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9 Settembre 2026

UNI/PdR 167 dalla norma ai numeri

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UNI/PdR 167:2025 – La nuova cornice per gli adeguati assetti e la continuità aziendale.

La prassi di riferimento n.167 aiuta le PMI a strutturare assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati. Ma il vero valore emerge quando requisiti, procedure e certificazione vengono collegati a KPI, budget, cash flow e analisi degli scostamenti.

La UNI/PdR 167:2025 rappresenta un riferimento operativo importante per le PMI che devono strutturare un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, coerente con quanto richiesto dall’art. 2086 del Codice Civile e dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

Il tema, però, non può essere ridotto a un adempimento formale.
Avere un organigramma, un mansionario, alcune procedure interne e una reportistica periodica è certamente utile. Ma non basta.
Il vero punto è capire se l’impresa dispone di un sistema capace di produrre informazioni tempestive, attendibili e utili alla governance.
In altre parole: un assetto è davvero adeguato quando consente all’imprenditore e agli amministratori di leggere ad esempio in anticipo i segnali di squilibrio, prendere decisioni informate e attivare azioni correttive prima che la criticità diventi crisi.
È qui che il controllo di gestione diventa l’ultimo miglio degli adeguati assetti.

La UNI/PdR 167 come cornice tecnica
La UNI/PdR 167 fornisce una cornice metodologica per impostare e valutare l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile dell’impresa.
La prassi aiuta a rendere più oggettivo un concetto che, nella pratica, rischia spesso di restare generico: quello di “adeguatezza”.
L’adeguato assetto non è uguale per tutte le imprese. Deve essere proporzionato alla natura, alle dimensioni, alla complessità e agli obiettivi della singola azienda. Ciò è reso possibile dal fatto che la UNI/PdR 167:2025 adotta un “approccio prestazionale”: definisce cioè il COSA deve essere raggiunto (gli esiti attesi in termini di equilibrio economico, finanziario, reputazionale e sociale) senza imporre un COME rigido e univoco. Non impone software milionari o sovrastrutture burocratiche; lascia l’impresa libera di implementare gli strumenti sartoriali più adatti alla propria realtà, purché efficaci.
Una microimpresa, una società manifatturiera, un’impresa edile, una società commerciale e un’azienda di servizi non avranno gli stessi strumenti, gli stessi flussi informativi e gli stessi KPI.
Tutte, però, devono poter rispondere ad alcune domande essenziali tipo:
-chi decide?
-con quali dati?
-con quali responsabilità?
-con quali controlli?
-con quali indicatori?
-con quali tempi di reazione?
-con quale documentazione delle decisioni assunte?
La UNI/PdR 167 è importante proprio perché consente di passare dalla logica del “si è sempre fatto così” a una gestione più strutturata, verificabile e orientata alla continuità aziendale.

Lo scudo degli adeguati assetti
Gli adeguati assetti rappresentano uno scudo per l’impresa e per gli amministratori.
Non perché eliminano il rischio, ma perché dimostrano che l’azienda ha adottato un sistema per intercettarlo, monitorarlo e gestirlo.
L’art. 2086 c.c. richiede all’imprenditore di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale.
Questo comporta un cambio di mentalità.
Non è sufficiente intervenire quando la crisi è già evidente.
Occorre dotarsi di strumenti capaci di cogliere i segnali deboli come:
-margini in progressivo deterioramento;
-tensioni di liquidità;
-aumento dello scaduto clienti;
-ritardi nei pagamenti verso fornitori, Erario o enti previdenziali;
-utilizzo crescente degli affidamenti bancari;
-peggioramento della Centrale Rischi;
-magazzino in aumento non coerente con i volumi di vendita;
-scostamenti rilevanti rispetto al budget;
-calo del portafoglio ordini;
-difficoltà nella sostenibilità del debito.
Questi segnali raramente arrivano all’improvviso. Spesso sono già presenti nei numeri dell’impresa.
Il problema è che non sempre vengono letti in tempo. E la giurisprudenza più recente è severa: in assenza di presidi organizzativi reali, la “compliance di facciata” non salva gli amministratori, i quali rispondono illimitatamente e con il proprio patrimonio personale per il danno cagionato.

