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10 Settembre 2026

STRATEGIE E POLITICHE PER L’ECONOMIA CIRCOLARE: IL CONTESTO EUROPEO E NAZIONALE

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“Vogliamo che Next Generation EU dia il via a un’ondata di rinnovamento europeo e faccia della nostra Unione un leader nell’economia circolare. Ma questo non è solo un progetto ambientale o economico: deve essere un nuovo progetto culturale per l’Europa.” – Ursula von der Leyen

Nel dicembre 2019 la nuova Commissione europea dava il via all’European Green Deal, puntando a fare della sfida climatica l’opportunità per un nuovo modello di sviluppo, con l’obiettivo di divenire il primo continente carbon neutral entro il 2050 attraverso una transizione ecologica socialmente giusta e una rivoluzione industriale capace di garantire produzioni sostenibili. “Si tratta di una nuova strategia di crescita – secondo la Commissione – mirata a trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse”.

Successivamente, nel corso del 2020, l’Unione europea ha varato il Piano Next Generation EU per fronteggiare l’emergenza causata dalla pandemia e promuovere una ripresa dell’economia negli Stati membri assumendo la transizione green come una priorità strategica.

In questo contesto, a marzo 2020 è stato presentato il nuovo Piano di azione per l’economia circolare e contemporaneamente è stata pubblicata la nuova Strategia industriale europea. Due strumenti diversi ma legati da un filo robusto, con l’obiettivo comune di indirizzare lo sviluppo verso quattro priorità: rendere il nostro continente carbon neutral, passare da un’economia lineare a un’economia circolare, sostenere la competitività industriale, sviluppare le infrastrutture digitali. Il Piano di azione per l’economia circolare e la nuova Strategia industriale definiscono i driver della trasformazione industriale dell’Europa per costruire un’economia green, circolare e digitale. In questo capitolo vengono sinteticamente illustrate le principali misure di carattere strategico e le policy adottate nel corso dell’ultimo anno, o in via di definizione, a livello europeo e nazionale. Quel che appare evidente è che nel corso del 2020 sembra essersi determinato, dal punto di vista delle strategie e delle misure messe in campo, un contesto favorevole per accelerare la transizione all’economia circolare e, più in generale, verso una green economy.

 

IL CONTESTO EUROPEO

Next Generation EU: il Green Deal al centro del Piano di ripresa e resilienza

Il Piano di ripresa e resilienza messo in campo dall’Unione europea per superare la crisi causata dalla pandemia, Next Generation EU, ha come primo pilastro la transizione green: non ci si può limitare a riparare i danni causati dalla pandemia, occorre pensare al futuro, alle prossime generazioni, puntare su un’economia resiliente, quindi pronta ad affrontare anche la grande crisi climatica ed ecologica. Per questo a fondamento del Green Deal c’è la strategia per raggiungere entro il 2050 l’obiettivo emissioni nette zero di gas serra, possibile solo con la transizione a un’economia circolare.

A supporto del piano Next Generation EU è stato messo in campo un forte impegno finanziario del valore di 750 miliardi di euro, in aggiunta ai 1.100 miliardi di euro previsti dal Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. Inoltre, in vista di una più complessiva riforma del bilancio e del sistema di risorse proprie, l’Unione europea ha previsto l’emissione di obbligazioni (tra cui “green bond”) nonché alcune ulteriori misure di finanziamento coerenti con gli obiettivi strategici. Tra queste ultime è da evidenziare che:

○ dal 1° gennaio 2021 si applica una plastic tax ai rifiuti di imballaggio non riciclati, con un’aliquota di 0,80 euro per chilogrammo, temperata da un meccanismo forfettario volto a evitare impatti eccessivi sui contributi nazionali, per concorrere alla riduzione dei rifiuti e all’incremento del riciclo;

○ in funzione della riduzione delle emissioni e degli obiettivi climatici sarà introdotta una border carbon tax e sarà effettuata una revisione del sistema di scambio delle quote di emissione;

○ è inoltre prevista l’introduzione di una web tax, insieme a una possibile tassazione sulle transazioni finanziarie, per una maggiore equità fiscale globale.

 

Per utilizzare i finanziamenti europei gli Stati membri devono definire e presentare entro il 30 aprile 2021 i Piani nazionali di ripresa e resilienza. Ciascun piano deve prevedere riforme e investimenti da realizzare entro il 2026, coerenti con gli obiettivi strategici indicati dall’Unione europea per accelerare la transizione ecologica e digitale e, al tempo stesso, mitigare l’impatto sociale ed economico della crisi, rafforzare la resilienza dei sistemi economici e sociali, promuovere la coesione sociale e territoriale.

Almeno il 37% degli investimenti dovrà riguardare misure per il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE. Tutte le spese devono essere peraltro coerenti con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima e con il principio del non nuocere del Green Deal. A settembre 2020 la Commissione ha pubblicato le linee guida per la predisposizione dei piani nazionali.

Tra le linee guida sono comprese le riforme e gli investimenti per l’economia circolare, la prevenzione e la gestione dei rifiuti, il riuso delle acque. I piani nazionali saranno valutati dalla Commissione europea e la loro coerenza con gli obiettivi della transizione ecologica e digitale costituisce, come si è detto, una condizione necessaria per una valutazione positiva. Ogni piano nazionale dovrà poi essere approvato a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo. L’erogazione dei finanziamenti sarà condizionata all’effettivo raggiungimento degli obiettivi progettuali intermedi e finali.

 

Il nuovo Piano di azione europeo per l’economia circolare

 

Già il primo Piano di azione per l’economia circolare, presentato nel 2015, aveva definito una serie di azioni riguardanti la produzione, il consumo, la gestione dei rifiuti, le materie prime secondarie, gli investimenti, l’innovazione,

il monitoraggio. Su questa base sono state introdotte nuove normative (ad esempio la Direttiva sulle materie plastiche 2019/904) e modifiche a quelle esistenti (tra cui la Direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE e la Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio 94/62/CE). A marzo 2020 la Commissione europea ha adottato nell’ambito del Green Deal il nuovo Piano di azione per l’economia circolare, con l’obiettivo di accelerare ulteriormente la transizione verso un’economia circolare e rigenerativa.

Il nuovo piano rivolge una particolare attenzione alla progettazione di prodotti sostenibili e alla circolarità nei processi produttivi, nonché ad alcuni settori ad alta intensità di risorse e ad alto impatto ambientale (tra cui la plastica, il tessile, le costruzioni, l’elettronica, le produzioni alimentari, le batterie, i veicoli).

Le misure previste dal piano di azione riguardano, tra le altre cose: il sostegno alla ricerca e all’innovazione e azioni trasversali in tutti i settori dell’economia; l’obiettivo di incrementare il mercato delle materie prime seconde con l’introduzione di un contenuto minimo riciclato obbligatorio per imballaggi, batterie, veicoli e materiali da costruzione; l’introduzione di un passaporto elettronico dei prodotti con informazioni sulla composizione, la riparazione e il disassemblaggio; la definizione di requisiti minimi per evitare che prodotti dannosi per l’ambiente vengano immessi sul mercato europeo; la previsione di nuove norme e linee guida in materia di acquisti pubblici verdi, over-packaging e produzione di rifiuti; la proposta di un modello armonizzato su scala europea per la raccolta differenziata dei rifiuti; una revisione delle norme sulla spedizione di rifiuti; la definizione di un sistema aggiornato di monitoraggio per l’economia circolare.

