Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 27 aprile 2017.
La rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni per i soggetti che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto relativo all’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.  Questa una delle precisazioni contenute nella circolare n. 14/E di oggi con cui l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla disciplina della rivalutazione dei beni d’impresa (ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa) e delle partecipazioni per  i soggetti non Ias/Ifrs. La legge di bilancio ha reintrodotto questa disciplina con  alcune novità che riguardano il bilancio in cui individuare i beni rivalutabili, ossia  quello relativo all’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2015 e il bilancio in  cui deve essere eseguita la rivalutazione, ossia il bilancio relativo all’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.
Chi può procedere alla rivalutazione – I soggetti che possono effettuare la rivalutazione sono quelli che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio di esercizio. Sono ammesse alla rivalutazione anche le società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate, le imprese individuali e le società di persone in contabilità semplificata. Sono inclusi, inoltre, i soggetti in contabilità ordinaria e quelli che fruiscono di regimi semplificati di contabilità.
Su quali beni si applica la rivalutazione – Possono formare oggetto di rivalutazione i
beni d’impresa, con esclusione degli immobili alla cui produzione e al cui scambio è
diretta l’attività di impresa e anche le partecipazioni in società controllate e collegate. Rientrano anche i beni completamente ammortizzati e le immobilizzazioni in  corso risultanti dall’attivo dello stato patrimoniale del bilancio relativo all’esercizio in corso alla data del 31 dicembre 2015.
Per poter effettuare la rivalutazione è necessario che i beni e le partecipazioni siano iscritti sia nelbilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2015 sia nel bilancio relativo all’esercizio successivo.
L’affrancamento del saldo attivo e il riallineamento – Contemporaneamente alla rivalutazione, è possibile effettuare l’affrancamento del saldo attivo di rivalutazione
tramite il pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’Irap e di eventuali addizionali nella misura del 10%. L’affrancamento non produce effetti sul differimento del riconoscimento fiscale del maggior valore iscritto in bilancio sui  beni in conseguenza della rivalutazione. Con il riallineamento è possibile, invece, adeguare i valori fiscali ai maggiori valori dei beni relativi all’impresa che risultano iscritti nel bilancio relativo all’esercizio chiuso entro il 31 dicembre  2015. La disciplina del riallineamento può essere utilizzata anche congiuntamente alla rivalutazione del bene; con il riallineamento si ottiene il riconoscimento fiscale del  maggior valore del bene risultante dal bilancio, mentre, con la rivalutazione, si realizza l’ulteriore incremento di questo valore con effetti sia civili che fiscali.  La legge di bilancio ha esteso anche ai soggetti che utilizzano i principi contabili internazionali la disciplina del riallineamentodei valori; questi soggetti possono  riallineare le differenze di valori esistenti sulle partecipazioni in società ed   enti, che costituiscono immobilizzazioni finanziarie.  
Inoltre, il disallineamento tra i valori fiscali e contabili, emergenti nel bilancio in corso al 31 dicembre 2015, può derivare anche dall’adozione del criterio del fair value, nell’ipotesi in cui lo stesso ha determinato l’iscrizione di un maggior valore contabile rispetto a quello fiscale.
L’accesso al credito è ormai da anni una criticità per aziende e famiglie a livello dell’intera Unione europea.
La crisi di liquidità, infatti, nonostante i pesanti interventi della Banca Centrale Europea (BCE) - quali il Quantitative Easing (QE) avviato a marzo 2011 o il Targeted Longer-Term Refinancing Operations (TLTRO) del 29 luglio 2014, attraverso il quale il Consiglio Direttivo della BCE ha deciso di condurre per un periodo di due anni (rinnovato il 28 aprile 2016), con cadenza trimestrale, una serie di operazioni mirate di rifinanziamento con tasso di interesse fisso di 10 punti base sopra quello di riferimento con scadenza a 4 anni - finalizzati ad una immissione di liquidità nel sistema, ha fortemente inciso sui finanziamenti bancari in Italia (da agosto 2014 si è registrata una diminuzione in valore assoluto pari a 13,2 miliardi di euro verso le imprese).
Più in generale, dall’inizio della crisi il sistema economico italiano ha subito una contrazione nell’erogazione del credito del 9,2%; percentuale corrispondente ad una riduzione dei prestiti pari a quasi 91 miliardi di euro.

