Report ISTAT relativo al periodo ottobre 2016
  • A ottobre 2016 il clima di fiducia dei consumatori diminuisce lievemente, passando da 108,6 a 108,0. Invece, l'indice composito del clima di fiducia delle imprese migliora per il secondo mese consecutivo passando da 101,2 a 102,4.
  • Tra le componenti del clima di fiducia dei consumatori peggiorano la componente economica, personale e corrente seppure con intensità diverse: il clima economico diminuisce lievemente, passando da 128,0 a 127,4, quello personale mostra un calo più consistente, da 102,8 a 100,5, così come quello corrente, da 106,8 a 102,8; invece il clima futuro migliora per il secondo mese consecutivo riportandosi sui livelli dello scorso luglio (da 112,8 a 114,3).
  • I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese rimangono stabili (il saldo rimane a quota -52) mentre le aspettative si confermano in discesa per il sesto mese consecutivo (da -18 a -19 il relativo saldo). Le opinioni sull'andamento dei prezzi al consumo, espresse su un arco temporale di 12 mesi (giudizi sui 12 mesi passati e aspettative per i prossimi 12 mesi), sono orientate alla diminuzione. Inoltre, aumentano le aspettative sulla disoccupazione (da 29 a 31 il saldo).
  • Con riferimento alle imprese, nel mese di ottobre si registra un miglioramento della fiducia in tutti settori eccetto il commercio: la crescita è marcata nel settore dei servizi (l'indice sale da 103,7 a 106,6) e più lieve nella manifattura e nelle costruzioni (da 102,1 a 103,0 e da 125,3 a 125,8, rispettivamente); nel commercio al dettaglio l'indice scende da 102,0 a 101,3.
  • Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, si evidenzia che nel comparto manifatturiero migliorano i giudizi sugli ordini per il secondo mese consecutivo (il saldo passa da -14 a -11) mentre rimangono stabili le attese sulla produzione (a quota 9 dallo scorso agosto). Il saldo dei giudizi sulle scorte passa da 3 a 4.
  • Nei servizi, migliorano i giudizi sul livello degli ordini (da 2 a 8 il saldo) e le attese sull'andamento generale dell'economia (da 3 a 6 il relativo saldo); rimangono stabili le attese sugli ordini (a quota 5). Nel commercio al dettaglio peggiorano sia i giudizi sulle vendite correnti (il saldo passa da 3 a -1) sia le attese sulle vendite future (da 24 a 22); il saldo sulle scorte di magazzino diminuisce (da 14 a 10).

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Documento Produzione Industriale, relativo al periodo settembre 2016, pubblicato dall'ISTAT il 10 novembre 2016.
  • A settembre 2016 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,8% rispetto ad agosto mantenendo un livello comunque superiore a quello rilevato a luglio. Questa flessione, che si manifesta dopo due mesi di incrementi significativi, non impedisce di registrare, nella media del trimestre luglio-settembre 2016 un forte aumento dei livelli di produzione (+1,2% rispetto al trimestre precedente).
  • La tendenza all'espansione della produzione è confermata anche su base annua: corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2016 l'indice è aumentato in termini tendenziali dell'1,8% (i giorni lavorativi sono stati 22 come a settembre 2015). Nella media dei primi nove mesi dell'anno la produzione è cresciuta dell'1,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
  • L'indice destagionalizzato mensile presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dell'energia (+3,3%) e dei beni di consumo (+1,2%); diminuiscono invece i beni strumentali (-5,8%) e i beni intermedi (-2,8%).
  • In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano variazioni positive in tutti i comparti: aumentano infatti i beni di consumo (+3,0%), l'energia (+2,4%), i beni strumentali (+1,6%) e i beni intermedi (+1,2%).
  • Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2016 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+ 10,2%), dell'attività estrattiva (+6,8%) e della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+5,6%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-6,2%), dell'industria del legno, della carta e stampa (-2,8%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-1,9%).
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L'Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita è un report trimestrale elaborato da Banca d'Italia e IlSole24Ore.
INDAGINE SULLE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE E CRESCITA
1. Introduzione
Dal 31 agosto al 19 settembre 2016 si sono svolte le interviste dell’indagine trimestrale Banca d’Italia – Il Sole 24 Ore sulle aspettative di inflazione e crescita. Hanno partecipato 1037 imprese con almeno 50 addetti, di cui 408 dell’industria in senso stretto, 419 dei servizi e 210 del settore delle costruzioni.
Alle aziende è stato chiesto di formulare previsioni sia su temi macroeconomici, quali l’andamento del tasso di inflazione e la situazione generale del sistema produttivo italiano, sia su aspetti legati alla propria operatività, anche in relazione ai recenti provvedimenti legislativi di incentivo agli investimenti e ai possibili rischi legati agli sviluppi del quadro geopolitico.
I principali risultati sono riassunti di seguito. Le appendici A, B e C riportano rispettivamente la nota metodologica, le tavole statistiche e il questionario utilizzato.

