Report ISTAT relativo al periodo giugno 2017
  • A giugno 2017 l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta di un punto percentuale passando da 105,4 a 106,4; anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese1 registra un aumento, seppur lieve, passando da 106,2 a 106,4.
  • La diffusione del recupero del clima di fiducia dei consumatori si estende a tutte le componenti, ma con intensità diverse: il clima economico e il clima futuro registrano un incremento più marcato passando, rispettivamente, da 122,0 a 123,6 e da 106,6 a 107,6; il clima personale aumenta da 100,2 a 100,9 e quello corrente passa da 105,2 a 105,7.
  • I giudizi e le aspettative dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese migliorano mentre continuano ad aumentare, per il terzo mese consecutivo, le aspettative sulla disoccupazione. Per quanto riguarda le opinioni sull’andamento dei prezzi al consumo, si rileva un deciso aumento sia della quota di individui che ritengono i prezzi aumentati negli ultimi 12 mesi sia di quella di coloro che si aspettano un incremento nei prossimi 12 mesi.
  • Con riferimento alle imprese, nel mese di giugno il clima di fiducia aumenta da 106,9 a 107,3 nel settore manifatturiero e da 128,1 a 129,8 nelle costruzioni; per quanto riguarda i servizi, il valore dell’indice si attesta a quota 106,0 da 105,6. In controtendenza solo il settore del commercio al dettaglio dove l’indice diminuisce da 111,1 a 108,9.
  • Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, nel comparto manifatturiero si evidenzia un miglioramento dei giudizi sugli ordini mentre si registra un lieve calo delle attese sulla produzione; le scorte di magazzino sono giudicate in decumulo. Nel settore delle costruzioni, i giudizi sugli ordini migliorano e le aspettative sull’occupazione sono in diminuzione.
  • Nei servizi, aumentano le aspettative sugli ordini e i giudizi sull’andamento degli affari sono in deciso miglioramento. Invece, i giudizi sugli ordini sono in peggioramento. Nel commercio al dettaglio si registra una diminuzione del saldo relativo alle vendite correnti ed aumenta quello relativo alle aspettative sulle vendite future; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo.

