Report ISTAT relativo al periodo dicembre 2017
  • A dicembre 2017 l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta passando da 114,4 a 116,6; l’indice composito del clima di fiducia delle imprese1 rimane sostanzialmente stabile (da 108,8 a 108,9).
  • Il miglioramento del clima di fiducia dei consumatori è essenzialmente dovuto alla positiva evoluzione della componente economica e di quella corrente (da 139,4 a 143,0 e da 110,1 a 112,0 rispettivamente) mentre l’aumento è più contenuto per la componente personale (da 105,7 a 106,9) e per quella futura (da 119,9 a 121,3).
  •  Più in dettaglio, si evidenzia un aumento del saldo relativo sia ai giudizi sia alle aspettative sulla situazione economica del paese nonché un ridimensionamento delle aspettative sulla disoccupazione; per quanto riguarda la situazione personale, migliorano i giudizi sulla situazione economica della famiglia mentre peggiorano le aspettative.
  • Con riferimento alle imprese, nel mese di dicembre segnali eterogenei provengono dai climi di fiducia dei settori indagati. In particolare, il clima di fiducia cala lievemente nel settore manifatturiero (da 110,7 a 110,5), è in decisa diminuzione nelle costruzioni (da 132,1 a 127,1) ed è in aumento sia nei servizi sia nel commercio al dettaglio (i climi passano, rispettivamente, da 108,3 a 108,9 e da 110,1 a 112,3).
  • Passando ad analizzare le componenti dei climi di fiducia si segnala che, nel comparto manifatturiero, si consolida ulteriormente il recupero dei giudizi sul livello degli ordini: il saldo è in crescita ormai dallo scorso settembre; invece le attese sulla produzione registrano un lieve calo per il secondo mese consecutivo e le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo. Nel settore delle costruzioni, la diminuzione dell’indice è dovuta sia ad un peggioramento dei giudizi sugli ordini sia alla diminuzione delle aspettative sull’occupazione.
  • Per quanto riguarda i servizi, l’incremento dell’indice di fiducia riflette un generale miglioramento sia delle attese sugli ordini sia dei giudizi sull’andamento degli affari. Invece, i giudizi sugli ordini sono in peggioramento. Nel commercio al dettaglio il miglioramento della fiducia riflette un deciso aumento delle aspettative sulle vendite future in presenza di scorte di magazzino giudicate in decumulo; i giudizi sulle vendite correnti sono in peggioramento.

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Documento Produzione Industriale, relativo al periodo gennaio 2018, pubblicato dall'ISTAT il 19 marzo 2018.
  • A partire dai dati riferiti a gennaio 2018, gli indici della produzione industriale sono diffusi nella nuova base di riferimento 2015=100. I principali effetti prodotti dal ribasamento sull’evoluzione degli indici per gli anni 2016-2017 sono sinteticamente illustrati a pagina 7, mentre per ulteriori approfondimenti tecnici e metodologici si rimanda alla nota informativa.
  • A gennaio 2018 l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce, rispetto a dicembre 2017, dell’1,9%. Nella media del trimestre novembregennaio l’indice aumenta dell’1,0% rispetto al trimestre immediatamente precedente.
  • Corretto per gli effetti di calendario, a gennaio l’indice aumenta in termini tendenziali del 4,0% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di gennaio 2017).
  • In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a gennaio 2018, aumenti significativi nei raggruppamenti dei beni di consumo (+8,6%), dei beni strumentali (+7,6%) e dei beni intermedi (+6,2%); una diminuzione marcata segna invece il comparto dell’energia (-15,1%).
  • Per quanto riguarda i settori di attività economica, a gennaio 2018 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della metallurgia e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+14,1%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+11,1%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+8,4%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei comparti della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (-17,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati e dell’attività estrattiva (entrambi -3,5%).
     