2. I principali risultati per le imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi
Aspettative di inflazione in Italia e variazione dei prezzi di vendita delle imprese
Rispetto alla rilevazione precedente, le attese sull’inflazione al consumo sono state riviste
marginalmente al rialzo sull’orizzonte di 6 mesi (allo 0,1 per cento, da valori nulli), mentre sono rimaste stabili su quello a un anno (allo 0,3 per cento). Per contro, le aspettative sono state corrette lievemente al ribasso sui restanti orizzonti (allo 0,7 per cento dallo 0,8 per il periodo compreso fra tre e cinque anni).
Le imprese segnalano una ulteriore diminuzione dei propri prezzi di vendita rispetto a un anno prima (-0,2 per cento, da -0,1 nella rilevazione di giugno); il risultato è attribuibile soprattutto alle tendenze riscontrate presso le imprese di maggiori dimensioni (almeno 1000 addetti) del comparto industriale.
Nei prossimi dodici mesi le imprese aumenterebbero i propri listini dello 0,6 per cento, 3 decimi in meno rispetto a quanto prefigurato in giugno. La revisione al ribasso ha riguardato soprattutto le imprese dell’industria in senso stretto.
Le politiche di prezzo dei concorrenti si confermano come il principale freno alla crescita attesa dei propri prezzi di vendita. Le variazioni del costo delle materie prime, del lavoro e degli input intermedi continuano invece ad esercitare, pressoché in egual misura, pressioni al rialzo; quelle derivanti dall’andamento della domanda sono invece appena positive.
 
Valutazioni sulla situazione economica generale dell’Italia
I giudizi di stabilità della situazione economica generale sono ancora largamente prevalenti (79,1 per cento delle imprese); tuttavia, il saldo tra valutazioni di miglioramento e di peggioramento è risultato negativo (-5,8 punti percentuali) per la prima volta dall’inizio del 2015, sia nell’industria in senso stretto sia nei servizi. La probabilità media attribuita al miglioramento del quadro economico congiunturale nei prossimi tre mesi continua a ridursi (a 14,2 per cento), confermando una tendenza in atto da dicembre 2015.
Evoluzione della domanda
I giudizi sull’evoluzione della domanda corrente, pur confermandosi complessivamente positivi, mostrano un peggioramento rispetto alla scorsa rilevazione. Anche le prospettive a breve termine si sono indebolite: il saldo tra attese positive e negative sulla domanda si è ridotto di quasi cinque punti percentuali, a 11,8 punti.
Un’evoluzione analoga ha interessato i giudizi sulle condizioni della domanda estera corrente e attesa (rispettivamente), che si confermano favorevoli ma in attenuazione rispetto al trimestre precedente. Quasi due quinti delle imprese esportatrici dichiarano che le proprie attese sulla domanda estera sono influenzate in misura significativa dagli sviluppi geopolitici nei mercati di sbocco); poco meno del 30 per cento delle imprese dichiara che tali fattori sono divenuti più rilevanti rispetto all’inizio del 2015.
 
Valutazioni delle condizioni operative delle imprese
Analogamente ai giudizi sulle condizioni di domanda, le attese a tre mesi sulle condizioni economiche in cui opereranno le imprese risultano prevalentemente orientate alla stabilità (per quasi l’ottanta per cento delle imprese); nel contempo, il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento è rimasto positivo, pur riducendosi (1,7 da 4,9 in giugno). Le condizioni economiche sarebbero sostenute, come nella precedente rilevazione, dalle variazioni della domanda e, in misura più contenuta, dalle condizioni di accesso al credito e dall’evoluzione dei propri prezzi. L’incertezza imputabile a fattori economici e politici resta un freno all’espansione dell’attività, mentre si conferma neutrale l’impatto della dinamica del tasso di cambio euro-dollaro e del prezzo del petrolio. Le aspettative sulle condizioni operative a tre anni restano per contro ampiamente positive.
 
Condizioni per l’investimento
Le valutazioni sulle condizioni per investire restano stabili per circa i quattro quinti delle imprese, mentre il saldo tra i giudizi di miglioramento e peggioramento è tornato negativo (-1,2 punti percentuali), per la prima volta dall’inizio del 2015. Su quest’ultimo risultato pesano i giudizi delle imprese operanti nei servizi e di quelle di minori dimensioni (meno di 200 addetti).
La quota degli operatori che si attende un rialzo della spesa nominale in investimenti nel secondo semestre del 2016 rispetto al primo supera di 8,5 punti percentuali quella delle imprese che ne prefigurano una flessione. Il saldo è particolarmente favorevole per le imprese di grandi dimensioni (almeno 1000 addetti). Per il complesso del 2016 lo scarto percentuale tra le attese di aumento e di riduzione della spesa per investimenti resta su valori riscontrati in media nelle due precedenti rilevazioni condotte dall’inizio dell’anno (18,0 punti percentuali). Per la metà delle aziende la spesa nominale in investimenti nella media del 2016 si manterrebbe invariata rispetto a quella effettuata lo scorso anno.
Con riguardo all’incentivo agli investimenti in beni strumentali previsto nella Legge di Stabilità per il 2016 (c.d. super ammortamento), continua a crescere la percentuale delle imprese che ritiene il provvedimento abbastanza o molto rilevante per i propri piani di spesa (poco meno di un quinto delle aziende), anche se resta prevalente la quota di chi non si attende effetti apprezzabili o ritiene la misura non rilevante (82,3 per cento).
 
