Report ISTAT relativo al periodo dicembre 2016
  • A dicembre 2016 il clima di fiducia dei consumatori migliora (da 108,1 a 111,1) riportandosi sul livello di luglio 2016; l’indice composito del clima di fiducia delle imprese1 scende da 101,4 a 100,3, ma le dinamiche settoriali risultano diversificate.
  • Per quanto riguarda i consumatori, il miglioramento è diffuso a tutte le componenti del clima di fiducia: il clima economico passa da 127,6 a 133,8, attestandosi leggermente al di sopra del livello medio del periodo maggio-giugno 2016; il clima personale e quello corrente salgono per il secondo mese consecutivo passando, rispettivamente, da 101,3 a 102,7 e da 103,7 a 106,2. La componente futura torna ad aumentare nel mese di dicembre (da 113,8 a 116,2), raggiugendo il livello più elevato da giugno 2016.
  • I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese migliorano decisamente (il saldo passa da -53 a -40) così come le aspettative, il cui saldo torna ad aumentare (da -20 a -16) dopo sette mesi consecutivi di diminuzione. Analizzando le opinioni sull’andamento dei prezzi al consumo, espresse su un arco temporale di 12 mesi (giudizi sui 12 mesi passati e aspettative per i prossimi 12 mesi), si evidenzia il prevalere di giudizi e attese orientati alla diminuzione dei prezzi: per i giudizi, il saldo passa da -34 a -36 e per le aspettative da -28 a -34. Infine, diminuiscono per il secondo mese consecutivo le aspettative sulla disoccupazione (da 28 a 20).
  • Con riferimento alle imprese, nel mese di dicembre si registra un peggioramento della fiducia nei servizi (l’indice passa da 105,0 a 102,5) e nelle costruzioni (da 124,2 a 120,4); invece nella manifattura e nel commercio al dettaglio l’indice sale, rispettivamente, da 102,2 a 103,5 e da 106,5 a 107,4.
  • Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, nel comparto manifatturiero migliorano sia i giudizi sugli ordini (il saldo passa da -14 a -12) sia le attese sulla produzione (da 10 a 12); il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, peggiorano sia i giudizi sugli ordini (da -25 a -28) sia le aspettative sull’occupazione (da -11 a -13 il saldo).
  • Nei servizi, si deteriorano i giudizi e le attese sul livello degli ordini (il saldo passa da 6 a 0 e da 5 a 0, rispettivamente) mentre le attese sull’andamento dell’economia migliorano (da 3 a 7 il saldo). Nel commercio al dettaglio migliorano sia i giudizi sulle vendite correnti (il saldo passa da 7 a 13) mentre le attese sulle vendite future sono in peggioramento (da 29 a 25 il saldo); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino diminuisce da 9 a 8.

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Documento Produzione Industriale, relativo al periodo novembre 2016, pubblicato dall'ISTAT il 12 gennaio 2017.
  • A novembre 2016 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,7% rispetto ad ottobre. Nella media del trimestre settembrenovembre 2016 la produzione è aumentata dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
  • Corretto per gli effetti di calendario, a novembre 2016 l’indice è aumentato in termini tendenziali del 3,2% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2015). Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
  • L’indice destagionalizzato mensile presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dell’energia (+2,4%), dei beni intermedi (+1,1%) e dei beni strumentali (+0,8%); diminuiscono invece i beni di consumo (-0,9%).
  • In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano una marcata variazione positiva nel comparto dell’energia (+10,6%); aumentano anche i beni strumentali (+3,9%) e i beni intermedi (+2,4%) mentre una variazione negativa segnano i beni di consumo (-0,1%).
  • Per quanto riguarda i settori di attività economica, a novembre 2016 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+14,5%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+6,7%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+5,8%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,0%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (entrambi -4,3%).
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Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita
Nel complesso i quattro quinti delle imprese con almeno 50 addetti continuano a ritenere stabile la situazione economica generale; tra le restanti i giudizi differiscono in base al settore di appartenenza. La quota di imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi non finanziari che dichiarano un miglioramento della situazione economica generale è tornata a crescere per la prima volta dall’estate del 2015; il saldo tra chi ne ravvisa un progresso e chi ne percepisce un peggioramento è aumentato, pur restando ancora lievemente negativo. Nel settore delle costruzioni i giudizi continuano invece a deteriorarsi, in particolare nel comparto non residenziale (il saldo è sceso a -11,0 da -4,3), confermando la tendenza in atto dal quarto trimestre del 2015. Nelle aspettative per il trimestre successivo la probabilità media che la situazione migliori resta pressoché stabile per il complesso delle imprese.
Le attese a tre mesi delle imprese sul proprio contesto operativo mostrano tendenze settoriali analoghe. Per il complesso dell’industria e dei servizi il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento è tornato a crescere, dopo la diminuzione dei due trimestri precedenti (5,6 punti percentuali, da 1,7 in settembre); per il settore edile, prosegue la flessione in atto dall’inizio dello scorso anno, con giudizi di peggioramento che superano di 8,4 punti percentuali quelli di miglioramento. La quota di imprese che non prevedono cambiamenti della condizione economica in cui operano rimane stabile (80 per cento circa).
Come nella precedente rilevazione, le aspettative delle imprese sulle proprie condizioni economiche nei prossimi tre mesi risentono positivamente soprattutto della variazione della domanda e, per quanto riguarda le imprese di costruzione, dell’andamento dei nuovi cantieri e di quelli già avviati; la variazione dei propri prezzi e delle condizioni di credito continuano a imprimere un impulso solo lievemente positivo. In tutti i settori l’incertezza imputabile a fattori economici e politici si conferma il principale fattore di ostacolo per l’espansione dell’attività.

