I commi in esame – inseriti dalla Camera – consentono, a determinate condizioni, che le regioni e le province autonome riconoscano, nel 2021, ulteriori periodi di trattamento di integrazione salariale in deroga – per un periodo massimo di dodici mesi, anche non continuativi -, in relazione all’attuazione dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale, relativi a crisi aziendali incardinate presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle regioni. Il trattamento in oggetto può essere concesso dalle regioni o dalle province autonome solo previa verifica da parte dell’INPS dell’effettiva disponibilità finanziaria, nei limiti delle risorse, già assegnate al medesimo ente territoriale e richiamate dal comma 287, che residuino rispetto agli utilizzi anch’essi ivi richiamati, e in ogni caso nel rispetto di un limite massimo pari a 10 milioni di euro per il 2021. I medesimi enti territoriali assicurano ai beneficiari dei suddetti trattamenti di integrazione salariale l’applicazione di misure di politica attiva, individuate, a valere sulle risorse proprie e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in accordo con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, in un apposito piano regionale, da comunicare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL). Le risorse finanziarie in oggetto erano state stanziate – in favore delle regioni e delle province autonome – per trattamenti anche in deroga di integrazione salariale o di mobilità, ovvero per misure di politica attiva del lavoro. Gli utilizzi richiamati concernono alcune fattispecie di riconoscimento di trattamenti di integrazione salariale in deroga.
Fonte: Servizio Studi Senato della Repubblica – dossier 28/12/2020
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