Già da alcuni anni gli organi istituzionali comunitari stanno studiando approfonditamente il fenomeno del credit crusca e il 14 novembre 2013 è stata pubblicata un’indagine condotta congiuntamente dalla Commissione europea e dalla BCE dal titolo “Report on the Access to Finance of Small and Medium-sized Enterprises”. Dal documento è emerso che circa il 34% delle PMI oggetto dell’indagine non ha potuto ottenere l’importo completo dei finanziamenti richiesti, soprattutto a causa delle condizioni contrattuali imposte dagli istituti bancari, in particolare tassi di interesse in costante aumento e richiesta proibitiva di garanzie.
Il dato è fortemente significativo se si considera che una rilevante maggioranza delle aziende europee accede al credito attraverso il canale bancario. Si è quindi creato un “collo di bottiglia” sempre più stretto che le aziende - specialmente quelle in fase di start-up - non sempre sono in grado di attraversare.
Dai dati del Report on the Access to Finance poc’anzi citato, comunque, il periodo peggiore sembra essere alle spalle, dato il (lento) miglioramento delle condizioni di credito bancario. La speranza, ad oggi, è che la slavina della crisi finanziaria stia arrivando a vale, ma per le nostre aziende non è ancora il momento di smettere di correre.
 
“Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te” - Friedrich Wilhelm Nietzsche
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 25/05/2017
Comunicato stampa Agenzia dellle Entrate del 27 aprile 2017
Credito d’imposta ricerca e sviluppo, arrivano nuovi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Con la circolare n.13/E di oggi, elaborata d’intesa con il Ministero dello Sviluppo economico, l’Agenzia fornisce istruzioni alle imprese che intendono usufruire dell’incentivo, alla luce delle modifiche introdotte, al fine di potenziare lo  strumento, con l’ultima Legge di bilancio. Tra le novità, che si applicano da quest’anno, viene concesso un anno in più per effettuare gli investimenti, viene innalzato da 5 a 20 milioni di euro l’importo massimo annuale del credito che ciascun  beneficiario può maturare mentre l’aliquota aumenta al 50% e diventa unica per tutti i tipi di spese ammissibili. E ancora: entrano nella platea dei beneficiari anche le  imprese residenti che svolgono attività di ricerca e sviluppo per conto di imprese  committenti non residenti e sono agevolabili le spese relative a tutto il personale  impiegato in R&S, a prescindere dalla qualifica e dal titolo di studio del lavoratore. Si tratta di novità significative, che hanno un impatto sul calcolo dell’incentivo: a questo proposito, il documento di prassi fornisce istruzioni sulla determinazione dell’agevolazione, spiega con esempi come effettuare il calcolo sia con riferimento ai  primi due periodi d’imposta (2015 e 2016), sia ai successivi (dal 2017 al 2020) e risponde ad alcuni quesiti specifici.
Un anno in più per gli investimenti agevolati - Si allunga di un anno il periodo di tempo entro il quale i soggetti interessati possono effettuare gli investimenti ammissibili all’agevolazione: per effetto delle modifiche apportate dalla Legge di  bilancio 2017, i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare possono avvalersi dell’agevolazione, oltre che per gli investimenti effettuati nei periodi di  imposta 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019, anche per quelli effettuati nel periodo di  imposta 2020. Analogamente, i soggetti con periodo di imposta non coincidente con l’anno solare possono beneficiare dell’agevolazione per gli investimenti effettuati a  decorrere dal periodo di imposta 2015-2016 e fino al periodo di imposta 2020-2021.
Quadruplica il tetto massimo annuale - Sale da 5 a 20 milioni di euro l’importo
