e del rafforzamento del ruolo femminile nella gestione e risoluzione di tali conflitti. A fronte dell’ampiezza del mandato della risoluzione 1325 e della mancanza di indicazioni precettive in ordine all’attuazione delle sue disposizioni, e mentre si continuavano a registrare numerosi casi di violenza sessuale nelle aree di conflitto armato e post conflitto, il Consiglio di Sicurezza ha previsto, nel Presidential Statement del 28 ottobre 2004, la possibilità che gli Stati membri proseguissero sulla strada dell’attuazione della Risoluzione 1325 anche attraverso l’adozione di “National Action Plans”. Si rammenta che la legge-quadro missioni internazionali (legge n. 145/2016), all’articolo 1, comma 3, prevede che nell’ambito della partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali siano adottate iniziative volte ad attuare la risoluzione 1325 (2000) e le successive risoluzioni 1820 (2008), 1888 (2009), 1889 (2009), 1960 (2010), 2106 (2013) e 2122 (2013) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unit,e nonché il Piano d’azione nazionale su «Donne, pace e sicurezza 2014-2016» e i piani successivi. Quanto alle attività di monitoraggio e valutazione, il Piano d’azione nazionale prevede la predisposizione di un progress report annuale, curato dal CIDU, il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani del MAECI, deputato al monitoraggio e al follow-up dell’applicazione da parte dell’Italia dei trattati internazionali in materia di Diritti Umani.
Fonte: Servizio Studi Senato della Repubblica – dossier 28/12/2020