Comunicato stampa Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 7 aprile 2017.
Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato definitivamente il decreto legislativo recante "Revisione dei percorsi dell'Istruzione Professionale, nel rispetto dell'art. 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi  dell'istruzione e formazione professionale, a norma dell'art. 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge  13 luglio 2015, n. 107". Si tratta di un provvedimento finalizzato, tra l'altro, a potenziare il ruolo dell'istruzione professionale, le cui caratteristiche andavano ulteriormente definite.
"Sono particolarmente soddisfatto del percorso svolto finora e di questo importante traguardo raggiunto, che sottolinea il rilievo dei primi risultati ottenuti con la sperimentazione del sistema duale, mediante il  coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e delle agenzie formative". È il primo commento del Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, onorevole Luigi Bobba con delega sulla materia.
"Con questo provvedimento il Governo pone le basi per un rafforzamento della filiera professionalizzante del sistema di istruzione  e formazione italiano. Infatti, il più stretto e coordinato assetto  delle due filiere formative - quella in capo al Ministero dell'Istruzione e quella in capo alle Regioni - potrà ampliare l'offerta formativa professionalizzante anche verso quei settori che costituiscono il tessuto produttivo dell'economia del nostro Paese e che richiedono una formazione specifica acquisita anche sul piano pratico.
La pari dignità nel conseguire l'obbligo di istruzione e la possibilità di ottenere qualifiche e diplomi nell'intero sistema, così come disegnato nel decreto, consente di creare le condizioni per un più ampio accesso ai diritti formativi in tutto il territorio nazionale, fornendo maggiori opportunità ai ragazzi e alle ragazze. Anche il sistema duale, costruito  con i provvedimenti attuativi del Jobs Act, con la stabilizzazione dello stanziamento di 25 milioni l'anno prevista dal provvedimento di oggi, potrà trovare un incisivo rilancio e potrà entrare definitivamente a regime".
Questo decreto, conclude Bobba, "rappresenta altresì un ulteriore importante passo nel processo di fattiva  collaborazione che si è voluto costruire in questi anni tra i dicasteri del Lavoro e dell'Istruzione, ulteriormente consolidato dall'avvio della cabina di regia per la gestione congiunta delle tematiche relative all'alternanza e all'apprendistato formativo, sia nell'istruzione che nella formazione professionale".
Comunicato stampa ABI del 6 aprile 2017.
Sempre più digitale, il cliente bancario ha ormai acquisito piena familiarità nella gestione di modalità evolute di contatto e relazione con la propria banca: nel 2016, come emerge dall’ultima  indagine realizzata dall’ABI in collaborazione con GfK, la quota di  utenti che ricorre all’Internet o al mobile banking ha raggiunto il 56% del totale della clientela. Oltre 16 milioni di italiani ‘entrano’ oggi in banca grazie al web, operando sia da un pc sia in  
mobilità. Lo smartphone, in particolare, si afferma sempre di più come canale di accesso ai servizi finanziari: un cliente su quattro  (circa 7 milioni di persone, pari al 24% del totale dei bancarizzati) porta ormai con sé la propriabanca dovunque, con un incremento
superiore al 30% della quota degli utilizzatori di mobile banking rispetto al 2015 (quando la quota era del 18%). Queste sono solo  alcune tendenze che emergono dall’indagine,  
effettuata su un campione di clienti bancari,  
presentata oggi nel primo giorno di Dimensione Cliente 2017, undicesima edizione dell'evento ABI dedicato alla relazione tra
banca e cliente retail in programma il 6 e 7 aprile a Roma.
Il cliente bancario è sempre più digitale e questa caratteristica è  sempre meno identificabile con le sole componenti più giovani  dell’utenza: nella fascia d’età di chi ha tra 65 e 74 anni e dispone di una connessione Internet domestica più di un cliente su due accede ai servizi bancari anche dalla Rete. Per l’utenza risultano dunque particolarmente utili tutte le attività di informazione, supporto e assistenza in grado di guidare persone di ogni età, matura e non, nel processo di familiarizzazione con le innovazioni digitali della
banca. Si moltiplicano così le iniziative di tutoraggio da parte  degli intermediari. Gli intervistati indicano, come modalità  preferite a tale scopo, sia l’assistenza di personale  
dedicato in agenzia sia mediante canali remoti, ad esempio il telefono o la chat. A ciò si affiancano le comunicazioni scritte,  via posta tradizionale oppure elettronica, con i chiarimenti sui diversi aspetti tecnologici del servizio.