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I principali risultati
Secondo l’indagine condotta nel dicembre 2017 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti rimangono favorevoli sia i giudizi sulla situazione economica generale corrente sia le attese per i prossimi tre mesi, seppure in misura inferiore rispetto a quanto segnalato nella rilevazione precedente.
Le aspettative di inflazione al consumo restano ancora contenute su tutti gli orizzonti, in linea con la dinamica recente e prevista dei prezzi di vendita praticati dalle imprese. Le imprese dell’industria in senso stretto e quelle dei servizi segnalano un aumento della domanda dei propri prodotti, mentre nel settore delle costruzioni si registra una riduzione. Le attese per il prossimo trimestre sulle condizioni in cui operano le imprese risultano lievemente meno favorevoli, per lo più per le valutazioni espresse nel settore delle costruzioni.
I piani di investimento per il 2018 prefigurano un aumento della spesa rispetto all’anno scorso. Le attese sull’occupazione indicano ulteriori aumenti sia nell’industria in senso stretto sia, in misura più contenuta, nei servizi; nelle costruzioni le prospettive sono invece in peggioramento.
 
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Osservatorio prezzi e consumi giugno 2017 - Newsletter del Ministero dello Sviluppo Economico
  • Nel mese di giugno 2017 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,1% su base mensile e aumenta dell’1,2% rispetto a giugno 2016 (da +1,4% di maggio). Il rallentamento dell’inflazione per il secondo mese consecutivo si deve principalmente alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità: Alimentari non lavorati e Energetici non regolamentati, che decelerano rispetto al mese precedente. A mitigare questo rallentamento i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, che accelerano di nuovo.
  • A giugno 2017 il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro (IPCA) si attesta all’1,3% su base annua, in discesa rispetto al mese precedente; sale su base mensile, portandosi allo 0,0%. In Italia l’IPCA scende a 1,2% sempre su base annua e a -0,2% su base mensile.
  • La Banca d’Italia ha pubblicato l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita condotta nel mese di giugno presso le imprese italiane con almeno 50 addetti. Nel lavoro viene evidenziato un diffuso miglioramento dei giudizi sulla situazione economica generale e un rialzo su tutti gli orizzonti delle aspettative di inflazione al consumo, che però restano ancora contenute. Le imprese, pur esprimendo valutazioni eterogenee sulla dinamica della domanda corrente per i propri prodotti e sulle condizioni per investire, sono largamente concordi nel formulare attese per le proprie vendite future ancora positive e in crescita.
  • Non si fermano i rialzi all’ingrosso per i prezzi del latte e del burro. E’ quanto emerge dall’analisi dei prodotti agroalimentari, compiuta a partire dai listini all’ingrosso rilevati dalle Camere di Commercio. Nel caso del latte spot gli ulteriori aumenti mensili sono dipesi sia dal clima rialzista che si continua a registrare nel mercato comunitario sia dai timori che le alte temperature possano determinare un’importante riduzione della produzione di latte italiana. Per il burro, è stata ancora la scarsa disponibilità di prodotto a imprimere i pesanti aumenti mensili. Maggiore stabilità si è osservata per i formaggi. Nel comparto dei cereali, ancora ribassi per le varietà di riso destinate al mercato interno mentre, tra i derivati dei frumenti, sono tornati a crescere i prezzi della semola, in linea con gli incrementi osservati per il grano duro. Tra le carni, calo marcato si è riscontrato per pollo e coniglio, complice i consumi tutt’altro che vivaci.
  • Dall’analisi dei dati Istat dell’Indice NIC, i maggiori aumenti nei segmenti di consumo - massimo dettaglio della classificazione dell’Istat per insiemi di prodotti omogenei dal punto di vista del soddisfacimento di specifici bisogni dei consumatori - sono stati registrati, tra gli altri, per i certificati di nascita, matrimonio e morte e, sebbene in misura differenziata,- per alcune voci dei servizi di trasporto passeggeri. Le maggiori diminuzioni sono state registrate, tra gli altri, per alcuni prodotti della frutta e, per quanto con diversa rilevanza, per alcune voci del gruppo apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici.
  • A giugno 2017 il petrolio Brent si presenta in calo rispetto al mese precedente, costando 41 euro/barile perdendo 4 euro al barile ed attestandosi su valori inferiori del 3% rispetto a giugno 2016; la media mensile del tasso di cambio tra l’euro e il dollaro statunitense sale a quota 1,123 (+1,6% di variazione congiunturale).
  • La benzina a monte di tasse ed accise scende a quota 0,506 euro/lt, pur segnando un aumento del 5% su base annua. Il diesel per autotrazione vale 0,533 euro/lt. con un aumento di +33% in termini tendenziali; permane positivo ed in aumento lo stacco con la media dell’Area Euro.
  • La benzina pagata dai consumatori al distributore a 1,506 euro/lt. scende di 3 centesimi in media mensile ed aumenta del 2% anno su anno; il prezzo del diesel tasse incluse cresce del 3% in variazione annua arrivando a costare 1,357 €/litro.
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Indagine rapida sulla produzione industriale Confindustria aggiornata al 30 maggio 2017
 
