La Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali dell’UNESCO adottata nell’ottobre del 2005 rappresenta una delle tappe fondamentali per la costruzione delle moderne Industrie Culturali e Creative (ICC). Tale terminologia, infatti, non descrive solamente un settore industriale – peraltro ancora in fase di definizione – come ad esempio la metallurgia o il petrolchimico, quanto piuttosto un incontro tra due mondi, l’uno economico e l’altro artistico. In questo senso, il sintagma “patrimonio culturale” mette in relazione due termini tipici rispettivamente del vocabolario “aziendale” e di quello “artistico”. Il concetto è ben chiarito nelle premesse della citata Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, dove si legge che “le attività, i beni e i servizi culturali hanno una doppia natura, economica e culturale, in quanto portatori d’identità, di valori e di significato e non devono quindi essere trattati come aventi esclusivamente un valore commerciale”.

Dal 2005, quelli che sono stati definiti “le attività, i beni e i servizi culturali” confluiranno nel più ampio perimetro delle ICC.

La definizione che Cassa depositi e prestiti da della Smart City è di una proiezione astratta di comunità del futuro, un perimetro applicativo e concettuale definito da un insieme di bisogni che trovano risposte in tecnologie, servizi e applicazioni riconducibili a domini diversi: smart building, inclusion, energy, environment, government, living, mobility, education, health, e molto altro ancora. Tali tecnologie, servizi ed applicazioni non costituiscono di per sé né singolarmente né collettivamente una Smart City, se non vengono integrate in una piattaforma che assicuri interoperabilità e coordinamento, ma soprattutto la definizione di appropriati strumenti di governance e finanziamento, elementi essenziali alla realizzazione della visione politica e sociale costitutiva della Smart City.
La Smart City è quindi in primo luogo una collezione di problemi rilevanti da affrontare e di idee per risolverli, un insieme di modelli di inclusione, di regole di ingaggio tra sistema pubblico e privato, di nuova strumentazione finanziaria, di innovazione nella Pubblica Amministrazione, di procedure di procurement, di azioni di semplificazione e trasparenza, di regolamentazione, su cui la Pubblica Amministrazione sappia formulare promesse credibili nel medio periodo.
Al centro della sfida vi è la costruzione di un nuovo genere di bene comune, una grande infrastruttura tecnologica e immateriale che faccia dialogare persone e oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano.
Definire un modello di Smart City diviene oggi assolutamente necessario per far fronte alle peculiarità della competizione globale tra le città - anche di medie e piccole dimensioni - che gareggiano nell'offerta ai propri cittadini (attuali e potenziali) di qualità della vita e condizioni per lo sviluppo di attività economiche sempre migliori.
 