L’indagine  ABI-GfK fotografa dunque uno scenario in decisa evoluzione nel rapporto tra banca e clientela, con i canali digitali  che conquistano posizioni ed esplorano nuove frontiere. A distanza  di pochi anni dal suo avvio, la nuova modalità di relazione e  
interazione sui ‘social network’ sta infatti conoscendo uno sviluppo  straordinario e riscuote ormai consensi e attenzione da una  significativa porzione di clientela: il 17%  degli utenti dichiara di avere visitato le pagine o i profili ‘social’ delle banche per leggerne i contenuti, cercare informazioni o trovare risposte ai  propri interrogativi, dialogando direttamente via web.
Comunicato stampa ABI del 25 marzo 2017.
Un cliente sempre più pronto a operare direttamente con la propria banca, servendosi di ogni modalità di contatto messa a disposizione dagli intermediari per accedere ai servizi bancari e finanziari: se  il 95% della clientela opera anche in modalità ‘fai da te’ nella  quotidiana relazione con la banca grazie ad Atm, all’Internet e al  mobile banking e ai contact center, il 17% usa ormai solo canali a distanza. Questa la fotografia aggiornata del cliente bancario,   così come emerge dall’ultima indagine ABI-GfK, che verrà presentata  in occasione dell’edizione 2017 del convegno Dimensione Cliente, in   programma a Roma il 6 e il 7 aprile.
La facilità, per la clientela bancaria, di operare direttamente non è soltanto favorita da un sempre più diffuso ricorso agli strumenti di dialogo innovativi (principalmente Internet banking, accessibile sia  da postazione fissa che in mobilità) ma anche dalle crescenti  possibilità offerte dagli strumenti tradizionali, con particolare  riferimento agli Atm.  
Praticamente un italiano su due (quasi 27 milioni di cittadini) si  serve degli sportelli automatici per prelevare contante, richiedere  informazioni sulla propria posizione ma anche ottenere informazioni  su prodotti e soluzioni offerte dalla banca. Sono poi 11 milioni gli  utilizzatori degli Atm evoluti, che vi ricorrono per effettuare  versamenti, ordinare bonifici, acquistare ricariche telefoniche o pagare multe e/o tasse. La facilità di contatto porta dunque le  persone ad ‘andare in banca’ sempr  più frequentemente, ogni volta  che ne hanno bisogno o quando desiderano verificare la situazione del proprio conto o per avere altre informazioni. Si stima che circa un terzo dei clienti entrino in contatto con la banca attraverso i suoi  canali più volte alla settimana (l’8% quasi tutt  i giorni). Una  relazione molto intensa, dunque, difficile da riscontrarsi  
con qualsiasi altro fornitoredi servizi. Dimensione Cliente è il principale evento in Italia sulla relazione tra banca e cliente retail. Analisi dell’esperienza con la banca, multicanalità,  big data, approcci commerciali e comunicazione: questi gli ambiti principali di approfondimento, analizzati nelle numerose sessioni  che animeranno la due-giorni di evento. Obiettivo del convegno  dell’ABI - dedicato al mercato retail - è analizzare il complesso e articolato processo che partedalle analisi preliminari dei bisogni   della clientela per approdare alla soddisfazione e fidelizzazione del cliente.

 

Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 13 aprile 2017.
Salgono a quota 53mila euro i redditi medi dichiarati nel 2015 dai  contribuenti che accedono al regime premiale, in aumento rispetto al  2014 in cui si attestavano a 51mila euro. In crescita anche gli  studi di settore ammessi al regime, che passano dai 157 del 2014 ai  159 del 2015, coinvolgendo una ulteriore platea di circa 70mila tra
imprese e lavoratori autonomi. Sono solo alcuni dei dati emersi dall’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale (articolo 10 del Dl n. 201/2011) per il periodo d’imposta  2015,  presentati ieri durante l’incontro tra l’Agenzia delle Entrate e le
organizzazioni di categoria.