  • Il CSC rileva un calo della produzione industriale ita-liana dello 0,2% in maggio su aprile, quando è stima-ta una variazione di +0,3% su marzo.
  • Nel secondo trimestre 2017 la variazione congiuntu-rale acquisita è di +0,8%; nel primo trimestre l’attività industriale è diminuita dello 0,3% sul quarto 2016.
  • La produzione, al netto del diverso numero di giorna-te lavorative, è avanzata in maggio del 2,4% rispetto a maggio del 2016; in aprile si è avuto un incremento del 2,8% sullo stesso mese dell’anno scorso.
  • Gli ordini in volume hanno registrato una crescita dello 0,5% in maggio su aprile (+1,7% su maggio 2016); il mese scorso sono aumentati dello 0,6% su marzo (+3,8% sui dodici mesi).
  • Gli indicatori ISTAT sulla fiducia nel manifatturiero, dopo la graduale e significativa risalita dal preceden-te minimo di novembre 2016 (+5,2 punti cumulati fino ad aprile), hanno registrato una battuta d’arresto in maggio. L’indice complessivo è diminuito di 0,8 punti (a 106,9) rispetto al picco pluriennale raggiunto in aprile (massimo da gennaio 2008); il saldo dei giu-dizi sui livelli di produzione è sceso a -4 (-2 il mese scorso) e quello sugli ordini totali a -7 (da -4), specie per il peggioramento delle valutazioni sulla compo-nente estera della domanda; sono invariate rispetto ad aprile le attese sugli ordini e in lieve calo quelle sulla produzione a tre mesi.
  • Nonostante il peggioramento della fiducia in maggio, l’andamento degli indicatori qualitativi (incluso il PMI manifatturiero) risulta coerente con il proseguimento di una graduale risalita dell’attività industriale italiana anche nei mesi centrali dell’anno, sostenuta da en-trambe le componenti della domanda.
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Fatturato dei servizi
Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: II trimestre 2016
  • Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Elementi essenziali del report:
  • Nel secondo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2016, con un’accelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti.
  • I segnali di crescita risultano diffusi: la variazione congiunturale è positiva per il Trasporto aereo (+3,0%), per i Servizi postali e Attività di corriere (+1,9%), per la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+1,3%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e per il Commercio all’ingrosso (+0,2%). Unica variazione congiunturale negativa si registra per il Trasporto marittimo e per vie d’acqua (-1,0%).
  • Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2016 l’indice generale del fatturato dei servizi registra un aumento del 2,0%.
  • Nel confronto con il secondo trimestre del 2015 l’indice del fatturato aumenta del 3,5% per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, dello 0,9% per i Servizi di informazione e comunicazione, dello 0,4% per le Attività professionali, scientifiche e tecniche e dello 0,1% per i servizi di Trasporto e magazzinaggio. Si registrano diminuzioni dell’1,0% per l’Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dello 0,2% per le attività di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
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Documento Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali

Periodo di riferimento: aprile-giugno 2016
Tipologia: Statistiche flash ISTAT
Data di pubblicazione: 28 luglio 2017

Dati rilevanti:
  • Nel periodo aprile-giugno sono stati recepiti sette accordi e nessuno è venuto a scadenza.
  • Alla fine di giugno 2017 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano 7,6 milioni di dipendenti (58,7% del totale) e corrispondono al 55,8% del monte retributivo osservato.
  • Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo a fine giugno sono 35 relativi a circa 5,3 milioni di dipendenti (41,3%) e in diminuzione rispetto al mese precedente (42,3%).
  • L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 65,5 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 27,0 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (25,5).
  • A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,3% nei confronti di giugno 2016. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2017 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,4% rispetto al corrispondente periodo del 2016.
  • Con riferimento ai principali macrosettori, a giugno le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del
    settore privato (0,4% nell’industria e 0,5% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
  • I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: estrazioni minerali e legno, carta e stampa (entrambi 1,7%); energia e petroli (1,5%); ed energia elettrica e gas (entrambi 1,5%). Si registrano variazioni nulle nei settori del commercio, dei pubblici esercizi e alberghi, dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Si registra una variazione negativa nel settore dell’acqua e servizi di smaltimento rifiuti (-1,5%).
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Statistiche ISTAT COMMERCIO AL DETTAGLIO - gennaio 2018, aspetti di sintesi:

  • A partire dai dati di gennaio 2018 gli indici delle vendite al dettaglio sono diffusi nella nuova base di riferimento 2015=1001. Tra le novità introdotte vi è
    l’ampliamento del campo di osservazione, che ora include anche le imprese che svolgono come attività prevalente il commercio elettronico. La dinamica delle vendite intermediate da tali imprese è descritta nell’ultimo paragrafo.
  • A gennaio 2018 le vendite al dettaglio registrano una diminuzione, rispetto al mese precedente, dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume. In particolare, le vendite di beni alimentari non subiscono variazioni, mentre quelle di beni non alimentari calano dello 0,9% in valore e dell’1,0% in volume.
  • Nel trimestre novembre 2017-gennaio 2018 l’indice complessivo registra un calo dello 0,2% in valore e dello 0,5% in volume. Nello stesso periodo, le vendite di beni alimentari diminuiscono dello 0,4% in valore e dell’1,0% in volume; sostanzialmente stabile risulta l’andamento dei beni non alimentari.
  • Rispetto a gennaio 2017, le vendite al dettaglio registrano una flessione dello 0,8% in valore e dell’1,9% in volume.
  • Sempre rispetto a gennaio 2017, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce dell’1,2% sia per la grande distribuzione sia per le imprese operanti su piccole superfici, mentre il commercio elettronico registra un aumento del 2,4%.

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Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dall'ISTAT dal titolo Fatturato e ordinativi dell’industria.

Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: dicembre 2017
  • Data di pubblicazione: 22 febbraio 2018
Elementi essenziali del report:
 