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Documento Produzione Industriale, relativo al periodo aprile 2017, pubblicato dall'ISTAT il 12 giugno 2017.
  • Ad aprile 2017 l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra una diminuzione dello 0,4% rispetto a marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile 2017 la produzione è diminuita dello 0,1% nei confronti dei tre mesi precedenti.
  • Corretto per gli effetti di calendario, ad aprile 2017 l’indice è aumentato in termini tendenziali dell’1,0% (i giorni lavorativi sono stati 18 contro i 20 di aprile 2016). Nella media dei primi quattro mesi dell’anno la produzione è aumentata dell’1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
  • L’indice destagionalizzato mensile registra una sola variazione congiunturale positiva nel comparton dell’energia (+2,2%); segnano invece variazioni negative i beni strumentali (-1,6%), i beni di consumo (-0,5%) e i beni intermedi (-0,4%).
  • In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano ad aprile 2017 variazioni positive in tutti i comparti; aumentano i beni di consumo (+2,2%), l’energia (+2,1%) e , in misura più lieve, i beni intermedi (+0,7%) e i beni strumentali (+0,6%).
  • Per quanto riguarda i settori di attività economica, ad aprile 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli dell’attività estrattiva (+11,8%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+7,0%) e della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+2,4%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-5,9%), della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-5,7%) e della fabbricazione di coke e
    prodotti petroliferi raffinati (-5,3%)..
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I principali risultati
L’indagine, condotta nel marzo 2017 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, segnala un diffuso miglioramento dei giudizi sulla situazione economica generale e un rialzo su tutti gli orizzonti delle aspettative di inflazione al consumo, che però restano ancora contenute.
Le imprese, pur esprimendo valutazioni eterogenee sulla dinamica della domanda corrente per i propri prodotti e sulle condizioni per investire, sono largamente concordi nel formulare attese per le proprie vendite future ancora positive e in crescita. Secondo le imprese, nei prossimi 12 mesi i propri prezzi di vendita crescerebbero a un ritmo prossimo al tasso di inflazione da esse previsto sullo stesso orizzonte; l’andamento riflette in prevalenza la crescita attesa dei corsi delle materie prime e, in misura minore, del costo del lavoro e degli input intermedi.
I piani di investimento per il 2017 si confermano in espansione, pur con segnali di cautela nei servizi e nelle costruzioni.
Nel primo trimestre del 2017, il saldo tra i giudizi di miglioramento e di peggioramento, sebbene ancora negativo, si è ridimensionato per la seconda volta consecutiva, riflettendo rialzi in tutti i comparti. Tuttavia prevalgono ancora i giudizi di peggioramento nell’industria in senso stretto e tra le imprese di costruzione dedite all’edilizia non residenziale. La quota di imprese che ritiene stabile la situazione economica generale, pur restando prevalente, si è ridotta. È aumentata, soprattutto tra le grandi imprese dell’industria e dei servizi, la quota di chi prevede un miglioramento della situazione economica nei prossimi tre mesi.
Le attese delle imprese sulle proprie condizioni operative nei prossimi tre mesi restano complessivamente stabili, ma con tendenze diverse tra i principali comparti. Il saldo tra aspettative di miglioramento e peggioramento delle proprie condizioni è cresciuto nell’industria in senso stretto e, pur restando negativo, nel comparto edile, mentre si è stabilizzato su valori positivi nei servizi. In linea con quanto registrato dall’inizio del 2014, le aspettative delle imprese sulle proprie condizioni economiche sono frenate soprattutto dall’incertezza; sono invece sospinte prevalentemente dalle migliori prospettive della domanda e, nell’edilizia, dall’andamento della produzione.
Le attese sull’inflazione al consumo, dopo la stabilità su bassi livelli registrata nell’ultimo triennio, sono tornate a crescere su tutti gli orizzonti temporali, pur restando su valori ancora bassi. L’inflazione attesa si è collocata all’1,0, all’1,2 e all’1,4 per cento sugli orizzonti rispettivamente di 6, 12 e 24 mesi, all’1,6 per cento per quelli più lunghi (tra tre e cinque anni).