Condizioni di liquidità e accesso al credito
La maggioranza delle imprese continua a percepire una stabilità nelle condizioni di accesso al credito ma il saldo percentuale tra le aziende che segnalano un più agevole accesso rispetto al periodo precedente e quelle che rilevano maggiori ostacoli è diminuito a 2,9 punti percentuali (da 5,1), soprattutto per effetto del peggioramento riscontrato presso le imprese dei servizi.
Con riferimento alle attese sulla posizione di liquidità nel prossimo trimestre, circa il 25 per cento delle imprese la reputa largamente adeguata alle proprie esigenz, a fronte di un 14 per cento circa che la ritiene insufficiente.
 
Dinamica dell’occupazione
Le attese sulla dinamica dell’occupazione nel breve termine, dopo il recupero segnalato a giugno, sono peggiorate tornando sui livelli di marzo 2016: il saldo complessivo, moderatamente positivo, riflette dinamiche eterogenee: è appena negativo nell’industria in senso stretto e per quelle operanti al Centro.
 
3. Le imprese di costruzione
In settembre i giudizi di stabilità sulla situazione economica generale rimangono largamente prevalenti anche tra le imprese di costruzione (quasi l’80 per cento degli intervistati): il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento si è ulteriormente deteriorato, tornando negativo (-4,3 punti percentuali) per la prima volta dall’inizio del 2015. La probabilità media di uno scenario più favorevole nel prossimo trimestre resta stabile (11,1 per cento).
I giudizi sulla dinamica della domanda dei propri lavori restano orientati prevalentemente alla stabilità (67,3 per cento), ma il saldo fra risposte in aumento e in diminuzione è tornato negativo (-5,1) dopo la lieve ripresa in giugno. In prospettiva, le attese sulla domanda dei propri lavori nei tre mesi successivi restano improntate all’ottimismo, sia pur in misura minore rispetto alla precedente inchiesta: la quota delle imprese che si attende una maggiore domanda eccede di 7,8 punti percentuali quella di coloro che ne attende un calo (12,1 in giugno).
Il saldo delle attese sul contesto operativo nei prossimi tre mesi resta negativo, il risultato è attribuibile alle valutazioni delle imprese del Nord. L’incertezza imputabile a fattori economici e politici eserciterebbe un freno, mentre impulsi positivi deriverebbero dall’andamento della domanda di lavori, sia nuovi sia già avviati, e, in misura minore, dall’allentamento dei criteri di accesso al credito e dalla dinamica dei propri prezzi.
Come per l’industria, le aspettative a tre anni sulle condizioni economiche in cui operano le imprese restano ampiamente positive.
I giudizi sulle condizioni per investire restano favorevoli, ma in deterioramento rispetto all’inchiesta precedente; il saldo positivo tra valutazioni di miglioramento e peggioramento rispetto al trimestre precedente è diminuito di oltre 4 punti percentuali, portandosi a 1,2. Il calo è stato particolarmente pronunciato per le imprese operanti al Nord, dove il saldo è risultato negativo.
Quasi il 70 per cento delle imprese prefigura una spesa nominale in investimenti fissi nel secondo semestre del 2016 stabile rispetto alla prima metà dell’anno; tuttavia il saldo tra la quota di imprese che ne prevede un aumento e quella che ne prospetta una diminuzione torna negativo per la prima volta dal quarto trimestre 2015. Il risultato è stato più negativo per le imprese più attive nel comparto residenziale. Per il complesso del 2016 il saldo si conferma invece positivo ma in netto calo rispetto all’indagine di giugno (5,8 punti percentuali da 11,3).
Si confermano negativi i giudizi sulle condizioni di accesso al credito: il saldo fra coloro che percepiscono un allentamento e coloro che rilevano un inasprimento resta negativo (-7,5 punti percentuali), sui livelli dello scorso marzo. La quota di imprese che si attende liquidità sufficiente o più che sufficiente nei prossimi tre mesi è pressoché stabile (circa il 70 per cento delle imprese).
Le attese sulla dinamica dell’occupazione nei prossimi mesi risultano caratterizzate da un maggior pessimismo rispetto alla scorsa rilevazione: il divario negativo tra le risposte di aumento e di diminuzione si è ampliato, portandosi a -12,7 punti percentuali (da -7,4 in giugno;).
 
