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9 Settembre 2026

Start PMI Instant Book Giugno 2021

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Lo staff di tusciafisco.it, in collaborazione con la casa editrice Start Press Nativi Digitali, pubblica la collana gratuita di e-book “Start PMI”.

L’e-book – diffuso in forma gratuita – si avvale del procedimento denominato Project Mirror Intelligence (PMI Method) – elaborato dal gruppo Tusci@network – che ha l’obiettivo di fornire al navigatore una selezione ragionata di informazioni di natura economico–statistica in grado di riflettere la situazione contingente del “Sistema–Italia”.

Tale selezione è stata operata da Francesco Cacchiarelli e Riccardo Cerulli.

L’Instant Book “Start PMI” ha cadenza mensile. I dati contenuti in questo numero sono aggiornati al 30/6/2021 (link alla pagina dell’e-book)

Indice Start PMI Instant book giugno 2021:

  1. L’impatto delle misure di sostegno di bilancio sul fabbisogno di liquidità delle imprese durante la pandemia (estratto Bollettino Economico n. 4/2021) – Banca Centrale Europea – 24 giugno 2021
  2. Cibo, città, sostenibilità (Position Paper 2020) – Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile – 20 settembre 2020
  3. Libro Bianco Economia Digitale (estratto) – Centro Economia Digitale – 15 luglio 2020
  4. Hospitality White Paper – Deloitte – 2021
  5. Artigiani: sempre meno i giovani imprenditori. Su i titolari over 70 (+47%) giù gli under 30 ( -42%) in dieci anni (Comunicato stampa) – Unioncamere – 25 giugno 2021
  6. Investire nel capitale umano per contrastare il calo del dividendo demografico (BNL Focus n. 18) – Servizio Studi BNL – 28 giugno 2021
  7. Congiuntura Flash – Centro Studi Confindustria – 30 giugno 2021

 