Le valutazioni sull’evoluzione della domanda dei propri prodotti nel primo trimestre del 2017 rispetto a quello precedente sono molto diversificate: il saldo positivo tra giudizi di aumento e riduzione ha continuato a crescere nell’industria in senso stretto (a 9,9 da 5,0) mentre si è ridotto nei servizi (a 2,5 da 8,6); nelle costruzioni si è invece accentuata la prevalenza di giudizi negativi (a -6,6 da -4,5), soprattutto per le imprese più attive nelle strutture non residenziali. Il miglioramento dei giudizi espressi nel comparto industriale è concentrato tra le imprese maggiormente orientate verso i mercati esteri; sono invece peggiorate le valutazioni di quelle attive soprattutto sul mercato interno, per le quali il saldo è tornato lievemente negativo.
Il saldo positivo tra le attese di miglioramento e di peggioramento della domanda nel prossimo trimestre è salito a 21,1 punti percentuali, da 12,9 nella rilevazione di dicembre 2016. Il rialzo è stato più accentuato per le imprese di grandi dimensioni e per quelle più attive sui mercati esteri.
Le imprese riportano una sostanziale stabilità dei propri prezzi di vendita rispetto a un anno prima, interrompendo la tendenza negativa in atto da tre anni. Secondo le imprese, i propri prezzi di vendita cresceranno nei prossimi 12 mesi a un tasso analogo a quello atteso lo scorso trimestre (0,9 per cento); il ritmo sarebbe appena più intenso nell’industria, dove però le imprese segnalano un lieve rallentamento (a 1,2 da 1,5 per cento). I prezzi continuerebbero a essere sospinti prevalentemente dall’andamento atteso dei prezzi delle materie prime, del costo del lavoro e degli input intermedi, mentre sarebbero frenati dalle politiche di prezzo dei concorrenti; l’andamento della domanda non è ancora ritenuto un fattore di rilievo.
Nel primo trimestre del 2017 il saldo tra giudizi positivi e negativi sulle condizioni per investire è rimasto sostanzialmente nullo, ma il quadro è diversificato tra i principali comparti, riflettendo in parte l’evoluzione dei giudizi sulle condizioni di accesso al credito. Il miglioramento nell’industria in senso stretto, interamente ascrivibile alle imprese medio grandi, si associa ai modesti peggioramenti nei servizi, dove restano tuttavia prevalenti i giudizi positivi (2,9 da 3,8), e nelle costruzioni (a -5,4, da -4,7). Nell’edilizia i giudizi si confermano prevalentemente negativi tra le aziende più attive nel comparto non residenziale, mentre il saldo rimane positivo tra quelle nel comparto abitativo. In tutti i settori è ancora predominante (oltre i quattro quinti) la quota di imprese che segnalano condizioni per investire analoghe a quelle del trimestre precedente.
La quota di imprese che prefigura un rialzo della spesa nominale per investimenti sopravanza ancora una volta quella di chi ne prefigura una riduzione (14,4 punti percentuali per il totale delle imprese); il divario positivo è più ampio nell’industria in senso stretto; si è ridotto nei servizi, in particolare tra le imprese con meno di 200 addetti; è divenuto negativo tra le imprese edili di minori dimensioni. Le valutazioni sull’incentivo contenuto nella legge di bilancio del 2017 (cosiddetto “iperammortamento” per investimenti in tecnologie digitali avanzate) rimangono stabili rispetto alla precedente rilevazione. Il provvedimento è ritenuto rilevante da circa un quinto delle imprese dell’industria e dei servizi; la quota sale a oltre un terzo fra quante pianificano un’espansione della spesa per beni capitali nel 2017.
Dopo due trimestri di lieve peggioramento, le aspettative delle imprese sull’occupazione tornano a salire, pur con andamenti diversificati fra i settori di attività.
Nell’industria in senso stretto la differenza fra la quota di aziende che intendono aumentare il numero di addetti e quella di coloro che prevedono di ridurlo resta positiva ma diminuisce rispetto a dicembre (1,4 punti da 4,9); nei servizi, invece, il saldo è nettamente cresciuto rispetto alla rilevazione precedente (a 7,7 da 0,9) così come per le imprese di costruzione, dove tuttavia rimane negativo (-7,5 da -16,2 per cento). La limitazione ad alcune aree geografiche e categorie di lavoratori degli sgravi contributivi per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato non avrebbe un effetto marcato sui piani di assunzione per il 2017: solo meno di un decimo delle imprese riferisce di aver ridimensionato le assunzioni per effetto del venir meno degli sgravi; circa un quarto delle imprese assumerà comunque nuovi lavoratori; metà delle imprese dichiara di non avere comunque intenzione di aumentare la propria compagine nel 2017.
 