Il 17 dicembre 2020 il Consiglio europeo ha adottato le conclusioni su “Making the Recovery Circular and Green”, che forniscono orientamenti politici sulle misure previste dal nuovo Piano d’azione per l’economia circolare.

 

La risoluzione del Parlamento europeo

 

Con la risoluzione approvata il 10 febbraio 2021 il Parlamento europeo, valutando favorevolmente il nuovo Piano di azione della Commissione, ha avanzato una serie di raccomandazioni e proposte finalizzate ad accelerare la transizione all’economia circolare. Tra i punti più rilevanti vi è la richiesta alla Commissione di definire alcuni obiettivi vincolanti per il 2030 per la riduzione dell’uso delle materie prime primarie e degli impatti ambientali. Il Parlamento esorta inoltre la Commissione a presentare entro il 2021 una nuova legislazione che estenda l’ambito di applicazione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile, in modo che i prodotti abbiano requisiti coerenti con i principi dell’economia circolare con riferimento a durabilità, riutilizzabilità, riparabilità, non tossicità, possibilità di miglioramento, riciclabilità, contenuto riciclato.

La risoluzione sottolinea in premessa due aspetti fondamentali. Anzitutto che il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal sarà possibile solo se l’UE implementerà un modello di economia circolare, in quanto “la transizione verso un’economia circolare svolge un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE e nel conseguimento dell’obiettivo per il 2030 in materia di clima e dell’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra al massimo entro il 2050”. Si stima infatti che “la metà delle emissioni complessive di gas a effetto serra e oltre il 90 % della perdita di biodiversità e dello stress idrico dipendono dall’estrazione e lavorazione delle risorse”. In secondo luogo il Parlamento europeo richiama l’attenzione sulla necessità che i principi dell’economia circolare siano “l’elemento centrale della politica industriale europea e dei piani nazionali di ripresa e di resilienza degli Stati membri”, con la convinzione che le imprese e le economie europee potranno essere all’avanguardia “nella corsa globale verso la circolarità, grazie ai modelli aziendali ben sviluppati, alla conoscenza circolare e alle competenze in materia di riciclaggio”. Ad oggi però, come ricorda l’Europarlamento, solo “il 12 % dei materiali utilizzati dall’industria dell’UE proviene dal riciclaggio” ed è dunque necessario “ridurre l’impronta dei consumi e raddoppiare la percentuale di utilizzo dei materiali circolari nel prossimo decennio”. Il Parlamento ritiene infatti che “l’economia circolare sia la strada che l’Ue e le imprese europee devono seguire per restare innovative e competitive sul mercato globale, riducendo nel contempo la loro impronta ambientale”, anche perché “la pandemia di Covid-19 ha dimostrato la necessità di un contesto favorevole all’economia circolare”. Per questo la risoluzione “invita gli Stati membri a integrare l’economia circolare nei loro piani nazionali di ripresa e di resilienza”.

In particolare il Parlamento europeo:

○ invita la Commissione a presentare tutte le iniziative previste dal piano d’azione, in linea con le date indicate;

○ esorta la Commissione e gli Stati membri a indirizzare gli investimenti nel rafforzamento delle iniziative in materia di economia circolare e nel sostegno all’innovazione;

○ ritiene che il piano Next Generation EU, nonché il Fondo per una transizione giusta e Orizzonte Europa, debbano essere utilizzati per attuare e promuovere iniziative, prassi, infrastrutture e tecnologie in materia di economia circolare;

○ invita la Commissione a proporre obiettivi vincolanti, scientificamente fondati, di breve e lungo termine, relativi a una riduzione dell’uso delle materie prime primarie e degli impatti ambientali;

○ chiede che gli obiettivi dell’UE seguano un percorso credibile verso un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio, sostenibile sotto il profilo ambientale, priva di sostanze tossiche e pienamente circolare all’interno dei limiti del pianeta, entro il 2050;

○ esorta la Commissione a introdurre entro il 2021 indicatori di circolarità armonizzati, com- parabili e uniformi, che comprendano indicatori relativi all’impronta dei materiali e all’impronta dei consumi nonché una serie di sotto indicatori sull’efficienza delle risorse e i servizi ecosistemici; in tale ambito sottolinea la necessità di una misurazione scientificamente valida per cogliere le sinergie tra l’economia circolare e la mitigazione dei cambiamenti climatici;

○ chiede di creare incentivi economici e il giusto contesto normativo per l’innovazione nel- le soluzioni, nei materiali e nei modelli di business circolari, eliminando nel contempo le sovvenzioni che creano distorsioni del mercato e quelle dannose per l’ambiente, e chiede di sostenere questo aspetto nella nuova strategia industriale per l’Europa e nella strategia per le PMI;

○ sostiene l’estensione dell’ambito di applicazione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile per includervi prodotti non legati all’energia e stabilire principi orizzontali di sostenibilità e norme specifiche per prodotto su performance, durabilità, riutilizzabilità, riparabilità, non tossicità, possibilità di miglioramento, riciclabilità, contenuto riciclato, efficienza dal punto di vista energetico e delle risorse, nei prodotti immessi sul mercato dell’UE, invitando la Commissione a presentare una proposta in merito nel 2021;

○ invita la Commissione a proporre obiettivi vincolanti in materia di impronta dei materiali e ambientale per l’intero ciclo di vita riferito a ogni categoria di prodotto immessa sul mercato dell’UE;

○ invita inoltre la Commissione a proporre obiettivi vincolanti specifici per prodotto e/o per settore relativi al contenuto riciclato, garantendo nel contempo le prestazioni e la sicurezza dei prodotti in questione e che essi siano progettati per il riciclaggio;

○ chiede misure legislative volte a porre fine alle pratiche che comportano l’obsolescenza programmata;

○ sottolinea l’importanza di migliorare l’accesso ai fondi per i progetti di ricerca e innovazione sull’economia circolare; invita pertanto la Commissione a orientare le attività del programma Orizzonte Europa verso il sostegno alla ricerca e all’innovazione per i seguenti settori e attività: processi e tecnologie di riciclaggio; efficienza delle risorse dei processi industriali; materiali, prodotti, processi, tecnologie e servizi innovativi e sostenibili, nonché la loro espansione industriale; bioeconomia, attraverso una innovazione che comprenda lo sviluppo di biomateriali e bioprodotti;

○ evidenzia la necessità che la legislazione sui rifiuti sia implementata in maniera ancora più approfondita ed efficace;

○ ritiene necessarie ulteriori misure specifiche per settori e prodotti chiave quali il tessile, la plastica, l’imballaggio e l’elettronica.

 

Il regolamento sulla tassonomia

 

Il 18 giugno 2020 il Parlamento europeo ha definitivamente adottato il Regolamento UE sulla tassonomia, entrato in vigore il 12 luglio 2020. Si tratta di un importante atto legislativo che contribuirà al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal e del Piano di azione per l’economia circolare.

