Quando l’azienda va bene, sono tutti bravi.
Gli utili arrivano. I soci incassano. Le decisioni sembrano tutte giuste.
E nessuno fa troppe domande.
Ma quando le cose iniziano a non funzionare più come prima; quando emergono squilibri; quando la cassa si tende.
Quando una banca inizia a fare domande diverse dal solito.
Lì che cambia tutto.
Perché in quel momento, la domanda non è: “quanto hanno incassato i soci?”
La domanda diventa un’altra.
Gli amministratori avevano assetti adeguati?
E soprattutto li hanno usati per intervenire in tempo?
Perché non basta averli “sulla carta”.
Bisogna usarli. Bisogna leggerli. Bisogna prendere decisioni.
E subito dopo arriva la seconda domanda “chi doveva vigilare, lo stava facendo davvero?”
Oppure stava guardando altrove?
Perché finché i numeri tengono, tutto sembra funzionare.
Ma quando qualcosa si rompe, non si guarda più ai risultati.
Si guarda ai comportamenti.
A quello che è stato fatto prima. A quello che non è stato fatto.
A quello che si sarebbe potuto fare.
Io lavoro in azienda e vedo spesso la stessa scena:
finché le cose vanno bene, gli adeguati assetti sono percepiti come un costo.
Tempo e soldi.
Quando invece emergono i problemi, diventano improvvisamente fondamentali.
Ma a quel punto c’è un dettaglio che cambia tutto: non servono più per prevenire.
Servono per spiegare.
E spiegare, in azienda, arriva sempre dopo.
Il punto ora è
vuoi strumenti che ti aiutino ad evitare i problemi o strumenti che ti aiutino a giustificarli?
Perché la differenza tra le due cose non è tecnica.
È tempo.
Ed è lì che si gioca la responsabilità di chi guida e le sorti dell’azienda.
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“Le aziende prestano troppa attenzione a quanto costa fare certe cose. Dovrebbero preoccuparsi di più di quanto costa non farle” – Philip Kotler