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Osservatorio prezzi e consumi febbraio 2017 - Newsletter del Ministero dello Sviluppo Economico
  • Nel mese di febbraio 2017, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,6% nei confronti di febbraio 2016. Considerando i due principali aggregati (beni e servizi) a febbraio il tasso di crescita dei prezzi dei beni (+2,0%, da +1,2% di gennaio) è risultato superiore al tasso di crescita dei servizi (+0,9%, era +0,7% il mese precedente), ampliando il divario tra i due.
  • A febbraio 2017 il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro si attesta al 2% su base annua, in salita rispetto al mese precedente; sale anche su base mensile portandosi allo 0,4%. In Italia l’IPCA segue lo stesso andamento su base annua (+2%), mentre su base mensile cresce dello 0,2%.
  • Nel mese di febbraio 20171, l’indice dei prezzi alla produzione dell’industria aumenta dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,3% nei confronti di febbraio 2016, consolidando i segnali di ripresa dei mesi precedenti. In particolare, nello specifico dei principali raggruppamenti di industrie, l’indice dei prezzi alla produzione dei beni di consumo rimane invariato, rispetto al mese precedente, per il mercato interno; rispetto a febbraio 2016, si registrano aumenti dello 0,9% per la produzione dei beni per il mercato interno.
  • L’analisi dei listini agroalimentari all’ingrosso rilevati e pubblicati dalle Camere di Commercio conferma anche a febbraio la congiuntura pesante nel mercato risicolo, con i prezzi all’ingrosso delle classiche varietà da risotto (Arborio, Carnaroli etc.) che segnano un ulteriore calo mensile. Marcato ribasso, tra gli oli e grassi, per i prezzi del burro, a cui si è contrapposto l’aumento rilevato per l’olio di oliva italiano. Nel mercato avicolo, prezzi in salita sia per le carni di pollo che per le uova, grazie al buon andamento della domanda. In calo invece le carni di coniglio. Maggiore stabilità, dopo la flessione di gennaio, per le quotazioni del latte spot, in un comparto caseario che non ha mostrato variazioni mensili significative neanche per i formaggi.
  • Dall’analisi dei dati Istat, con riguardo ai segmenti di consumo dell’Indice NIC, i maggiori incrementi nella crescita dei prezzi sono stati nel complesso registrati da alcuni prodotti ortofrutticoli: 7 su 10 segmenti di consumo analizzati sono rappresentati da questa tipologia di beni, ed inoltre hanno registrato incrementi i certificati di nascita, matrimonio e morte, il trasporto marittimo ed il gasolio per mezzi di trasporto. I più significativi rallentamenti sono stati complessivamente registrati, come a gennaio, per i segmenti di consumo appartenenti alla divisione Ricreazione, spettacoli e cultura (7 su 10) ed in particolare, all’interno di questa, il maggior numero di segmenti che presenta prezzi di diminuzione appartengono al gruppo Apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici. Diminuiscono anche gli apparecchi telefonici e fax nel loro complesso, appartenenti alla divisione comunicazioni e l’istruzione universitaria escluso il dottorato di ricerca.
  • A febbraio 2017 il petrolio Brent permane stabile rispetto allo scorso mese 51,6 €/barile in media mensile e presentando valori superiori del 78% rispetto a febbraio 2016; in media mensile il tasso di cambio tra l’euro e il dollaro statunitense si mantiene a quota 1,06.
  • La benzina a monte di tasse ed accise si mantiene sopra quota 0,5: un litro di benzina costa a febbraio 0,543 €/lt, in aumento del 36% su base annua. Il diesel vale 0,53 €/lt. +47% in termini tendenziali; negativo lo stacco con la media dell’Area Euro.
  • La benzina pagata dai consumatori sale del 1,3% a 1,552 €/litro mentre il diesel al consumo cresce il 17% arrivando a costare 1,401 €/litro.
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Indagine rapida sulla produzione industriale Confindustria aggiornata al 28 aprile 2017
Buon aumento dell'attività industriale in aprile: +0,6% su marzo
  • Il CSC rileva un incremento della produzione industriale italiana dello 0,6% in aprile su marzo, quando è stata stimata una variazione di -0,3% su febbraio.
  • Sulla dinamica dell’attività incide negativamente il più basso contributo del settore energetico dovuto sia al venir meno della spinta alla produzione elettrica che era stata data dal minore apporto di fonte nucleare in Francia sia, in aprile, alla chiusura dell’impianto ENI in Val d’Agri.
  • Nel primo trimestre 2017 l’attività è diminuita dello 0,6% sul quarto 2016, quando si era avuta una crescita dell’1,0% sul precedente. La variazione con-giunturale acquisita per il secondo trimestre 2017 è di +0,7%.
  • La produzione al netto del diverso numero di giornate lavorative è avanzata in aprile dell’1,7% rispetto ad aprile del 2016; in marzo si era avuto un incremento dell'1,0% sullo stesso mese dell’anno scorso.
  • Gli ordini in volume hanno registrato una crescita dello 0,6% in aprile su marzo (-2,3% su aprile 2016); il mese scorso erano aumentati dello 0,4% su febbraio (+3,8% sui dodici mesi).
  • Gli indicatori ISTAT sulla fiducia nel manifatturiero, in graduale e significativo miglioramento da dicembre scorso, sono coerenti con un andamento positi-vo dell’attività nei prossimi mesi. In aprile l’indice complessivo è migliorato di 0,7 punti rispetto a marzo (a 107,9, massimo da gennaio 2008 e +5,4 punti rispetto a novembre scorso); il saldo dei giudizi sui livelli di produzione è salito a -2 (-3 il mese scorso) e quello sugli ordini totali a -4 (da -5), grazie alla componente interna della domanda; sono più favorevoli anche le attese sulla produzione a tre mesi.
  • Se il gap tra l’andamento di indicatori qualitativi e dinamica dei dati effettivi si chiudesse a favore di questi ultimi, l’accelerazione dell’attività nell'economia italiana nel secondo trimestre di quest’anno si rivelerebbe più forte di quella attualmente prevista.
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Fatturato dei servizi
Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: II trimestre 2016
  • Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Elementi essenziali del report:
  • Nel secondo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2016, con un’accelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti.
  • I segnali di crescita risultano diffusi: la variazione congiunturale è positiva per il Trasporto aereo (+3,0%), per i Servizi postali e Attività di corriere (+1,9%), per la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+1,3%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e per il Commercio all’ingrosso (+0,2%). Unica variazione congiunturale negativa si registra per il Trasporto marittimo e per vie d’acqua (-1,0%).
  • Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2016 l’indice generale del fatturato dei servizi registra un aumento del 2,0%.
  • Nel confronto con il secondo trimestre del 2015 l’indice del fatturato aumenta del 3,5% per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, dello 0,9% per i Servizi di informazione e comunicazione, dello 0,4% per le Attività professionali, scientifiche e tecniche e dello 0,1% per i servizi di Trasporto e magazzinaggio. Si registrano diminuzioni dell’1,0% per l’Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dello 0,2% per le attività di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
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Documento Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali

Periodo di riferimento: gennaio-marzo 2016
Tipologia: Statistiche flash ISTAT
Data di pubblicazione: 27 aprile 2017

Dati rilevanti:
  • Nel periodo gennaio-marzo sono stati recepiti nove accordi contrattuali
    mentre quattro sono venuti a scadenza.
  • Alla fine di marzo 2017 i contratti collettivi nazionali di lavoro in  vigore per la parte economica riguardano 7,1 milionidi dipendenti (il 55,2% del totale) e corrispondono al 52,7% del monte retributivo osservato
  • Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo a fine marzo sono 42 e  riguardano circa 5,8 milioni di dipendenti (44,8%), in diminuzione  rispetto al mese precedente (49,4%).
  • L’attesa di rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media  di 62,0 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 27,8 mesi, in crescita rispetto ad un anno prima (23,6).
  • A marzo l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie aumenta dello  0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,4% nei confronti di marzo
    2016. Complessivamente, nei primi tre mesi del 2017 la retribuzione   oraria media è cresciuta dello 0,4% rispetto al corrispondente periodo del 2016.
  • A marzo le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del settore privato (0,3%  nell’industria e 0,7% nei servizi privati) e una variazione nulla per  quelli della pubblica amministrazione
  • I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: legno, carta e stampa (1,7%); energia e petroli (1,5%); estrazioni minerali e gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (entrambi 1,3%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, dei servizi  di informazione e comunicazione, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Si registra una variazione negativa nel settore dell’acqua e servizi di smaltimento rifiuti (-2,0%) determinata dall’incremento contrattuale dell’orario di lavoro.
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Statistiche ISTAT COMMERCIO AL DETTAGLIO - aprile

2017, aspetti di sintesi:

  • Ad aprile 2017 il valore delle vendite al dettaglio registra una lieve flessione (-0,1%) rispetto al mese precedente, sintesi di una crescita dello 0,4% della
    componente alimentare e di una flessione dello 0,4% di quella non alimentare. Risulta, invece, invariato il volume delle vendite, che deriva da un aumento dello 0,6% per i prodotti alimentari e da una diminuzione dello 0,4% per quelli non alimentari.
  • Nella media del trimestre febbraio-aprile 2017 l’indice complessivo del valore delle vendite al dettaglio aumenta dello 0,5% rispetto al trimestre precedente; l’indice in volume aumenta dello 0,1%. Nello stesso periodo, le vendite di beni alimentari registrano una crescita dello 0,7% in valore e una variazione negativa dello 0,3% in volume; quelle di beni non alimentari aumentano dello 0,4% in valore e dello 0,3% in volume.
  • Rispetto ad aprile 2016, le vendite al dettaglio aumentano dell’1,2% in valore e dello 0,3% in volume. Per i prodotti alimentari si rileva una marcata crescita
    (+4,1% in valore e +1,9% in volume). Le vendite di prodotti non alimentari, al contrario, diminuiscono dello 0,7% in valore e dello 0,6% in volume.
  • Rispetto ad aprile 2016, le vendite al dettaglio registrano un aumento del 4,3% nella grande distribuzione, a fronte di una diminuzione dell’1,7% per le imprese operanti su piccole superfici).
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Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dall'ISTAT dal titolo Fatturato e ordinativi dell’industria.

Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: aprile 2017
  • Data di pubblicazione: 23 giugno 2017
Elementi essenziali del report:
  • Ad aprile, nell’industria, si rileva una flessione congiunturale del fatturato dello 0,5% che riporta l’indice sui livelli di febbraio. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo aumenta dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti.
  • Anche per gli ordinativi ad aprile si registra una diminuzione congiunturale (-0,7%); l’indice torna al livello registrato a gennaio. Nella media degli ultimi tre mesi la dinamica è positiva, con un aumento dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti.
  • L’andamento congiunturale del fatturato ad aprile è sintesi di un calo sul mercato interno (-1,9%) e di un incremento su quello estero (+2,2%). Per gli ordinativi si registrano diminuzioni per entrambi i mercati: -0,4% per quello interno e -1,0% per l’estero.
  • Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per l’energia (+7,4%) e per i beni di consumo (+0,9%), mentre i beni intermedi e i beni strumentali registrano flessioni pari rispettivamente a -2,2% e -1,6%.
  • Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 18 contro i 20 di aprile 2016), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 4,0%, con incrementi del 3,0% sul mercato interno e del 6,0% su quello estero.
  • L’indice grezzo del fatturato cala, in termini tendenziali, del 2,5%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dei beni intermedi.
  • Per il fatturato, l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di prodotti petroliferi raffinati (+21,0%), mentre la maggiore diminuzione, oltre al settore estrattivo (-11,4%), riguarda le altre industrie manifatturiere (-2,7%).
  • Nel confronto con il mese di aprile 2016, l’indice grezzo degli ordinativi registra una diminuzione del 2,2%. La flessione più rilevante riguarda la fabbricazione di computer ed elettronica (-14,2%), mentre l’incremento maggiore si registra nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+2,9%).

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In data 16 maggio 2017 l'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report Commercio con l'estero - aprile 2017.
  • Rispetto al mese precedente, ad aprile 2017 si registra una diminuzione sia per le esportazioni (-1,8%) sia per le importazioni (-0,6%).
  • Il calo congiunturale dell’export è sintesi della diminuzione delle vendite verso i mercati extra Ue (-4,9%) e dell’aumento verso l’area Ue (+0,7%). Tutti i
    raggruppamenti principali di industrie sono in diminuzione, a eccezione dell’energia (+7,7%).
  • Nel trimestre febbraio-aprile 2017, rispetto al trimestre precedente, l’aumento dell’export (+1,1%) coinvolge entrambe le principali aree di sbocco, con
    una crescita più intensa per i paesi Ue (+1,8%), rispetto all’area extra Ue (+0,4%). Le importazioni registrano una crescita superiore a quella delle esportazioni (+1,9%).
  • Ad aprile 2017 la diminuzione tendenziale dell’export (-2,8%) riguarda sia l’area extra Ue (-3,7%) sia quella Ue (-2,1%); il calo dell’import (-0,2%) è determinato dall’area Ue (-2,9%). Al netto delle differenze nei giorni lavorativi (18 ad aprile 2017 rispetto a 20 di aprile 2016), le variazioni risultano
    ampiamente positive per entrambi i flussi: +8,5% per l’import e +5,7% per l’export.
  • Dal lato dell’export, le più ampie diminuzioni si rilevano per i mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi, gli altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi
    e i prodotti tessili. I più ampi aumenti si rilevano invece per i prodotti petroliferi raffinati e gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici..
  • Sul versante delle importazioni, diminuzioni rilevanti riguardano i mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi e articoli di abbigliamento, anche in pelle e pelliccia; incrementi significativi si registrano invece per le diverse componenti dei prodotti energetici e per i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti.
  • Ad aprile 2017 le esportazioni verso paesi OPEC (-17,7%), Stati Uniti (-9,6%) e Regno Unito (-8,0%) registrano una diminuzione tendenziale. Si segnala una crescita sostenuta delle vendite verso la Russia (+13,5%).
  • Ad aprile 2017 il surplus commerciale è di 3,6 miliardi (+4,5 miliardi ad aprile 2016). Nei primi quattro mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 10,2 miliardi (+21,6 miliardi al netto dei prodotti energetici).
  • Nel mese di aprile 2017 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 4,5% nei confronti di aprile 2016..
  • L’aumento tendenziale dei prezzi all’importazione dipende principalmente dalle dinamiche del comparto energetico, al netto del quale l’indice registra un aumento dell’1,7%. In termini congiunturali l’influenza del comparto energetico è nulla.
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Monthly Outolook aprile 2017 dell'ABI - Associazione Bancaria Italiana
 