Il controllo di gestione come ultimo miglio
La UNI/PdR 167 definisce la cornice.
Il controllo di gestione porta quella cornice dentro la vita reale dell’impresa.
È il passaggio dalla norma ai numeri.
Qui entrano in gioco strumenti come:
-budget economico;
-budget finanziario;
-cash flow previsionale;
-report economici periodici;
-analisi degli scostamenti;
-cruscotti KPI;
-monitoraggio della marginalità;
-controllo del capitale circolante;
-analisi dello scaduto;
-report di magazzino;
-lettura della Centrale Rischi;
-indicatori di sostenibilità del debito;
report per amministratori, sindaci, revisori, assicurazioni e banche.

Il punto non è semplicemente produrre questi documenti.
Il punto è inserirli in una procedura.
Un cash flow aggiornato ma non discusso serve poco.
Un budget approvato ma mai confrontato con i consuntivi serve poco.
Un cruscotto KPI non collegato a soglie di alert serve poco.
Una reportistica prodotta solo per l’audit serve poco.

Il controllo di gestione diventa realmente utile quando stabilisce:
-quali dati vengono rilevati;
-chi li elabora;
-con quale periodicità;
-chi li controlla;
-chi li riceve;
-quali soglie generano attenzione;
-quali azioni correttive devono essere attivate;
-come vengono documentate le decisioni;
-quando il sistema viene riesaminato.
Questo è l’ultimo miglio: trasformare i requisiti tecnici in flussi informativi reali.

Dalla contabilità fiscale alla contabilità “direzionale”
In molte PMI la contabilità è ancora percepita soprattutto come un “obbligo fiscale”.
La logica è registrare i documenti, liquidare l’IVA, chiudere il bilancio, predisporre dichiarazioni e adempimenti.
Tutto necessario.
Ma non più sufficiente.

Negli adeguati assetti, la contabilità deve diventare anche contabilità direzionale.
Deve supportare la governance nel comprendere:
cosa sta accadendo alla redditività;
come si sta muovendo la liquidità;
quali aree aziendali generano margine;
quali clienti o commesse assorbono risorse;
se il debito è sostenibile;
se i flussi di cassa futuri coprono gli impegni;
se le decisioni strategiche stanno producendo i risultati attesi.

Il bilancio racconta il passato.
Il controllo di gestione consente di leggere il presente.
Il cash flow previsionale aiuta a stimare il futuro.
Un assetto adeguato deve integrare tutte e tre queste dimensioni.

I KPI non sono numeri decorativi
Uno degli errori più frequenti è costruire cruscotti pieni di indicatori, ma poco utili.
I KPI devono essere pochi, chiari, coerenti con il modello di business e collegati ai rischi specifici dell’impresa.
Una società manifatturiera dovrà monitorare, ad esempio, marginalità industriale, saturazione produttiva, rotazione del magazzino, tempi di incasso e costo della non qualità.
Un’impresa edile dovrà presidiare SAL, avanzamento commesse, marginalità di cantiere, esposizione finanziaria, incassi attesi e crediti verso clienti.
Una società di servizi dovrà controllare produttività, costo del personale, marginalità per progetto, ricavi ricorrenti e saturazione delle risorse.
Un’azienda commerciale dovrà leggere rotazione del magazzino, margini per linea, scaduto clienti, pricing, scontistica e assorbimento di cassa.
Alcuni indicatori trasversali possono essere:
EBITDA;
margine operativo;
posizione finanziaria netta;
DSCR;
cash flow operativo;
capitale circolante netto;
giorni medi di incasso;
giorni medi di pagamento;
rotazione del magazzino;
scostamento budget/consuntivo;
utilizzo degli affidamenti;
incidenza degli oneri finanziari;
andamento del portafoglio ordini;
regolarità fiscale e contributiva.

Il punto non è misurare tutto.
Il punto è misurare ciò che serve per decidere.

La certificazione come specchio del sistema
La UNI/PdR 167:2025 introduce anche il tema della valutazione di conformità di terza parte.
La certificazione può rappresentare un elemento importante per l’impresa, soprattutto nei rapporti con banche, partner, fornitori, clienti strutturati, investitori e stakeholder.
Ma va chiarito un aspetto.
La certificazione non deve essere vista come un semplice “bollino”.
È piuttosto uno specchio.