 
Rispetto alla rilevazione precedente, le attese sull’inflazione al consumo sono state riviste al rialzo di un decimo di punto, salendo allo 0,2, 0,4 e 0,6 per cento rispettivamente sugli orizzonti a 6, 12 e 24 mesi. Fra tre e cinque anni le imprese si attendono un tasso di inflazione pari allo 0,8 per cento.
Secondo le imprese, la variazione dei propri prezzi di vendita rispetto all’anno precedente rimane marginalmente negativa e pressoché stabile rispetto al terzo trimestre del 2016. Tuttavia, nelle aspettative per i prossimi 12 mesi gli operatori si attendono un lieve rialzo (0,8 per cento, da 0,5), che risulta più sostenuto per il comparto industriale e per le imprese di costruzione specializzate nell’edilizia residenziale. Sulle previsioni di crescita dei prezzi le attese positive di domanda esercitano un effetto solo marginale, mentre le aspettative di un incremento del prezzo delle materie prime, del costo del lavoro e degli input intermedi rivestono un ruolo più rilevante; per contro le politiche di prezzo dei concorrenti continuano a esercitare pressioni al ribasso.

 
Le valutazioni sull’evoluzione della domanda nell’ultimo trimestre del 2016 migliorano nuovamente dopo la flessione di settembre per il comparto industriale e dei servizi, riflettendo la valutazione espressa dalle imprese più orientate al mercato interno. Anche le prospettive per i primi tre mesi del 2017 sono positive, con un saldo in crescita tra chi si attende un aumento e chi una diminuzione della domanda. I giudizi sulle condizioni attuali della domanda estera peggiorano lievemente; tuttavia sia le imprese industriali sia quelle dei servizi sono più ottimiste sulla sua evoluzione nei prossimi tre mesi. Anche per le imprese di costruzione sia i giudizi sia le attese a tre mesi sulla domanda mostrano un recupero, seppur in modo più contenuto rispetto all’industria in senso stretto ed esclusivamente per le imprese del comparto residenziale.
 
Le valutazioni sulle condizioni per investire nell’ultimo trimestre del 2016 risultano più favorevoli per il settore terziario, per il quale il saldo tra giudizi di miglioramento e peggioramento torna positivo, mentre si deteriorano per le imprese industriali e di costruzione. Per queste ultime, la quota di imprese che esprime giudizi negativi torna a prevalere su quella di coloro che segnala un miglioramento, per la prima volta dalla fine del 2014. Il risultato è riconducibile alle imprese specializzate nel settore non residenziale. In tutti i comparti continua a prevalere la quota di imprese (oltre i quattro quinti) che segnalano una stabilità rispetto al trimestre precedente. Nello stesso trimestre le condizioni di accesso al credito rimangono invariate in tutti i comparti rispetto a quanto dichiarato a settembre, con un saldo che resta positivo per industria in senso stretto e servizi e negativo per le costruzioni.
 