Con il regolamento sulla tassonomia nasce il primo sistema al mondo di classificazione delle attività economiche sostenibili, che consentirà di valutare la sostenibilità ambientale degli investimenti in progetti e attività economiche e quindi di orientare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili e circolari.

Il regolamento stabilisce 6 obiettivi ambientali. Prevede di classificare come ambientalmente sostenibile un’attività economica se questa contribuisce ad almeno uno dei seguenti obiettivi:

1 – mitigazione dei cambiamenti climatici

2 – adattamento ai cambiamenti climatici

3 – uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine

4 – transizione verso un’economia circolare, inclusa la prevenzione dei rifiuti e l’aumento dell’utilizzo di materie prime secondarie

5 – prevenzione e riduzione dell’inquinamento

6 – protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi

Per essere considerate ecosostenibili, le attività economiche dovranno soddisfare i seguenti requisiti:

○ contribuire in modo sostanziale al raggiungimento di almeno uno dei sei obiettivi ambientali; ○ non arrecare un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali;

○ essere svolte nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia sul piano sociale;

○ essere conformi ai “criteri di vaglio tecnico”.

Per integrare i principi sanciti nel regolamento e stabilire quali attività economiche possano considerarsi attività recanti un contributo a ciascun obiettivo ambientale, la Commissione europea deve adottare atti delegati contenenti specifici criteri di vaglio tecnico. I primi atti delegati, relativi alla classificazione delle attività che contribuiscono alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, sono stati pubblicati il 20 novembre 2020 e sottoposti a una consultazione pubblica. Gli altri, compreso quello riguardante l’economia circolare, saranno adottati entro la fine del 2021.

 

Altre iniziative

 

Tra le altre iniziative europee direttamente o indirettamente connesse al tema dell’economia circolare va evidenziata l’Agenda strategica delle priorità di ricerca e innovazione per l’economia circolare (SRIA), elaborata nell’ambito del Progetto H2020 CICERONE, che indica obiettivi chiave da raggiungere in quattro contesti applicativi (aree urbane, sistemi industriali, catena di valore, territorio e mare) supportando i programmi di finanziamento dedicati all’economia circolare con azioni congiunte al fine di incrementarne le ricadute.

Di particolare interesse è anche la strategia Farm to fork per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, adottata a maggio 2020, che fa perno sul ruolo e sulle potenzialità della bioeconomia circolare. Sempre per quanto riguarda il settore del cibo, nell’ambito del nuovo Piano di azione per l’economia circolare e della stessa strategia Farm to fork è previsto un ulteriore impulso alla lotta contro gli sprechi alimentari, con l’obiettivo di dimezzare gli sprechi pro capite a livello di commercio al dettaglio e di consumatori entro il 2030.

È in corso un aggiornamento del quadro di monitoraggio dell’economia circolare, anche al fine di definire metodologie standardizzate a livello europeo. In questo ambito il 4 dicembre 2020 la sessione plenaria dell’EPA Network ha approvato la cosiddetta Carta di Bellagio, elaborata grazie alla collaborazione tra ISPRA e Agenzia Europea per l’Ambiente al fine di definire un sistema di monitoraggio della circular economy. Va ricordato inoltre che, in attuazione del primo Piano di azione, fino a novembre 2017 è stata costituita la European Circular Economy Stakeholder Platform (ECESP) per il coinvolgimento e il confronto con gli stakeholder. Come iniziativa mirror di quella europea, nel 2018 è stata costituita la Piattaforma Italiana per l’Economia Circolare (ICESP).

A febbraio 2021 è nata l’Alleanza globale per l’economia circolare e l’efficienza delle risorse (GACERE) dando così attuazione a quanto previsto nel Piano di azione per l’economia circolare. L’iniziativa mira a imprimere uno slancio globale alla transizione all’economia circolare, coordinando gli sforzi dispiegati a livello internazionale e sostenendoli nelle sedi multilaterali, in particolare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e al G7/G20. GACERE è stata istituita dalla Commissione europea e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), in coordinamento con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO). Oltre all’Unione Europea hanno già aderito i seguenti Paesi: Canada, Cile, Colombia, Giappone, Kenya, Nuova Zelanda, Nigeria, Norvegia, Perù, Ruanda e Sud Africa.

 

IL CONTESTO NAZIONALE

Il recepimento delle direttive in materia di rifiuti ed economia circolare

 

Nel settembre 2020 sono stati approvati i decreti legislativi di recepimento delle direttive in materia di rifiuti contenute nel Pacchetto economia circolare, adottato dalla UE a luglio 2018 con l’obiettivo di prevenire la produzione di rifiuti, incrementare il recupero di materie prime secon-

de, portare il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 65% entro il 2035 e ridurre a meno del 10% entro la stessa data lo smaltimento in discarica. Si tratta dei seguenti decreti:

○ Decreto legislativo in materia di gestione di rifiuti e di imballaggi (n.116);

○ Decreto legislativo in materia di pile e accumulatori e di apparecchiature elettriche ed elettroniche (n.118);

○ Decreto legislativo in materia di veicoli fuori uso (n.119);

○ Decreto legislativo in materia di discariche (n. 121).

Le innovazioni normative in tal modo apportate al Dlgs 152/2006 rappresentano una ulteriore evoluzione della legislazione nazionale, allineandola ai principi e agli obiettivi dell’UE in materia di gestione di rifiuti ed economia circolare. L’impegno in questa direzione non può tuttavia considerarsi esaurito. In primo luogo, perché nei testi di recepimento delle direttive europee, in particolar modo nel Decreto legislativo 116 sulla gestione di rifiuti e di imballaggi, permangono alcune criticità che appare necessario affrontare e risolvere. Va ricordato a tale proposito che sotto il profilo temporale la delega conferita al Governo non è ancora esaurita. La legge di delegazione consente infatti di integrare e correggere il decreto legislativo entro i 2 anni successivi alla sua entrata in vigore (ovvero entro il 26 settembre 2022).

In secondo luogo, va evidenziato che con il recepimento della Direttiva 2018/851/UE è stato introdotto nel nostro ordinamento il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. Tale programma, per la cui definizione è stato attivato un tavolo istituzionale dal Ministero dell’Ambiente, costituisce un importante strumento per il raggiungimento degli obiettivi indicati nel Piano di azione europeo per l’economia circolare. Dovrà infatti “fissare i macro-obiettivi, definire i criteri e le linee strategiche cui le Regioni e le Province autonome si attengono nella elaborazione dei Piani regionali di gestione dei rifiuti”, per garantire che le politiche di gestione dei rifiuti, a ogni livello territoriale e lungo tutta la complessa catena di governance del settore, siano effettivamente orientate verso gli indirizzi strategici e gli obiettivi fissati dalle direttive europee. Il Programma dovrà essere approvato entro 18 mesi dall’entrata in vigore del Dlgs 116/2020, ovvero entro il 26 marzo 2022. È prevista una sua revisione periodica ogni 6 anni. Nell’elaborazione del Programma nazionale di gestione dei rifiuti – e auspicabilmente attraverso un intervento di integrazione e correzione del Dlgs 116/2020 – si dovrà tener conto delle criticità che oggi gravano sulla gestione dei rifiuti, come ad esempio:

