Comunicato stampa UNIONCAMERE del 6 ottobre 2017.
La crescita mondiale del Cybercrime produce ogni giorno danni sempre più gravi agli scambi commerciali e alle istituzioni pubbliche e il sistema delle imprese italiane corre ai ripari. Sebbene la percezione dei rischi legati ai crimini informatici nel nostro Paese sia ancora molto bassa, negli ultimi anni si è assistito ad una significativa crescita nel numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere questa nuova minaccia.
Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, tra il 2011 e la metà del 2017 le imprese italiane che dichiarano di offrire servizi nel campo della sicurezza informatica o della cyber-security sono aumentate del 36,8%, passando da 505 a 691 unità.  
A questo ‘balzo’ nel numero degli operatori ha fatto eco un aumento quasi doppio nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 3.504 a 5.609 unità. In termini relativi, parliamo di una crescita del 60% nei cinque anni e mezzo analizzati, cui corrisponde una media di 16 addetti per azienda al 30 giugno di quest’anno.
Comunicato stampa Ministero dello sviluppo economico del 16 ottobre 2017.
Tutto il pacchetto "Impresa 4.0" e' stato inserito nella manovra di bilancio.
Si tratta di più di 10 miliardi di finanziamenti a sostegno delle imprese che investiranno in innovazione, ricerca e formazione negli ambiti e nelle tecnologie che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale.  Per accrescere la competitività  del sistema economico in chiave 4.0 e' stato inoltre istituito il "Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività" le cui priorità saranno:  finanziare progetti di ricerca e innovazione e favorire il trasferimento dei risultati dei progetti verso il sistema produttivo.  La natura delle misure previste, in prevalenza incentivi fiscali e crediti di imposta, consentirà di anticipare e concentrare gli effetti sull'economia reale nel corso del 2018 mentre le uscite di finanza pubblica saranno successive, a partire dal 2019 in linea con gli adempimenti fiscali ed i piani di ammortamento delle imprese.
E' quanto ha dichiarato il ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda sulla manovra varata oggi dal Consiglio dei Ministri.
Comunicato stampa Ministero dello sviluppo economico del 13 ottobre 2017.
Sostegno alla presenza delle attività italiane nel mondo, ulteriore impulso all’e-commerce, campagne di comunicazione strategica concentrate sulla «consumer awareness» e sull’introduzione di strumenti di incentivazione e fidelizzazione dei punti vendita che si impegnano a dare visibilità ai prodotti italiani di qualità.
Alcuni dei temi principali al centro della sesta riunione della Cabina di regia per l’internazionalizzazione che si terrà al Ministero dello Sviluppo economico il 17 ottobre 2017, co-presieduta dai ministri Carlo Calenda, Sviluppo economico e  Angelino Alfano, Esteri, che terranno gli interventi principali.
La discussione si focalizzerà sull’analisi dei risultati conseguiti nel triennio di attuazione del piano straordinario (2015-2017) e sulle strategie per l’ulteriore rafforzamento della strategia di supporto all’internazionalizzazione.
L’evento si terrà al Salone degli Arazzi del Mise il 17 ottobre a partire dalle 17,30. Il sottosegretario al Mise Ivan Scalfarotto illustrerà lo stato di attuazione del Piano straordinario per il Made in Italy.
Comunicato stampa UNIONCAMERE del 16 agosto 2017.
Continuano ad aumentare le imprese straniere in Italia. Pur mostrando ritmi di crescita inferiori rispetto al passato, nel II trimestre 2017 il saldo tra aperture e chiusure di aziende guidate da persone non nate in Italia fa segnare ancora un bilancio positivo che ha sfiorato le 7mila unità. Il sistema delle imprese straniere in Italia supera così quota 580mila e se nel 2011 pesava per il 7,2% sull’universo delle imprese totali, nel 2017 la loro incidenza è salita al 9,5%, indice di una popolazione immigrata sempre più attiva nello scenario economico del Paese.
Questi i dati più rilevanti dell’indagine condotta da Unioncamere-InfoCamere a partire dai dati del Regsitro delle imprese delle Camere di commercio, sulla presenza in Italia di imprese guidate da persone nate all’estero, con riferimento al secondo trimestre del 2017.
Il settore in cui le imprese di stranieri sono maggiormente presenti è quello del commercio (circa 208mila imprese, il 36% di tutte le aziende a guida straniera), seguito dalle costruzioni (132mila, il 23% delle straniere) e da alloggio e ristorazione e manifattura (entrambe prossime alle 45mila unità). Quasi un’impresa di stranieri su tre (il 31,8%) è artigiana. La regione più attrattiva per l’insediamento di imprenditori non italiani è la Lombardia con 113mila realtà, seguita dal Lazio (76mila) e dalla Toscana (54mila).
Marocco, Cina, Romania e Albania: è da questi paesi che provengono, con riferimento alle sole imprese individuali (le uniche per cui è possibile associare la nazionalità al titolare), le comunità più numerose di imprenditori immigrati. Il Marocco, con 68.482 imprese individuali esistenti alla fine del giugno scorso, è la nazionalità più rappresentata; sugli altri gradini del podio la Cina (51.546 imprese) e la Romania (con 49.020).  Dall’analisi sul territorio, si scopre che alcuni paesi hanno eletto delle vere e proprie “patrie” imprenditoriali in alcune province italiane: è il caso dell’Egitto che concentra in provincia di Milano quasi la metà (il 44,7%) di tutte le sue imprese in Italia; o del Bangladesh che ha il suo ‘quartier generale’ a Roma, dove ha sede il 42,5% di tutte le sue imprese. Ma anche in altre province si assiste a significative concentrazioni di imprese di una data nazionalità: i pachistani a Napoli (il 19,6% della loro comunità imprenditoriale è all’ombra del Vesuvio), i romeni a Roma (il 15,1%), mentre la rappresentanza imprenditoriale del Celeste Impero ha la sua ‘capitale’ a Milano che ospita l’11% di tutta la comunità cinese in Italia.