I lievi segnali di ripresa evidenziati nel quarto trimestre si riflettono in previsioni di investimento positive in tutti i comparti sia nel primo semestre del 2017 sia per il complesso dell’anno. In particolare, la quota di imprese industriali e dei servizi che prefigura un rialzo della spesa nominale in investimenti nel primo semestre del 2017 rispetto alla seconda metà del 2016 supera del 15 per cento quella delle imprese che si attendono una flessione, con stime ancora più positive per le aziende di grandi dimensioni. Sulle attese di spesa per investimenti inciderebbe positivamente l’incentivo contenuto nella legge di bilancio del 2017 (cosiddetto “iper-ammortamento” per investimenti in tecnologie digitali avanzate), valutato rilevante da circa un quinto delle imprese, prevalentemente industriali e localizzate al Sud.
Sebbene in misura meno marcata rispetto al settore industriale e dei servizi, anche le imprese di costruzione prevedono un incremento della spesa in investimenti nel corso del 2017. Le aspettative sono particolarmente favorevoli per le imprese che operano in prevalenza nel comparto residenziale, per le quali il saldo tra chi prefigura un’espansione della spesa per investimenti e chi ne paventa una flessione si attesta attorno a 10 punti percentuali su entrambi gli orizzonti previsivi (annuale e semestrale). Per le imprese meno attive nel comparto residenziale, le attese di spesa per il 2017 restano positive, seppur più contenute, e si accompagnano a un peggioramento delle condizioni di liquidità di breve periodo: una quota maggiore di imprese, pari al 29 per cento (da 23 a settembre), le percepisce come insufficienti per la propria operatività nei prossimi tre mesi.

 
L’ottimismo delle imprese industriali e dei servizi sui piani di investimento non si rifletterebbe sulla dinamica occupazionale, che nelle loro attese resterebbe contenuta nel prossimo trimestre: la differenza fra la quota di aziende che intendono aumentare il numero di lavoratori alle proprie dipendenze e quella di coloro che ne prevedono la riduzione rimane positiva, ma senza variazioni rilevanti rispetto all’autunno. Il saldo riflette peggiori attese delle imprese di servizi, cui si contrappongono previsioni più favorevoli del comparto industriale.
Le imprese di costruzione si attendono una contrazione dell’occupazione con un saldo in peggioramento rispetto al quarto trimestre del 2016. Tale risultato è imputabile alla dinamica più sfavorevole delle imprese specializzate nell’edilizia non residenziale, per le quali il saldo tra attese di aumento e diminuzione dell’occupazione si deteriora, attestandosi a -19 punti percentuali
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Osservatorio prezzi e consumi novembre 2016 - Newsletter del Ministero dello Sviluppo Economico
  • Nel mese di novembre 2016, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% rispetto a novembre 2015 (era -0,2% a ottobre) e diminuisce dello 0,1% su base mensile.
  • Il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro sale, a novembre 2016, allo 0,6% su base annuale; sale anche in Italia attestandosi allo 0,1%. Il differenziale con l’Eurozona per il mese di ottobre risulta essere così di 5 decimi di punto percentuale.
  • Nel mese di novembre la spesa delle famiglie destinata alle tariffe pubbliche è rincarata dello 0,1% in confronto ad ottobre, mentre su base annua i ritmi di crescita si riportano sui massimi dall’inizio dell’anno oltre il punto percentuale (+1,3% tendenziale), per effetto del percorso di accelerazione che ha interessato i corrispettivi di competenza delle amministrazioni centrali. Nel complesso, la portata della dinamica attuale si pone in forte discontinuità rispetto a fasi storiche del passato.
  • Prosegue la fase di incertezza per la nostra economia con segnali di rallentamento dei consumi, accompagnati da un aumento significativo del potere d’acquisto delle famiglie e dal miglioramento tendenziale dell’occupazione. Questa è la fotografia fornita nella nota mensile ISTAT di Novembre sull’andamento dell’economia italiana che sottolinea, tra l’altro, come l’indicatore anticipatore dell’attività economica, mostri dei lievi segnali di recupero, delineando un’auspicabile stabilizzazione del ritmo di crescita.
  • L’analisi dei prezzi nei principali comparti dell’agroalimentare all’ingrosso, compiuta attraverso i listini pubblicati dalle Camere di Commercio, ha mostrato a novembre una nuova forte crescita dei listini all’ingrosso degli oli di oliva, sulla scia del peggioramento delle stime produttive. Ancora un segno “più” anche per i prodotti lattiero caseari, con nuovi aumenti su base mensile sia per il latte che per i formaggi. Nelle carni, si è fermato il rialzo dei prezzi delle carni di pollo mentre, sempre nel comparto delle carni bianche, si sono registrati incrementi per carni di tacchino e di coniglio. In calo, invece, le carni suine che però mantengono un divario positivo rispetto allo scorso anno.
  • Dall’analisi dei dati Istat, con riguardo ai segmenti di consumo dell’Indice NIC, i maggiori incrementi nella crescita dei prezzi sono stati registrati, come nel mese precedente, per i certificati di nascita, matrimonio e morte ed il trasporto marittimo; i più significativi rallentamenti si sono registrati per alcuni prodotti tecnologici, il gas di città e gas naturale e per alcuni prodotti alimentari freschi.
  • A novembre 2016 il petrolio Brent cala di 3,5 euro al barile, tornando sui valori dell’estate ed un livello simile allo stesso mese dello scorso anno, anche se superiore del 46% rispetto a gennaio 2016; in media mensile il tasso di cambio tra l’euro e il dollaro statunitense è sceso a quota 1,08.
  • La benzina a monte di tasse ed accise costa in Italia 0,478 €/lt, in aumento del 2% su base annua. Il diesel vale 0,467 €/lt. in calo del 3% in termini tendenziali; negativo lo stacco con la media dell’Area Euro.
  • La benzina pagata dai consumatori scende a 1,472 €/litro mentre il diesel al consumo costa 1,324 €/litro; sia la benzina che diesel fanno registrare un aumento dell’1% su base annua.
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Consumi&Prezzi - Congiuntura Confcommercio n. 1 - gennaio 2016
 