○ gli squilibri territoriali nella gestione del ciclo integrato e le carenze impiantistiche di cui soffrono in particolare alcune Regioni;

○ i ritardi nella raccolta differenziata in determinate aree del Paese e le difficoltà strutturali di una parte degli enti locali;

○ la necessità di dare piena attuazione e operatività sull’intero territorio nazionale a quanto previsto dalla legislazione in materia di pianificazione, regolazione e affidamento della gestione del ciclo integrato dei rifiuti;

○ l’inadeguato quadro di incentivi/disincentivi per dare attuazione alla gerarchia europea nella gestione dei rifiuti e incrementare la circolarità, nonché per sostenere il mercato delle materie riciclate;

○ la semplificazione delle procedure amministrative per agevolare le operazioni di gestione dei rifiuti poste al vertice della gerarchia rispetto a quelle di smaltimento o di incenerimento, non-

ché per accelerare la realizzazione degli impianti;

○ il fenomeno dell’abbandono/interramento dei rifiuti sul territorio associato a traffici illeciti;

○ il mancato raggiungimento di taluni obiettivi di raccolta, come per i RAEE, e di recupero e

riciclaggio, come per i veicoli fuori uso.

In tema di responsabilità estesa del produttore appare opportuno:

○ introdurre fin da ora obiettivi di riutilizzo e riciclo in settori dove nonostante viga il regime EPR non esistono simili obiettivi;

○ ampliare i settori da sottoporre a regimi EPR, anche per anticipare alcune previsioni già contenute in norme europee (come i regimi EPR previsti dalla direttiva sulla plastica monouso) o nel nuovo piano sull’economia circolare (come per i contenuti minimi di materiali riciclati per la fabbricazione di vetture o per i materiali edili).

È necessario inoltre definire e approvare il Programma di prevenzione e riduzione, quale anello di congiunzione con la Strategia nazionale sull’economia circolare.

 

Misure di sostegno alle imprese per la transizione all’economia circolare

Tra le misure di sostegno alle imprese adottate per orientare le attività produttive verso l’economia circolare, due sono quelle di particolare rilevanza.

Piano Transizione 4.0

Il Piano nazionale “Transizione 4.0” – che rispetto al precedente Piano “Industria 4.0” è maggiormente orientato verso la sostenibilità ambientale e gli investimenti green – è il principale strumento di politica industriale a livello nazionale. Rappresenta un’opportunità per le imprese, agevolando gli investimenti finalizzati all’economia circolare.

In tale ambito la legge di bilancio 2021 (Legge 178/2020) ha previsto un ulteriore potenziamento dei crediti di imposta per l’innovazione tecnologica, l’innovazione digitale e la transizione ecologica. Per gli investimenti connessi alla transizione ecologica la percentuale del credito di imposta passa dal 10 al 15% e il massimale annuo viene elevato da 1,5 a 2 milioni di euro. Contestualmente è stato potenziato anche il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo (dal 12 al 20% e da 3 a 4 milioni del massimale).

Fondo per la crescita sostenibile

Il Fondo è destinato al finanziamento di programmi e interventi per l’innovazione e la competitività del sistema produttivo, in forma di finanziamento agevolato. Gli interventi sono attuati tramite bandi del Ministero dello Sviluppo economico.

Con decreto dell’11 giugno 2020 è stato attivato l’intervento per progetti di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’economia circolare, al fine di:

○ sostenere la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni innovative per l’utilizzo efficiente e sostenibile delle risorse;

○ promuovere la riconversione delle attività produttive verso un modello di economia circolare in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo.

Il bando è rivolto a imprese di qualsiasi dimensione che esercitano attività industriali, agroindustriali, artigiane, di servizi all’industria e centri di ricerca.

 

End of waste 

Aspetti normativi

I problemi nati dalla sentenza del febbraio 2018 del Consiglio di Stato

sulla disciplina giuridica riguardante la cessazione della qualifica di rifiuto hanno costituito uno dei freni allo sviluppo dell’economia circolare.

Le nuove norme approvate nel novembre 2019 (a seguito di una mobilitazione che ha avuto tra i promotori il Circular Economy Network e che ha visto un’ampia partecipazione del mondo delle imprese e di associazioni ambientaliste) hanno da una parte sbloccato tale situazione, consentendo alle Regioni di rilasciare autorizzazioni caso per caso sulla base dei criteri indicati dalla direttiva europea e facendo salve le autorizzazioni esistenti, ma dall’altra hanno introdotto un complesso e macchinoso sistema di controllo di secondo livello, che non esiste sullo smaltimento dei rifiuti, non è presente in nessun altro Paese europeo, rende incerta l’efficacia delle autorizzazioni rilasciate e ostacola l’innovazione e lo sviluppo delle attività di riciclo dei rifiuti.

Il decreto legislativo adottato dal Governo in recepimento della direttiva europea non ha purtroppo risolto tale problema, mantenendo un regime speciale di controllo aggiuntivo ai controlli ordinari, a campione, per le attività di riciclo autorizzate “caso per caso”. Va ricordato peraltro che tale disciplina non è coerente con il testo della direttiva europea. Essa, puntando ad agevolare il riciclo, stabilisce infatti che per le attività di riciclo, comprese quelle autorizzate caso per caso, debba sussistere una disciplina semplificata e non più onerosa rispetto alle attività di smaltimento.

A maggior ragione dunque è auspicabile che venga superata al più presto questa anomalia, nella direzione indicata dalla bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza laddove si preannuncia che, in relazione agli interventi di riforma, “sarà modificata la normativa primaria e secondaria per il riconoscimento della fine della qualifica di rifiuto per numerose tipologie di materiali prodotti nella filiera del riciclo e per accelerare i procedimenti autorizzativi degli impianti e il loro esercizio”.

Decreti end of waste

Per quanto riguarda l’emanazione di nuovi decreti ministeriali, nel corso del 2020 hanno finalmente visto la luce due provvedimenti molto attesi riguardanti gli pneumatici fuori uso e la carta da macero.

○ Pneumatici fuori uso (PFU). Il decreto, emanato il 1° aprile 2020, e pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 182 del 21 luglio 2020, riguarda una filiera che nel giro di una decina di anni ha trasformato un problema da gestire in una risorsa preziosa, consentendo la trasformazione in materia prima. In Italia vengono raccolte annualmente circa 400.000 t di pneumatici fuori uso, già coperti da un sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR). Il decreto prevede che il materiale ottenuto, a valle del trattamento, venga utilizzato in processi manifatturieri per la produzione di: articoli e/o componenti di articoli in gomma, materiali compositi bituminosi quali bitumi modificati, membrane bituminose, additivi per asfalti a base gomma, mastici sigillanti; asfalti o conglomerati cementizi alleggeriti; materia prima per l’industria chimica. Si prevede il recupero di circa 340.000 t di PFU: il 45% viene avviato a recupero di materia, che origina per il 76,3% granulato di gomma, il 23,5% acciaio e lo 0,2% fibra tessile.