 

Comunicato stampa ABI del 5 agosto 2017.
Cresce la capacità di sostegno alla domanda di credito delle Pmi influenzata ancora dall’andamento del ciclo economico: tra ottobre 2013 e giugno 2017 sono state accolte 21.535 domande di finanziamento per un controvalore erogato di 6,3 miliardi di euro su un plafond complessivo di 10 miliardi, destinato alle Pmi in bonis che intendano effettuare investimenti in beni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa.
Lo rende noto l’ABI nell’ambito dell’iniziativa Imprese in sviluppo finalizzata a favorire la crescita degli investimenti delle Pmi e rinnovata con l’Accordo per il Credito 2015 tra l’ABI e tutte le altre associazioni d’impresa.
ABI, a seguito della rilevazione aggiornata delle operazioni effettuate, sottolinea che “l’utilizzo delle risorse messe a disposizione è un segnale importante a supporto della ripresa della domanda di credito per investimenti e rilancio economico dell’Italia”.
Disaggregando inoltre i dati per tipologia d’impresa emerge che:
  •  il 42% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘industria’;
  •  il 28,7% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘commercio e alberghiero’;
  • il 7,9% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘artigianato’;
  • il 4,6% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘edilizia e opere pubbliche’;
  • il 3,6% dei finanziamenti è riferito a imprese del settore ‘agricoltura’;
  • il restante 13,2% ad aziende del comparto ‘altri servizi’.

Percentuali delle aliquote Enasarco dal 2013 al 2020. Va considerato che oltre alle aliquote, nel corso degli anni, cambiano anche gli importi dei massimali e dei minimali. È invece sempre rimasto invariato il criterio della competenza e della suddivisione dell’Aliquota Enasarco che è al 50% a carico dell’Azienda Mandante e al 50% a carico dell’Agente.

 

Aliquote ENASARCO 2020 17,00%

Aliquote ENASARCO 2019 16,50%

Aliquote ENASARCO 2018 16,00%

Aliquote ENASARCO 2017 15,55%

Massimale Enasarco Monomandatario 37.500,00 Euro  
Massimale Enasarco Plurimandatario 25.000,00 Euro

Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 23 maggio 2017.
I requisiti necessari per accedere alle agevolazioni, le modalità di esercizio delle opzioni e gli effetti per chi sceglie di stabilirsi in Italia. Arrivano i chiarimenti delle Entrate su tutti i regimi agevolativi previsti per le persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale nel nostro Paese. Nella circolare n. 17/E di oggi vengono illustrate dettagliatamente le caratteristiche e i meccanismi degli incentivi attualmente in vigore per “attrarre capitale umano”: dai cosiddetti “impatriati”, ovvero lavoratori dipendenti o autonomi, manager, lavoratori ad alta specializzazione e laureati, agli high net worth individual, neo residenti ad alta capacità contributiva, passando per docenti e ricercatori e lavoratori “contro-esodati”.
“Lavoratori impatriati”, tutte le novità dal 1° gennaio 2017 - Chiarimenti in arrivo per il regime dei cosiddetti “lavoratori impatriati”, ossia coloro che, in possesso di specifici requisiti, trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia per svolgervi un’attività lavorativa.
Per costoro già dal 2016 è previsto un regime di imponibilità ridotta dei redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia, che dallo scorso 1° gennaio, grazie alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio, è passata dal 70% al 50% e si è estesa anche ai redditi di lavoro autonomo. La circolare illustra tutti i dettagli in merito alle novità introdotte nel regime, in particolare riguardo ai requisiti richiesti per l’accesso al beneficio, che sono stati notevolmente semplificati. Viene chiarito che il regime speciale è consentito anche ai manager in posizione di distacco, a partire dal periodo d’imposta in cui acquisiscono la residenza fiscale italiana.
Ugualmente può rientrare nell’imponibilità ridotta chi trasferisce la residenza in Italia prima ancora di iniziare l’attività, a condizione che i due eventi siano collegabili.
Gli incentivi per i ricercatori e i docenti - È prevista una tassazione agevolata per i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia per lo svolgimento dell’attività di docenza e ricerca che concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 10% e sono esclusi dal valore della produzione netta ai fini Irap. L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo di imposta in cui il docente o il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi di imposta successivi, sempreché permanga la residenza fiscale in Italia.
Per accedere al beneficio i docenti e i ricercatori devono essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato, non essere stati occasionalmente residenti all’estero, aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi presso centri di ricerca pubblici o privati o università, svolgere attività di docenza e ricerca in Italia e, infine, acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
Quale agevolazione per i lavoratori “controesodati” - I lavoratori che sono stati residenti in Italia e che, dopo essersi trasferiti all’estero, vi hanno fatto ritorno entro il 31 dicembre 2015 (“controesodati”) possono fruire di incentivi fiscali sotto forma di parziale imponibilità del reddito derivante dalle attività di lavoro dipendente, autonomo
o d’impresa avviate in Italia. In particolare, possono optare per l’applicazione del regime degli impatriati e, quindi, richiedere la tassazione dei redditi, prodotti in Italia,
su una base imponibile del 70 % per il 2016 e del 50 % per gli anni 2017-2020. Tra i requisiti per essere inclusi nella norma agevolativa, vi è la condizione di essere già stati residenti per almeno 24 mesi continuativi in Italia, la cittadinanza in uno dei paesi dell’Unione Europea, il possesso del titolo di laurea, l’iscrizione nelle liste anagrafiche
della popolazione residente e il trasferimento del proprio domicilio e della propria residenza entro tre mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività. Regime opzionale di imposizione sostitutiva per i nuovi residenti - La circolare fornisce chiarimenti sul nuovo regime fiscale, introdotto dall’ultima Legge di Bilancio
all’articolo 24-bis del Tuir, volto a incentivare il trasferimento della residenza nel nostro Paese di soggetti ad elevata capacità contributiva.
Si tratta di una misura che consente alle persone fisiche che intendono spostare la loro residenza fiscale in Italia di beneficiare di un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti
all’estero, stabilita forfettariamente nella misura di 100 mila euro per ciascun periodo d’imposta in cui resta valevole l’opzione. Il regime può essere esteso anche a favore di
uno o più familiari, i quali sono tenuti a versare un’imposta sostitutiva pari a 25.000 euro.
Per fruire del regime agevolato è necessario, oltre all’effettivo trasferimento in Italia, che la persona fisica non sia stata fiscalmente residente nel territorio dello Stato per
almeno nove dei dieci periodi d’imposta precedenti all’inizio di validità dell’opzione.
L’accesso al nuovo regime si realizza tramite opzione direttamente nella dichiarazione dei redditi, da presentare entro i termini ordinari. La circolare ricorda la possibilità, nel caso in cui il contribuente nutra dubbi circa la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso al regime, di presentare una specifica istanza preventiva di
interpello. Vengono, inoltre, forniti chiarimenti in merito ai redditi che rientrano nell’ambito di applicazione dell’opzione, al valore “in ingresso” dei beni detenuti dai
neo-residenti e all’applicazione delle convenzioni internazionali contro la doppia imposizione.

 

 

Interessi di mora automatici per i ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali fissata la nuova determinazione
 
Il Comunicato del MEF, che indica il saggio di interesse da applicare ai debitori in caso di ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali, al netto della maggiorazione ivi prevista (8 punti percentuali), ai sensi dell'art. 5, comma 2, del Decreto Legislativo 9 ottobre 2002, n. 231 così come modificato dal Decreto Legislativo 9 novembre 2012, n. 192 - relativo al secondo semestre 2017 - è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2017.

Il tasso di interesse previsto per il secondo semestre 2017 è stato stabilito allo 0,00%. Aggiunto alla maggiorazione prevista di 8 punti, il nuovo tasso di mora automatico da applicare ai ritardati pagamenti dal 01 luglio 2017 al 31 dicembre 2017, risulta essere dell'8,00%. Si ricorda che dal 01 luglio 2016 al 31 dicembre 2016 tale tasso era stato fissato sempre all'8,00%.

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