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Osservatorio prezzi e consumi settembre 2016 - Newsletter del Ministero dello Sviluppo Economico
  • Nel mese di settembre 2016 l’Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% rispetto a settembre 2015 (era -0,1% ad agosto) ed una diminuzione dello 0,2% su base mensile. Dopo sette mesi di diminuzioni tendenziali, i prezzi al consumo tornano a crescere seppur di poco. Questa inversione di tendenza è dovuta principalmente al marcato ridimensionamento della flessione dei prezzi dei Beni energetici sia non regolamentati (-2,7%, da -7,0% di agosto) sia regolamentati (-3,8%, da -5,9%) e, in misura minore, alla ripresa della crescita tendenziale dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+1,1%; la variazione era nulla il mese precedente).
  • A settembre 2016 il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro si attesta allo 0,4% su base annuale, in salita rispetto al mese precedente In Italia, l’IPCA aumenta dello 0,1% su base annua, facendo segnare un’inversione di tendenza dal -0,1% di agosto.
  • Dall’analisi dell’andamento delle tariffe si assiste ad un recupero dell’inflazione tariffaria, tornata ad accelerare nel mese di settembre, portandosi in prossimità del punto e mezzo percentuale (+1,4%, il valore più elevato dalla fine del 2015). Includendo anche l’aggregato energy, i prezzi amministrati e le tariffe pubbliche sperimentano ancora una variazione tendenziale di segno negativo, a suggerire che l’alleggerimento delle bollette di energia elettrica e gas naturale sta contribuendo in questa fase a comprimere la componente amministrata della spesa delle famiglie.
  • A settembre, secondo l’ultima rilevazione Istat, il clima di fiducia dei consumatori ha subito un lieve calo, passando da 109,1 a 108,7 mentre l’indice del clima di fiducia delle imprese, ha registrato un aumento (da 99,5 a 101,0) attestandosi, così, sui livelli dello scorso mese di giugno. Secondo, invece, l’indagine trimestrale “Banca d’Italia – Il Sole 24 Ore” sulle aspettative di inflazione e crescita, le attese sull’inflazione al consumo sono state riviste marginalmente al rialzo sull’orizzonte di sei mesi.
  • L’analisi dei prezzi nei principali comparti dell’agroalimentare all’ingrosso, compiuta attraverso i listini pubblicati dalle Camere di Commercio, ha mostrato a settembre la ripresa delle carni avicole e delle uova, grazie ad una maggiore richiesta nel mercato. Tra le carni bianche, aumenti si sono riscontrati anche per le carni cunicole, mentre sono emersi segnali di rallentamento per la crescita delle carni suine, dopo però i robusti aumenti dei mesi estivi. Nel comparto lattiero – caseario, nuovi rialzi hanno interessato i prezzi del latte spot e dei derivati (crema di latte). Segno “più” anche per i formaggi a stagionatura lunga, in particolare per il Grana Padano. Prezzi in crescita anche tra gli oli e grassi, dove all’ulteriore forte aumento per il burro si è contrapposto l’incremento per l’olio di oliva. Per quest’ultimo pesano le stime negative sulla produzione 2016, per la quale ci si attende una forte contrazione rispetto al 2015.
  • Dall’analisi dei dati Istat, con riguardo ai segmenti di consumo dell’Indice NIC, i maggiori incrementi nella crescita dei prezzi sono stati registrati, tra gli altri, per i supporti registrazione suoni, immagini e video, i servizi di movimentazione lettere ed il trasporto marittimo; i più significativi rallentamenti si sono registrati, tra gli altri, per i servizi di rilegatura ed eEbook download, i giochi elettronici, gli apparecchi per la telefonia fissa e telefax.
  • A settembre 2016 il petrolio Brent resta stabile su valori prossimi ai 42€/barile, stabilendosi ad un livello inferiore del 2,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ma superiore del 47% rispetto a gennaio 2016; in media mensile il tasso di cambio tra l’euro e il dollaro statunitense è invariato a quota 1,121.
  • La benzina a monte di tasse ed accise costa in Italia 0,463 €/lt, registrando un -6% su base annua. Il diesel vale 0,448 €/lt. +0,8 centesimi rispetto al mese scorso e in calo del 10% in termini tendenziali; torna negativo lo stacco con la media dell’Area Euro.
  • La benzina pagata dai consumatori sale a 1,453 €/litro mentre il diesel al consumo costa 1,30 €/litro, i carburanti fanno registrare un calo rispettivo del 3 e 4% su base annua.
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Consumi&Prezzi - Congiuntura Confcommercio n. 1 - gennaio 2016
 