Rende visibile all’esterno il lavoro interno svolto dall’impresa.
Se dietro la certificazione c’è solo carta, il valore è limitato.
Se invece dietro la certificazione c’è un sistema reale di governance, controllo, monitoraggio e miglioramento continuo, allora la certificazione diventa un “asset reputazionale”. Rende l’impresa finalmente “leggibile”. Per una banca (in linea con i criteri EBA), significa poter valutare meglio il qualitative rating e la liquidità prospettica. Per un’assicurazione, significa misurare il rischio governance e la capacità di intercettare i segnali di crisi, traducendosi in una forte leva contrattuale e nella protezione del patrimonio aziendale.

I vantaggi concreti per la PMI
Integrare UNI/PdR 167 e controllo di gestione genera benefici molto pratici come:

     

      1. Maggiore capacità decisionale
        L’imprenditore non decide più solo sulla base dell’esperienza o dell’intuito, ma su dati aggiornati, organizzati e leggibili.

      1. Migliore prevenzione della crisi
        Gli indicatori aiutano a intercettare segnali di squilibrio prima che diventino emergenza.

      1. Più controllo della liquidità
        Il cash flow previsionale permette di anticipare fabbisogni finanziari, picchi di cassa e possibili tensioni.

      1. Dialogo più efficace con le banche
        Un’impresa che presenta budget, forecast, KPI e report periodici comunica metodo e affidabilità.

      1. Maggiore tutela degli amministratori
        Decisioni tracciate, report discussi e azioni correttive documentate dimostrano un approccio informato e responsabile.

      1. Migliore organizzazione interna
        Ruoli, responsabilità, flussi e procedure riducono confusione, sovrapposizioni e ritardi decisionali.

      1. Più valore nella certificazione
        La certificazione diventa più solida perché poggia su un sistema realmente utilizzato, non su documenti costruiti solo per la verifica.

    La catena delle responsabilità: perché la PdR cambia le regole del gioco
    Quando si passa da un “protocollo proprietario” o dal fai-da-te a una certificazione ufficiale UNI/PdR 167:2025, la mappa dei rischi legali e professionali viene completamente ridisegnata. Non rischia più solo l’amministratore, e le tutele non sono più teoriche. Si crea una vera e propria catena della responsabilità in cui ogni attore risponde di una frazione precisa del sistema:

    Per l’Amministratore (Dalla colpa presunta allo scudo giuridico): In caso di crisi, il primo istinto dei creditori è dimostrare che si è gestito “a vista” per aggredire il patrimonio personale. Con la UNI/PdR 167:2025, l’amministratore non difende più un’opinione, ma esibisce un fatto. La certificazione attesta che l’assetto era adeguato al momento delle scelte di gestione, attivando la protezione della Business Judgment Rule: se hai deciso basandoti su un flusso di dati certificato, il patrimonio personale è blindato.

    Per il Consulente (Dal rischio di rivalsa alla progettazione tecnica): Vendere checklist create in studio espone il professionista a rischi enormi se l’azienda salta. Nella logica della prassi UNI, il Commercialista fa il sarto (l’implementatore): progetta e cuce l’abito organizzativo. La responsabilità finale di dichiarare quell’abito “adeguato” viene trasferita all’Ente di Certificazione. Il professionista risponde della corretta esecuzione del mandato tecnico, non dell’infallibilità del sistema.

    Per l’Ente Certificatore (Il terzo garante che mette la firma): L’organismo terzo indipendente (iscritto ad Accredia) non fa consulenza: emette un atto di fede pubblica verso il mercato. Se rilascia una certificazione “di facciata” a un’azienda senza budget o cash flow, rischia la revoca dell’accreditamento e richieste di risarcimento da banche o investitori. Ecco perché gli auditor verificheranno la sostanza dei numeri, non la forma dei faldoni.

    Questo circuito toglie il Commercialista dalla linea del fuoco, protegge l’imprenditore onesto e dà a banche e assicurazioni la certezza di un controllo vero.

    Il vero cambio di passo: connettere i puntini
    La governance “nasce” quando i puntini si connettono.
    Norma.
    Processi.
    Numeri.
    Decisioni.
    Controlli.
    Azioni correttive.
    Certificazione.
    Reputazione.

    La UNI/PdR 167 offre la cornice tecnica.
    Gli adeguati assetti offrono lo scudo organizzativo.
    Il controllo di gestione porta l’ultimo miglio operativo.
    La certificazione può diventare lo specchio verso il mercato.
    La governance è il risultato finale.