○ Carta da macero. Il decreto è stato emanato il 24 settembre 2020 e pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2021. La carta complessivamente raccolta in Italia si aggira intorno i 5,3 Mt (dati 2018), cui si aggiunge quella proveniente da rese e da altre attività industriali per un totale di circa 6,65 Mt. La carta da macero può essere riusata come materia prima nella manifattura di carta e cartone a opera dell’industria cartaria, nonché in industrie che utilizzano come riferimento la norma UNI EN 643.

Questi due decreti end of waste fanno seguito a quello sui Rifiuti da prodotti assorbenti per la persona (PAP) pubblicato nella GU n. 159 dell’8 luglio 2019, a quello sul Fresato d’asfalto pubblicato nella GU n. 139 del 18 giugno 2018 e a quello sui Combustibili Solidi Secondari (CSS) pubblicato nella GU n. 52 del 14 marzo 2013.

Oltre ai citati 5 decreti pubblicati ci sono:

○ 4 decreti predisposti (vetro sanitario, rifiuti da costruzione e demolizione, batterie e accumulatori, rifiuti da spazzamento strade);

○ 4 decreti in consultazione (cartongesso, pulper, plastiche miste–recupero meccanico, membrane bituminose);

○ 4 decreti in fase istruttoria (plastiche miste per la produzione di SRA–Secondary Reducing Agent, terreni provenienti da attività di bonifica–bioremediation e soil washing, fanghi da FORSU, tessili);

○ 7 decreti non avviati (vetroresina, oli alimentari esausti, digestato e fanghi agroalimentari per la produzione di bioplastiche, fanghi contenenti bentonite, plastiche miste–recupero chimico, ceneri da alto forno, materassi).

 

Il riconoscimento dei prodotti della bioeconomia

Le limitazioni legate all’end of waste rappresentano un ostacolo anche al pieno sviluppo del settore della bioeconomia, che impiega risorse biologiche e scarti come input per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica, seguendo un approccio “a cascata” e di vallorizzazione delle materie prime seconde. Allo stesso modo la bioeconomia per sua natura è un settore che produce reflui assimilabili a quelli prodotti dal settore agroalimentare, in quanto per l’appunto utilizza analogamente materie prime vegetali e animali i cui scarti possono presentare caratteristiche qualitative idonee a ulteriori utilizzi in altre filiere. Il superamento dei problemi e blocchi che il settore sta affrontando in connessione con l’end of waste e il riconoscimento delle specificità dei processi della bioeconomia potrebbero essere ottenuti attribuendo nuovi codici Ateco per le bioraffinerie della bioeconomia circolare. Sarebbe un modo per valorizzare e distinguere le peculiarità di questo settore innovativo e sostenibile che utilizza risorse rinnovabili, con le finalità di supportare la realizzazione di statistiche ad hoc e facilitare interventi di supporto e finanziamento dedicati. Questo passaggio consentirebbe inoltre di correlare e identificare più facilmente codici EER ad hoc per i relativi scarti, che potrebbero essere così trasformabili automaticamente in prodotti o, nel caso dei fanghi, utilizzati direttamente in agricoltura.

 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza

 

Il Piano (PNRR) presentato dal Governo Conte il 12 gennaio 2021 all’esame del Parlamento e che, prevedibilmente, con il nuovo Governo Draghi verrà modificato, si articolava a in tre assi strategici (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale) e

sei missioni:

○ Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. ○ Rivoluzione verde e transizione ecologica.

○ Infrastrutture per una mobilità sostenibile.

○ Istruzione e ricerca.

○ Parità di genere, coesione sociale e territoriale. ○ Salute.

A ogni missione, e a ciascuna linea di azione, corrispondeva l’indicazione delle relative risorse finanziarie e delle riforme. Tutte le risorse dovranno essere impiegate entro il 2026.

Alla missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” erano assegnate risorse per 69,8 miliardi di euro, così suddivise:

○ Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici – 29,55 mld. ○ Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile – 18,22 mld. ○ Tutela del territorio e della risorsa idrica – 15,03 mld.

○ Agricoltura sostenibile ed economia circolare – 7 mld.

Per quanto riguarda specificamente l’economia circolare, gli obiettivi di carattere generale erano:

○ rendere performante la filiera del riciclo con interventi volti a consentire il recupero delle materie prime secondarie (MPS): per tale voce la previsione di investimento pubblico aggiuntivo di soli 1,5 miliardi di euro nei sei anni del Piano, se fosse confermata anche dal nuovo Governo, sarebbe piuttosto bassa, anche tenendo conto solo delle necessità di innovazione tecnologica e impiantistica di alcuni interventi;

○ implementare il paradigma dell’economia circolare, riducendo l’uso di materie prime di cui il Paese è carente e sostituendole progressivamente con materiali di scarto, conseguendo un migliore impatto ambientale e la creazione di posti di lavoro legati all’economia verde: per tale voce la previsione di uno stanziamento di soli 2,2 miliardi di euro in sei anni di investimenti pubblici aggiuntivi, se confermata dal nuovo Governo, sarebbe molto bassa. Occorrerebbe, quantomeno, integrarla con una precisa e prioritaria destinazione delle nuove risorse che il PNRR, come illustrato successivamente, assegna al piano Transizione 4.0 pari a 18,8 miliardi di euro.

Il PNRR sottolineava che dal punto di vista strategico “la riconversione ecologica può e deve rappresentare anche un terreno di nuova competitività per molta parte del nostro sistema produttivo. Servono grandi investimenti per indirizzare le filiere industriali dell’energia, dei trasporti, della siderurgia, della meccanica e della manifattura in generale verso prodotti e processi produttivi efficienti riducendo gli impatti ambientali in misura importante, in linea con i più ambiziosi traguardi internazionali in materia, così come sono necessari investimenti nell’agricoltura sostenibile e nell’economia circolare”. In questo ambito “gli investimenti sull’economia circolare intervengono su un processo volto a produrre materie prime secondarie da materiali di scarto per rendere l’Italia meno dipendente dall’approvvigionamento di materie prime e conseguentemente più forte e competitiva sui mercati internazionali”.

Le linee progettuali per l’economia circolare puntavano in particolare “allo sviluppo di impianti di produzione di materie prime secondarie e all’ammodernamento e alla realizzazione di nuovi impianti, in particolare nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia, per la valorizzazione dei rifiuti in linea col Piano d’azione europeo per l’economia circolare”, in quanto “ la strategia sull’economia circolare è finalizzata a ridurre l’uso delle materie prime naturali, di cui il pianeta si va progressivamente impoverendo, utilizzando materie prime secondarie prodotte da scarti/residui/rifiuti”.

Al tempo stesso, evidenziavano che “la strategia sull’economia circolare interviene su un processo lungo e complesso teso a rendere l’Italia meno dipendente dall’approvvigionamento di materie prime e conseguentemente più forte e competitiva sui mercati internazionali” prevedevano che per “potenziare gli interventi verrà costituito un fondo operativo per far leva sulle risorse del PNRR destinato a favorire lo sviluppo dell’economia circolare”.

Va evidenziato che l’obiettivo di favorire lo sviluppo dell’economia circolare nell’insieme del sistema produttivo italiano dovrebbe essere una delle finalità anche del Piano “Transizione 4.0”, che nel PNRR costituisce la principale linea di intervento per l’innovazione e la competitività delle imprese senza tuttavia fare riferimento esplicito agli obiettivi dell’economia circolare.