ABSTRACT:
L’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra a novembre 2015, dopo un trimestre di rallentamento, un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente ed una crescita del 2,2% tendenziale. Il dato rilevato nell’ultimo mese ha permesso un moderato recupero della media mobile a tre mesi, ad indicare il permanere di una graduale tendenza al miglioramento della domanda da parte delle famiglie.
Il miglioramento rilevato sul versante dei consumi si inserisce in un contesto in cui la fiducia delle famiglie, dopo aver registrato i massimi storici, ha mostrato, a dicembre, un contenuto arretramento. Il dato, che riflette anche gli effetti sul sentiment dell’acuirsi delle preoccupazioni sul versante geo-politico, rappresenta, presumibilmente, un aggiustamento fisiologico in considerazione degli elevati livelli raggiunti dall’indicatore nei mesi precedenti.
Anche sul versante delle imprese nel mese di dicembre si è registrato un modesto arretramento del clima di fiducia. Il dato è sintesi di differenze di valutazione tra gli operatori dei principali settori di attività economica.
Solo gli imprenditori dei servizi di mercato segnalano un miglioramento del sentiment. Tra gli operatori delle costruzioni, del commercio al dettaglio e, in misura più contenuta, tra gli imprenditori dell’industria manifatturiera prevale un giudizio negativo.
A questo andamento complessivo delle aspettative degli imprenditori si associa un’evoluzione della produzione industriale che, sebbene in recupero rispetto al 2014, evidenzia alcune difficoltà. A dicembre, sulla base delle stime elaborate da Confindustria, si sarebbe registrato un calo dello 0,4% rispetto a novembre. Stando, comunque, alle indicazioni derivanti dagli ordinativi (+0,7% rispetto a novembre), il quadro produttivo dovrebbe registrare un contenuto miglioramento nei primi mesi del nuovo anno.
Nonostante la ripresa dell’attività produttiva non abbia ancora assunto toni particolarmente sostenuti, a novembre l’occupazione, secondo le stime provvisorie, è tornata ad aumentare (+36mila unità rispetto al mese precedente, +206mila su base annua). All’andamento positivo dell’ultimo mese ha contribuito sia la componente dipendente (+8mila unità), sia quella indipendente (+28mila unità).
Nello stesso mese si è rilevata un’ulteriore diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-48mila unità in termini congiunturali, -479mila su base annua). Tali andamenti hanno determinato un ridimensionamento del tasso di disoccupazione sceso all’11,3%, 1,7 punti percentuali in meno rispetto a novembre del 2014, il livello più basso degli ultimi anni.
Elementi positivi continuano ad emergere dalla CIG, che segnala, anche a novembre 2015, una riduzione delle ore autorizzate (-38,5% su base annua). Nel complesso degli undici mesi si rileva una flessione del 34,1% rispetto all’analogo periodo del 2014.
 
Indagine rapida sulla produzione industriale Confindustria aggiornata al 10 novembre 2016
Torna a crescere l’attività in ottobre: +0,6% dopo -0,8% in settembre
  • Il CSC rileva un aumento della produzione industriale dello 0,6% in ottobre su settembre, quando c’è stato un calo dello 0,8% su agosto, comunicato oggi dall’ISTAT.
  • La variazione congiunturale di ottobre è spiegata da: a) una stabilizzazione dell’attività nel com-parto estrattivo, che in agosto e settembre aveva registrato forti incrementi congiunturali (rispettivamente +4,0% e +18,4%) conseguenti alla riapertura degli impianti in Val d’Agri (inattivi da marzo per questioni giudiziarie); b) un progresso dello 0,6% nel manifatturiero, dopo il calo dell’1,9% che si è avuto in settembre; c) un significativo aumento della produzione nazionale di energia (intorno al +1,0%) derivante dal blocco delle importazioni dalla Francia, dove circa un terzo degli impianti nucleari sono fermi da alcune settimane per manutenzione ordinaria e straordinaria.
  • Nel terzo trimestre 2016 la produzione industriale è cresciuta dell’1,2% sul secondo, quando si era avuto un arretramento dello 0,2% sul primo. Nel quarto trimestre 2016 la variazione congiunturale acquisita è di +0,6%.
  • Tale andamento dell’attività è coerente con un aumento del PIL nei mesi estivi superiore alle attese, dopo la stagnazione rilevata in primavera, e con un rallentamento in quelli autunnali.
  • Le indagini qualitative condotte presso le imprese manifatturiere italiane descrivono un contesto debole. È sostanzialmente stabile, ma più basso delle attese, il PMI manifatturiero italiano in ottobre, dopo il mini rimbalzo di settembre: 50,9 da 51,0 (49,8 in agosto; le attese erano per un aumento a 51,5). L’indice della componente produzione è sceso a 51,6, segnalando un più lento incremento dell’attività dopo l’accelerazione rilevata in settembre (52,2; 51,8 nel terzo trimestre). Marginale la crescita degli ordini totali (50,4 da 51,5 in settembre), grazie alla maggiore domanda dei soli beni strumentali; in forte rallentamento la componente estera (-1,6 punti a 51,1), il cui andamento è il più debole degli ultimi tre anni e mezzo.
 
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Fatturato dei servizi
Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: II trimestre 2016
  • Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Elementi essenziali del report:
  • Nel secondo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2016, con un’accelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti.
  • I segnali di crescita risultano diffusi: la variazione congiunturale è positiva per il Trasporto aereo (+3,0%), per i Servizi postali e Attività di corriere (+1,9%), per la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+1,3%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e per il Commercio all’ingrosso (+0,2%). Unica variazione congiunturale negativa si registra per il Trasporto marittimo e per vie d’acqua (-1,0%).
  • Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2016 l’indice generale del fatturato dei servizi registra un aumento del 2,0%.
  • Nel confronto con il secondo trimestre del 2015 l’indice del fatturato aumenta del 3,5% per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, dello 0,9% per i Servizi di informazione e comunicazione, dello 0,4% per le Attività professionali, scientifiche e tecniche e dello 0,1% per i servizi di Trasporto e magazzinaggio. Si registrano diminuzioni dell’1,0% per l’Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dello 0,2% per le attività di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
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Documento Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali

Periodo di riferimento: settembre 2016
Tipologia: Statistiche flash ISTAT
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2016

Dati rilevanti:
  • Alla fine di settembre 2016 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 31,8% degli occupati dipendenti e corrispondono al 30,6% del monte retributivo osservato.
  • La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo per l'insieme dell'economia è pari al 68,2%, invariata rispetto al mese precedente. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 40,2 mesi. L'attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 27,4 mesi, in sensibile crescita rispetto a una anno prima (21,8).
  • Nello stesso mese l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,6% nei confronti di settembre 2015. Complessivamente, nei primi nove mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,7% rispetto al corrispondente periodo del 2015.
  • Con riferimento ai principali macrosettori, a settembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,7% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell'industria e 1,3% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
  • I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: commercio (2,0%); trasporti, servizi postali e attività connesse (1,9%); energia elettrica e gas (1,4%) Si registrano variazioni nulle nei settori dell'agricoltura; del legno, carta e stampa; della metalmeccanica; dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Inoltre, si registra una variazione negativa dello 0,5% nel settore dell'acqua e servizi di smaltimento rifiuti.
  • Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di settembre nessun accordo è stato recepito e nessuno è venuto a scadenza. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 49 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 8,8 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).
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Statistiche ISTAT COMMERCIO AL DETTAGLIO - agosto 2016, aspetti di sintesi:

  • Ad agosto 2016 le vendite al dettaglio registrano una diminuzione congiunturale dello 0,1% in valore e dello 0,2% in volume. La flessione è dovuta ai prodotti alimentari, le cui vendite calano dello 0,8% in valore e dell'1,0% in volume, mentre quelle di beni non alimentari crescono, rispettivamente, dello 0,3% in valore e dello 0,2% in volume.
  • Nella media del trimestre giugno-agosto 2016, l'indice complessivo del valore delle vendite al dettaglio aumenta dello 0,2%. L'indice in volume aumenta dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.
  • Rispetto ad agosto 2015, le vendite diminuiscono complessivamente dello 0,2% in valore e dello 0,8% in volume. La flessione più marcata riguarda i prodotti alimentari: -0,7% in valore e ‑1,4% in volume.
  • Tra i prodotti non alimentari, il maggiore incremento tendenziale riguarda l'Utensileria per la casa e ferramenta (+1,5%), mentre il calo più rilevante si registra per il gruppo Dotazioni per l'informatica, telecomunicazioni, telefonia (-2,1%).
  • Rispetto ad agosto 2015 si osserva una flessione del valore delle vendite nella grande distribuzione (‑0,8%), a fronte di un modesto incremento (+0,2%) per le imprese operanti su piccole superfici.
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Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dall'ISTAT dal titolo Fatturato e ordinativi dell’industria.

Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: agosto 2016
  • Data di pubblicazione: 25 ottobre 2016
Elementi essenziali del report:
  • Ad agosto, rispetto al mese precedente, nell'industria si rileva un incremento del 4,1% per il fatturato e del 10,2% per gli ordinativi. La rilevante crescita del fatturato si manifesta in un mese tipicamente caratterizzato da livelli di vendite molto contenuti, che possono determinare variazioni (positive o negative) amplificate rispetto a quelle prevalenti negli altri periodi dell'anno.
  • L'aumento del fatturato è pari a 4,1% sul mercato interno e a 4,3% su quello estero.
  • Nella media degli ultimi tre mesi, l'indice complessivo aumenta dell'1,9% rispetto ai tre mesi precedenti (+2,2% per il fatturato interno e +1,2% per quello estero).
  • Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di agosto 2015), il fatturato totale aumenta in termini tendenziali del 6,8%, segnando una crescita del 7,9% sul mercato interno e del 4,8% su quello estero.
  • Gli indici destagionalizzati del fatturato registrano, a eccezione dell'energia che rimane invariata, incrementi congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industrie, particolarmente rilevanti per i beni strumentali (+7,3%) e per i beni intermedi (+4,3%).
  • L'indice grezzo del fatturato aumenta, in termini tendenziali, del 10,0%: il contributo positivo più ampio viene dalla componente interna dei beni di consumo non durevoli.
  • Per il fatturato manifatturiero, l'incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+20,4%), mentre solo la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati registra una diminuzione (-6,9%).
  • Nel confronto con il mese di agosto 2015, l'indice grezzo degli ordinativi segna una crescita del 15,9%. Tutti i settori mostrano un incremento, quello più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+42,7%).