    Questo passaggio è particolarmente importante per le PMI, dove spesso la gestione è ancora molto accentrata sull’imprenditore e basata su conoscenza diretta, esperienza e rapidità decisionale.
    Sono elementi preziosi, ma devono essere integrati con strumenti manageriali.
    Non per appesantire l’impresa. Ma per renderla più solida, più leggibile e più pronta a reagire.

    La UNI/PdR 167 non deve essere interpretata come l’ennesimo adempimento da subire.
    Può diventare una leva per migliorare il governo dell’impresa.
    Il suo valore emerge quando i requisiti tecnici vengono tradotti in flussi economico-finanziari reali: budget, cash flow, KPI, analisi degli scostamenti, controllo della liquidità e monitoraggio della continuità aziendale.

    Un assetto adeguato non è quello che produce più documenti.
    È quello che consente all’impresa di vedere prima, decidere meglio e intervenire in tempo.

    Quindi:
    la UNI/PdR 167 è la cornice.
    Il controllo di gestione è il motore.
    La certificazione è lo specchio.
    La governance è il risultato.
    E il vero ultimo miglio degli adeguati assetti è proprio questo:
    dalla norma ai numeri, dai numeri alle decisioni.

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    Difendi il tuo patrimonio aziendale

    Conseguenze mancanza adeguati assetti

    231 e adeguati assetti l’approccio integrato

    Visto di congruità dell’informativa finanziaria aziendale

    Adeguati assetti la relazione semestrale al collegio sindacale

    Non hai tempo di svolgere gli adeguati assetti? Lo facciamo noi per te

    Attento amministratore se non adeguati gli assetti, la polizza assicurativa non ti salverà

    Francesco Cacchiarelli economista di impresa & business partner

    Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Viterbo, al numero 084 sezione A, anzianità 1989

    Iscritto nel Registro dei Revisori Legali MEF, al numero 103287 sezione A, anzianità 1999

    francesco@qaserpmi.it

    La prassi di riferimento n. 167 rappresenta un passaggio importante per le PMI che vogliono strutturare adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Il vero salto di qualità, però, avviene quando la norma viene tradotta in strumenti concreti di controllo: KPI, budget, cash flow previsionale e monitoraggio continuo degli scostamenti. In questo modo, la conformità non resta un adempimento formale, ma diventa un supporto reale alla continuità aziendale, alla prevenzione dei rischi, alla protezione del patrimonio e al governo consapevole dell’impresa E AL POTERLO DIMOSTRARE.

    La “conformità” non è un costo per evitare una sanzione, ma una strategia finanziaria per essere preferiti dalle banche e protetti dai tribunali.

    Oggetto: Proposta di sinergia operativa e Protocollo di Terzietà – Prassi UNI/PdR 167:2025

    Gentile Direzione,

    Seguiamo con interesse l’attività di ………. nel campo delle certificazioni accreditate. Con l’entrata in vigore della prassi UNI/PdR 167:2025, il mercato delle PMI richiede risposte rapide ma, soprattutto, richiede che le aziende arrivino all’audit con un livello di maturità organizzativa reale.

    Come consulenti specializzati in adeguati assetti e continuità aziendale, conosciamo perfettamente i vincoli della norma ISO/IEC 17065: il vostro ruolo impone la totale terzietà di giudizio, vietandovi qualsiasi attività di consulenza o implementazione.

    Per questo motivo, vi proponiamo una collaborazione strategica basata su una netta separazione dei ruoli:

    Voi verificate la conformità: Rilasciate il certificato ufficiale sotto accreditamento ACCREDIA, mantenendo l’assoluta indipendenza che dà valore al vostro lavoro.

    Noi prepariamo l’impresa a monte: Interveniamo in trincea per ingegnerizzare i processi, strutturare il monitoraggio finanziario e rendere l’azienda “Certificabile”.

    I vantaggi per il vostro Ente:

    Audit fluidi ed efficienti: Portiamo al vostro esame aziende mature, con processi già documentati, alimentati e aggiornati, azzerando i tempi morti e le non-conformità grossolane.

    Zero conflitti di interesse: Una linea di demarcazione netta a tutela del vostro accreditamento.

    Sviluppo culturale del mercato: Possibilità di attivare iniziative divulgative congiunte (webinar, tavole rotonde) per spiegare alle PMI la differenza fondamentale tra “subire la compliance” e “governare l’azienda”.

    Restiamo a disposizione per un breve incontro per definire un eventuale protocollo operativo comune.

    Un cordiale saluto,

    Partner