Ma come si finanzia un progetto di Smart City?
Secondo la ricetta proposta da Cassa depositi e prestiti nel suo report monografico "Progetti di sviluppo e strumenti di finanziamento" di sicuro non con la riduzione delle spesa pubblica sociale; quanto piuttosto con una feloce lotta agli sprechi legati ai servizi pubblici. Detto ciò, la scala di investimenti necessari per l'innesco dei processi di "messa intelligenza" delle città italiane resta ad ogni modo non compatibile con la generale situazione di finanza pubblica. Proprio per questo vanno elaborate nuove politiche pubbliche per le città in grado di incanalare risorse del risparmio di lungo periodo (il riferimento è in particolare al risparmio istituzionale di lungo periodo rappresentato da fondi pensione, assicurazioni, fondi sovrani, banche multi-laterali, regionali e nazionali di sviluppo) e capitali privati nei nuovi interventi. Politiche pubbliche che devono essere sostenute da nuovi strumenti finanziari che favoriscano gli investimenti di lungo periodo; su questo fronte il procurement innovativo e i partenariati pubblico-privati si candidano come gli strumenti di finanza più moderni.
Dal lato della credibilità delle città, chiaramenti i mercati favoriscono un identikit composto da stabilità politica e legislativa, procedure amministrative snelle e rapide, carichi regolatori e burocratici contenuti, un sistema giudiziario rapido e affidabile ed una pubblica amministrazione efficiente e tecnicamente preparata.
Risulta quindi chiarissimo il gap italiano.
Un primo tentivo di fornire una cornice legislativa alle Smart City è rintracciabile nel cosiddetto Decreto Crescita 2.0 (D.L. n. 179 del 18/10/2012) che mira a definire una piattaforma di base di natura tecnologica, finanziaria e di strumenti di governance capace di creare le migliori precondizioni possibili per lo sviluppo di progetti Smart City su scala nazionale. L’attuazione di tale disegno, oggi affidato all’emanazione dei decreti attuativi da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale è la prima delle condizioni necessarie allo sviluppo delle Smart City in Italia.
Ad oggi, si può dire che si è ancora ai primordi di un fenomeno che caratterizzerà il pianeta sotto molteplici aspetti, primo tra tutti il rapporto tra tecnologia e finanza. La convizione di Cassa depositi e prestiti, infatti, è che la complessità sistemica e tecnologica della visione Smart City e quella degli strumenti finanziari associati non siano in nessun modo separabili, né dal punto di vista cognitivo né da quello operativo. Non è pensabile che il progetto tecnologico e quello finanziario siano non solo realizzati, ma anche concepiti separatamente. La progettazione finanziaria di dettaglio di investimenti complessi deve compenetrare profondamente ed ex-ante la visione tecnologica, ed entrambe queste devono rispondere coerentemente ad una visione sociale delle comunità che si intendono realizzare.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 18/08/2017
Il 7 febbraio 2018 presso l’ex GIL di Roma, lo storico palazzo di Trastevere, ha avuto luogo una Conferenza stampa sulla candidatura di Civita di Bagnoregio a Patrimonio Unesco. Candidatura che fa seguito all’appello "per salvare Civita di Bagnoregio" promosso dalla Regione Lazio ed in particolare dal Presidente della Giunta regionale del Lazio Nicola Zingaretti.
All'evento hanno partecipato lo stesso Zingaretti, il Sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti candidato con la Lista Civica Zingaretti per le elezioni regionali del 4 marzo 2018, il geologo Claudio Margottin, il sociologo Paolo Crepet e lo scrittore Marco Lodoli. Filo conduttore degli interventi, le iniziative e le modalità da intraprendere per trasformare l'ammissione di Civita di Bagnoregio nella Tentative list Unesco nel riconoscimento ufficiale come Patrimonio dell'Umanità.
Di particolare interesse l'accento posto sulla necessità di elaborare e migliorare costantemente un "modello di sviluppo" in grado di coniugare aspetti socio-culturali, economici e politico-organizzativi, il che richiederebbe naturalmente il coinvolgimento di numerosi attori di differenti estrazioni professionali, in grado di valorizzare un bene immateriale per eccellenza quale è la bellezza - leitmotiv dell'intero progetto.
 
In conclusione, due parole sulla splendida location, oggi "WEGIL" - che si propone con l'interessante definizione di "hub culturale" a disposizione della città, anche grazie all’opportunità offerta da “Art Bonus” - gestita dalla società regionale LAZIOcrea.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 7/2/2018
Nel corso del 2015 - secondo i dati del World Economic Outlook Database - il commercio mondiale ha registrato il ritmo di crescita più basso dal 2009 e nonostante un incremento degli scambi previsti per il 2018 grazie alla ripresa delle economie emergenti; gli anni a venire vedranno comunque una situazione stagnante.
Per far fronte a questa situazione poco rosea ed alla conseguente tentazione di molte nazioni all'innalzamento di barriere doganali, sono in essere molte negoziazioni per raggiungere accordi di scambi commerciali tra i maggiori player internazionali. Tra tutti, spicca l'RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership). Si tratta di un accordo di libero scambio (FTA - Free Trade Agreement) tra i dieci stati membri dell'Association of Southeast Asian Nations (organizzazione intergovernativa che promuove l'integrazione tra i suoi membri su vari livelli, come quello economico, militare e socio culturale) e sei paesi partner (Giappone, Cina, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e India) che coinvolgerebbe un mercato imponente di circa 3 miliardi di persone.
Detto ciò, i benefici di questi importanti trattati multilaterali non si avvertiranno presumibilmente prima del 2020.