PRESTITI E RACCOLTA
1.
A fine marzo 2017 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.804,3 miliardi di euro è nettamente superiore, di oltre 87 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.717,1 miliardi di euro.
DINAMICA DEI PRESTITI BANCARI
2.
Dai dati di marzo 2017, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +1,4%, in accelerazione rispetto al +1% del mese precedente, rafforzando il miglioramento della dinamica complessiva del totale dei prestiti in essere. Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze
non connesse con transazioni, ad. esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni).
3.
Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a febbraio 2017, si conferma la ripresa del mercato dei mutui, inizialmente colta con l’impennata dei nuovi mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di +2,3% rispetto a febbraio 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento).
TASSI DI INTERESSE SUI PRESTITI
4.
A marzo 2017, i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela risultano, su livelli molto bassi: il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,82%, minimo storico (2,85% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007).
5.
Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è risultato pari a 1,56%, era 1,49% il mese precedente, quando aveva raggiunto il minimo storico (5,48% a fine 2007). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,13%, (2,16% a febbraio 2017, 2,02% a dicembre 2016 minimo storico e 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso.
QUALITÀ DEL CREDITO
6.
Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) a febbraio 2017 si sono ridotte a 77 miliardi di euro (il valore più basso da maggio 2014), in forte diminuzione rispetto al dato di dicembre 2016 (86,8 miliardi). In particolare, rispetto al picco di 89 miliardi toccato a novembre 2015 si registra una riduzione delle sofferenze nette di oltre il 13%.
7.
Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è ridotto al 4,41% a febbraio 2017 (era il 4,89% a fine 2016 e lo 0,86% prima della crisi).
DINAMICA DELLA RACCOLTA DA CLIENTELA
8.
In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine marzo 2017, di oltre 54,5 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +4,1% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per oltre 46 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -12,3%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) ha registrato a marzo 2017 un incremento su base annua pari a +0,5%, era -0,03% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.549 a 1.717 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto - di 168 miliardi.
TASSI DI INTERESSE SULLA RACCOLTA
9.
A marzo 2017 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) in Italia si è collocato allo 0,99% (1,01% il mese precedente e in flessione dal 2,89% a fine 2007) ad effetto:
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del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito), che si è attestato allo 0,41% (0,41% anche a febbraio 2017);
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del tasso sui PCT pari a 0,68% (dallo 0,81% di febbraio);
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del rendimento delle obbligazioni, pari al 2,72%, 2,76% il mese precedente.
MARGINE TRA TASSO SUI PRESTITI E TASSO SULLA RACCOLTA
10.
Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a marzo 2017 risultava pari a 183 punti base (184 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 punti percentuali (2,12 p.p. nel 2015)
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Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria maggio 2017

Abstract:
La crescita mondiale prosegue rapida, a un ritmo superiore alla media dei passati venticinque anni. È guidata dal nuovo ciclo internazionale degli investimenti (riconosciuto ora dall’FMI) e dal manifatturiero. Ne trae maggiore spinta il commercio con l’estero, canale di trasmissione degli impulsi espansivi tra settori e paesi. La fiducia delle imprese nelle economie avanzate è ai livelli più alti dal 2005. I mercati azionari incorporano, nelle quotazioni elevate e in aumento, il perdurare dello scenario favorevole. Al quale contribuiscono tutti i principali motori. Anzitutto gli USA, dove ci sono tutte le condizioni e le indicazioni perché la battuta d’arresto del primo trimestre sia già superata. Tra gli emergenti Cina e Russia hanno rallentato, mentre l’India mantiene la velocità. La novità è rappresentata dall’Eurozona nelle vesti inedite di locomotiva: marcia a un passo superiore al 2% annualizzato e la fiducia è ai massimi dal 2007; la Germania traina e la Francia rincalza, ma anche gli altri membri partecipano, pur con forti differenze di velocità. Il buon andamento della domanda interna, superiore a quello del PIL, deriva dagli effetti ritardati del calo del prezzo del petrolio e delle misure monetarie iper-espansive della BCE, ma anche dai bilanci pubblici, che da molto restrittivi nel triennio 2012-14 sono diventati leggermente espansivi dal 2015. Con la crisi dietro le spalle, come ha affermato Mario Draghi, la stessa BCE si prepara a cambiare politica, seppure nelle parole molto prima che nei fatti e con grande gradualità. Tuttavia, un primo mutamento c’è già stato con la risalita del tasso di cambio dell’euro, che si ripercuoterà sulla congiuntura dell’Area nei prossimi trimestri. L’Italia si accoda all’andamento positivo europeo: il PIL va meglio dell’atteso ed è in accelerazione; l’export continua a guadagnare quote di mercato; gli investimenti proseguono nello slancio, con l’aggiunta di quelli in costruzioni. I consumi continuano a essere alimentati dai guadagni nel monte retribuzioni, anche se risentono del rincaro della bolletta energetica. L’incertezza politica costituisce un freno al pieno dispiegarsi delle forze del recupero.
 
