Lo staff di tusciafisco.it, in collaborazione con la casa editrice Start Press Nativi Digitali, pubblica la collana gratuita di e-book “Start PMI”.
L’e-book – diffuso in forma gratuita – si avvale del procedimento denominato Project Mirror Intelligence (PMI Method) – elaborato dal gruppo Tusci@network – che ha l’obiettivo di fornire al navigatore una selezione ragionata di informazioni di natura economico–statistica in grado di riflettere la situazione contingente del “Sistema–Italia”.
Tale selezione è stata operata da Francesco Cacchiarelli e Riccardo Cerulli.
L’Instant Book “Start PMI” ha cadenza mensile. I dati contenuti in questo numero sono aggiornati al 28/2/2021 (link alla pagina dell’e-book)
Indice Start PMI Instant book febbraio 2021:
- Aggiornamento sugli andamenti economici e monetari (Bollettino Economico n. 1/2021) – Banca Centrale Europea – 4 febbraio 2021
- I risparmi delle imprese alla prova del COVID (Focus n. 4) – Servizio Studi BNL – 15 febbraio 2021
- Congiuntura flash – Centro Studi Confindustria – 20 febbraio 2021
- Congiuntura Confcommercio n. 2 – Ufficio Studi Confcommercio – 17 febbraio 2020
- Monthly Outlook Febbraio 2021 – ABI – 16 febbraio 2021
- Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana – ISTAT – 9 febbraio 2021
ESTRATTO
2. I risparmi delle imprese alla prova del COVID (Focus n. 4) – Servizio Studi BNL – 15 febbraio 2021
Da circa un decennio le società non finanziarie dell’area euro si trovano nella condizione di “net lenders” ossia registrano un saldo positivo tra entrate e uscite. Il fenomeno è nuovo per il comparto che in precedenza registrava una posizione debitoria verso gli altri settori istituzionali.
Nel 2020, nell’area euro, i soli depositi delle imprese presso il sistema bancario sono aumentati di oltre 500 miliardi, arrivando a superare i €3,1 trilioni. Tutte le principali economie dell’area hanno condiviso un’accumulazione di risorse liquide di eccezionale rilievo: 43 mld in Spagna, 86 mld in Germania, 88 mld in Italia e 187 mld in Francia, importi ovunque più che triplicati rispetto all’anno precedente.
Le disponibilità delle imprese si sono giovate delle misure per agevolare il credito adottate per contrastare gli effetti della pandemia. Nel 2020 le erogazioni di nuovi prestiti hanno ampiamente superato quelle dell’anno precedente: 39 mld in Spagna, 46 mld in Italia, 62 mld in Germania, 136 mld in Francia.
Nei prossimi mesi andrà monitorato l’utilizzo di quest’ampia scorta di liquidità. Uno studio della Banca dei Regolamenti Internazionali evidenzia il rischio di un suo rapido esaurimento per effetto dell’onere prodotto dal servizio del debito e dei costi operativi non comprimibili.
I risparmi delle imprese alla prova del Covid.
Nella contabilità aggregata il settore produttivo tradizionalmente registra un flusso annuo delle passività che eccede quello delle attività. Negli ultimi venti anni nell’area euro, tuttavia, il segno della posizione finanziaria netta delle imprese è risultato più volte positivo. In particolare, dall’avvio della “grande recessione” del 2008-2009 nella maggior parte dei paesi Uem il settore produttivo registra un eccesso di risparmi. Nel 2020, nell’area euro, i soli depositi delle imprese presso il sistema bancario sono aumentati di oltre 500 miliardi, arrivando a superare i 3,1 trilioni di euro.
Tra le molteplici determinanti del fenomeno, l’andamento fiacco degli investimenti e il basso livello dei tassi di interesse sono le variabili che negli ultimi anni hanno influito maggiormente sulla posizione debitoria/creditoria delle imprese. Dal 2012, quasi ininterrottamente, le imprese di Germania, Italia e Spagna si trovano in una posizione di surplus; nell’anno terminante a settembre 2020, il saldo attivo rispetto al valore aggiunto è stato pari al 2,5% per le aziende tedesche e al 4% per quelle spagnole e italiane.
L’ampia liquidità accumulata dalle imprese delle principali economie Uem potrebbe essere messa a dura prova dalle conseguenze prodotte dalla pandemia sulla congiuntura economica: un recente studio condotto su 40mila imprese ha stimato che un calo delle entrate del 25%, in assenza di rinnovo dei finanziamenti in scadenza, potrebbe determinare un rapido esaurimento dei risparmi in oltre la metà del campione analizzato.
Record di liquidità per le imprese.
Con uno stock di oltre 3,1 trilioni di euro, un tasso medio annuo di crescita del 15% e 507 miliardi di flussi netti in entrata, i depositi delle società non finanziarie dell’area euro hanno registrato nel 2020 livelli e crescite mai sperimentati.