massimo annuale del credito di imposta riconosciuto a ciascun beneficiario, fermo restando il fatto che le spese sostenute per attività di ricerca e sviluppo devono  essere almeno pari a 30 mila euro nel periodo di imposta per il quale si intende  beneficiare dell’agevolazione. Per i primi due periodi agevolati il credito di imposta  compete nei limiti dell’importo massimo annuale pari a 5 milioni di euro, mentre  per i restanti quattro periodi agevolati il beneficio spetta nei limiti del nuovo tetto massimo. Nessuna novità, invece, con riguardo al momento in cui far valere il credito d’imposta: potrà essere utilizzato, esclusivamente in compensazione, a partire dal  periodo d’imposta successivo a quello in cui sono stati sostenuti i costi per le attività di R&S.
L’aliquota sale e diventa unica - Più impulso all’incentivo con la nuova aliquota unica, più alta rispetto a quella fissata precedentemente. Prima delle modifiche apportate dalla Legge di bilancio, infatti, l’aliquota ordinaria del credito di imposta era fissata al 25% e saliva al 50% in relazione alla quota dell’eccedenza  agevolabile riferibile alle spese per il“personalealtamentequalificato” impiegato nell’attività di ricerca e a quelle per i contratti di ricerca extra muros.
Alla luce dell’ultimo intervento normativo, invece, la misura dell’aliquota del credito di imposta non è più differenziata in funzione della tipologia di spese ammissibili,  ma è fissata al 50% per tutti i costi ammissibili. Una novità che semplifica anche il   meccanismo di calcolo dell’agevolazione.
Ammesse al credito le attività di ricerca e sviluppo svolte per committenti esteri - Più ampi i confini della ricerca agevolabile: rientra anche l’attività di R&S svolta da imprese che operano sul territorio nazionale in base a contratti di committenza con imprese estere. Per effetto di questa modifica il soggetto commissionario residente che “esegue attività di ricerca e sviluppo” per conto di committenti non residenti viene quindi equiparato, ai fini dell’agevolazione, al soggetto residente che “effettua investimenti” in attività di ricerca e sviluppo. Anche questa novità trova applicazione a partire dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 e quindi, nella maggior parte dei casi, da quest’anno.
Semplificazioni perle spese del personale impiegato in R&S - Via la distinzione tra “personale altamente qualificato” e “personale non altamente qualificato”. Con la modifica apportata dalla Legge di bilancio 2017, a partire dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 (dal 2017 per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare), non  occorre  più suddividere il  costo  sostenuto per il “personale altamente qualificato” e quello sostenuto per il personale “tecnico” non in  possesso  del  titolo di studio richiesto. Le spese sostenute per quest’ultima categoria di lavoratori erano già state ammesse al beneficio in via interpretativa (circolare n. 5/E del 2016).
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 5 aprile 2017.
I distributori automatici di tabacchi, ricariche telefoniche e “gratta e vinci”sono esclusi dall’obbligo di memorizzazione
elettronica e invio telematico dei corrispettivi previsto
dal Dlgs n. 127/2015. È questo il chiarimento contenuto nella
risoluzione n. 44 /E pubblicata oggi, con cui l’Agenzia delle
Entrate fa ulteriore luce sugli adempimenti a cui sonotenuti i rivenditori che erogano beni e servizi tramite vending machine.
Iva “monofase”, no all’invio telematico dei corrispettivi - Dal 1°
aprile 2017 i soggetti che effettuano cessioni di beni o prestazioni
di servizi tramite distributori automatici, aventi le caratteristiche
individuate con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle
Entrate del 30 giugno 2016, sono tenuti alla memorizzazione
elettronica e alla trasmissione telematica dei corrispettivi. Oltre
agli apparecchi che non erogano beni o servizi, ma soltanto un attestato di pagamento (ad esempio i ìpedaggi autostradali e le biglietterie automatiche per iltrasporto e la sosta), fanno eccezione le vending machine che erogano beni sui quali l’imposta è già stata
assolta in una fase precedente, come le operazioni che ricadono nel
regime dell’Iva “monofase” de ll’articolo 74 del Dpr n. 633/1972.
Per i distributori di questi beni non sono richieste la
memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei
corrispettivi. Un’analoga esclusione è prevista anche per le
lotterie ad estrazione istantanea (“gratta e vinci”), esenti
dall’imposta in base all’articolo 10 del decreto Iva.
Distributori “misti”, l’obbligo è solo parziale - La risoluzione di
oggi, inoltre, illustra la disciplina dei distributori “misti”, ossia
quelli che erogano sia beni soggetti a Iva ordinaria, sia beni
esclusi dall’ obbligo di memorizzazione elettronica e d’ invio
telematico dei corrispettivi.
In questo caso i rivenditori saranno tenuti ad effettuare la
trasmissione dei dati relativi ai soli servizi e prodotti non
esclusi dall’ obbligo (“merce varia”); non rientrano, invece, tra
le informazioni da memorizzare e inviare elettronicamente quelle relative al le cessioni di tabacchi e di altri beni commercializzati
esclusivamente dall’Amministrazione a utonoma dei monopoli di Stato,
di ricariche telefoniche e di biglietti delle lotterie istantanee
(“gratta e vinci”).
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 4 aprile 2017.
Parere positivo ai correttivi anticrisi per 193 studi di settore. La Commissione degli esperti, che aveva già espresso parere positivo alla metodologia utilizzata per elaborare i correttivi alle funzioni di regressione ed alla normalità nella riunione dello scorso7 dicembre, ha verificato la validità di tali correttivi, anche sulla  base delle analisi effettuate da Sose sui dati Iva e degli oltre centomila esemp  pervenuti d  parte delle organizzazioni di categoria.
Cinque correttivi per la crisi - I correttivi anticrisi sono stati
determinati per adattare gli studi di settore alla situazione di  crisi economica del 2016 e sono riconducibili a queste cinque
categorie:
-correttivi congiunturali di settore
-correttivi congiunturali territoriali
-correttivi congiunturali individuali
-interventi relativi all’analisi di normalità economica
-interventi relativi all’analisi di coerenza economica
In linea Gerico e Parametri - I software Gerico e Parametri 2017 sono in linea con netto anticipo rispetto agli anni passati. È, infatti, già pronto nella sua versione definitiva il software per la compilazione degli studi di settore, che da oggi è online sul sito internet dell’Agenzia, nella sezione Cosa devi fare > Dichiarare > Studi di settore e  parametri > Studi di settore > Software > Gerico  2017. Contestualmente alla pubblicazione di Gerico è reso disponibile anche Parametri 2017. Gerico 2017 tiene conto dei correttivi “crisi”, analizzati dalla Commissione degli esperti nella riunione di oggi, e  interessa i 193 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta
2016. Il software consente di stimare, per il 2016, i ricavi o i  compensi dei contribuenti esercenti attività d’impresa o arti e  professioni per cui non risultano approvati gli studi di settore,  ovvero, ancorché approvati, operano condizioni di
inapplicabilit non estensibili ai parametri.
Grazie a questi applicativi dedicati, imprese e lavoratori autonomi possono determinare, già nella fase di compilazione del modello Redditi, la congruità dei loro
ricavi/compensi, ed eventualmente adeguarsi alle risultanze degli  studi di settore e dei parametri.
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 30 marzo 2017.
L’agevolazione per l’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o di sistemi di allarme è pari al 100% dell’importo richiesto. È quanto stabilisce il provvedimento dell’Agenzia delle  Entrate di oggi, che individua la quota percentuale del credito d’imposta che spettaper le spese sostenute nel2016 relative all’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale (o di sistemi di allarme) e ai contratti stipulati con istituti
di vigilanza per la prevenzione di attività criminali. L’importo
agevolabile è quello che risulta dalle istanze validamente presentate fino al 20 marzo 2017.