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In data 17 novembre 2016 l'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report Commercio con l'estero - settembre 2016.
  • Rispetto al mese precedente, a settembre 2016 si registra una diminuzione per entrambi i flussi, più ampia per le importazioni (-4,5%) rispetto alle esportazioni (-1,6%). Le flessioni si manifestano dopo marcati incrementi registrati ad agosto, soprattutto per gli acquisti dall'estero. Il surplus commerciale è di 3,7 miliardi (+1,7 miliardi a settembre 2015).
  • La diminuzione congiunturale dell'export è da ascrivere esclusivamente alle vendite verso i mercati Ue (-3,3%); sono in aumento invece quelle verso l'area extra Ue (+0,5%). I beni strumentali (-2,8%) e i beni intermedi (-1,6%) registrano un marcato calo.
  • Nel trimestre luglio-settembre 2016, rispetto al trimestre precedente, l'aumento dell'export (+0,6%) è spinto maggiormente dalle vendite verso i paesi Ue (+0,8%). Le importazioni crescono in misura più intensa delle esportazioni (+1,7%).
  • A settembre 2016 l'incremento tendenziale dell'export (+3,1%) riguarda sia l'area Ue (+3,2%) sia quella extra Ue (+3,0%).
  • Le vendite di autoveicoli (+13,6%) e di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+7,1%) sono in forte aumento, mentre le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati (-6,5%) contrastano la crescita tendenziale dell'export.
  • A settembre 2016 le esportazioni verso Cina (+23,3%), Giappone (+18,2%) e Stati Uniti (+11,1%) registrano un marcato incremento tendenziale. Si segnala invece la diminuzione delle vendite verso paesi OPEC (-10,9%) e Belgio (-10,5%).
  • A settembre 2016 la diminuzione tendenziale dell'import è pari a -2,7% ed è determinata esclusivamente dall'area extra Ue (-8,7%).
  • Nei primi nove mesi dell'anno l'avanzo commerciale raggiunge 37,3 miliardi (+56,2 miliardi al netto dei prodotti energetici).
  • Nel mese di settembre 2016 l'indice dei prezzi all'importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuisce dell'1,7% nei confronti di settembre 2015.
  • La riduzione dei prezzi all'importazione dipende principalmente dalle dinamiche del comparto energetico, al netto del quale l'indice registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e una diminuzione dell'1,0% in termini tendenziali.
  • L'incremento delle esportazioni italiane nel periodo gennaio-settembre 2016 ha superato quello dell'insieme dei paesi dell'Area euro. Grazie alla dinamica delle vendite verso i mercati Ue è aumentata l'incidenza delle esportazioni italiane rispetto al totale dell'Area euro (da 9,6% a 9,8%); si è invece ridotta l'incidenza nelle aree extra Ue da 13,5% a 13,4%. La quota dell'Italia sulle esportazioni totali dell'Area euro è quindi passata da 11,0% a 11,1%.
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Monthly Outolook novembre 2016 dell'ABI - Associazione Bancaria Italiana
 
RAPPORTO MENSILE ABI (principali evidenze)
PRESTITI E RACCOLTA
1. A ottobre 2016 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.804,3 miliardi di euro è nettamente superiore, di oltre 142,5 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.661,7 miliardi di euro.
DINAMICA DEI PRESTITI BANCARI
2. I dati di ottobre 2016 confermano la prosecuzione in miglioramento della dinamica dello stock dei
finanziamenti in essere a famiglie e imprese, la cui variazione percentuale su base annua è prossima allo zero (-0,3% nei confronti di ottobre 2015), in miglioramento sia rispetto agli ultimi mesi (-0,4% a settembre 2016) sia, soprattutto, nel confronto con il picco negativo di -4,5% toccato a novembre 2013.
3. Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a settembre 2016, si conferma, anche per i finanziamenti in essere, la ripresa del mercato dei mutui, inizialmente colta con l’impennata dei nuovi mutui.
L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di +2,1% rispetto a settembre 2015 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento).
4. Nel complesso, il totale dei prestiti all'economia (aggregato che include famiglie, imprese e pubblica amministrazione) ha segnato a ottobre 2016 una variazione annua prossima allo zero (-0,1%, -0,6% il mese precedente). Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi i prestiti all’economia sono cresciuti da 1.673 a 1.804,3 miliardi di euro, quelli a famiglie e imprese da 1.279 a 1.402,5 miliardi di euro.
Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria ottobre 2016