 
  • A dicembre, per il fatturato dell’industria si rileva, per il terzo mese consecutivo, un incremento congiunturale (+2,5%). L’indice destagionalizzato raggiunge il livello più elevato (110,0) da ottobre 2008. Nel quarto trimestre la crescita, rispetto al trimestre precedente, è pari al 2,9%.
  • Gli ordinativi, a dicembre, mostrano un deciso incremento congiunturale (+6,5%); nel quarto trimestre l’aumento, rispetto al trimestre precedente, è del 3,6%.
  • Nella media del 2017 il fatturato, corretto per gli effetti di calendario, registra un incremento in valore del 5,1%. Per il solo comparto manifatturiero, la crescita del fatturato in volume è pari al 3,3%.
  • La crescita congiunturale del fatturato a dicembre è dovuta sia al mercato interno (+2,9%), sia a quello estero (+1,9%). Anche gli ordinativi segnano incrementi per entrambi i mercati (+7,6% per il mercato interno e +5,1% per quello estero).
  • Gli indici destagionalizzati del fatturato mostrano incrementi congiunturali diffusi a tutti i raggruppamenti principali di industrie, ma più rilevanti per l'energia (+5,7%).
  • Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 18 contro i 20 di dicembre 2016) il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 7,2%, con incrementi del 7,3% sul mercato interno e del 7,1% su quello estero.
  • L’indice grezzo del fatturato aumenta, in termini tendenziali, dello 0,7%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dell’energia.
  • Per il fatturato tutti i settori registrano incrementi tendenziali, quello maggiore del comparto manifatturiero si rileva nella fabbricazione di prodotti di elettronica ed ottica (+17,6%).
  • Nel confronto con il mese di dicembre 2016, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 6,9%. Tutti i settori, ad eccezione della metallurgia (-0,8%), registrano incrementi; particolarmente significativi risultano quelli dell’elettronica (+22,6%) e delle apparecchiature elettriche (+21,4).
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In data 19 marzo  2017 l'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report Commercio con l'estero - gennaio 2017.
 
  • A partire dai dati di gennaio 2018, gli indici dei volumi e dei valori medi unitari del commercio estero e quelli dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali sono diffusi nella nuova base di riferimento 2015=1001.
  • A gennaio 2018, rispetto al mese precedente, entrambi i flussi commerciali sono in diminuzione: -4,4% per l’import e - 2,5% per l’export.
  • La diminuzione congiunturale dell’export, dopo tre mesi consecutivi di crescita, è determinata dal calo delle vendite sia verso i mercati extra Ue (-3,8%) sia
    verso i mercati Ue (-1,5%). Anche la flessione degli acquisti è da ascrivere ad una riduzione in entrambe le aree: -4,6% per i paesi Ue e -4,1% per quelli extra Ue.
  • Negli ultimi tre mesi l’export cresce congiunturalmente dell’1,7%, con un incremento più ampio per i paesi extra Ue (+3,0%) rispetto a quelli Ue (+0,7%).
  • In termini tendenziali, a gennaio 2018 si rileva un aumento significativo sia dell’export (+9,5%) sia dell’import (+7,8%), entrambi determinati
    principalmente dalla sostenuta crescita dell’interscambio con l’area Ue. Al netto delle differenze nei giorni lavorativi (22 a gennaio 2018 contro 21 di gennaio 2017), l’aumento risulta più contenuto: +2,7% per l’export e +3,1% per l’import.
  • Tra i settori che contribuiscono in misura più rilevante alla crescita tendenziale dell’export, si segnalano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e
    botanici (+25,9%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+17,1%), sostanze e prodotti chimici (+14,4%), prodotti delle altre attività manifatturiere (+13,4%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+12,8%).
  • Rispetto ai principali mercati di sbocco, Spagna (+10,7%) e Germania (+9,8%) sono i più dinamici all’export. Si segnala inoltre la marcata crescita tendenziale delle esportazioni verso Svizzera (+22,0%), Regno Unito (+8,6%) e Francia (+8,4%).
  • A gennaio 2018, il saldo commerciale è pari a -87 milioni (-575 milioni a gennaio 2017). Al netto dell’energia, si registra un avanzo di 3,0 miliardi di euro.
  • Nel mese di gennaio 2018 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,4% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di gennaio 2017.
  • Al netto della componente energetica, l’indice dei prezzi all’importazione registra una diminuzione dello 0,7% in termini congiunturali e dello 0,2% in termini
    tendenziali.
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Monthly Outolook gennaio 2018 dell'ABI - Associazione Bancaria Italiana
 