Il regime premiale fa crescere la compliance - L’analisi, disponibile online sul sito dell’Agenzia –www.agenziaentrate.it–
ha evidenziato un aumento del numero degli studi di settore ammessi al regime premiale, che dal 2011 al 2015 è passato da 55 a 159.
Inoltre, si è ampliata significativamente la platea dei contribuenti  potenzialmente interessati al regime, 2,2 milioni nel 2015 a fronte  dei 605mila nel 2011. Crescono anche i redditi medi dichiarati da imprese e lavoratori autonomi che accedono al regime premiale i  quali, dal 2011 al 2015, passano da 49mila a 53mila euro, mentre  quelli dichiarati da tutti i soggetti potenzialmente interessati si attestano a 26mila euro.
Regime premiale, i requisiti per aderire - Al regime premiale  possono accedere i contribuenti che dichiarano ricavi o compensi  pari o superior  a quelli risultanti dall’applicazione degli studi  di settore, che hanno regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati e che risultano coerenti e normali con gli  specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione. Questi   contribuenti possono beneficiare dell’esclusione dagli accertamenti  analitico-presuntivi, della riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento e della possibilità di determinazione sintetica de  reddito complessivo, solo nel caso in  cui lo stesso ecceda di almeno un terzo quello dichiarato (invece che di un quinto come ordinariamente previsto).
Dove trovare l’analisi – È possibile consultare l’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale sul sito internet  dell’Agenzia delle Entrate, seguendo questo percorso: Cosa devi  fare > Dichiarare > Studi di settore e parametri > Statistiche e analisi.  All’interno della sezione è disponibile anche l’ulteriore  documentazione predisposta dalla Sose illustrata nell’incontro con le organizzazioni di categoria, relativa all’analisi dei risultati  dell’applicazione del regime premiale al 2015 con metodo
controfattuale.
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 30 marzo 2017.
Per quali categorie di beni scattano i bonussuper e iper ammortamento? Quali tipologie di investimento premiano e a quali condizioni? Quali i termini temporali di riferimento, le scadenze e  a favore di quali soggetti? Sono questi alcuni dei quesiti che  trovano risposta nella circolare n. 4/E di oggi redatta congiuntamente da Agenzia delle Entrate e Ministero dello Sviluppo  Economico.
Il documento di prassi forniscechiarimenti sulle misure fiscali introdotte per dare impulso all’ammodernamento delle imprese e alla loro trasformazione tecnologica e digitale.
In particolare, la Legge di Bilancio 2017 ha previsto la proroga  del super ammortamento e ha introdotto l’iper ammortamento, una maggiorazione del 150% del costo di acquisizione di determinati  beni ai fini della deduzione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.
Nella circolare, inoltre, vengono fornite indicazioni sull’ulteriore  maggiorazione del 40% sul costo di acquisto di beni strumentali  immateriali (tra cui, alcuni software, sistemi IT e attività di system integration), prevista sempre dalla Legge di Bilancio per i soggetti che beneficiano già dell’iper ammortamento.
Super e iper ammortamento a confronto sulla base del risparmio  fiscale - La diversa entità delle maggiorazioni relative al super e all’iper ammortamento produce un diverso risparmio d’imposta, come illustrato dalla tabella seguente, che evidenzia gli effetti fiscali di un investimento di 1 milione di euro effettuato da un soggetto Ires per l’acquisto di un bene che fruisce del super/iper ammortamento rispetto all’ipotesi di ammortamento ordinario:
Nel caso dell’ammortamento ordinario, e sempre partendo da un investimento pari a 1 milione di euro, il risparmio d’imposta netto è di 240mila euro, che diventano 336mila con il super ammortamento e 600mila grazie all’iper ammortamento.