A questo risultato hanno contribuito tutte le principali economie dell’area: si va dai 43 mld della Spagna, agli 86 mld della Germania, agli 88 mld dell’Italia fino ai 187 mld della Francia, valori ovunque più che triplicati rispetto al 2019. Il tasso di crescita medio nel 2020 è stato per tutti questi paesi a due cifre con variazioni che spaziano dall’11% in Germania e Spagna, al 18% dell’Italia, fino a oltre il 23% della Francia.
L’eccezionale aumento dei depositi dello scorso anno rappresenta il culmine di un processo in corso da diverso tempo: posto pari a 100 il totale dei depositi delle imprese a dicembre del 2010, alla fine del 2020 quelli della Spagna erano pari a 133 e quelli della Germania a 175; ben oltre 200 quelli di Francia e Italia. L’elevato livello di risparmio del settore produttivo era stato uno dei temi al centro dell’incontro dei Ministri delle finanze e dei banchieri centrali tenutosi a Osaka nel giugno 2019, quando era stato individuato come uno dei principali fattori responsabili degli elevati squilibri delle partite correnti in diverse parti del mondo.
Al contrario di quanto atteso, in alcuni paesi la differenza tra il totale delle attività e passività finanziarie determina un insolito saldo positivo: nei dodici mesi terminanti a giugno 2020 nell’eurozona l’avanzo è stato pari a 25 miliardi valore che nel trimestre successivo è più che raddoppiato (57 mld) evidenziando l’accelerazione del fenomeno durante la pandemia.
L’evento è relativamente nuovo.
Negli ultimi venti anni, nell’area euro, la posizione debitoria/creditoria delle imprese ha conosciuto fasi alterne: tra il 1999 e la metà del 2002 ha prevalso l’indebitamento poiché le imprese hanno colto le opportunità offerte dai mercati azionari in crescita; tra il 2002 e il 2003 lo scoppio della bolla finanziaria ha frenato l’espansione delle passività e il settore è tornato a disporre di risparmi in eccesso; negli anni successivi, la normalizzazione dell’attività economica ha portato il comparto a raggiungere il livello massimo di indebitamento (-257 mld nel 2008). Nel periodo successivo, la crisi dei debiti sovrani e l’alternarsi di periodi di recessioni e basse crescite hanno di nuovo portato il settore a finanziare gli altri comparti economici per circa un decennio. Una situazione anomala che si è solo brevemente interrotta nel 2018-19 ed è ora di nuovo presente a causa delle incerte prospettive economiche conseguenti l’evoluzione della pandemia.
Gli studi sui saldi finanziari delle imprese nelle economie avanzate hanno individuato numerose variabili che attenuano o al contrario accrescono la propensione all’indebitamento: ciclo economico, investimenti, risultati aziendali, tassi di interesse, motivi precauzionali sono le correlazioni più frequentemente analizzate nella letteratura economica.
L’andamento aggregato nasconde ampie eterogeneità tra i paesi membri dell’area euro: negli oltre venti anni del periodo 1999-2020 Germania, Spagna, Paesi Bassi e Finlandia hanno registrato il maggior numero di trimestri in condizione di “net lenders”, platea che si allarga comprendendo quasi tutte le economie dell’area se si considerano gli anni successivi all’avvio della grande recessione.
Tra i principali paesi dell’eurozona la Francia è l’unico nel quale, negli ultimi anni, le imprese hanno continuato a preferire l’indebitamento esterno; al contrario, quelle tedesche, con solo qualche breve interruzione, risultano in surplus dall’inizio degli anni Duemila, come pure le italiane, anche se in questo caso a partire dalla crisi dei debiti sovrani. Le aziende spagnole, con l’ampia e rapida riduzione delle passività realizzata all’indomani della crisi del 2008, sono passate da un indebitamento pari al 13,5% del valore aggiunto a una posizione creditoria del 4% (settembre 2020).
Nell’anno terminante a settembre 2020 le imprese spagnole hanno registrato un surplus di 24 mld, quelle italiane di 30, le tedesche di 48 mentre per le francesi il deficit ha sfiorato i 49 mld. In generale si tratta di una situazione che ha rafforzato la solidità delle imprese.
Investimenti e tassi di interesse pesano sui saldi finanziari delle imprese.
Tra le molteplici determinanti dei saldi finanziari delle imprese, l’andamento degli investimenti e il livello dei tassi di interesse sono le variabili che negli ultimi anni sembrano aver influito maggiormente.
Nell’area euro, fino al I trimestre del 2015 la posizione di surplus/deficit presentava una evidente correlazione inversa con gli investimenti, il saldo si muoveva verso un deficit (o una riduzione della posizione creditoria) in corrispondenza della crescita della quota degli investimenti, nelle fasi di espansione del ciclo economico e viceversa nelle fasi di contrazione. Tra il 2015 e il 2018, invece, questa regolarità viene a mancare e a un aumento degli investimenti si associa anche una posizione creditoria delle imprese.