ABSTRACT:
L’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra a novembre 2015, dopo un trimestre di rallentamento, un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente ed una crescita del 2,2% tendenziale. Il dato rilevato nell’ultimo mese ha permesso un moderato recupero della media mobile a tre mesi, ad indicare il permanere di una graduale tendenza al miglioramento della domanda da parte delle famiglie.
Il miglioramento rilevato sul versante dei consumi si inserisce in un contesto in cui la fiducia delle famiglie, dopo aver registrato i massimi storici, ha mostrato, a dicembre, un contenuto arretramento. Il dato, che riflette anche gli effetti sul sentiment dell’acuirsi delle preoccupazioni sul versante geo-politico, rappresenta, presumibilmente, un aggiustamento fisiologico in considerazione degli elevati livelli raggiunti dall’indicatore nei mesi precedenti.
Anche sul versante delle imprese nel mese di dicembre si è registrato un modesto arretramento del clima di fiducia. Il dato è sintesi di differenze di valutazione tra gli operatori dei principali settori di attività economica.
Solo gli imprenditori dei servizi di mercato segnalano un miglioramento del sentiment. Tra gli operatori delle costruzioni, del commercio al dettaglio e, in misura più contenuta, tra gli imprenditori dell’industria manifatturiera prevale un giudizio negativo.
A questo andamento complessivo delle aspettative degli imprenditori si associa un’evoluzione della produzione industriale che, sebbene in recupero rispetto al 2014, evidenzia alcune difficoltà. A dicembre, sulla base delle stime elaborate da Confindustria, si sarebbe registrato un calo dello 0,4% rispetto a novembre. Stando, comunque, alle indicazioni derivanti dagli ordinativi (+0,7% rispetto a novembre), il quadro produttivo dovrebbe registrare un contenuto miglioramento nei primi mesi del nuovo anno.
Nonostante la ripresa dell’attività produttiva non abbia ancora assunto toni particolarmente sostenuti, a novembre l’occupazione, secondo le stime provvisorie, è tornata ad aumentare (+36mila unità rispetto al mese precedente, +206mila su base annua). All’andamento positivo dell’ultimo mese ha contribuito sia la componente dipendente (+8mila unità), sia quella indipendente (+28mila unità).
Nello stesso mese si è rilevata un’ulteriore diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-48mila unità in termini congiunturali, -479mila su base annua). Tali andamenti hanno determinato un ridimensionamento del tasso di disoccupazione sceso all’11,3%, 1,7 punti percentuali in meno rispetto a novembre del 2014, il livello più basso degli ultimi anni.
Elementi positivi continuano ad emergere dalla CIG, che segnala, anche a novembre 2015, una riduzione delle ore autorizzate (-38,5% su base annua). Nel complesso degli undici mesi si rileva una flessione del 34,1% rispetto all’analogo periodo del 2014.
 