Cos’è il super  mmortamento – Il super ammortamento è  un’agevolazioneche prevede l’incremento del 40% del costo fiscale di  beni materiali originariamente acquistati dal 15 ottobre 2015 al 31  dicembre 2016, oggi prorogata.
Il maggior costo, riconosciuto solo per le imposte sui redditi e non ai fini Irap, può essere infatti portato extracontabilmente  in deduzione del reddito attraverso l’effettuazione di variazioni in diminuzione in dichiarazione.
L’iper ammortamento, l’agevolazione che premia l’industria in  chiave 4.0. - Per i soli imprenditori, con la Legge di Bilancio 2017 arriva l’iper ammortamento, una maxi magiorazione che consente di incrementare del 150% il costo deducibile di tutti i beni strumentali acquistati per trasformare l’impresa in chiave tecnologica e digitale 4.0. Si tratta concretamente degli investimenti in macchine  intelligenti, interconnesse, il cui elenco è fornito analiticamente nell’Allegato A dell’Appendice della Circolare, diviso incategorie. L’iper maggiorazione spetta solo nella misura in cui il bene rispetti le linee guida elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), fornite dalla circolare per ciascuna tipologia di macchina. In caso di dubbi sull’ammissibilità all’agevolazione di una   specifica macchina è possibile richiedere un parere tecnico al Mise; se l’incertezza relativa all’agevolazione è, invece, di natura  tributaria, si può presentare interpello ordinario all’Agenzia delle Entrate.
Spazio a super e iper ammortamento per il 2017 e, a certe condizioni, fino agiugno 2018 - La Legge di Bilancio 2017 ha esteso l’operatività e gli effetti del super ammortamento anche agli investimenti in  beni materiali strumentali nuovi effettuati entro il 31dicembre 2017, escludendo dalla proroga taluni mezzi di trasporto a motore. Il termine può essere allungato fino al 30 giugno 2018, ma solo a condizione che entro la  data del 31 dicembre 2017 il relativo  ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento dei rispettivi acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.Stessa tempistica anche per l’iper ammortamento, con una precisazione in più: per usufruire della maggiorazione del 150%,  infatti, occorre anche rispettare il requisito dell’interconnessione: il bene, cioè, potrà essere “iper ammortizzato” se, oltre ad essere entrato in funzione, sarà interconnesso al sistema aziendale di  gestione della produzione o alla rete di fornitura. Fino ad allora,  potrà temporaneamente godere del beneficio  del super ammortamento, se ricorrono i requisiti. Le quote di iper ammortamento del 150% di cui l’impresa non ha fruito inizialmente a causa del ritardo nell’interconnessione saranno comunque recuperabili nei periodi d’imposta successivi.
I beni “super ammortizzabili” - Rientrano nell’agevolazione tutti  gli acquisti di beni materiali nuovi strumentali all’attività d’impresa o professionale. La Circolare di oggi illustra, anche  tramite esempi, le modalità di calcolo del maggiore ammortamento deducibile e chiarisce alcuni casi particolari, ad esempio come  trattare i beni acquisiti con contratto di leasing e quelli  realizzati in economia. La maggiorazione del 40% riguarda anche i veicoli a motore acquistati a partire dal 1 gennaio 2017. In questo caso però, il  super ammortamento opera solo per iveicoli per i  quali è prevista una deducibilità integrale dei costi, ossia quelli adibiti ad uso pubblico (ad esempio i taxi) o quelli utilizzati esclusivamente come beni strumentali.
Oltre che alle Direzioni regionali e provinciali e agli uffici
dell’Agenzia delle Entrate, la Circolare si rivolge sia alle imprese che intendono avviare programmi di investimento in chiave Industria 4.0 che ai soggetti – ingegneri, periti ed enti di certificazione –che saranno chiamati a fornire le perizie tecniche e gli attestati per gli investimenti di valore superiore ai 500 mila euro. Con il  documento di prassi pubblicato oggi, le principali misure del Piano  nazionale Industria 4.0 sono pienamente operative e tutti i passaggi implementativi sono conclusi, così da assicurare un orizzonte di certezze nella pianificazione degli investimenti e garantire la  piena fruibilità degli strumenti messi a disposizione delle imprese.
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