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9 Settembre 2026

Perché le Linee Guida EBA LOM rischiano di rendere “superfluo” l’Articolo 2086 c.c.

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Nel dibattito aziendale degli ultimi anni, c’è una norma che ha tolto (molto poco) il sonno agli imprenditori italiani: l’Articolo 2086 del Codice Civile, introdotto dal Codice della Crisi. Una disposizione che impone a tutte le imprese, di qualsiasi forma e dimensione, di istituire, rendere funzionanti e monitorare costantemente adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.

Eppure, stando ai dati reali e alla percezione sul campo, per moltissimi imprenditori il 2086 c.c. è rimasto una sorda disposizione teorica. Un adempimento formale, percepito come l’ennesimo fardello burocratico da confinare in qualche verbale societario per far contenti gli organi di controllo.

Ma c’è una novità che sta cambiando le regole del gioco in modo molto più brutale, immediato e concreto. Si tratta delle Linee Guida EBA LOM (Loan Origination and Monitoring) emanate dall’Autorità Bancaria Europea. E qui non parliamo di “acqua fresca”, ma di regole vincolanti per gli istituti di credito che ridefiniscono da cima a fondo l’accesso al denaro.

A guardare bene la realtà della trincea quotidiana, l’effetto delle linee guida EBA rischia di rendere “superfluo” l’Art. 2086 c.c. Ovviamente parliamo di due strumenti giuridicamente diversi, ma l’impatto pratico è simile.

Anzi, a mio avviso, sarà proprio la mancanza di fido a fare la vera divulgazione della cultura finanziaria. Saranno le banche, chiudendo i rubinetti del credito, a far capire chiaramente all’imprenditore che il tempo dell’improvvisazione è finito.

Il cortocircuito tra Obbligo interno e Requisito esterno

Per capire dove si sta consumando questa rivoluzione silenziosa, dobbiamo osservare come due forze distinte stiano convergendo, come una morsa, sullo stesso identico punto.

Da un lato abbiamo l’obbligo interno dello Stato (l’Articolo 2086 c.c.), che ordina all’azienda di strutturarsi. Dall’altro abbiamo il requisito esterno del sistema finanziario (le Linee Guida EBA LOM), che esige dalla banca una verifica predittiva rigorosa prima di concedere denaro.

Questo incontro genera un inevitabile effetto imbuto: la legge societaria ti impone di costruire la struttura, e la banca ti chiede i dati che solo quella struttura può generare. Chi si trova in mezzo non ha alternative: deve necessariamente dar vita a una vera e propria “fabbrica della cassa”. Parliamo di strumenti operativi concreti: budget finanziari, business plan credibili, pianificazioni forward-looking a 12 mesi e stress test capaci di simulare scenari avversi.

L’asimmetria delle sanzioni: la forza d’urto dell’EBA

Perché l’EBA LOM ha una forza persuasiva e una capacità di spinta al cambiamento culturale infinitamente superiore alla legge dello Stato? La risposta sta nell’asimmetria delle “sanzioni”:

  • La sanzione del Codice Civile è postuma: Se un imprenditore ignora l’Art. 2086 c.c., rischia una responsabilità civile o risarcitoria prevalentemente dopo che l’azienda è entrata in crisi profonda o è fallita. È quindi spesso una una sanzione ex-post, che interviene quando il danno è già fatto e l’azienda è spesso già esanime.
  • La “sanzione” dell’EBA è immediata e letale: Se lo stesso imprenditore ignora le richieste predittive delle banche imposte dall’EBA, la sanzione è immediata, preventiva e asfissiante. Il rubinetto del credito si chiude subito. Non serve attendere la crisi o il dissesto: l’azienda viene privata dell’ossigeno finanziario (attraverso la revoca dei fidi, il mancato rinnovo delle linee commerciali o il rigetto dei finanziamenti) nel bel mezzo della sua normale attività ordinaria.

Coinvolgere le banche per guidare la transizione

Le banche non possono più limitarsi a essere i “controllori” rigidi di regole calate dall’alto, né possono pensare di proteggersi dietro a inutili autocertificazioni di carta che davanti a un tribunale valgono zero. Gli istituti di credito vanno coinvolti direttamente nell’attività di sensibilizzazione degli imprenditori. Sono le banche stesse a dover spiegare al mercato che i tempi sono radicalmente cambiati per tutti: sia per chi il credito lo chiede, sia per chi lo delibera (e che oggi rischia il proprio patrimonio personale per negligenza professionale o concessione abusiva del credito). Il diniego di un fido non deve essere vissuto come un semplice atto punitivo, ma come il segnale inequivocabile che l’azienda deve cambiare pelle, passando per sempre dalla vecchia “cultura della garanzia” alla moderna “cultura della cassa predittiva”.

Il professionista come ponte e presidio di cultura

In questo scenario di totale metamorfosi, il ruolo dei consulenti aziendali cambia radicalmente. Non più i meri registratori del passato contabile o i compilatori di bilanci storici, che per l’EBA rappresentano ormai solo delle inutili “autopsie”.

Il ruolo oggi è quello di traduttori e ponti tra le PMI e le banche. Abbiamo il dovere strategico di agevolare la comunicazione finanziaria e, soprattutto, di trasmettere quella cultura della pianificazione che l’imprenditore fatica a digerire quando viene imposta come semplice obbligo normativo.

Aiutare l’impresa a strutturare adeguati assetti non è più una scelta filosofica o un mero adempimento di diritto societario: è l’unico passaporto industriale rimasto per non farsi tagliare fuori dal mercato e blindare la continuità aziendale. La vera svolta risiede in un profondo cambio di mentalità, capace di traghettare la PMI verso un’adozione non più formale, ma “sostanziale” e strategica degli assetti.

Si tratta della scelta consapevole di smettere di subire passivamente il futuro per iniziare finalmente a governarlo, diventando trasparenti e leggibili agli occhi del sistema finanziario.

Quando un’azienda implementa e monitora costantemente strumenti come il Business Plan, il Cash Flow predittivo, il controllo di gestione e la mappa delle competenze organizzative (“chi fa che cosa”), attiva un vero e proprio “moltiplicatore decisionale”. Il valore dell’impresa non aumenta per decreto normativo. Aumenta nei fatti, perché una PMI dotata di una mappa organizzativa chiara e di un manuale di trigger con azioni predefinite elimina all’istante gli sprechi, abbatte i colli di bottiglia e neutralizza le perdite nascoste prima che sia troppo tardi.

Articolo redatto da Francesco Cacchiarelli economista di impresa

Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Viterbo, al numero 084 sezione A, anzianità 1989

Iscritto nel Registro dei Revisori Legali MEF, al numero 103287 sezione A, anzianità 1999

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