Indagine rapida sulla produzione industriale Confindustria aggiornata al 13 gennaio 2017
Diminuisce l’attività in dicembre: -0,4% su novembre
  • Il CSC rileva una variazione della produzione industriale di -0,4% in dicembre su novembre, quando c’è stato un aumento dello 0,7% su ottobre.
  • Nel quarto trimestre del 2016 si stima un incre-mento dello 0,5% congiunturale (+1,3% nel ter-zo trimestre). Il primo trimestre del 2017 eredita da fine 2016 una variazione congiunturale nulla.
  • Nel 2016 l’attività è cresciuta dell’ 1,4% annuo (dato corretto per gli effetti di calendario), in ac-celerazione dal +1,1% nel 2015.
  • La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, è aumentata del 2,1% su dicembre 2015; in novembre si era avuto un in-cremento del 3,2% sullo stesso mese dell’anno precedente.
  • Gli ordini in volume hanno registrato una cresci-ta dello 0,7% su novembre e del 2,8% sui dodici mesi. In novembre erano aumentati dello 0,5% su ottobre e dell’1,2% su novembre 2015.
  • Sono favorevoli le indicazioni provenienti dalle indagini qualitative sul manifatturiero e lasciano intravedere incrementi di attività nei prossimi mesi. In dicembre l’ISTAT ha rilevato un miglio-ramento del saldo dei giudizi sugli ordini (a -12 da -14) grazie soprattutto alla componente este-ra; sono più ottimistiche anche le attese a 3 me-si di produzione (saldo a 12 da 10) e ordini (15 da 12, massimo dal 2011). Indicazioni positive vengono pure dall’indagine presso i direttori de-gli acquisti (IHS-Markit): il PMI manifatturiero è salito in dicembre a 53,2 (da 52,2), con la com-ponente ordini in accelerazione al massimo da sei mesi (54,7 da 53,2).
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Fatturato dei servizi
Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: II trimestre 2016
  • Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Elementi essenziali del report:
  • Nel secondo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2016, con un’accelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti.
  • I segnali di crescita risultano diffusi: la variazione congiunturale è positiva per il Trasporto aereo (+3,0%), per i Servizi postali e Attività di corriere (+1,9%), per la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+1,3%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e per il Commercio all’ingrosso (+0,2%). Unica variazione congiunturale negativa si registra per il Trasporto marittimo e per vie d’acqua (-1,0%).
  • Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2016 l’indice generale del fatturato dei servizi registra un aumento del 2,0%.
  • Nel confronto con il secondo trimestre del 2015 l’indice del fatturato aumenta del 3,5% per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, dello 0,9% per i Servizi di informazione e comunicazione, dello 0,4% per le Attività professionali, scientifiche e tecniche e dello 0,1% per i servizi di Trasporto e magazzinaggio. Si registrano diminuzioni dell’1,0% per l’Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dello 0,2% per le attività di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
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Documento Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali

Periodo di riferimento: novembre 2016
Tipologia: Statistiche flash ISTAT
Data di pubblicazione: 21 dicembre 2016

Dati rilevanti:
  • Alla fine di novembre 2016 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 32,0% degli occupati dipendenti e corrispondono al 30,9% del monte retributivo osservato.
  • La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo per l’insieme dell’economia è dunque pari al 68,0%, in aumento rispetto al mese precedente (67,9%). L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 42,1 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 28,7 mesi, in sensibile crescita rispetto ad un anno prima (22,5).
  • Nello stesso mese l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,4% nei confronti di novembre 2015. Complessivamente, nei primi undici mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,6% rispetto al corrispondente periodo del 2015.
  • Con riferimento ai principali macrosettori, a novembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell’industria e 0,8% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
  • I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari, bevande e tabacco (1,8%); energia elettrica e gas (1,4%) e commercio (1,0%). Si registrano variazioni nulle nei settori dell’agricoltura; delle estrazione minerali; del legno, carta e stampa; dell’energia e petroli; delle chimiche; della metalmeccanica; dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.
  • Nel mese di novembre nessun contratto è stato recepito, mentre uno solo è venuto a scadenza (conciarie). Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 49 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 8,8 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).
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Statistiche ISTAT COMMERCIO AL DETTAGLIO - ottobre 2016, aspetti di sintesi:

  • A ottobre 2016 le vendite al dettaglio registrano un incremento congiunturale pari all’1,2% sia in valore sia in volume, con andamenti simili per i due principali settori: le vendite di beni alimentari aumentano dell’1,1% in valore e dell’1,2% in volume; quelle non alimentari crescono dell’1,3% in valore e dell’1,2% in volume.
  • Nonostante la forte crescita congiunturale registrata a ottobre, nella media del trimestre agosto-ottobre 2016 l’indice complessivo delle vendite al dettaglio diminuisce dello 0,2%, sia in valore sia in volume, rispetto al trimestre precedente.
  • Rispetto a ottobre 2015, le vendite diminuiscono complessivamente dello 0,2% sia in valore sia in volume. I prodotti alimentari calano dello 0,4% in valore e registrano una variazione nulla in volume. I prodotti non alimentari diminuiscono sia in valore (-0,2%), sia in volume (-0,4%).
  • Tra i prodotti non alimentari, il maggiore incremento tendenziale riguarda il gruppo Mobili, articoli tessili, arredamento (+1,8%), mentre il calo più rilevante si registra per il gruppo Generi casalinghi, durevoli e non durevoli (-2,1%).
  • Rispetto a ottobre 2015 si osserva un aumento del valore delle vendite per la grande distribuzione (+0,8%) e una flessione per le imprese operanti su piccole superfici (-1,0%).
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Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dall'ISTAT dal titolo Fatturato e ordinativi dell’industria.

Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: ottobre 2016
  • Data di pubblicazione: 22 dicembre 2016
Elementi essenziali del report:
  • A ottobre, rispetto al mese precedente, nell’industria si rileva un aumento sia del fatturato (+0,8%), sia degli ordinativi (+0,9%).
  • L’incremento del fatturato è maggiore sul mercato interno (+1,0%) rispetto a quanto rilevato sul mercato estero (+0,3). Gli ordinativi mostrano invece andamenti simili, +1,0% sul mercato interno e +0,9% su quello estero.
  • Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo del fatturato cresce del 2,3% rispetto ai tre mesi precedenti (+2,1% per il fatturato interno e +2,6% per quello estero), quello degli ordinativi del 3,3%.
  • Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di ottobre 2015), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dello 0,9%, con un calo dell’1,2% sul mercato interno e dello 0,5% su quello estero.
  • Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industrie, particolarmente rilevanti per l’energia (+4,4%) e per i beni di consumo (+0,7%).
  • L’indice grezzo del fatturato cala, in termini tendenziali, del 4,1%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dei beni intermedi.
  • Per il fatturato la maggiore diminuzione tendenziale, nel comparto manifatturiero, riguarda la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (-18,7%), mentre l’incremento più rilevante si registra nelle industrie alimentari e delle bevande (+3,4%).
  • Nel confronto con il mese di ottobre 2015, l’indice grezzo degli ordinativi segna una diminuzione del 3,2%. La flessione più rilevante si registra nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (-17,4%), mentre l’aumento maggiore si osserva nella fabbricazione di macchinari (+0,7%).

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In data 17 gennaio 2017 l'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report Commercio con l'estero - novembre 2016.
  • Rispetto al mese precedente, a novembre 2016 si registra un aumento sia per le esportazioni (+2,2%) sia per le importazioni (+1,7%). Il surplus commerciale è di 4,2 miliardi (+4,0 miliardi a novembre 2015).
  • L’aumento congiunturale dell’export è trainato dalle vendite verso i mercati extra Ue (+3,4%) e in misura minore da quelle verso l’area Ue (+1,2%). Tutti i principali raggruppamenti di industrie sono in espansione a eccezione dei beni di consumo durevoli (-0,9%), che registrano un leggero calo.
  • Nel trimestre settembre-novembre 2016, rispetto al trimestre precedente, l’aumento dell’export (+0,9%) coinvolge entrambe le principali aree di sbocco, con una crescita più intensa per i paesi extra Ue (+1,7%), rispetto all’area Ue (+0,4%). Le importazioni (+1,2%) crescono in misura lievemente più ampia delle esportazioni.
  • A novembre 2016 la crescita tendenziale dell’export (+5,7%) riguarda con analoga intensità sia l’area Ue (+5,7%) sia quella extra Ue (+5,6%); l’incremento dell’import (+5,6%) è principalmente determinato dall’area Ue (+8,1%).
  • Le vendite di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+18,4%), di autoveicoli (+13,7%) e di sostanze e prodotti chimici (+13,4%) sono in forte aumento. Dal lato dell’import, aumenti rilevanti riguardano gli autoveicoli (+27,8%), i mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+12,3%) e i macchinari e apparecchi n.c.a. (+11,6%).
  • A novembre 2016 le esportazioni verso Stati Uniti (+15,3%), Giappone (+14,1%) e Cina (+12,8%) registrano una marcata crescita tendenziale. Si segnala anche, tra i paesi dell’area Ue, la crescita delle vendite verso Repubblica ceca (+12,7%), Romania (+9,1%) e Germania (+7,0%).
  • Nei primi undici mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 45,8 miliardi, con un incremento di 9,6 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+69,5 miliardi al netto dei prodotti energetici, con una crescita di 1,9 miliardi rispetto al 2015); gli andamenti tendenziali dei flussi sono pari a +0,7% in valore e +1,0% in volume per l’export e, rispettivamente, -2,0% e +3,1% per l’import.
  • Nel mese di novembre 2016 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali rimane invariato rispetto al mese precedente, aumentando dello 0,2% al netto dei prodotti energetici; su base tendenziale si confermano invece tendenze deflazionistiche (-0,3% nei confronti di novembre 2015), che risultano tuttavia sempre meno intense.
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Monthly Outolook gennaio 2017 dell'ABI - Associazione Bancaria Italiana
 
