Ci sono imprese che lavorano bene, crescono, fatturano, incassano regolarmente… eppure vengono giudicati “troppo indebitate” da software, algoritmi e “veloci” letture del bilancio.
Il problema?
Molto spesso si guarda la Posizione Finanziaria Netta come se i DEBITI fossero tutti uguali.
Ma non è così.
Ed è qui che nasce uno degli errori più frequenti nell’analisi finanziaria delle PMI italiane.
Da consulente che lavora ogni giorno accanto agli imprenditori vedo continuamente aziende sane penalizzate da una lettura tecnica sbagliata della loro struttura finanziaria.
Perché esiste una differenza enorme tra:
debiti che devono essere realmente rimborsati con la cassa aziendale;
debiti di funzionamento che accompagnano il ciclo operativo dell’impresa.
Capire questa differenza cambia completamente il giudizio sull’azienda.
Il debito “vero” e il debito di funzionamento
Un mutuo chirografario da 500.000 euro è un debito strutturale.
Ogni mese l’azienda deve pagare una rata: quota capitale; quota interessi;
utilizzando la propria liquidità operativa.
Quello è debito da rimborsare.
Ma nelle PMI italiane esistono anche strumenti finanziari completamente diversi:
fidi di conto corrente;
anticipi fatture;
Ri.Ba.;
linee autoliquidanti;
factoring operativo.
Ed è qui che molti algoritmi sbagliano.
I fidi di conto non sono un mutuo
Il classico fido di conto corrente funziona così:
La banca concede un plafond utilizzabile per gestire:
incassi;
pagamenti;
stagionalità;
oscillazioni del capitale circolante.
Formalmente è un debito bancario a breve termine.
Ma nella realtà operativa della PMI italiana non è un debito che “scade” come un mutuo.
Se l’azienda:
lavora bene;
produce margini;
mantiene equilibrio finanziario;
la banca rinnova il fido continuamente.
Quel debito diventa parte fisiologica della struttura finanziaria aziendale.
Non esiste:
un piano di ammortamento;
una rata;
un rimborso progressivo obbligatorio.
Eppure molti software lo trattano come se fosse identico a un finanziamento da restituire integralmente.
Questo genera analisi distorte.
Le linee autoliquidanti: si rimborsano da sole
Il caso ancora più evidente riguarda:
anticipi fatture;
anticipo Ri.Ba.;
factoring.
Facciamo un esempio pratico.
L’azienda emette una fattura da 100.000 euro a 90 giorni.
Per avere liquidità immediata porta la fattura in banca, che anticipa l’importo.
Nei sistemi standard compare:
+100.000 euro di debiti bancari.
Ma cosa succede davvero?
Succede che quel debito:
non verrà rimborsato dall’azienda;
verrà estinto direttamente dall’incasso del cliente.
Per questo si chiamano linee autoliquidanti.
Si liquidano da sole.
Non drenano cassa aziendale destinata ai mutui o agli investimenti.
Sono semplicemente strumenti di accelerazione finanziaria del capitale circolante.
Il grande errore della PFN standard
Molti indicatori tradizionali fanno una semplice somma:
E da lì nasce il classico rapporto: PFN/EBITDA
Il problema è che questa aggregazione mette insieme elementi completamente diversi.
È come sommare:
un mutuo ventennale;
una rata leasing;
un anticipo fatture che si estinguerà automaticamente tra 60 giorni.
Dal punto di vista economico e finanziario non hanno lo stesso significato.
Quando il debito cresce… ma è un segnale positivo
Qui arriva il paradosso.
Un’azienda che cresce:
fattura di più;
emette più fatture;
utilizza più linee autoliquidanti.
Quindi il debito bancario a breve aumenta.
Per molti algoritmi:
“allarme rosso”.
Per chi conosce davvero la finanza d’impresa:
“l’azienda sta lavorando”.
È una differenza enorme.
Ed è il motivo per cui leggere i numeri senza comprendere il modello di business porta spesso a conclusioni sbagliate.
La differenza tra consulenza reale e analisi automatica
Oggi molte valutazioni vengono delegate a software, scoring automatici, KPI standardizzati, dashboard costruite senza contesto.
Ma la finanza aziendale reale non è fatta di formule isolate.
È fatta di:
cicli operativi;
equilibrio del circolante;
elasticità finanziaria;
qualità degli incassi;
sostenibilità dei flussi.
Per questo il mio approccio come consulente è pratico.
Non vendo formule preconfezionate.
Entro dentro il modello aziendale.
Perché un imprenditore non ha bisogno di qualcuno che gli legga un indice.
Ha bisogno di qualcuno che sappia distinguere il rischio vero – dal normale funzionamento dell’impresa.
Una corretta analisi finanziaria dovrebbe distinguere almeno tra:
Debito strutturale
Quello che richiede:
rimborso;
rate;
assorbimento di cassa.
Esempi mutui, finanziamenti, leasing.
Debito operativo o di funzionamento
Quello collegato al ciclo commerciale.
Esempi:
anticipi fatture;
Ri.Ba.;
fidi rotativi.
Questi strumenti:
sostengono il capitale circolante;
accompagnano la crescita;
non rappresentano necessariamente tensione finanziaria.
La fine del Business Plan “Ad mentula canis”
La rata del finanziamento del nuovo capannone è sostenibile
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Attento amministratore se non adeguati gli assetti, la polizza assicurativa non ti salverà
Francesco Cacchiarelli economista di impresa & business partner
Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Viterbo, al numero 084 sezione A, anzianità 1989
Iscritto nel Registro dei Revisori Legali MEF, al numero 103287 sezione A, anzianità 1999