Il suddetto articolo stabilisce, alla fine del comma 1, che al provvedimento di sospensione “non si applicano le disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241”, con particolare riferimento all’art. 3, secondo cui “ogni provvedimento amministrativo […] deve essere motivato”.
La Corte costituzionale ha risposto alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1 del d.lgs. n. 81/2008 sollevata del TAR Liguria in riferimento agli articoli 97, primo comma, 24 e 113 della Costituzione.
I giudici della Consulta, dopo aver affermato che “l’obbligo di motivare i provvedimenti amministrativi è diretto a realizzare la conoscibilità, e quindi la trasparenza, dell’azione amministrativa. Esso è radicato negli artt. 97 e 113 Cost., in quanto, da un lato, costituisce corollario dei principi di buon andamento e d’imparzialità dell’amministrazione e, dall’altro, consente al destinatario del provvedimento, che ritenga lesa una propria situazione giuridica, di far valere la relativa tutela giurisdizionale”, hanno quindi dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo in questione, assicurando, inoltre, che “la giusta e doverosa finalità di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, nonchè di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, non è in alcun modo compressa dall’esigenza che l’amministrazione procedente dia conto, con apposita motivazione, dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che ne hanno determinato la decisione, con riferimento alle risultanze dell’istruttoria”.
In sintesi, gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro, nell’adottare provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, devono fornire la motivazione del provvedimento.
Per scaricare in formato pdf la sentenza della Corte costituzionale n. 310 del 5/11/2010 cliccare qui.
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