PRESTITI E RACCOLTA
1. A fine 2017 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.785,9 miliardi di euro è superiore, di oltre 58 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.727,9 miliardi di euro.
DINAMICA DEI PRESTITI BANCARI
2. Dai dati al 31 dicembre 2017, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua di +2,3%, proseguendo la positiva dinamica complessiva del totale dei prestiti in essere (il tasso di crescita annuo risulta su valori positivi da 23 mesi). Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni).
3. Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a novembre 2017, si conferma la crescita del mercato dei mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie registra una variazione positiva di +3,4% rispetto a novembre 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento).
TASSI DI INTERESSE SUI PRESTITI
4. A dicembre 2017, i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela si collocano su livelli molto bassi: il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,69%, nuovo minimo storico (2,73% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007).
5. Minimo storico, all’1,90%, anche del tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni (1,97% a novembre 2017, 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso.
6. Minimo storico anche per il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese risulta pari a 1,45%, era 1,49% il mese precedente (5,48% a fine 2007).
QUALITÀ DEL CREDITO
7. Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a novembre 2017 si sono attestate a 66,3 miliardi di euro; un valore stabile rispetto ai 65,9 miliardi del mese precedente e in forte calo rispetto al dato di dicembre 2016 (86,8 miliardi). In particolare, la riduzione è di oltre 22,5 miliardi rispetto al livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi).
8. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è ridotto a 3,74% a novembre 2017 (era 4,89% a fine 2016).
DINAMICA DELLA RACCOLTA DA CLIENTELA
9. In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine 2017, di oltre 50,5 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +3,6% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per circa 50,7 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -15,2%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) registra a fine 2017 una sostanziale stabilità su base annua pari a -0,01%, +0,2% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.549 a quasi 1.728 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto - di quasi 179 miliardi.
TASSI DI INTERESSE SULLA RACCOLTA
10. A dicembre 2017 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) è pari in Italia a 0,89% (0,91% il mese precedente) ad effetto:
  • del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito), pari a 0,39% (0,39% anche a novembre 2017);
  • del tasso sui PCT, che si colloca a 1,15% (1,30% a novembre);
  • del rendimento delle obbligazioni, pari a 2,60% (2,64% a novembre).
MARGINE TRA TASSO SUI PRESTITI E TASSO SULLA RACCOLTA
11. Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a dicembre 2017 risulta pari a 180 punti base (182 il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2017 tale differenziale è risultato pari a 1,84 punti percentuali (1,98 p.p. nel 2016).
 