Come utilizzare il credito d’imposta Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione presentando il modello di  pagamento F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici  dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto dell’operazione di
versamento. Il codice tributo da utilizzare è “6874”, istituito con la risoluzione n. 42/E pubblicata oggi, che deve essere inserito nella sezione “erario”, nella colonna “importi a credito compensati”.
I controlli del Fisco - L’Agenzia delle Entrate effettuerà dei
controlli automatizzati su ciascun modello F24 ricevuto. Nel caso in  cui il contribuente non abbia presentato l’istanza di attribuzione del credito d’imposta entro i termini previsti, o se l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore
all’ammontare del credito spettante, il modello F24 viene scartato. L’esito negativo verrà comunicato al soggetto che ha trasmesso il  modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.
In alternativa, le persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo possono utilizzare il credito spettante in  diminuzione delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi.
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 28 marzo 2017.
I contribuenti Iva possono chiedere i rimborsi fiscali fino a  30mila euro senza essere sottoposti a particolari adempimenti.
Il provvedimento firmato oggi dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, infatti, aggiorna le istruzioni di compilazione del modello
IvaTr e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei  dati,per tenere conto delle semplificazioni introdotte dal Dl n.193/2016. La nuova soglia, entro cui i contribuenti possono chiedere il rimborso senza dover prestare garanzie o chiedere il visto di conformità, permetterà all’Agenzia di concentrare il proprio impegno sui contribuenti maggiormente a rischio.
Nessun adempimento fino a 30mila euro – In base alle norme contenute  nel Dl n.193/2016, per i rimborsi annuali fino a 30mila euro basta  presentare la dichiarazione, mentre per quelli relativi a periodi inferiori all’anno dovrà essere presentata soltanto l’istanza di rimborso.
Come chiedere i rimborsi over 30mila euro – Scompare l’obbligo digaranzia anche per i rimborsi di importo superiore a 30mila euro. Sarà sufficiente il visto di conformità o la sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo e la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che riporti le informazioni relative alla solidità patrimoniale, alla continuità aziendale e alla regolarità dei versamenti contributivi. In ogni caso, in caso di  presentazione della garanzia, ilcontribuente non dovrà apporre il visto di conformità e presentare la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.
Quando la garanzia è obbligatoria – Nel caso di rimborsi superiori ai 30mila euro, la garanzia resta obbligatoria per i contribuenti che esercitano attività di impresa da meno di due anni, ad esclusione delle start up innovative, per quelli che presentano la dichiarazione o l’istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo (o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà) e per quelli che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.Inoltre, la garanzia è prevista per i contribuenti considerati più “a rischio”, cioè quelli che nei due anni precedenti la richiesta di rimborso hanno ricevuto avvisi di accertamento o di rettifica, che evidenziano significativi scostamenti tra quanto accertato e quanto dichiarato.

Percentuali delle aliquote Enasarco dal 2013 al 2020. Va considerato che oltre alle aliquote, nel corso degli anni, cambiano anche gli importi dei massimali e dei minimali. È invece sempre rimasto invariato il criterio della competenza e della suddivisione dell’Aliquota Enasarco che è al 50% a carico dell’Azienda Mandante e al 50% a carico dell’Agente.

 

Aliquote ENASARCO 2020 17,00%

Aliquote ENASARCO 2019 16,50%

Aliquote ENASARCO 2018 16,00%

Aliquote ENASARCO 2017 15,55%

Massimale Enasarco Monomandatario 37.500,00 Euro  
Massimale Enasarco Plurimandatario 25.000,00 Euro

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