RAPPORTO MENSILE ABI (principali evidenze)
PRESTITI E RACCOLTA
1. A fine 2016 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.807,7 miliardi di euro è nettamente superiore, di quasi 132 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.676,1 miliardi di euro.
DINAMICA DEI PRESTITI BANCARI
2. Dai dati di dicembre 2016, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +1,4%, in accelerazione rispetto al +0,8% del mese precedente, confermando la prosecuzione del miglioramento della dinamica dello stock dei finanziamenti. Tale evidenza emerge da nostre stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad. esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni).
3. Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a novembre 2016, si conferma, anche per i finanziamenti in essere, la ripresa del mercato dei mutui, inizialmente colta con l’impennata dei nuovi mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di +1,7% rispetto a novembre 2015 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento).
TASSI DI INTERESSE SUI PRESTITI
4. A dicembre 2016, si sono ridotti ulteriormente i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela: il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 2,85%, toccando il nuovo minimo storico (era pari a 2,91% il mese precedente e a 6,18% prima della crisi, a fine 2007).
5. Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,02%, nuovo minimo storico (2,05% a novembre 2016 e 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è posizionato all’1,54%, era pari a 1,56% il mese precedente (5,48% a fine 2007).
QUALITÀ DEL CREDITO
6. Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) a fine novembre 2016 si collocano a 85,2 miliardi di euro, un valore in ulteriore lieve diminuzione rispetto al dato di ottobre (85,5 miliardi). Si conferma quindi la riduzione di oltre il 4% delle sofferenze nette rispetto al picco di 89 miliardi di fine novembre 2015.
7. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,80% a novembre 2016, lo stesso valore di ottobre 2016 (era il 4,91% a fine 2015 e lo 0,86% prima dell’inizio della crisi).
DINAMICA DELLA RACCOLTA DA CLIENTELA
8. In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine dicembre 2016, di circa 54,6 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +4,2% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per quasi 77 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -19,9%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) ha registrato a fine 2016 una variazione su base annua pari a -1,3%, era -1,2% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.513 a 1.676,1 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto - di oltre 163 miliardi.
TASSI DI INTERESSE SULLA RACCOLTA
9. A dicembre 2016 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) in Italia si è collocato allo 0,97% (1% il mese precedente e in flessione dal 2,89% a fine 2007) ad effetto:
- del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito), che si è attestato allo 0,40% (0,41% a novembre);
- del tasso sui PCT pari a 1,18% (dall’1,22% di novembre);
- del rendimento delle obbligazioni, pari al 2,75%, lo stesso valore del mese precedente.
MARGINE TRA TASSO SUI PRESTITI E TASSO SULLA RACCOLTA
10. Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a dicembre 2016 risultava pari a 188 punti base (191 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 p.p (2,12 p.p. nel 2015).
 
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Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria novembre 2016

Abstract:
Lo scenario globale registra progressi nell’economia e ulteriori turbolenze generate dal fronte politico. Sul quale un po’ di nebbia ha iniziato a diradarsi: si sta chiarendo chi governerà paesi chiave. La vera svolta che si sta materializzando è il ritorno a politiche di bilancio espansive. Il quadro è, però, connotato da tinte protezionistiche che sono molto gettonate alle consultazioni elettorali e che, se tradotte in misure, farebbero salire i costi e ridurre le opportunità di investimento, a scapito delle classi sociali che si vuole tutelare. Nelle presidenziali USA ha vinto la promessa di una forte spinta alla domanda interna, da riservare all’offerta domestica via innalzamento di barriere tariffarie; ed è bastata tale vittoria a innescare reazioni festanti dei mercati; il paradosso è che queste hanno nell’immediato segno restrittivo (aumento dei tassi e rivalutazione del cambio). La prossima scadenza foriera di incertezza è il referendum costituzionale italiano. Tutto ciò accade mentre il PIL mondiale ha riaccelerato in estate e gli indicatori qualitativi mostrano un buon avvio d’autunno. A cominciare dalla locomotiva americana, pronta ad acquistare nuovo slancio ora che si è lasciata alle spalle l’incognita elezioni. Nei principali emergenti, Cina in testa, si registrano più alti ritmi di sviluppo (unico neo: il Brasile). Perfino l’Eurozona, grazie soprattutto agli effetti diretti e indiretti dell’azione della BCE, sfoggia un’inattesa vivacità, con la Germania che dà il la. L’Italia rimane fanalino di coda, nonostante l’incremento di attività messo a segno nel terzo trimestre, cui sta seguendo un’altra frenata nel quarto. L’occupazione in rapido aumento e i maggiori salari reali sostengono il reddito delle famiglie italiane, che rimangono prudenti nella spesa. Gli investimenti rispondono in presa diretta agli incentivi fiscali, come suggerisce il balzo in ottobre degli ordini di beni strumentali, e daranno un forte contributo alla crescita nel prossimo biennio. Rimane l’handicap della contrazione del credito alle imprese, tra le quali sale la quota di quelle cui sono negati i prestiti richiesti: la creditless recovery non può che rimanere lenta e affannosa.
 