Le azioni di investimento della missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” saranno accompagnate da specifiche riforme volte a favorire la transizione energetica e la svolta ecologica, fra le quali spicca la definizione di una strategia nazionale in materia di economia circolare.

○ Il PNRR prevedeva in questo ambito un intervento di riforma normativa, denominato “Circolarità e tracciabilità”, volto a promuovere la semplificazione amministrativa in materia di economia circolare e l’attuazione del Piano d’azione europeo per l’economia circolare. Quest’ultimo dovrebbe puntare a “migliorare l’organizzazione e il funzionamento del sistema di controllo e tracciabilità dei rifiuti, rafforzare l’ecodesign e la simbiosi industriale, ridurre a monte la produzione di rifiuti e rafforzare la posizione dell’Italia come Paese con i più alti tassi di riuso circolare in Europa”.

○ Erano inoltre previste misure normative “per favorire il riuso/recupero dei prodotti e la promozione di nuovi sistemi gestionali, in particolare di quelli che ricadono in catene del valore strategiche o individuati in base all’impatto ambientale e al loro potenziale di circolarità”.

○ Si prevedeva inoltre la nascita di un hub tecnologico nazionale e centri di competenza territoriali per l’economia circolare a supporto del sistema produttivo.

Gli interventi previsti nella linea di azione “Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti” prima citati sono riportati di seguito.

Investimenti per la valorizzazione e la chiusura del ciclo dei rifiuti

○ Gli investimenti aggiuntivi di questa linea saranno pari a 1,5 miliardi. Si punterà all’adeguamento degli impianti esistenti e alla realizzazione di nuovi impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti con la produzione di materie prime secondarie. Gli investimenti saranno anche finalizzati a potenziare la raccolta differenziata con mezzi di nuova generazione e implementando la logistica per particolari frazioni di rifiuti. Gli interventi previsti sono volti in particolare ad affrontare situazioni critiche nella gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia (ad esempio le Città metropolitane di Roma Capitale, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Palermo). Si attueranno azioni comunicative per incrementare la raccolta differenziata e la promozione dei centri di raccolta e riuso.

○ Si realizzeranno altresì progetti flagship ad alto contenuto innovativo, fra cui l’incremento della raccolta e del recupero dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE); la chiusura del ciclo di gestione dei fanghi di depurazione prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane; la creazione di poli di trattamento per il recupero dei rifiuti prodotti da grandi utenze (porti, aeroporti, ospedali, plessi scolastici).

○ La tempistica di realizzazione degli investimenti prevede un orizzonte 2026, partendo da progetti disponibili proposti da città metropolitane, presenti nella pianificazione regionale, ove regolati, verificati dall’ARERA per i profili tariffari e, comunque, verificati per i profili di sostenibilità finanziaria, indicando l’eventuale effetto leva per la quota a carico dei soggetti attuatori privati.

Progetti di economia circolare per la riconversione di processi industriali

○ Questo pacchetto di interventi viene finanziato attraverso un Fondo di 2,2 miliardi di euro appositamente destinato a realizzare gli obiettivi dell’economia circolare con la finalità di ridurre l’utilizzo di materie prime di cui il Paese è carente nei processi industriali, sostituendole progressivamente con materiali prodotti da scarti, residui, rifiuti.

○ GliinterventidovrannoesserecoerenticonilPianoeuropeoperl’economiacircolareconl’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti e il conferimento in discarica di tutti gli scarti di processo (sotto questa finalità sono presenti le azioni volte alla valorizzazione dei rifiuti e alla produzione di prodotti intermedi da destinare ai vari settori produttivi riducendo progressivamente l’approvvigionamento di materie prime dall’estero).

○ Sul Fondo verranno finanziati gli interventi attivando, ove possibile in relazione al soggetto attuatore e alla sostenibilità economico-finanziaria dell’intervento, strumenti finanziari atti a massimizzare l’effetto leva e il concorso di capitali privati e di soggetti finanziatori come la BEI.

In relazione alle misure per l’economia circolare per il Piano nazionale di ripresa e resilienza si evidenzia:

○ la necessità di rendere più incisive e consistenti le misure per l’economia circolare, secondo le priorità, citate nella parte precedente, del secondo Piano europeo d’azione per l’economia circolare in alcuni settori come la plastica, il tessile, le costruzioni, l’elettronica, le produzioni alimentari, i veicoli e le batterie;

○ l’importanza, richiamata nel focus del presente Rapporto, della connessione fra le misure per recuperare i gap di circolarità nel consumo di materiali, nella durata dei prodotti, nell’impiego di materiali ed energie rinnovabili, nel riciclo dei rifiuti e l’utilizzo di materie prime seconde in sostituzione di materie prime vergini e la riduzione delle emissioni di gas serra e quindi di incentivare misure che comportino il doppio vantaggio, climatico e circolare;

○ la necessità di specifiche misure, individuate nel focus presentato nel Rapporto dello scorso anno, per promuovere lo sviluppo della bioeconomia circolare e rigenerativa;

○ per la circolarità nella gestione dei rifiuti dare priorità effettiva alle misure per la prevenzione della produzione di rifiuti e per il riciclo dei materiali intervenendo sulle criticità esistenti;

○ l’esigenza di non limitarsi a indirizzi generali e indicazioni generiche, ma definire progetti precisi, di adeguata qualità, praticabili nei tempi previsti, effettivamente rispondenti ai criteri europei dell’economia circolare.

 

Iniziative regionali e locali

 

Le amministrazioni regionali e locali gestiscono una serie di settori chiave per promuovere l’economia circolare. In Italia opera il Green City Network4 che ha realizzato Linee guida per promuovere iniziative di economia circolare nelle città e, anche nell’ambito delle attività della Piattaforma ICESP – Italian Circular Economy Stakeholder Platform (www.icesp.it), in particolare nel Gruppo di Lavoro (GdL) Città e Territorio, si sono registrate numerose iniziative e buone pratiche sulla transizione circolare di aree urbane e periurbane in Italia. In tale contesto, diverse Regioni italiane hanno già sviluppato e attuato politiche e strumenti normativi in materia.

Leggi regionali

○ L’Emilia-Romagna è stata la prima Regione ad assumere i principi dell’economia circolare con la legge 5 ottobre 2015 n. 16, volta a sostenere l’economia circolare e ridurre la produzione regionale di rifiuti. Ritenendo che il successo delle politiche dipenda dalla partecipazione e dalla condivisione di tutti i portatori di interesse, alla sua elaborazione hanno partecipato 60 Consigli comunali, un Consiglio provinciale e varie associazioni. In quest’ottica l’Emilia-Romagna, con la legge citata, ha istituito il Forum permanente per l’economia circolare a cui partecipano le istituzioni locali, i rappresentanti della società civile, le organizzazioni economiche di rappresentanza delle imprese e le associazioni ambientaliste. L’impegno della Regione è proseguito nel 2016 con la delibera relativa al Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR), strumento operativo con le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi sfidanti della legge. I principali strumenti individuati dal Piano sono: incentivi per le amministrazioni comunali, applicazione di sistemi di tariffazione puntuale, promozione del riuso, percorsi partecipativi,accordi di filiera, coordinamento con associazioni di categoria per i sottoprodotti, simbiosi

industriali, attività di informazione ed educazione su prevenzione e recupero.