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Comunicato stampa Confcommercio del 7 novembre 2014
 
A settembre l'indice di disagio sociale sale al 20,8 dal 20,7 (+0,1)
La disoccupazione estesa sale dello 0,1% al 16,4%
L'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto scende a zero
 
Il MIC di settembre si è attestato su un valore stimato di 20,8 punti, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese di agosto. Ciò è imputabile all'incremento della disoccupazione estesa, che ha più che compensato la discesa dell'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, dallo 0,2% a 0,0%.
A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale è salito al 12,6%, in aumento di 1 decimo di punto rispetto ad agosto e all'analogo mese del 2013. I disoccupati si sono attestati a 3 milioni 236mila (+48mila unità sul mese precedente e +58mila rispetto allo stesso periodo del 2013). Il numero di occupati è salito di 82mila unità rispetto ad agosto e di 130mila unità nei confronti dei 12 mesi precedenti.
Nel mese di settembre sono state autorizzate 104,5 milioni di ore di CIG, in crescita rispetto ai 72,6 milioni circa di agosto e ai 91,8 milioni dello stesso mese del 2013. Le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte poi a ULA – sono stimate in aumento di poco meno di 10mila unità, il che porta il numero di persone in CIG dalle 249mila circa di agosto alle 259mila di settembre.
Il numero di scoraggiati è stimato in crescita di 8mila unità portando, a settembre, questa componente delle forze di lavoro potenziali a circa 872mila unità.
A settembre l'incremento dei disoccupati, ufficiali e non, ha determinato un innalzamento di 0,1% percentuali del tasso di disoccupazione esteso salito al 16,4%.
Nello stesso mese l'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza è scesa a zero (+0,2% ad agosto).
Nel medio periodo il MIC è passato dai 12 punti del 2007 a valori superiori al 21% nel 2013 e nei mesi iniziali del 2014. La tendenza del MIC a permanere su livelli storicamente elevati, nonostante la discesa del tasso d'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, deriva ormai quasi esclusivamente dalla dimensione delle disoccupazione estesa.
Solo con un consolidamento dei miglioramenti registrati sul versante dell'occupazione, di dimensione tale da assorbire una parte dei disoccupati, ufficiali e non, l'area del disagio sociale potrà mostrare, nei prossimi mesi, un ridimensionamento.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - aprile 2016 della Banca d'Italia.
 
Abstract:
Aumentano i rischi globali…
Il rallentamento dell’economia mondiale, di entità superiore alle previsioni, aumenta i rischi per la stabilità finanziaria. Il livello storicamente contenuto dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, indebolisce le economie emergenti e alimenta pressioni deflazionistiche in quelle avanzate.
 
…e ne risentono i mercati finanziari
Nei primi mesi dell’anno l’accresciuta incertezza sulle prospettive di crescita ha determinato un forte calo dei corsi e un aumento della volatilità nei mercati dei capitali. La flessione dei prezzi è stata più ampia per i titoli delle banche, soprattutto nell’area dell’euro.
 
In Italia hanno inciso le valutazioni sul peso dei crediti deteriorati
I corsi azionari delle banche italiane hanno risentito negativamente dell’elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, e dell’incertezza degli investitori sull’esito di alcune operazioni, già programmate, di rafforzamento del capitale. I mercati hanno accolto con favore l’annuncio dell’avvio del fondo privato Atlante per
il sostegno dei prossimi aumenti di capitale delle banche e per l’acquisto di prestiti in sofferenza.
 
Gli interventi dell’Eurosistema mitigano i rischi
Le misure monetarie espansive dell’Eurosistema, rafforzate in marzo, contribuiscono alla stabilità finanziaria, sostenendo la crescita, riducendo i premi per il rischio richiesti dagli investitori e mantenendo condizioni finanziarie distese. Non vi è evidenza che gli acquisti producano distorsioni al funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani.
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