A cosa serve 
A gestire situazioni di infermità, disabilità, menomazione fisica o psichica, anche parziale o temporanea, che pregiudicano la capacità del soggetto di provvedere ai propri interessi.
A tutelare quindi la piena realizzazione dei diritti della persona, sia nell’ambito dei rapporti personali che patrimoniali.
A chi serve
Alle persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana. 
Ad esempio: anziani non autosufficienti, persone con difficoltà di deambulazione o disabilità in genere, alcolisti, tossico-dipendenti, soggetti colpiti da malattie debilitanti, con capacità fisica o psichica compromessa anche solo temporaneamente, per incidente ecc.
Cos’è
È una alternativa alla interdizione ed alla inabilitazione che riguardano invece situazioni più gravi ed in via definitiva.
È un istituto per la tutela delle persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana anche solo temporaneamente per infermità, disabilità, menomazione fisica o psichica. 
Cosa fa
A seconda dei poteri che gli sono conferiti, assiste l’interessato, che la legge chiama beneficiario, e o agisce in sua sostituzione; ad esempio, per provvedere ad assumere una persona badante, alloggiare in una struttura di degenza, riscuotere e o investire somme di denaro, acquistare, vendere, affittare, gestire beni dell’interessato-beneficiario ecc. Il decreto di nomina determina i poteri dell’Amministratore di Sostegno ed è sempre modificabile e revocabile.

E' possibile usufruire del patrocinio cosiddetto gratuito per la negoziazioine assistita delle controversie?
 
Quando il procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda, quindi in ipotesi in cui la controversia abbia ad oggetto la richiesta di un pagamento a qualsiasi titolo di somme entro € 50.000,00 oppure di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, la parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato non deve compenso all’avvocato.
La parte deve comunque rilacsciare apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo avvocato, ed è altresì tenuta ad esibire la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.
 
Risposta al quesito redatta il 30.03.2016 dall'Avv. Andrea Cruciani
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Salve, che differenza c’è tra essere comproprietario con mio fratello ed essere in comunione con mia moglie, sono sposato da tre anni e recentemente ho comprato casa dove abito con la mia famiglia, prima era metà mia e metà di mio fratello, adesso cosa cambia? 
 
Preliminarmente occorre distinguere se sia in comunione legale tra i coniugi soltanto la metà della casa acquistata recentemente o l’intero immobile ma ciò dipende da quando e come sia stata acquistata la prima metà (infatti, se ereditata o ricevuta per donazione sarà bene personale, altrimenti rileva se sia stata acquistata prima o dopo il matrimonio e in che modo).
Quanto al regime patrimoniale dei coniugi, in mancanza di diversa scelta, è costituito dalla comunione legale dei beni, istituto diverso dalla ordinaria comunione o comproprietà, che può riguardare qualsiasi soggetto, coniugi e non, con riferimento a determinati beni e diritti sugli stessi.

Salve, mi chiamo Luca e faccio il sarto, da tempo ormai disegno una mia linea di abiti e vorrei registrare un marchio a mio nome, tuttavia, il mio cognome è uguale ad un altro marchio molto noto che produce anche abbigliamento tra tante altre cose, quindi mi chiedevo se posso comunque usare il mio nome per il marchio. Grazie

Salve Luca, il diritto di utilizzare il proprio nome non è rilevante nell’ambito della procedura di accertamento del rischio di confusione tra marchi, quindi, soprattutto se il marchio cui si riferisce è uno dei cosiddetti marchi forti, perché di notevole notorietà, il titolare può vietarne l’uso a terzi e può opporsi alla domanda di registrazione di marchi anche soltanto simili al proprio. Inoltre, può ottenere provvedimenti giudiziali che vietino l’uso del marchio confondibile fino al possibile sequestro dei beni contraddistinti dal marchio in questione.
Invero, la notorietà incide in maniera determinante sulla tutela del diritto esclusivo all’uso del marchio registrato.  

Scopo della normativa è tutelare il consumatore dalla possibilità di confondersi circa l’origine di un prodotto attribuendolo ad un’impresa piuttosto che ad un’altra, oltre alla configurabilità di atti di concorrenza sleale perseguibili.
Il proprio marchio pertanto deve essere assolutamente diverso, non deve neanche in astratto confondersi con altri già in uso per prodotti o servizi dello stesso genere o affini, in commercio nel medesimo ambito territoriale.
Il marchio può essere costituito da parole, numeri, lettere, forme, colori ecc.  e la  somiglianza tra marchi si valuta anche con riferimento al suono caratterizzato dalla loro pronuncia verbale, dalle sillabe, dagli accenti e dalla successione delle vocali.
 