○ La Regione Toscana ha introdotto nel 2018 il principio dell’economia circolare nel proprio Statuto. Successivamente, è stata approvata la legge regionale n. 48 del 7 agosto 2018 “Norme in materia di economia circolare”. L’obiettivo è quello di orientare le politiche regionali verso un modello di economia circolare attraverso il Programma regionale di sviluppo (PRS) con l’individuazione di obiettivi e contenuti minimi. Nel PRS 2016-2020 è incluso un progetto volto al contrasto ai cambiamenti climatici e allo sviluppo dell’economia circolare. Un altro strumento regionale è il Piano per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati (PRB). Con la legge regionale 4 giugno 2020, n. 34 “Disposizioni in materia di economia circolare per la gestione dei rifiuti”, la Regione istituisce tavoli tecnici suddivisi a seconda del comparto produttivo o di servizio. I tavoli riguardano diversi distretti e settori produttivi, in particolare l’estrazione del marmo, il settore tessile, il cartario, il siderurgico, il conciario e la chimica, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e quelli da costruzione e demolizione, i fan- ghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue, il ciclo integrato dei rifiuti urbani. Dagli esiti dei tavoli tecnici tematici si prevede la redazione di un documento d’azione con le relative soluzioni impiantistiche necessarie all’ottimizzazione della gestione dei rifiuti generati in Toscana, nel rispetto del principio di prossimità e della pianificazione vigente.

○ Un altro percorso regionale volto alla promozione dell’economia circolare è quello dell’Abruzzo. Il 1° dicembre 2020 il Consiglio regionale ha approvato la legge “Norme a sostegno dell’economia circolare e di gestione sostenibile dei rifiuti”, mettendo in campo una strategia complessiva che punta a incentivare l’economia circolare e a valorizzare i rifiuti come risorsa. L’obiettivo cardine è la riduzione dello smaltimento in discarica: conferire solo il 10% dei rifiuti entro il 2035. Inoltre, entro il 2022 ridurre almeno il 15% della produzione pro capite di rifiuti (rispetto al 2014), raggiungere il 75% di raccolta differenziata e l’avvio effettivo al riciclaggio di almeno il 90% dei rifiuti da RD. Tra le principali azioni mirate a ridurre i rifiuti e a prevenire la produzione degli stessi, sono previsti interventi sugli impianti di valorizzazione, la riduzione dello spreco alimentare, l’educazione ambientale. La Regione promuove l’utilizzo di strumenti economici, in particolare l’introduzione di tariffazione puntuale, bilanci ambientali, strumenti di certificazione ambientale degli operatori pubblici e privati, nonché sistemi di qualità. È inoltre previsto per i Comuni un fondo con incentivi per la promozione della raccolta e del riciclo di prodotti assorbenti per la persona, oltre che per la bonifica dei siti inquinati e il ripristino ambientale. La Regione si impegna a ridurre le plastiche monouso sostituendole con prodotti biodegradabili e riciclabili.

Strategie e piani regionali

A livello operativo, le Regioni definiscono i piani regionali di gestione dei rifiuti. Tra i più recenti, va ricordato il Piano 2019-2025 della Regione Lazio che ha come titolo “Da un’economia lineare a un’economia circolare”. Altre Regioni inoltre hanno integrato l’economia circolare nelle proprie strategie di sviluppo.

○ Il Piemonte ha inserito l’economia circolare nella propria programmazione in prospettiva 2030. In particolare, ha assunto il modello dell’economia circolare come paradigmatico nel processo di attuazione della propria Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile. Partecipa inoltre al progetto Interreg Europe CircPro (Smart Circular Procurement) che mira ad aumentare l’attuazione degli Appalti Circolari attraverso progetti pilota e iniziative che promuovano l’implementazione del Circular Procurement. Il progetto vede il coinvolgimento di partner provenienti da 10 Regioni dell’UE.

○ La Regione Friuli Venezia Giulia assume gli obiettivi dell’economia circolare con la Strategia regionale per le green city, basata sulla qualità ambientale, sull’efficienza e la circolarità delle risorse, la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico.

○ La Lombardia si è dotata di una Roadmap per la ricerca e l’innovazione sull’economia circolare. Sulla base delle priorità di sviluppo presenti nella roadmap, ampiamente condivise tra gli stakeholder regionali, gli investitori privati e pubblici possono collaborare per sostenere iniziative emergenti, con strumenti di finanziamento che includono sia incentivi della pubblica amministrazione, sia strumenti addizionali e complementari di finanziamento da investitori istituzionali. In tale contesto è in fase di elaborazione il Piano verso l’economia circolare, nuovo Programma regionale di gestione dei rifiuti comprensivo di quello regionale di bonifica delle aree inquinate. Con l’emergenza sanitaria da COVID-19, la Regione ha approvato il Programma degli interventi per la ripresa economica: tra gli interventi strategici è prevista l’implementazione di un hub regionale in grado di accelerare la transizione verso l’economia circolare. La Regione ha anche pubblicato un avviso pubblico per verificare l’interesse e la disponibilità di università e centri di ricerca pubblici lombardi per attività di ricerca su nuovi impianti, tecnologie innovative, soluzioni integrate di economia circolare e modelli di business: tale intervento si inserisce in un percorso internazionale avviato nel settembre del 2014 nell’ambito del Network interregionale Vanguard Initiative e in particolare nella Pilot Initiative ESM – Efficient and Sustainable Manufacturing coordinata dalle Regioni Catalunya e Lombardia. La Lombardia, inoltre, è stata una delle otto Regioni europee partner del progetto CircE – European regions toward Circular Economy, cofinanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale FESR nell’ambito del Programma di Cooperazione Territoriale Interreg Europe. Il progetto mira a migliorare le politiche regionali per l’economia circolare attraverso lo scambio di esperienze e di buone pratiche a livello comunitario.

○ Infine, segnaliamo il progetto SCREEN (Synergic Circular Economy across European Regions), finanziato dallo European Union Framework Programme for Research and Innovation Horizon 2020, volto a definire un quadro di riferimento europeo di sostegno nella transizione verso nuovi modelli di business eco-innovativi e circolari. Il progetto riunisce 17 Regioni europee di 12 Paesi diversi, tra questi l’Italia con la Regione Lazio, chiamata a coordinare il progetto, e la partecipazione della Lombardia. Il progetto ha numerosi obiettivi, tra i quali il disegno di un meccanismo condiviso di cofinanziamento di progetti e investimenti in economia circolare attraverso l’uso congiunto di fondi strutturali, di investimento europei (SIE) e di fondi comunitari diretti.

Iniziative delle città

Le città, come sottolineato dal Patto di Amsterdam, rappresentano una grande opportunità per lo sviluppo dell’economia circolare. D’altro canto, l’Agenda Urbana europea indica l’economia circolare come uno dei 12 temi prioritari essenziali per lo sviluppo delle aree urbane.