ESTRATTO

3. Libro Bianco Economia Digitale (estratto) – Centro Economia Digitale – 15 luglio 2020
Ciò che ormai abitualmente definiamo rivoluzione digitale è il risultato di un complesso intreccio di cambiamenti. Tecnologici, con la crescente disponibilità di conoscenze e dispositivi che consentono di controllare e di trasformare in informazione e dunque in valore l’ambiente circostante in modi sin qui impensabili.
Produttivi, con l’avvento di nuovi modelli di business, digitali e iper-flessibili, capaci di rendere sempre più rarefatta la distinzione tra la domanda e l’offerta. Comportamentali, con la pervasiva diffusione di modelli di consumo (nonché di comunicazione e di trasporto) forieri di cambiamento sia dal lato della produzione, con un continuo stimolo all’innovazione di processo e di prodotto, sia in termini di organizzazione sociale ed urbana (i.e. smart cities). Istituzionali, con la dematerializzazione e la digitalizzazione della quasi totalità dei servizi pubblici ed il mutamento degli ordinamenti nazionali (e sovranazionali) a fronte di sfide quali la competizione tecnologica, la sicurezza digitale e la privacy. Culturali, con un numero crescente di prassi sociali e di relazioni individuali e collettive che passano in modo quasi “naturale” dalla sfera materiale (o analogica) a quella digitale.
Da un punto di vista strettamente tecnologico, la digitalizzazione è sospinta da una varietà di tecnologie (Intelligenza Artificiale, Internet delle cose -IoT, robotica avanzata, stampa 3D, Blockchain e altre); nuovi materiali (bio e/o nano materiali e altro); nuovi processi (macchine intelligenti e comunicanti tra di loro, impianti produttivi completamente automatizzati, processi produttivi in grado di rispondere e di modificarsi in modo istantaneo a fronte di cambiamenti dal lato della domanda e altri).
Alcune di queste tecnologie sono già disponibili ed il loro utilizzo risulta essere in costante aumento (OECD, 2020b). Altre saranno disponibili nel prossimo futuro. In particolare, con la completa realizza- zione di reti di ultima generazione (5G e VHC) tutti i settori industriali così come le “smart cities” potranno beneficiare delle nuove tecnologie per innovare i propri servizi e modelli di business.
Nessuna delle tecnologie digitali è realmente nuova, né autonomamente “disruptive”, ma sarà attraverso il loro utilizzo sinergico che potrà avvenire il salto verso un’economia e, più in generale, un approccio alle decisioni di tipo data-driven. La disponibilità ed il ridursi del costo relativo di tali tecnologie, assieme ai mutamenti socioeconomici menzionati in precedenza, avranno conseguenze di vasta portata su crescita economica, produttività, occupazione, competenze, distribuzione del reddito, commercio, benessere, ambiente, modelli sociali e istituzionali. La digitalizzazione è infatti uno dei principali driver della crescita economica. E questo vale sia per le singole imprese sia per le economie considerate nella loro interezza. Le imprese che si digitalizzano e/o che penetrano nei mercati ove beni e servizi digitali vengono commerciati sono quelle che per prime riescono a intercettare i nuovi flussi di domanda e, per questa via, ad accrescere le proprie quote di mercato. Le imprese digitalizzate, come recentemente documentato dall’OECD (2020b), sono quelle che manifestano i tassi di internazionalizzazione più elevati e che sono propense ad innovare in tutti i campi, dalle innovazioni di prodotto a quelle di processo sino a quelle organizzative. Le tecnologie digitali, inoltre, fungono da ‘abilitatori’ (OECD, 2020a): rendono più facile da un punto di vista tecnologico ed organizzativo introdurre ulteriori innovazioni o, da un altro punto di vista, innescano un processo di innovazione continua. Le economie caratterizzate da sostenuti tassi di digitalizzazione, d’altra parte, sono quelle che attirano la maggiore quota di investimenti internazionali e che mettono le imprese domestiche nelle condizioni di innovare (e dunque crescere) in modo persistente.
Come per le rivoluzioni tecnologiche del passato, dalla macchina a vapore all’ICT (McAfee & Brynjolfsson, 2017; Freeman & Louçã, 2001) la società umana si trova di fronte a rischi ma anche a grandi opportunità. I primi hanno a che fare con la distribuzione eterogenea dei costi e dei benefici che la transizione tecnologica porta con sé, palesando il rischio di fenomeni antichi ma mai scomparsi quali la disoccupazione tecnologica e la crescita delle diseguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Tra le opportunità vi è la possibilità di soddisfare bisogni – antichi, nuovi, contingenti e futuri – in modo più efficiente, meno costoso e potenzialmente ritagliato sulle specifiche caratteristiche del singolo utilizzatore.
La massimizzazione delle opportunità, la minimizzazione dei rischi e la garanzia di un processo di transizione che sia sufficientemente rapido e dai costi socioeconomici contenuti passa attraverso il disegno e l’implementazione di infrastrutture e politiche strumentali ad una digitalizzazione virtuosa delle imprese, del settore pubblico (tra cui la Pubblica Amministrazione-PA) e della società più in generale.
Nei prossimi anni, il potenziale tecnologico ed economico del digitale è destinato a crescere in modo esponenziale (OECD, 2020b). Tale processo subirà necessariamente una accelerazione per effetto della recente pandemia da coronavirus. Viviamo infatti un presente eccezionale che potremmo definire dell’ipercompressione: un tempo nel quale è necessario affrontare i grandi nodi irrisolti del recente passato; un tempo nel quale l’idea stessa di futuro ha subito una accelerazione imponendoci di prendere piena consapevolezza della portata e della velocità della rivoluzione tecnologica digitale, nonché della pervasività ed eterogeneità dei suoi effetti.
Una caratteristica peculiare delle tecnologie digitali è infatti quella di alimentarsi a vicenda. I progressi nel campo del software e della scienza dei dati aiutano a sviluppare nuovi materiali. A loro volta, i nuovi materiali potrebbero sostituire i semiconduttori al silicio con substrati più performanti, consentendo applicazioni software più potenti. La conseguente crescita della capacità di archiviazione e trasferimento dei dati aumenta le dimensioni delle informazioni digitalizzate (Big Data) che possono essere archiviate, elaborate e trasmesse. La capacità computazionale e di calcolo che dà linfa all’intelligenza artificiale (IA) e i continui avanzamenti nelle tecniche di miniaturizzazione moltiplicano la gamma di oggetti che possiamo e potremo definire “intelligenti” accrescendo, al contempo, la massa di informazioni archiviabili ed utilizzabili per fini socialmente ed economicamente vantaggiosi. Similmente, il crescente ammontare di informazioni digitalizzate e liberamente disponibili aumenta le opportunità per introdurre innovazioni capaci di accrescere il potenziale tecnologico di intere economie. Le opportunità di business aperte dalla digitalizzazione (si pensi a casi emblematici quali, ad esempio, Airbnb o Ebay), infine, consentono, da un lato, di dare valore a beni altrimenti esclusi dal processo economico; dall’altro, di accrescere a loro volta l’ammontare di informazioni digitalizzate mediante le quali le piattaforme più utilizzate magnificano di giorno in giorno la loro efficienza. Si tratta di un circuito che, ad ogni passo, si rimette esponenzialmente in moto modificando la società e rendendola sempre più “digitalizzata”. La natura esponenziale e cumulativa del processo di digitalizzazione rende incerte le previsioni che riguardano il suo dispiegarsi e, soprattutto, i suoi effetti socioeconomici (Armstrong, Sotala, & Ó hÉigeartaigh, 2014).
Il diffondersi delle nuove piattaforme digitali sta modificando radicalmente abitudini di consumo e mercati. Sono “mediate” da dispositivi digitali un crescente numero di azioni nei più svariati ambiti quali l’intrattenimento, la vita domestica, il lavoro e la partecipazione civica. Ciò ha ovviamente notevoli conseguenze sulle scelte strategiche e i comportamentali delle imprese. Tale situazione si riflette nel ruolo sempre più centrale che le politiche per l’innovazione, in particolare quelle finalizzate a favorire e a governare la digitalizzazione, hanno assunto nei piani di politica economica nazionali e sovranazionali.
I processi qui riassunti stanno rapidamente ridisegnando il peso strategico e tecnologico delle varie aree geografiche nel pianeta. La più grande sfida da affrontare riguarda la capacità di trovare strategie e risorse, non solo economiche, per riuscire a “ripartire” con organizzazioni efficaci e istituzioni adatte all’economia digitale e ai mutevoli scenari geopolitici che si stan- no configurando.
Anche il Sistema Italia deve affrontare questa sfida puntando sulla governance dell’intera catena del dato, piuttosto che su un approccio parziale legato alla singola tecnologia. In questa prospettiva la sicurezza e l’autonomia nazionali dipendono dalla resilienza dei sistemi digitali che sono alla base del corretto funzionamento del Paese, con una progressiva integrazione della sicurezza fisica e di quella logica.

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