Risposta al quesito redatta dall’Avv. Andrea Cruciani il 27.10.2015
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Buongiorno, un bambino ospite di un condomino è caduto accidentalmente nel cortile interno condominiale mentre andava in bicicletta e si è procurato una frattura, i genitori vorrebbero chiedere il risarcimento a tutto il condominio che non ha una assicurazione.
Cosa rischia il condomino interessato e gli altri condomini? 
 
Premesso che la normativa vigente non prevede alcun obbligo di assicurazione in capo al condominio, i condomini sono comunque responsabili di ciò che accade negli spazi condominiali e se non c’è un’assicurazione del condominio o un’assicurazione individuale di un condomino lungimirante, in caso di danni a terzi il condominio ben può essere chiamato a dover risarcire il danneggiato. In ogni caso, sebbene la proprietà di un bene ne comporti l’obbligo di custodia e quindi la responsabilità oggettiva imputabile al proprietario custode, questi se ne può liberare se dimostra che il danno si è verificato per una causa imprevista e imprevedibile (caso fortuito o forza maggiore per intendersi) o esclusivamente a causa della condotta tenuta da chi ha subito il danno. 

(...)  sono socio di una snc insieme a mia moglie ed al fratello di lei, siccome ci stiamo separando tra i nostri accordi ci sarebbe anche quello della mia uscita dalla società cedendo la mia quota a lei. Vorrei sapere se posso liberarmi da ogni rischio per eventuali debiti della società anche risalenti agli anni passati... Per lo più, temo azioni anche da parte di ex lavoratori dipendenti della snc ma non solo. Grazie
 
Il cedente è liberato dai debiti anteriori al trasferimento solo con il consenso dei creditori. 
In generale, qualora oggetto del trasferimento sia la quota societaria relativa ad un’azienda commerciale, dei debiti risultanti dai libri contabili obbligatori risponde sia il cedente che l’acquirente. Il cedente per essere liberato da ogni responsabilità deve raggiungere e sottoscrivere un accordo oltreché con colui che acquista la sua partecipazione sociale, anche con gli altri soci e con tutti i creditori.
La responsabilità del cedente e dell’acquirente è solidale, ovverosia il creditore può pretendere l’intero pagamento del suo credito rivolgendosi anche solo all’uno o all’altro. 
Salve avvocato, ho letto il suo articolo "Nuova alternativa al processo obbligatoria dal 9 febbraio 2015" e vorrei porle un quesito. Mi chiamo Luca e sono in lite con mia moglie ormai da qualche tempo e abbiamo deciso di lasciarci. Nel suo articolo lei scrive che la negoziazione assistita può essere utilizzata anche per le controversie tra coniugi, quindi vorrei sapere cosa devo fare per iniziare la negoziazione. Mi devo rivolgere subito all'avvocato o a qualche ufficio pubblico? La negoziazione assistita ha un costo?
Grazie
 
È necessario rivolgersi almeno ad un Avvocato, in quanto la nuova procedura denominata negoziazione “assistita” consiste nel sottoscrivere un impegno a collaborare/negoziare per risolvere una lite con l'assistenza obbligatoria di uno o più Avvocati.
Gli Avvocati, peraltro, hanno il dovere deontologico di informare il cliente, al momento del conferimento di un qualsiasi incarico, della possibilità di ricorrere alla negoziazione assistita e delle ipotesi in cui questa è obbligatoria (in materia di incidenti stradali e tra imbarcazioni nonché per le domande di pagamento fino a € 50.000).
Articolo (FAQ) redatto dall'Avv. Andrea Cruciani - 10/12/2014
 
Chi paga le spese necessarie per la servitù?
Il proprietario del fondo dominante deve fare a sue spese le opere necessarie per conservare la servitù, se non è diversamente stabilito dall’atto (contratto, sentenza, ecc.) o dalla legge che istituisce la servitù; comunque, se le opere giovano anche al fondo servente, le spese sono sostenute in proporzione dei rispettivi vantaggi anche dal rispettivo proprietario. 
 
Si paga per la servitù di passaggio?
Il proprietario del fondo dominante deve pagare un’indennità al proprietario del fondo servente proporzionata al danno cagionato dal passaggio. Tuttavia, se il fondo è divenuto da ogni parte chiuso per effetto di vendita o divisione, l’acquirente del fondo intercluso ha diritto di ottenere dall’altro contraente il passaggio senza pagare alcuna indennità.
 
Il proprietario tenuto alle spese per la servitù se ne può liberare?
Si, il proprietario del fondo servente, quando è obbligato alle spese necessarie per l’uso o la conservazione della servitù, se ne può liberare rinunziando alla proprietà del fondo servente, anche solo in parte, a favore del proprietario del fondo dominante. 
 
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