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Comunicato stampa Confcommercio del 7 novembre 2014
 
A settembre l'indice di disagio sociale sale al 20,8 dal 20,7 (+0,1)
La disoccupazione estesa sale dello 0,1% al 16,4%
L'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto scende a zero
 
Il MIC di settembre si è attestato su un valore stimato di 20,8 punti, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese di agosto. Ciò è imputabile all'incremento della disoccupazione estesa, che ha più che compensato la discesa dell'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, dallo 0,2% a 0,0%.
A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale è salito al 12,6%, in aumento di 1 decimo di punto rispetto ad agosto e all'analogo mese del 2013. I disoccupati si sono attestati a 3 milioni 236mila (+48mila unità sul mese precedente e +58mila rispetto allo stesso periodo del 2013). Il numero di occupati è salito di 82mila unità rispetto ad agosto e di 130mila unità nei confronti dei 12 mesi precedenti.
Nel mese di settembre sono state autorizzate 104,5 milioni di ore di CIG, in crescita rispetto ai 72,6 milioni circa di agosto e ai 91,8 milioni dello stesso mese del 2013. Le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte poi a ULA – sono stimate in aumento di poco meno di 10mila unità, il che porta il numero di persone in CIG dalle 249mila circa di agosto alle 259mila di settembre.
Il numero di scoraggiati è stimato in crescita di 8mila unità portando, a settembre, questa componente delle forze di lavoro potenziali a circa 872mila unità.
A settembre l'incremento dei disoccupati, ufficiali e non, ha determinato un innalzamento di 0,1% percentuali del tasso di disoccupazione esteso salito al 16,4%.
Nello stesso mese l'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza è scesa a zero (+0,2% ad agosto).
Nel medio periodo il MIC è passato dai 12 punti del 2007 a valori superiori al 21% nel 2013 e nei mesi iniziali del 2014. La tendenza del MIC a permanere su livelli storicamente elevati, nonostante la discesa del tasso d'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, deriva ormai quasi esclusivamente dalla dimensione delle disoccupazione estesa.
Solo con un consolidamento dei miglioramenti registrati sul versante dell'occupazione, di dimensione tale da assorbire una parte dei disoccupati, ufficiali e non, l'area del disagio sociale potrà mostrare, nei prossimi mesi, un ridimensionamento.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - aprile 2016 della Banca d'Italia.
 
Abstract:
Aumentano i rischi globali…
Il rallentamento dell’economia mondiale, di entità superiore alle previsioni, aumenta i rischi per la stabilità finanziaria. Il livello storicamente contenuto dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, indebolisce le economie emergenti e alimenta pressioni deflazionistiche in quelle avanzate.
 
…e ne risentono i mercati finanziari
Nei primi mesi dell’anno l’accresciuta incertezza sulle prospettive di crescita ha determinato un forte calo dei corsi e un aumento della volatilità nei mercati dei capitali. La flessione dei prezzi è stata più ampia per i titoli delle banche, soprattutto nell’area dell’euro.
 
In Italia hanno inciso le valutazioni sul peso dei crediti deteriorati
I corsi azionari delle banche italiane hanno risentito negativamente dell’elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, e dell’incertezza degli investitori sull’esito di alcune operazioni, già programmate, di rafforzamento del capitale. I mercati hanno accolto con favore l’annuncio dell’avvio del fondo privato Atlante per
il sostegno dei prossimi aumenti di capitale delle banche e per l’acquisto di prestiti in sofferenza.
 
Gli interventi dell’Eurosistema mitigano i rischi
Le misure monetarie espansive dell’Eurosistema, rafforzate in marzo, contribuiscono alla stabilità finanziaria, sostenendo la crescita, riducendo i premi per il rischio richiesti dagli investitori e mantenendo condizioni finanziarie distese. Non vi è evidenza che gli acquisti producano distorsioni al funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani.
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