IN PRIMO PIANO
Positiva la dinamica degli stock dei mutui bancari per l’acquisto di abitazioni; in crescita il numero di compravendite In Italia, nei primi undici mesi del 2017 è proseguita la crescita del mercato dei mutui per l’acquisto di abitazioni: +3,4% la variazione annua dello stock dei mutui a fine novembre 2017, dopo aver toccato il valore minimo di -1,3% a marzo 2014.
Tale recupero riflette, tra l’altro, i miglioramento provenienti dal mercato delle abitazioni registratesi negli ultimi mesi del 2016 e nel primo semestre del 2017 e la fiducia delle imprese di costruzione che ha recuperato il calo di fine 2016, attestandosi su livelli ciclicamente elevati.
Dai dati dell’Istat si rileva come nel secondo trimestre 2017 le convenzioni notarili di compravendite per unità immobiliari (199.941) siano cresciute su base congiunturale del +1,5% (+1,4% il settore dell'abitativo e +2,4% il comparto economico). La crescita congiunturale interessa tutto il territorio nazionale sia per il complesso delle compravendite sia per quelle ad uso abitativo, con aumenti più significativi al Sud (+3,3%). Anche per il comparto economico l'incremento maggiore si registra al Sud (+4,9%), mentre nelle Isole e al Centro la variazione è negativa (-2,1% e -0,6%).
In termini tendenziali le compravendite di unità immobiliari aumentano del +2,7% (settore abitativo +2,8% e comparto economico +2,5%), in un contesto di progressivo rallentamento della crescita a partire dal terzo trimestre 2016. L'aumento su base annua interessa tutte le ripartizioni geografiche per il settore dell'abitativo, con gli incrementi più significativi nel Nord-ovest (+3,8%) e al Centro (+3,3%). Il comparto economico cresce in modo più consistente nel Nordest e nel Nord-ovest (+5,7% e +3,7%), mentre rimane pressoché stazionario nelle altre aree del Paese. La crescita tendenziale interessa sia le città metropolitane sia i piccoli centri: per l'abitativo rispettivamente +2,6% e +2,9%, per l'economico +4,6% e +1,1%.
Secondo il Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia condotto dalla Banca d’Italia a novembre scorso, nel terzo trimestre del 2017 le attese degli operatori sulle prospettive del mercato immobiliare sono divenute significativamente più favorevoli, sia rispetto alla rilevazione precedente sia nel confronto con il terzo trimestre del 2016. Nel confronto con la precedente rilevazione gli indicatori segnalano un rafforzamento della domanda: il numero di potenziali acquirenti è aumentato, i margini di sconto sul prezzo inizialmente richiesto dal venditore e i tempi di vendita hanno registrato un calo. Per le imprese edili intervistate in settembre nell’ambito dell’indagine Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore sia le condizioni per investire sia le attese sulla domanda sono migliorate.
I finanziamenti tramite mutui ipotecari hanno continuato a coprire una quota assai ampia delle compravendite, intorno all'80%. Anche il rapporto fra prestito e valore dell'immobile è rimasto su valori ciclicamente elevati, superiori al 70%.
 
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Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria luglio 2017

Abstract:
La crescita mondiale prosegue rapida, a un ritmo superiore alla media dei passati venticinque anni. È guidata dal nuovo ciclo internazionale degli investimenti (riconosciuto ora dall’FMI) e dal manifatturiero. Ne trae maggiore spinta il commercio con l’estero, canale di trasmissione degli impulsi espansivi tra settori e paesi. La fiducia delle imprese nelle economie avanzate è ai livelli più alti dal 2005. I mercati azionari incorporano, nelle quotazioni elevate e in aumento, il perdurare dello scenario favorevole. Al quale contribuiscono tutti i principali motori. Anzitutto gli USA, dove ci sono tutte le condizioni e le indicazioni perché la battuta d’arresto del primo trimestre sia già superata. Tra gli emergenti Cina e Russia hanno rallentato, mentre l’India mantiene la velocità. La novità è rappresentata dall’Eurozona nelle vesti inedite di locomotiva: marcia a un passo superiore al 2% annualizzato e la fiducia è ai massimi dal 2007; la Germania traina e la Francia rincalza, ma anche gli altri membri partecipano, pur con forti differenze di velocità. Il buon andamento della domanda interna, superiore a quello del PIL, deriva dagli effetti ritardati del calo del prezzo del petrolio e delle misure monetarie iper-espansive della BCE, ma anche dai bilanci pubblici, che da molto restrittivi nel triennio 2012-14 sono diventati leggermente espansivi dal 2015. Con la crisi dietro le spalle, come ha affermato Mario Draghi, la stessa BCE si prepara a cambiare politica, seppure nelle parole molto prima che nei fatti e con grande gradualità. Tuttavia, un primo mutamento c’è già stato con la risalita del tasso di cambio dell’euro, che si ripercuoterà sulla congiuntura dell’Area nei prossimi trimestri. L’Italia si accoda all’andamento positivo europeo: il PIL va meglio dell’atteso ed è in accelerazione; l’export continua a guadagnare quote di mercato; gli investimenti proseguono nello slancio, con l’aggiunta di quelli in costruzioni. I consumi continuano a essere alimentati dai guadagni nel monte retribuzioni, anche se risentono del rincaro della bolletta energetica. L’incertezza politica costituisce un freno al pieno dispiegarsi delle forze del recupero.
 