Abstract:
Nello scenario globale e italiano prevalgono segnali di tenuta. L’incertezza politica rimane molto elevata, a causa sia delle incognite della Brexit (una partita difficile e tutta da giocare) sia degli appuntamenti elettorali europei; però qualche fonte di instabilità, effettiva o potenziale, è venuta meno. Soprattutto, i dati quantitativi e qualitativi puntano a una crescita senza cedimenti, in alcuni casi perfino con maggior slancio, anche se a livello mondiale è modesta e molto difforme tra paesi, specie europei. Nel complesso, l’aumento della domanda internazionale resta fiacco, sebbene con una ricomposizione geografica più favorevole: verso USA e UE, mercati noti e vicini rispetto agli emergenti.
Nell’economia americana hanno accelerato manifatturiero e terziario, con gli ordini che garantiscono ulteriori progressi.
La Cina tiene diligentemente il ritmo pianificato. Gli altri BRIC registrano miglioramenti, soprattutto Brasile e Russia che hanno vissuto pesanti recessioni. La Germania, cartina di tornasole della congiuntura internazionale, avanza a un passo ben superiore al previsto. Gli altri fattori esterni hanno nell’insieme quasi esaurito la spinta propulsiva: il cambio effettivo ha perso un po’ di terreno, ma resta rivalutato rispetto a inizio 2016; i tassi a lunga sono in risalita (effetto anche dell’atteso rialzo FED e di un po’ di inflazione); il rincaro dei prezzi delle materie prime (petrolio in testa) toglie potere d’acquisto. Il PIL italiano nei mesi estivi è tornato ad avanzare anche più dell’atteso; un risultato replicabile in autunno? Non secondo gli indici anticipatori. Per il 2017 la Legge di bilancio fornisce un buon impulso, ricorrendo a maggior deficit e facendo potentemente leva sugli investimenti privati (oltre che rimpinguando quelli pubblici). Il Governo valuta in 0,4 punti percentuali la crescita addizionale; ma potrebbe essere maggiore se i sostegni fiscali generassero acquisti di macchinari e impianti aggiuntivi, come i nuovi giudizi sugli ordini suggeriscono. Rimangono l’incognita dell’esito del referendum costituzionale e la partita aperta del credito bancario alle imprese: le condizioni di erogazione rimangono molto strette e l’ammontare dei prestiti continua a diminuire.
 
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Comunicato stampa Confcommercio del 7 novembre 2014
 
A settembre l'indice di disagio sociale sale al 20,8 dal 20,7 (+0,1)
La disoccupazione estesa sale dello 0,1% al 16,4%
L'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto scende a zero
 
Il MIC di settembre si è attestato su un valore stimato di 20,8 punti, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese di agosto. Ciò è imputabile all'incremento della disoccupazione estesa, che ha più che compensato la discesa dell'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, dallo 0,2% a 0,0%.
A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale è salito al 12,6%, in aumento di 1 decimo di punto rispetto ad agosto e all'analogo mese del 2013. I disoccupati si sono attestati a 3 milioni 236mila (+48mila unità sul mese precedente e +58mila rispetto allo stesso periodo del 2013). Il numero di occupati è salito di 82mila unità rispetto ad agosto e di 130mila unità nei confronti dei 12 mesi precedenti.
Nel mese di settembre sono state autorizzate 104,5 milioni di ore di CIG, in crescita rispetto ai 72,6 milioni circa di agosto e ai 91,8 milioni dello stesso mese del 2013. Le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte poi a ULA – sono stimate in aumento di poco meno di 10mila unità, il che porta il numero di persone in CIG dalle 249mila circa di agosto alle 259mila di settembre.
Il numero di scoraggiati è stimato in crescita di 8mila unità portando, a settembre, questa componente delle forze di lavoro potenziali a circa 872mila unità.
A settembre l'incremento dei disoccupati, ufficiali e non, ha determinato un innalzamento di 0,1% percentuali del tasso di disoccupazione esteso salito al 16,4%.
Nello stesso mese l'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza è scesa a zero (+0,2% ad agosto).
Nel medio periodo il MIC è passato dai 12 punti del 2007 a valori superiori al 21% nel 2013 e nei mesi iniziali del 2014. La tendenza del MIC a permanere su livelli storicamente elevati, nonostante la discesa del tasso d'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, deriva ormai quasi esclusivamente dalla dimensione delle disoccupazione estesa.
Solo con un consolidamento dei miglioramenti registrati sul versante dell'occupazione, di dimensione tale da assorbire una parte dei disoccupati, ufficiali e non, l'area del disagio sociale potrà mostrare, nei prossimi mesi, un ridimensionamento.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - aprile 2016 della Banca d'Italia.
 
Abstract:
Aumentano i rischi globali…
Il rallentamento dell’economia mondiale, di entità superiore alle previsioni, aumenta i rischi per la stabilità finanziaria. Il livello storicamente contenuto dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, indebolisce le economie emergenti e alimenta pressioni deflazionistiche in quelle avanzate.
 
…e ne risentono i mercati finanziari
Nei primi mesi dell’anno l’accresciuta incertezza sulle prospettive di crescita ha determinato un forte calo dei corsi e un aumento della volatilità nei mercati dei capitali. La flessione dei prezzi è stata più ampia per i titoli delle banche, soprattutto nell’area dell’euro.
 
In Italia hanno inciso le valutazioni sul peso dei crediti deteriorati
I corsi azionari delle banche italiane hanno risentito negativamente dell’elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, e dell’incertezza degli investitori sull’esito di alcune operazioni, già programmate, di rafforzamento del capitale. I mercati hanno accolto con favore l’annuncio dell’avvio del fondo privato Atlante per
il sostegno dei prossimi aumenti di capitale delle banche e per l’acquisto di prestiti in sofferenza.
 
Gli interventi dell’Eurosistema mitigano i rischi
Le misure monetarie espansive dell’Eurosistema, rafforzate in marzo, contribuiscono alla stabilità finanziaria, sostenendo la crescita, riducendo i premi per il rischio richiesti dagli investitori e mantenendo condizioni finanziarie distese. Non vi è evidenza che gli acquisti producano distorsioni al funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani.
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