 
Analizzando le principali macro aree del pianeta, si possono osservare in Europa alcune specifiche problematiche che stanno fortemente incidendo sulla performance del mercato del continente; il riferimento è alla Brexit, ai problemi legati all'immigrazione, agli alti tassi di disoccupazione e alla limitata domanda interna. Queste criticità, inoltre, contribuiscono ad accentuare la differenza di competitività tra le aree del Nord Europa - che hanno risposto meglio alla crisi globale - ed il Sud, tra le prime a risentire del rallentamento del mercato internazionale. In più, i paesi del Centro e dell'Est risentiranno anche della notevole riduzione dei fondi strutturali e per la coesione messi a disposizione dell'UE per il periodo 2014-2020 a fronte di quelli 2007-2013.
In America, il PIL statunitense si attesterà su valori poco superiori al 2% nel biennio 2017-2018m rivelando come il new normal per il paese sia una crescita a ritmo piuttosto bando; mentre la crescita in America Latina è pesantemente rallentata dal Brasile.
Per quanto concerne l'Asia, l'India è il paese che sta sperimentando il più veloce ritmo di crescita e la Cina sta ormai consolidando la sua leadership nel commercio mondiale, grazie anche al tentativo del governo cinese di traslare strutturalmente la domanda dagli investimenti ai consumi, soprattutto al fine di essere meno soggetti alla volatilità dei mercati finanziari.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 17/08/2017
Comunicato stampa ABI del 17 ottobre 2017.
Duecentoventitre milioni di euro stanziati a supporto dell’economia sociale in Italia. È quanto prevede la nuova misura - istituita con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico (MISE) - per l’erogazione di finanziamenti agevolati a supporto dei programmi di investimento di imprese sociali, cooperative sociali e società cooperative con qualifica di ONLUS, in qualunque settore e su tutto il territorio nazionale.
L’operazione si propone di sostenere un comparto dinamico che ad oggi in Italia occupa 540 mila unità, coinvolge 45 mila volontari e assicura 10 miliardi di euro di produzione annua, di cui beneficiano 5 milioni di persone.
Della somma totale, 200 milioni di euro sono stati stanziati - attraverso il Plafond Fondo rotativo per il sostegno alle imprese - da Cassa depositi e prestiti (CDP), che allarga quindi il suo spettro di attività anche ad aree produttive legate al welfare. Ulteriori 23 milioni di euro, per la concessione di contributi in conto capitale, sono invece messi a disposizione dal MISE attraverso il Fondo per la crescita sostenibile.
La misura prevede che al finanziamento agevolato si associ un finanziamento bancario ordinario a tasso di mercato di pari durata.
In particolare, il prestito potrà coprire fino all’80% delle spese di investimento, con una quota agevolata - ad un tasso ridotto allo 0,50% - concessa da CDP e relativa al 70% dell’importo totale, oltre ad una a tassi di mercato, rilasciata dal mondo bancario, pari al 30%.
Al finanziamento agevolato potrà essere aggiunto un contributo in conto capitale concesso dal MISE in favore di programmi di investimento non superiori a 3 milioni di euro, nel limite massimo del 5% delle spese ammissibili.
Con le risorse a disposizione si stima di attivare investimenti per un totale di circa 360 milioni di euro, con spese ammissibili comprese tra 200 mila e 10 milioni di euro.
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