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Comunicato stampa Confcommercio del 7 novembre 2014
 
A settembre l'indice di disagio sociale sale al 20,8 dal 20,7 (+0,1)
La disoccupazione estesa sale dello 0,1% al 16,4%
L'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto scende a zero
 
Il MIC di settembre si è attestato su un valore stimato di 20,8 punti, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese di agosto. Ciò è imputabile all'incremento della disoccupazione estesa, che ha più che compensato la discesa dell'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, dallo 0,2% a 0,0%.
A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale è salito al 12,6%, in aumento di 1 decimo di punto rispetto ad agosto e all'analogo mese del 2013. I disoccupati si sono attestati a 3 milioni 236mila (+48mila unità sul mese precedente e +58mila rispetto allo stesso periodo del 2013). Il numero di occupati è salito di 82mila unità rispetto ad agosto e di 130mila unità nei confronti dei 12 mesi precedenti.
Nel mese di settembre sono state autorizzate 104,5 milioni di ore di CIG, in crescita rispetto ai 72,6 milioni circa di agosto e ai 91,8 milioni dello stesso mese del 2013. Le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte poi a ULA – sono stimate in aumento di poco meno di 10mila unità, il che porta il numero di persone in CIG dalle 249mila circa di agosto alle 259mila di settembre.
Il numero di scoraggiati è stimato in crescita di 8mila unità portando, a settembre, questa componente delle forze di lavoro potenziali a circa 872mila unità.
A settembre l'incremento dei disoccupati, ufficiali e non, ha determinato un innalzamento di 0,1% percentuali del tasso di disoccupazione esteso salito al 16,4%.
Nello stesso mese l'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza è scesa a zero (+0,2% ad agosto).
Nel medio periodo il MIC è passato dai 12 punti del 2007 a valori superiori al 21% nel 2013 e nei mesi iniziali del 2014. La tendenza del MIC a permanere su livelli storicamente elevati, nonostante la discesa del tasso d'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, deriva ormai quasi esclusivamente dalla dimensione delle disoccupazione estesa.
Solo con un consolidamento dei miglioramenti registrati sul versante dell'occupazione, di dimensione tale da assorbire una parte dei disoccupati, ufficiali e non, l'area del disagio sociale potrà mostrare, nei prossimi mesi, un ridimensionamento.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - aprile 2016 della Banca d'Italia.
 
Abstract:
Aumentano i rischi globali…
Il rallentamento dell’economia mondiale, di entità superiore alle previsioni, aumenta i rischi per la stabilità finanziaria. Il livello storicamente contenuto dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, indebolisce le economie emergenti e alimenta pressioni deflazionistiche in quelle avanzate.
 
…e ne risentono i mercati finanziari
Nei primi mesi dell’anno l’accresciuta incertezza sulle prospettive di crescita ha determinato un forte calo dei corsi e un aumento della volatilità nei mercati dei capitali. La flessione dei prezzi è stata più ampia per i titoli delle banche, soprattutto nell’area dell’euro.
 
In Italia hanno inciso le valutazioni sul peso dei crediti deteriorati
I corsi azionari delle banche italiane hanno risentito negativamente dell’elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, e dell’incertezza degli investitori sull’esito di alcune operazioni, già programmate, di rafforzamento del capitale. I mercati hanno accolto con favore l’annuncio dell’avvio del fondo privato Atlante per
il sostegno dei prossimi aumenti di capitale delle banche e per l’acquisto di prestiti in sofferenza.
 
Gli interventi dell’Eurosistema mitigano i rischi
Le misure monetarie espansive dell’Eurosistema, rafforzate in marzo, contribuiscono alla stabilità finanziaria, sostenendo la crescita, riducendo i premi per il rischio richiesti dagli investitori e mantenendo condizioni finanziarie distese. Non vi è evidenza che gli acquisti producano distorsioni al funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani.
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