Il 2020 ha visto appuntamenti e impegni di particolare rilievo per la transizione verso un’economia circolare. In questo contesto, a livello europeo, il 1° ottobre 2020 è stata lanciata la Dichiarazione delle città europee per l’economia circolare. Tra le italiane che hanno già aderito vi sono Firenze e Prato. La Dichiarazione sottolinea il ruolo fondamentale che i governi locali e regionali devono svolgere per la transizione all’economia circolare, anche attraverso una rete per condividere le esperienze.

Nell’impossibilità di rendicontare tutte le iniziative promosse da città italiane, citiamo alcune tra quelle più significative.

○ Il Comune di Ravenna, in partenariato con altri stakeholder pubblici e privati, promuove il progetto “SMILE – Percorsi di simbiosi industriale ed economia circolare”. Il progetto si rivolge alle imprese per facilitare lo sviluppo di un sistema eco-industriale territoriale, aumentando le conoscenze delle aziende sull’integrazione della sostenibilità nel proprio business. Si prevedono iniziative per rafforzare la collaborazione tra scuole superiori, università e realtà produttive, avviando progetti/azioni pilota di simbiosi industriale co-progettate tra imprese nell’ambito dell’economia circolare, attraverso la mappatura, lo studio e la valorizzazione di scarti e sottoprodotti. Il progetto prevede, in parallelo, attività formative e azioni sperimentali di economia circolare e simbiosi industriale all’interno delle aziende. Allo sviluppo di queste azioni contribuiscono gli studenti dei corsi ITS.

○ La città di Firenze si avvale oggi di un nuovo Piano dei rifiuti della città “Firenze Città Circolare”. Il Piano intende condurre la città verso un’economia circolare attraverso un approccio responsabile della cittadinanza al mondo dei rifiuti e un modello di sviluppo sostenibile. Il cuore del piano è migliorare la qualità e la quantità della raccolta differenziata. Il punto di forza del sistema è rappresentato dal coinvolgimento e dalla responsabilizzazione degli utenti. La corretta e costante partecipazione dei cittadini alla raccolta differenziata rappresenta la precondizione necessaria per la crescita, in qualità e quantità, dei materiali raccolti e avviati a riciclo e compostaggio. Nel piano sono previsti nuovi cassonetti A-bin per le aree ad alta urbanizzazione, uno per ogni tipologia di rifiuto, e contenitori interrati a cui verrà applicata la tecnologia dell’A-bin, dotati di un sistema di riconoscimento del cittadino al fine di poter monitorare il comportamento degli utenti. I dati tracciati dai vari sistemi di raccolta saranno gestiti in tempo reale in un unico sistema centralizzato, Smart City Control Room, in grado di realizzare un database utile alla tariffazione premiante (riduzione TARI) permettendo in tal modo l’ottimizzazione del servizio di raccolta. Sono stati inoltre definiti i vantaggi economici del nuovo modello: il bilancio complessivo, tra l’incremento dei costi connesso al Piano Firenze Città Circolare (+9%) e la riduzione dei costi di trattamento (–25%), comporta un beneficio economico, oltre ovviamente a quello ambientale, pari al 16% all’anno a utenza.

○ La Food Policy di Milano rappresenta una delle eredità di Expo 2015. Strumento di supporto al governo della città promosso dal Comune di Milano insieme alla Fondazione Cariplo, ha l’obiettivo di rendere più sostenibile il sistema alimentare e più circolare la gestione dei rifiuti. Milano, grazie anche al sistema porta a porta dei rifiuti, ha una quantità di raccolta differenziata dei rifiuti organici pro capite tra le più alte d’Europa – 154.000 t complessive nel 2019 – da cui è stato possibile produrre 22.000 t di compost agricolo e 8 milioni di metri cubi di biometano.

○ Al fine di promuovere l’economia circolare nelle piccole e medie imprese, la città metropolitana di Bologna partecipa al Progetto europeo Interreg Europe CESME.

 

2021, un anno cruciale per accelerare la transizione

I prossimi mesi saranno molto importanti. Nel corso del 2020, come si è visto, si è determinato in Europa e in Italia un contesto potenzialmente favorevole. E ora si è di fronte alla concreta possibilità di dare un forte impulso allo sviluppo dell’economia circolare, attraverso investimenti e riforme in grado di accelerare la transizione.

Proviamo a riepilogare. È profondamente cambiato, anzitutto, il contesto europeo. Di fronte alla pandemia e alla crisi economica e sociale, l’Unione europea ha compiuto un vero e proprio salto di qualità. Con il piano Next Generation EU ha messo in campo un impegno senza precedenti non solo dal punto di vista delle risorse finanziarie ma prima ancora dell’orizzonte strategico, con l’obiettivo di costruire un’economia ecologicamente sostenibile e un modello sociale più inclusivo. Nell’ambito del Green Deal, il nuovo Piano di azione per l’economia circolare e la nuova Strategia industriale vanno nella comune direzione di accelerare la trasformazione industriale nel segno della transizione ecologica. La recente risoluzione del Parlamento europeo sottolinea peraltro che la transizione a un’economia circolare è una delle condizioni necessarie per raggiungere entro il 2050 l’obiettivo emissioni nette zero di gas serra. Anche per questa ragione l’Europarlamento chiede alla Commissione di definire obiettivi vincolanti al 2030 di riduzione dell’uso di materie prime vergini e di incremento del contenuto di materiali riciclati nei prodotti. Il nostro continente vuole in tal modo esercitare anche una funzione di leadership sul piano globale. Non è un caso che l’Unione europea, prima al mondo, con il regolamento sulla tassonomia abbia adottato uno strumento che contribuirà a orientare sempre più gli investimenti verso la neutralità climatica e la circolarità.

Sulla scia delle strategie e delle azioni adottate dall’Unione europea, anche l’Italia nel corso del 2020 ha compiuto alcuni importanti passi avanti. In particolare, sono entrati in vigore i decreti legislativi di recepimento delle direttive europee in materia di rifiuti – in attuazione dei quali, tra l’altro, nel corso del 2021 dovrà essere elaborato il Programma nazionale di gestione dei rifiuti – mentre il nuovo Piano Transizione 4.0 e le connesse misure contenute nella legge di bilancio hanno previsto specifiche agevolazioni per gli investimenti delle imprese finalizzati all’economia circolare.

La sfida più importante che si ha di fronte ora è la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nuovo Governo e in particolare il nuovo Ministero della Transizione ecologica hanno il compito di migliorare e completare (con una dettagliata indicazione dei progetti e una attenta analisi degli impatti ambientali) la bozza del PNRR presentata al Parlamento dal precedente governo. Bozza nella quale l’importanza della transizione all’economia circolare, nonostante la giusta indicazione di definire una specifica Strategia nazionale, appare sottovalutata sia dal punto di vista degli investimenti che delle riforme. È peraltro lo stesso Parlamento europeo, con la sua recente risoluzione, a ricordare la necessità che i principi dell’economia circolare siano “elemento centrale nei piani nazionali di ripresa e di resilienza degli Stati membri”. Nella corsa all’economia circolare l’Italia è ancora tra i Paesi leader in Europa, ma sta procedendo troppo lentamente. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza può rappresentare uno strumento straordinario per superare le troppe barriere che frenano l’innovazione e valorizzare pienamente le potenzialità del nostro Paese.

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